Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
sabato, 15 agosto 2009

Letture minime sulla crisi finanziaria del 2008

Alesina e Giavazzi, pp.142
Il Saggiatore, EURI 12
Paul Krugman, pp.219
Garzanti, EURI 16,60
Giulio Sapelli, pp. 64
Bollati Borighieri, EURI 7

Si tratta di tre letture agili di stampo prevalentemente divulgativo per cercare di comprendere le ragioni profonde della Crisi Finanziaria del 2008, affrontate tra la fine dello scorso anno e l'inizio di questo. probabilmente tutte insufficienti a farsi un quadro completo della situazione che andrebbe in realtà integrato con testi di base di macroeconomia, analisi economiche e giornalistiche più ricche di numeri e tabelle sulla bolla subprime e sull'abominio gargantuesco del mercato dei derivati (può essere utile "La grande crisi domande e risposte" del sole24ore), l'attenzione verso la cronaca quotidiana e la lettura di qualche articolo di stampo eretico sull'argomento (si inizi da Stiglitz e si finisca dove si vuole, evitando se possibile le isterie degli spammoni signoraggisti). I resoconti, scusatemi, potranno apparire parziali ma ho letto i tre saggi ormai alcuni mesi orsono quando il mio personale parere sulla vicenda in questione era a diversi e prematuri  stadi di formazione.

Mi è apparso del tutto insufficiente La crisi economica mondiale di Sapelli, che in 64 pagine si preoccupa molto di lanciare i propri strali verso il nuovo capitalismo d'assalto e poco di chiarire l'argomento che dovrebbe essere al centro del suo saggio. Condivisibile l'attacco ad un capitalismo fondato sulla rendita e non sugli investimenti produttivi, così come le preoccupazioni neoprotezionistiche. Francamente sterili gli slanci nostalgici verso un mercato eticamente-autoorientato. Ve lo ricordate il caro buon capilismo etico che sapeva conciliare crescita, redistribuzione e rispetto della persona? Neanch'io, eppure Sapelli insegue questo fantasma come quello di un'infanzia felice dell'Occidente di cui ormai teme il tramonto. Dal mio punto di vista economia ed etica non sono necessariamente ossimorici, ma nel capitalismo nelle varie forme in cui lo abbiamo conosciuto sono per lo più categorie indipendenti e spesso conflittuali, l'autorientamento etico del mercato  poi è una chimera di cui non vi è praticamente traccia nella storia.

Ideologico, prematuro e frettoloso il testo di Alesina e Giavazzi, La crisi Può la politica salvare il mondo?. Entrambi gli autori sono ferventi sostenitori nostrani di ogni pratica neoliberista affermatasi di recente oltre che abii divulgatori di questo presso la sinistra italiana, con gli esiti brillanti che si conoscono, a cominciare dal loro precedente ed eloquente titolo, Il liberismo è di sinistra. Il teso è prematuro perché si affretta a minimizzare gli effetti della crisi, riassunti nella perdita di "qualche punto di PIL", mentre  oggi basterebbe guardare i risultati dell'Italia: -1% 2008, -6% 2009 e ancora incognito nel 2010, ma in pochi se lo aspettano positivo. Non male per un paese che per quasi dieci anni è stato in completa stagnazione (crescita mai superiore al 2% e spesso attestatasi sullo 0 virgola") e resta cmunque ben lontano dall'epicentro della crisi. Frettoloso in quanto liquida questioni complesse con analisi sommarie, come l'assunto che i rimbalzi del prezzo del petrolio non abbiano nulla a che fare con le speculazioni finanziarie sui futures, mentre resta difficile capire come il semplice meccanismo domanda/offerta possa portare un barile dai 30 ai 160 dollari e poi di nuovo ai 40 in pochi mesi, senza stravoglimenti evidenti dal lato della produzione e dunque dell'offerta: l'OPEC pompa sempre  soliti 85 milioni di barili/giorno con variazioni periodiche di alcune centinania di migliaia di barili. Ideologico in quanto preoccupatissimo di  salvare tutti gli strumenti del capitalismo recente (come futures e derivati), indipendentemente dall'uso che se ne sia fatto, pur di tenere l'economia lontana dalle unte e lerce mani della politica che, sottotraccia, è il vero responsabile di tutto, capace soltanto di peggiorare lo stato economico con qualunque tipo di intervento non puramente regolatorio e di stampo liberale, in uno slancio manicheo francamente incomprensibile all'atto di un'analisi che si vorrebbe tecnica. Comprensibili invece i timori per un avventato ritorno al protezionismo e l'accento posto sul controllo della leva finanziaria da parte degli istituti di credito. 

Più interessante, accattivante e probabilemnte utile Il ritorno all'economia della depressione e la crisi del 2008 del recente Nobel Paul Krugman. Il testo è apparentemente meno organico in quanto rivisitazione ed estensione di un saggio scritto nel 1998 dopo la Crisi delle Tigri asiatiche, proprio per questo però è ricco di verifiche storiche su crisi recenti e quelle che cambiarono l'economia del 900, a cominciare dalla crisi dei Trust del 1904, nella quale Krugman rintraccia forti similitudini con la situazione attuale. Krugman critica la deregulation delle amministrazioni Clinton-Bush (fu consigliere della prima se non sbaglio) ma ancora di più pone l'accento sulla creazione e sulla successiva deriva di istituzioni finanziarie (banche di fatto) nate di recente e mai regolamentate prima, il cosidetto sistema bancario-ombra (shadow-banking). Duro anche l'attacco, ma qui krugman è in buona compagnia, all'amministrazione della FED dell'ultimo Greenspan e ardita, infine, la parziale riabilitazione della disastrosa gestione  Hoover ai tempi della crisi del 1929. Krugman per l'ampia analisi storica e per la capacità di proporre teorie di ampio respiro , a  cominciare dalla riabilitazione del protezionismo nel caso di paesi  in via di sviluppo forzati all'apertura dei mercati da forze esterne (vero leit motiv della Globalizzazione),  è l'unico che sembri in grado di abbracciare l'orizzonte storico della crisi nelle sue componenti economiche e politiche, senza necessariamente difendere dogmi oggi quantomai traballanti.

Voto: NC  come su Ozia avviene spesso per i saggi, peccato che l'unico tra i tre che mi sento di consigliare sia anche il più indecorosamente costoso.
postato da: Aramcheck alle ore 17:48 | link | commenti | commenti
Autori e generi: saggistica, bollati boringhieri, garzanti, il saggiatore, krugman, 2009, alesina e giavazzi, sapelli
giovedì, 13 agosto 2009

World War Z

cover

titolo: World War Z. La guerra mondiale degli Zombie
autore: Max Brooks
editore: Cooper editore
pagine: 320
prezzo: € 16
ISBN: 978-88-7394-072-2
iniziato il: 08/08/2009
finito il: 11/08/2009
parla di: come dice il titolo in originale: "An Oral History of the Zombie War"

Probabilmente il più bel libro letto quest'anno.

Ambientato dopo "Il Grande Panico" e "La Guerra contro Zom", dopo l'espansione mondiale dell'epidemia, la quasi scomparsa della razza umana, e la terribile lotta in ogni angolo del mondo, realizzato come una raccolta di testimonianze, è risultato per me una lettura meravigliosa per la profondità con la quale riesce a darti l'immagine esatta del conflitto.
Non è un vero e proprio romanzo proprio per la sua struttura come sequenza di interviste ai sopravvissuti, ma proprio questa organizzazione risulta allo stesso tempo perfetta, per la storia raccontata. Riesce a mostrare il punto di vista di decine e decine di persone, completamente diverse tra loro, cosa che in una narrazione classica non sarebbe stato possibile. Ognuno parla in prima persona, ognuno racconta la propria esperienza, ognuno testimonia la perdita e la riscoperta della propria umanità. Un racconto in cui sono tutti reduci, nessuno escluso, e non esistono militari o civili, o fronte e retrovie...

E' in cantiere anche un film, data di uscita 2010. A quanto ne so l'autore, pur contattato, ha rifiutato di scriverne la sceneggiatura ...non perdetevi l'occasione di leggere questo libro prima che i trailer inizino a martellare contaminandone la magia....

Pur essendo uscito da circa un anno e mezzo è già difficilmente reperibile: fuori catalogo nell'edizione Einaudi, e in ristampa per Cooper che ne detiene i diritti, ma acquistabile online anche sul sito dell'editore: con uno sconto di 2 euro, e spese di spedizione di 2 euro e mezzo, potete averlo comodamente a casa per 50 centesimi in più del prezzo di copertina... qualche errore di battitura di troppo (non li controlla più nessuno i testi prima di mandarli in stampa?) ...ma la vale comunque la pena.


Voto: 8
postato da: joeCHiP alle ore 12:02 | link | commenti | commenti
Autori e generi: horror, cooper, brooks, 2009
lunedì, 06 luglio 2009

Il Dio Thoth


Massimo Fini, pp.188
Marsilio, EURI 15

Massimo Fini è un giornalista, un saggista ed un intellettuale spigoloso, non è un romanziere. Esiliato dalle grandi testate e dai loro più ampi spazi di visibilità, ha costruito il proprio pensiero a partire dalla critica feroce alla modernità e ai suoi totem: la democrazia, l'industrialismo, il pregiudizio civilizzatore neo-coloniale dell'Occidente e la cieca fiducia nel progresso tecnologico, soprattutto critico verso la stolida convinzione che esso contribuisca sempre positivamente alla felicità umana.
Massimo Fini si vuole filosofo e da buon filosofo riparte da capo, rimettendo in discussione innanzitutto le certezze maggiormente radicate della contemporaneità.
Questo suo romanzo, il primo a quanto io ne sappia, non poteva dunque non essere che un  romanzo filofico.  Il romanzo filosofico è però un genere particolarmente  insidioso in  cui l'autore corre  costantemente   il rischio di  svilire la narrazione al rango di pretesto per l'esposizione delle proprie idee,    non rendendo  in genere un buon servigio né a questa, né a quelle, né al lettore. Di queste ingenuità, forse deliberate, il romanzo ne è pieno senza che tuttavia  la lettura si esaurisca in esse, vi sono passaggi più propriamente narrativi piuttosto intensi e appassionanti. Il futuro proposto da Fini è esplicitamente Orwelliano, la citazione si spinge fino alla parodia dei nomi presenti in 1984, ma stavolta il bersaglio , in accordo coi tempi non è il totalitarismo politico ma l'Età dell' Informazione, il modello di sviluppo Informazionale  per dirla con Castells e il sistema dei media mondiali  potenti, normalizzati e potenzialmente unificati, il cui esorbiatante e invasivo flusso di informazioni rigorosamente controllate  offusca ad un tempo il racconto della realtà, sostituisce la cultura con dei meschini surrogati  e  deprime la stessa vitalità umana, mortificata tramite la dipendenza passiva ed acritica dall'intrattenimento/indottrinamento del mainstream. 
Dalla graduale presa di coscienza del protagonista, che sembra catapultato nel proprio mondo per la prima volta a cinquant'anni né più e ne meno di quanto lo sia il lettore, fino agli aspetti più forzati e parodistici della società descritta, tutto l'impianto del romanzo è piuttosto inverosimile e grottesco eppure, per bravura dell'autore, la drammaticità dei passaggi chiave resta inalterata. Nel finale, fedele alla concezione ciclica della Storia, l'era della tecnica collassa inesorabilemnte nell'età dei Miti da cui la civiltà umana rinasce purificata, dalle mani  sapienti di Thoth (poi Hermes, poi Mercurio) inventore della scrittura, manipolatore dei segni e Dio vivente fatto di carne, ingegno e ambizione. L'apparente abbaglio che fa confondere a Fini la nascita della scrittura iconografica (o logografica) con quella alfabetica, gli va perdonato sia per   licenza fantastorica che per le evidenti esigenze narrative di quello che è effettivamente un buon  finale.  Malgrado tutto, a cominciare dal disaccordo di fondo sulla tendenza a demonizzare  con  troppa facilità la tecnologia per arrivare ad alcune incongruenze e forzature francamente eccessive, il (primo?) romanzo di Fini  a tratti m'è anche piaciuto.

Voto: 6--
postato da: Aramcheck alle ore 11:32 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, massimo fini, science fiction, marsilio, 2009
giovedì, 18 giugno 2009

Cuori da Bar


Lorenzo Bartoli, pp. 112
Ed. BD, Euri  10

Le edizioni BD pubblicano prevalentemente  fumetti, con evidenti ricadute positive sulla qualità grafica delle copertine anche nelle pubblicazioni di narrativa e una proposta di autori spesso provenienti dalla nona arte. In generale, gli riconosceremo eterna gratitudine per aver tradotto in italiano una fantastica opera narrativa del più grande sceneggiatore di fumetti al mondo. Anche Bartoli, nel suo piccolo, proviene in buona parte dal settore essendo stato tra le altre cose ideatore  e sceneggiatore di diverse serie a fumetto.

Cuori da Bar è una   raccolta di scritti  troppo brevi per definirsi racconti e lunghi  in realtà quanto  poesie, senza essere poesie. Le storie appena accennate sembrano piuttosto una raccolta di istantanee, schizzi a mano libera rapidi e sfuggenti, che in poche righe rubano alla realtà volti di popolo e atmosfere di quartiere. Tutto si gioca in spazi e tempi strettissimi, amori e tragedie ugualmente effimeri nell'arco di una pagina si compiono una volta per tutte o restano sospesi e soltanto immaginati per sempre.  Il bestiario descritto è pura mitologia metropolitana,  la trasandata  epica quotidiana di rioni  e borgate , per lo piu' romani,  davvero noti probabilmente soltanto a chi le ha vissute almeno per un po'. Tra ricordi lasciati sull'asfalto e tormentoni impressi su strade polverose e malinconiche, per chi scrive fin troppo familiari ,  Cuori da Bar canta la  tradizione orale fatta di saggezza e stronzate  che riecheggia ancora tra i muri ingialliti di certi bar parcheggi-umani e che, inevitabilmente , altrove non trova spazio né cittadinanza.  Quel tipo tradizione popolare e fatalista che per germogliare ha bisogno del tempo lungo degli eterni pomeriggi pigri, concesso soltanto ai vecchi  bevitori e agli scansafatiche di lungo corso.
Un po' perché so di cosa parla  e un po' perché Bartoli è bravo anche quando intervalla le micronarrazioni cittadine con ritratti (di fumatori) e omaggi ad altre arti (da Capitan Uncino a Oliver Hardy), alla fine il libro m'è piaciuto.

Racconti lunghi  come poesie senza essere poesie... anche se infondo alcuni  poetici  lo sono eccome.
Voto: 6+
postato da: Aramcheck alle ore 13:50 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, raccolta di racconti, 2009, edizioni bd, lorenzo bartoli
giovedì, 04 giugno 2009

Cristalli sognanti

cover
titolo: Cristalli Sognanti
autore: Theodore Sturgeon
editore: Arnoldo Mondadori (collana "urania collezione", numero 28)
traduzione: Giampietro Calasso
pagine: 210
prezzo: € 4,90
ISSN: 117216427
iniziato il: 26/11/2006
terminato il: 29/11/2006
parla di:  

Su questo libro i pareri sembrano tutti concordi: un capolavoro.
Su Sturgeon in particolare l'opinione comune e corrente è che si tratti di un genio.
In generale non è che sia troppo avverso a queste valutazioni... voglio dire, la sua storia personale mi sembra interessante, e i suoi libri sono tutti particolari, solo che.... non mi piacciono mai fino al punto di convincermi.
Esistono ovviamente "bei libri" che non mi piacciono: purtroppo i libri di sturgeon ricadono solitamente nella categoria.
Probabilmente li ho letti troppo superficialmente, tutti, incluso questo, o più probabilmente non mi basta siano stati scritti nel '50 per renderli capolavori (per me un capolavoro resta un libro scritto anche anni, decenni, secoli fa, ma che mantiene intatto tutto il suo fascino fuori dal tempo... nel campo della SF questo è più difficile che per altri generi, ma non mancano illustri esempi; sinceramente non mi sembra questo il caso: il libro è carino, non è stupido, non è superficiale, ma... mi "suona" come datato, non so perchè, forse perchè è "tutto ambientazione", ma il saper dare un'impronta e un'atmosfera, da sola, non basta). Il tutto "a gusto mio" comunque, questo è ovvio.

Se dovessi stilare una classifica fra quelli qui recensiti, di sicuro Nascita del superuomo ha saputo prendermi maggiormente, mentre Venere più X, I figli di medusa, e questo Cristalli sognanti sono rimasti ad un livello decisamente inferiore. Ho trovato Cristalli sognanti sinceramente un po' scontato... come gli altri libri dello stesso autore sopra elencati: scorre via molto veloce, con una scrittura molto semplice e lineare, che difficilmente riesce a stancare, e di sicuro non richiede piu' di un paio di giorni per arrivare a conclusione.

Lo so che per qualcuno sarà un'eresia, l'autore è fra i piu' citati della SF, ha molti fan osannanti, qualcuno sarà pronto a mostrarmi l'esistenza di un solido parallelismo fra la filosofia di vita del protagonista del racconto e la piu' criptica dottrina filosofica tedesca dell'800 ...ci sto, mi sta bene, ci credo, non ho detto sia banale, e sono convinto abbia molti livelli di lettura: il libro ha un suo perchè, va inquadrato negli anni in cui è stato scritto, nella storia personale dell'autore, nel messaggio che vuole mandare, va capito, ma.... ma da lettore e non "studioso", da persona che vuole solo una storia senza doversi andare ad aprire un manuale, e che si aspetta sia questa a comunicare qualcosa, non che sia io a "doverci leggere dentro" cose, preferirei avere anche un livello di lettura superficiale che risulti già intrigante di suo. Invece a me è sembrato quasi il classico libro "da ombrellone": da concludere nelle ore libere, lettura veloce mordi e fuggi, un po' come un film di cui fin dalle prime battute hai già intuito il finale, ma non ti dispiace lo stesso arrivarci (a patto però di non metterci troppo).

Voto: 4
postato da: joeCHiP alle ore 14:23 | link | commenti (6) | commenti (6)
Autori e generi: 2006, mondadori, sturgeon, collana urania collezione
giovedì, 21 maggio 2009

Crypto - I Ribelli Del Codice In Difesa Della Privacy

crypto-cover
titolo: crypto - i ribelli del codice in difesa della privacy
autore: steven levy
editore: ShaKe Edizioni Underground (collana "cyberpunkline")
pagine: 352
prezzo: € 17,50
ISBN: 88-86926-81-2
iniziato il: 13/11/2006
finito il: 26/11/2006
parla di: crittografia e libertà

Quando ho confessato a G. d'aver abbandonato la lettura di Crypto, vinta dal rimorso per avermelo regalato, e per ottenere il mio perdono, ha insistito per prestarmi quest'altro Crypto: di argomento "simile" solo nel titolo dato che a differenza del libro di Dan Brown questo di Levy non è un romanzo quanto piuttosto una ricostruzione storico-giornalistica dell'avventura crittografica degli anni '60 (e a seguire), delle scoperte e dei risvolti sociali, politici ed economici, della crittografia computerizzata come oggi la conosciamo, devo dire che mi è piaciuto decisamente di più. I due libri parlano in effetti due lingue completamente diverse: Brown punta al puro svago, Levy all'impegno sociale e politico.

Oggi se ne parla poco, fa scalpore a giorni alterni (un giorno ci si indigna, e presto si dimentica), ma l'argomento di questo Crypto è non solo interessante, quanto ancora attuale.
Il grande tema non è la crittografia in sè, quanto lo scontro di interessi spesso contrastanti fra Stato e Individuo, privato cittadino. Lo Stato ha il diritto/dovere di proteggersi, questo è ovvio: il lavoro di spionaggio e intelligence è indispensabile per la sua sopravvivenza, ma lo stesso vale per i cittadini... solo che, in questo caso, da cosa ci dobbiamo proteggere? Ha senso proteggersi anche "dal proprio stesso Stato", quando questo invade la nostra privacy e i diritti che riteniamo naturali e acquisiti (a dire il vero mi risultano più di tradizione anglosassone che mediterranea, ma poco importa)? Se la risposta è , eccoci all'empasse, alla teoria del complotto, ai dubbi morali ed etici. Però alla fine è anche questa la linea di confine fra una democrazia e una tirannia: la libertà concessa agli individui nel mantenere confidenziali i propri scritti, pensieri, opinioni.

Negli anni '60 negli USA era reato federale, pena l'arresto, persino parlare di cifratura: lo Stato ne aveva il monopolio assoluto. Poi sono stati i pionieri, le lotte civili, le nuove scoperte dei privati cittadini, lo spirito degli anni '60 e '70 (e perchè no: anche lo sviluppo della rete e del commercio elettronico, che hanno infine ribaltato qualsiasi punto di vista) ...ma a conti fatti tutto è cambiato affinchè poco cambiasse. Ancora oggi utilizzare un sistema di cifratura sul proprio PC è considerato spesso "una aggravante" o un motivo "di maggior sospetto" dagli inquirenti, non solo in America, quasi una colpa. Se io spedisco un'email ad un collega o amico, cifrandola in modo tale che solo lui la possa leggere, non sto facendo valere un mio diritto alla privacy ma evidenzio il fatto che "ho qualcosa da nascondere", anche da noi. E non solo nei processi o indagini, è anche il sentire comune. Non sono molto cambiati nepure gli Stati: l'Italia ad esempio è fra i più grandi promotori di "grande fratelli" e simili, con azioni lobbistiche sia in Europa (dove spinge per la chiusura di traffico rete, per il monitoraggio, per il controllo) sia in casa (qualcuno si ricorda forse il Super Amanda Telecom? le inchieste de L'Espresso? lo scandalo suscitato? o sono davvero bastati un paio d'anni per dimenticare?).
Nel '93 (ma l'idea sopravvisse fino alla fine degli anni '90), il democratico Clinton promosse il "Clipper Chip", un chip sotto il controllo dell'NSA da installare "in ogni apparecchio elettronico": per cifrare, da una parte, e permettere un facile "monitoraggio da parte dello Stato, anche dei dati cifrati", dall'altro. La società "libera" americana si mobilitò e l'ebbe vinta, non senza fatica, grazie anche all'industria che non s'accordò sugli standard d'implementazione. Non così anni dopo, con il repubblicano Bush, cioè ai giorni nostri: tutti abbiamo accettato chip TPM e l'idea di base del "Trusted Computing", e cioè che i costruttori di hardware tramite chiavi crittografiche possano riconoscere e decidere cosa è "giusto" e cosa "non è giusto" fare con i nostri PC, palmari, portatili, telefonini, cosa possiamo installarci, hardware o software, come possiamo usarlo... senza che si possa più avere voce in capitolo come "proprietari" dell'apparecchio: scandalo appena se ne parlò, mobilitazione immediata, qualche mese di mail allarmistiche, e poi... resa, disinteresse, dimenticanza. Anche nel libro si citano episodi simili.
La "lotta" (il virgolettato è d'obbligo) in questo campo è sempre di pochi, e ìmpari... la maggior parte, noi, abbiamo troppo altro per la testa per star dietro a queste beghe, eppure è grazie a fissati di questo tipo, paranoici, disadattati, teorici del complotto, che abbiamo oggi il commercio elettronico, la possibilità (fosse anche solo teorica poichè nessuno di noi ha per fortuna la necessità di mettere questo diritto veramente alla prova) di difendere la nostra privacy, che abbiamo strumenti per essere "cittadini" di questo mondo digitale e non "sudditi" sotto il controllo completo e costante dello Stato, o di altri.
Questo almeno l'assunto dell'autore.

Il libro riporta fedelmente la nascita e l'evoluzione della crittografia che oggi utilizziamo e conosciamo, sostanzialmente diversa da quella classica, e soprattutto concede ai curiosi uno sguardo smaliziato ai veri protagonisti: professori, scienziati, paranoici, militari, dissidenti...
I reportage di questo tipo mi sono sempre piaciuti, purtroppo Crypto pecca un po' quanto a capacità di mantenere alto l'interesse: l'impressione che ho avuto è che, se non avessi avuto già una mia idea che m'interessava approfondire, e una mia propensione alla materia, avrei potuto facilmente catalogare molti dei suoi capitoli come "noiosi", e ad essere sinceri qualche decina di pagina in meno qui e la, non sarebbero state una grossa perdita.
L'autore è lo stesso di "Hacker, gli eroi della rivoluzione informatica", fanatico e fautore della controinformazione, da cui è subito chiaro che il punto di vista non è proprio "neutro"; la ShaKe d'altra parte è una casa editrice che nasce come cooperativa di sinistra con spiccate simpatie (spero non si offendano se la "classificazione" è sbagliata) punk e anarchiche. Da una casa editrice "contro il potere" e un autore "di controinformazione" per cui i ribelli sono "eroi", è insomma improbabile salti fuori un testo troppo obiettivo e che prenda in considerazione anche versioni diverse dalla propria, o che possa essere apprezzato anche da chi non è già della stessa idea. Improbabile ma non impossibile, e infatti in questo caso ci siamo parecchio vicini, perchè tutto è ben documentato.... Purtroppo però lo stesso aver fra le mani un testo semi-sconosciuto pubblicato su una casa editrice minore, da un autore di parte che ci tiene a sottolineare come i suoi resoconti sono sempre dissimili da quelli ufficiali, risulta un limite, e quasi fa perdere credibilità al tutto, così che dopo la lettura poco rimane. Ed è davvero un peccato.

Voto: 5.5
postato da: joeCHiP alle ore 10:49 | link | commenti | commenti
Autori e generi: shake, 2006, levy
sabato, 16 maggio 2009

Crypto

cover
titolo: Crypto
autore: Dan Brown
editore: Mondadori
pagine: 427
prezzo: N/A (mi è stato regalato)
ISBN: 88-04-55987-X
iniziato il: 07/11/2006
interrotto il: 12/11/2006
parla di: spionaggio e lotta al terrorismo, sicurezza mondiale e libertà personali nell'era internet e della connessione globale

Dan Brown non è il mio autore preferito, e questo penso non sia un segreto, eppure da questo libro mi aspettavo qualcosa, se non altro perché mi è stato regalato (G&S: grazie comunque per il pensiero ;-).
Putroppo ne sono rimasto molto deluso.

Ora non voglio dire che il libro sia orrendo, perché questo è sempre una cosa sbagliata da dire... però... non mi riesce proprio di parlarne bene: a me personalmente non è piaciuto per nulla, e alla fine (caso più unico che raro) sono arrivato al punto da rinunciare alla lettura, abbandonandolo dopo pochi giorni.
Più forte di me: la storia troppo inverosimile, i personaggi ridotti a "macchiette", troppi stereotipi, ambientazione troppo sballata, morale troppo aliena... neppure da un film di James Bond mi sarei aspettato una caratterizzazione dei personaggi così scontata.
Sarà che ne capisco qualcosa (neppure troppo) dell'argomento, ma pure se l'autore s'è informato e ha studiato matematica e crittologia prima di intraprendere la stesura, è evidente che la preparazione non è stata poi così approfondita: errori e assurdità matematiche ovunque, ma carina l'idea di un "messaggio cifrato" nascosto nel libro stesso (però una volta che questo è stato pubblicizzato, e si perde l'occasione di accorgersene e scoprirlo da soli, perde anche tutto il suo fascino... inoltre nessun traduttore s'è arrischiato a replicare la cosa in lingua non inglese, per cui o lo si legge in originale o niente... e allora scusatemi ma me la devo prendere anche con la traduttrice -rispetto per la categoria che di solito difendo e ammiro profondamente- la quale immagino non sia stata correttamente indirizzata dall'autore o dall'editore), peccato Brown zoppichi persino nella scelta della tecnica di cifratura, utilizzando un improbabile "quadrato di cesare" (che a quanto ne so inventa lui nel libro attribuendolo al noto imperatore) e non l'originale "cifrario di cesare" che tutti conoscono... Ok, può starci comunque... sottigliezze...
 
I personaggi: la lei di turno è la più brillante mente matematica del pianeta, e fin qui può starci, ovviamente già super-mega affermata e responsabile della divisione crittologia dell'NSA ad adolescenza appena conclusa, e già questo può starci meno... ovviamente non è racchia e con gli occhialoni nè gobba alla Leopardi, ma una stangona mozzafiato più in forma di Marion Jones dopata e più smaliziata di Sarah Jessica Parker quarantenne, e qui abbiamo raggiunto il fondo: niente contro le belle donne (ci mancherebbe!) e basta con questi stereotipi che le menti geniali sono solo dei topi da laboratorio timidi e deformi (basta frequentare una qualsiasi università per rendersi conto dell'esatto contrario), ma non puoi metter su un personaggio che in ogni campo -come Automan- "in una scala da 1 a 10, puoi pensare a me come un 11", e sperare di renderlo credibile (non senza il simpatico "cursore" che lampeggia intorno, almeno)... L'immagine mentale che me ne sono fatto in poche pagine è di lei che esce dall'acqua con il bikini e l'avvenenza di una nuova Ursula Andress, mentre detta al cellulare la soluzione complicatissima del più grande enigma crittografico della storia, che nugoli di scienziati alle sue dipendenze -ignobili nerds- rinchiusi in un laboratorio da mesi non riescono proprio a risolvere, ignorando l'auto extra-lusso con la quale l'autista del miliardario spasimante di turno le sta recapitando centinaia di rose rosse, per girarsi invece e andarsene nella sua Mini fashion, ma sportiva, dal fidanzato frescone, professore esperto di linguistica, ma ovviamente al cospetto del quale Schwarzenegger scompare...
il vero genio comunque non è lei, né lui (perché il fidanzato frescone nel libro esiste, ed è esattamente come appena descritto...), ma un matematico giapponese di nome Ensei Tankado (devo dirlo che è portatore di handicap dalla nascita a causa delle radiazioni di Hiroshima? o il sillogismo giapponese⇒atomica⇒ce l'ha con l'america è troppo scontato?). Ovviamente in quanto non americano "non capisce" e per "troppo buonismo" commette il più grave degli errori: mette nei guai l'NSA tirandosene fuori e diffondendo un algoritmo con il quale si possono creare messaggi "matematicamente impossibili da decifrare". Ora, a parte che "Tankado" sembra neppure esistere come cognome giapponese (non vorrei sbagliare, non conosco affatto la lingua, ma qualcuno mi ha fatto notare che per un orientale suonano come una serie di vocali e consonanti buttate li a caso...), e che le due parole "matematicamente" e "impossibile" stanno molto spesso male insieme in questo campo... ma lasciamo perdere... non voglio discutere del merito (d'altra parte è un romanzo, puoi prenderti le licenze poetiche che ti pare...) ma il "problema" è che nel romanzo lo scopo dell'NSA è, ovviamente, decodificare tutti i messaggi in transito nel mondo, e ovviamente l'assunto di tutti i protagonisti, e dell'autore, e -do per scontato- deve esserlo anche dei lettori altrimenti la storia non ha alcun senso, è che questo sia "giusto" e "auspicabile", mentre quest'orientale senza midollo mette in crisi tutta la "guerra al terrorismo" rendendo vani gli sforzi dell'NSA per un mondo migliore permettendo a chiunque (orrore!) di non essere intercettato (ma scherziamo?!) utilizzando il suo algoritmo, in grado di mettere in ginocchio il "grande fratello" americano che lui stesso ha aiutato a creare.
Problema: solo il giapponese può tiraci fuori d'impiccio, con la chiave di decifratura del suo algoritmo indecifrabile (?!), ma... -tadàn!!- è morto! Come? Perchè? E ora? Come si disinnesca l'algoritmo? Come si salva il pianeta dall'estinzione? Da qui: via alla ricerca di una soluzione che possa garantire la salvezza dei giusti, via ai personaggi secondari altrettanto inverosimili, aiuto scienziati, marines, uomini d'affari, mercenari, esperti di sicurezza e hacker informatici ... insomma: da qui in poi, via alla spy-story.
Io invece -scusatemi- qui mi sono fermato.
Non perchè Brown parla della Spagna, dolce paese mediterraneo, come una terra di nessuno pericolosa e da evitare (insomma, terra incognita... il che per un americano magari può essere, ma per un europeo è difficile da accettare come credibile), non perché matematicamente l'assunto del libro non sta in piedi, o perché parla di crittologia come io potrei parlare di futurismo russo (è... russo giusto? ah si? c'è davvero altro?), o perché i personaggi sono talmente inverosimili e "perfetti" da renderli insopportabilmente falsi, ma perché l'unica reazione che potrei avere ad un "sai, un pazzo giapponese ha messo fuori uso tutti gli echelon del pianeta" è: "meno male!" e non "cavolo! fermiamolo! corri, presto! l'aereo!". Insomma: non potrei mai avere lo spirito adatto per apprezzare questo libro: non l'ho capito e non credo di poterci riuscire.

Sono sicuro che a molti potrebbe piacere, e sarà piaciuto, se a quasi tre anni dalla prima pubblicazione in italia viene ancora presentato in bella mostra sugli scaffali, in più edizioni (dalla tascabile economica alla rilegata). Ma personalmente, è un libro che ho chiuso con la ferma intenzione di non riprendere in mano mai più.

Liberi di rispondere che è un bel libro e che l'ho solo frainteso, non mi offendo.

Voto: 2
postato da: joeCHiP alle ore 10:44 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: 2006, dan brown, mondadori
martedì, 12 maggio 2009

American Gods


Neil Gaiman, pp. 523
PBO mondadori, Euri 9,40

All'inizio lo avevo trovato  piuttosto deludente e più che un romanzo mi pareva un giocattolo ad uso e consumo  di Gaiman, col quale sbizzarrirsi con le sue bizzarre creature fantastiche. Nulla di male in teoria, ma la miscela tra l' America contemporanea e le più eterogenee divinità  pagane, ad essa completamente estranee, mi  aveva lasciato piuttosto indifferente. Andando avanti pero', una volta accettato l'universo immaginario proposto dall'autore, tra qualche binario morto e un'infinità di affascinanti sottotrame, la lettura è diventata un vero e proprio piacere. Un viaggio ad occhi chiusi nella provincia americana, luogo per eccellenza dove  non succede mai niente, trasformata in un  posto dalla sacralità dimenticata nel quale sotto le consuete apparenza accade letteralmente di tutto. Nel finale pirotecnico tutte le trame vengono  più o meno elegantemente al pettine e ci si scopre affezionati ai moltissimi personaggi tutti in fin dei conti  riconoscibili, intriganti e ben caratterizzati, coerenti nella loro assurdità come gli Dei non possono non essere.

Voto: 6,5



Post aggiornato in data: 11 maggio, 2009

Letto anche da joeCHiP:

titolo: American Gods
autore: Neil Gaiman
editore: Oscar Mondadori (collana "Piccola Biblioteca")
pagine 524
prezzo: € 9,00
ISBN: 88-04-52083-3
iniziato il: 23/10/2006
finito il: 02/11/2006
parla di: dèi

Mi prendo il merito di aver insistito e di aver sponsorizzato molto questo libro presso Aram, fino a convincerlo alla lettura (non dovetti faticar parecchio comunque) ...e il palese demerito di non averlo mai recensito io, se non ora con più di due anni di ritardo.
Fa nulla, il pianeta ha continuato a girare lo stesso, così come il blog...  anche se a dire il vero, con una recensione su Ozia che non ho mai condiviso fino in fondo... per cui eccomi a rimediare.
Personalmente questo libro mi è piaciuto dalla prima all'ultima pagina, e non è una cosa che mi capita così spesso. Ricordo esser stato uno dei tanti comprati "d'istinto" senza conoscerne la trama, un completo salto nel buio, e -deviazione mia- sono rimasto subito rapito da questa commistione fra reale e inverosimile che il più prolifico commentatore su questo blog dice invece di aver fatto fatica, all'inizio, ad accettare. Adoro i "giocattoli a uso e consumo dell'autore", si chiamino questi "American Gods", o "Q", o "Se una notte d'inverno un viaggiatore", o "Creazione", o metteteci voi il titolo che più vi sembra adatto: adoro "precipitare" senza punti di riferimento nei mondi fantastici nascosti nelle menti dei più disparati autori, soprattutto quando questo avviene senza preavviso.
Questo, è vero, sembra un libro in cui Gaiman si è lasciato prendere la mano, senza freni, in cui si è compiaciuto di creare qualcosa che dovesse piacere "a sé stesso" prima che a qualsiasi altro lettore, e con cui alla fine ha finito anche per giocare con i lettori, capovolgendo la storia come un cubo di rubik ad ogni comparsa di un nuovo personaggio.
Se devo trovarci una pecca, è che la frase per me più bella o quella almeno che mi è rimasta più impressa, non è "nel" libro ma "sul" libro, sempre di Gaiman, quando parlando di American Gods e degli "itinerari" che vi sono descritti avverte che tutto è narrazione, persino i luoghi e personaggi che esistono davvero... non esistono davvero come sono descritti qui... "soltanto gli dèi sono reali": ecco, se per lui gli dèi non fossero reali sono sicuro che non avrebbe potuto scriverlo, e se lo leggerete mantenendovi lucidi, mantenendo la consapevolezza che non siano reali... probabilmente non potrete apprezzarlo fino in fondo.
L'ho consigliato e regalato parecchio, fra amici e conoscenti, soprattutto a persone completamente estranee al genere, per poter scrutare il loro iniziale spaesamento, e per curiosità della loro reazione (credo che riveli molto di una persona la reazione ad un libro completamente inaspettato), consapevole comunque che, troppo peculiare, poteva e può suscitare entusiasmo come uno sbadiglio, a seconda del lettore: per qualcuno libro d'evasione o estivo, per altri saga epica, per alcuni, completo non sense.
A me, per quanto riguarda la trama, è piaciuta più "l'idea" della storia in sé che lo svolgimento vero e proprio, ma l'ho trovato comunque piacevole e poi lo stile di Gaiman difficilmente stanca, e non ricordo d'aver trovato punti "fiacchi" o d'aver mai pensato "non vedo l'ora che finisca" o "speriamo che fra qualche pagina il tutto prenda significato". Fra alti e bassi fisiologici: sempre sopra la media.
E' uscito in diverse edizioni mondadori: Urania a circa 3.50 euro, nella "Piccola Biblioteca Oscar" a circa 9 euro (prezzo di copertina di quando l'ho comprato io, mi è stato riferito che è aumentato fino ad arrivare ai 10,50 o più, ma non ho verificato), o nella solita collana "Strade Blu", a circa 16 euro (l'ultima volta che ho controllato).
Credo di aver già scritto in passato ciò che penso della "qualità" della carta e dei libri mondadori in generale (la "Strade Blu" resta a mio avviso una collana bellissima per contenuti, ma mortificata nel solito rapporto prezzo/qualità per quanto riguarda il "contenitore"...), per cui non saprei consigliarvi un'edizione piuttosto che un'altra, soprattutto non vorrei ripetere le solite critiche a carta, impaginazione, quarta di copertina... se siete molto dubbiosi optate ovviamente per la più economica che trovate, non sarò io a dirvi che avrete sbagliato (molti fra i libri più belli che ho mai letto sono Fanucci iper-economici resti di bancarelle, che già dopo pochi anni tendevano alla disgregazione, e oggi si sgretolerebbero tra le mani di chiunque provasse a riaprirli... o Oscar tascabili economici ingialliti prima del tempo, che persino io non ho più il coraggio di aprire o spostare); se per voi anche l'occhio vuole la sua parte e state magari scegliendo un regalo, allora la più costosa è più bella, con pagine più grandi, copertina un po' più rigida... anche se costa molto, molto più di quello che comprate, ed è giusto esserne consapevoli; se resta una cosa "per sé", l'edizione qui recensita resta un ottimo compromesso, e probabilmente quella più semplice da reperire.

Voto: 6.5
postato da: Aramcheck alle ore 15:19 | link | commenti (12) | commenti (12)
Autori e generi: fantasy, narrativa straniera, gaiman, 2007
martedì, 12 maggio 2009

I Principi d'Irlanda


Edward Rutherford, pp. 776
Oscar BS Mondadori, EURI 12

Ho comprato questo romanzo desideroso di leggere un testo corposo sulla grande Storia, quella fatta di eserciti, battaglie, tragedie, eroi e magari  incursioni nella costruzione mitologica.  L' Irlanda mi pareva la cornice perfetta per un bel romanzone ai confini con l'epica. I Principi d'Irlanda è invece una collezione di piccole storie  che si intrecciano attraverso circa quattro secoli le vicende di un gruppo di famiglie nella regione di Dublino, inutile dire che la mia fame letteraria  di intrighi politici e mattanze belliche è rimasta dolorosamente insoddisfatta. L'Irlanda, i conflitti tra i suoi dominatori e aspiranti tali e lo sviluppo urbano di Dub Linn, lo stagno nero, costuiscono la trama di sfondo, il paesaggio più ampio che muta attraverso i secoli  al ripetersi delle vicende minori: amori, matrimoni, commerci, inganni e qualche scontro tra principi e ribelli. Scritto nella lingua semplice e universale dei Best Sellers, si legge facilmente in discreta simbiosi con l'ombrellone  e il caldo estivo. In questo il ricambio continuo dei personaggi da un capitolo all'altro aiuta ad evitare l'effetto mortale di altri  libroni medioevali ad alta tiratura, dove si giunge a pagina 800 per puro masochismo (yes mr. Follet, I'm speaking with you ).
Ha un seguito, I Ribelli d'Irlanda, che di sicuro non leggerò.

Voto: 5.5
postato da: Aramcheck alle ore 11:54 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, narrativa straniera, mondadori, 2008, rutherford
giovedì, 05 marzo 2009

Ribelli!


Pino Cacucci,  EURI 7,5
Univ. Econ. Feltrinelli,  pp.184

Tredici storie tratte dal pantheon minore dei rivoluzionari di ogni epoca,  resoconti attendibili appena un po' romanzati, giusto per restituire il fascino che guerriglieri, capi rivolta e martiri della resistenza hanno in parte perso in un' epoca avara di slanci idealistici. Profili veloci ed efficaci, con poco riguardo alla contestualizzazione storica, di uomini e donne quasi sempre non irrigimentabili e spesso ostici anche anche alla propria fazione politica (quando ne avevano una), duri e intrasigenti, spesso anarchici e qualche volta guasconi. Una carrellata che ripropone la lettura romantica della rivoluzione, fuori moda quanto lo sono le rivoluzioni; attuale ed educativa come l'immagine simbolica dell'uomo solo che dice di no, non curante di quale sia il prezzo. Alcuni omaggi che ho gradito particolarmente come quello ad Argo Secondari, fondatore degli Arditi del Popolo, e un inaspettato  deragliamento dal binario politico  e sociale con la lunga narrazione sulla ribellione tout court in memoria di Jim Morrison, col suo doppio nell'autodistruzione e la sua corsa oltre i confini della morale comune. Un libretto agile che Cacucci sembra scrivere in buona parte per se stesso, scavando tra i suoi miti politici meno noti e  omaggiando nel finale  un poeta maledetto, perduto per un sentiero  lungo il quale nemmeno l'ammiratore piu' fedele avrebbe potuto seguirlo. 

Voto: 6
venerdì, 13 febbraio 2009

Gli amanti di Siddo.


Philip J. Farmer,  pp. 238
Urania Collezione, EURI 4,90

Continua, e credo non si fermerà a breve, la mia caotica esplorazione della fantascienza popolare dgli anni 50 e 60, grazie a qualche buon consiglio e ad Urania Collezione che associa prezzi economici,  buone postfazioni (come quella di Riccardo Valle contenuta in questo volume) e belle copertine (anche se questa non è delle migliori). Autori dalla fantasia travolgente, inclini alla sperimentazione,  ognuno tra opere semplici ed esercizi di stile piu' raffinati capace di contribuire al genere con un'idea spesso geniale o comunque feconda per le proprie  opere successive o per quelle di altri,  mostrando a volte una frontiera, altre abbattendo un tabu'. Farmer è tra di essi uno di quelli che ha cercato di aggirare il tabu' della sessualità, proprio a partire da questo rimanzo. Il sesso, come  spiega Valle, era uno dei pochi argomenti off-limits in un'epoca in cui a patto di non scandalizzare e di non superare le 200 pagine da mandare in stampa, gli editori delle riviste di fantascienza lasciavano agli autori  una grande libertà creativa, dimostrando che in letteratura in certi periodi e  disponendo dei talenti  giusti, lavorare anche sulla quantità puo' avere risvolti positivi.  Gli Amanti di Siddo (The lovers nella verisone originale) è ambientato per metà su una Terra dominata da una teocrazia repressiva e sessuofobica e per metà sul pianeta Ozagen una strana e un po' banale  parodia dei nostri anni venti, ma abitata da insetti decisamente troppo umanoidi.  L' ambientazione incentrata  nel  techno-totalitarismo religioso è molto suggestiva, così come lo sono lo sviluppo e la chiosa della storia d'amore che il protagonista vive su Ozagen ( chi, del resto, non si innamorerebbe di una Lathita?). Banale e poco verosimile è invece l'ambientazione  dominata dagli improbabili abitanti di  Ozagen che tra l'altro, come  si  scopre nella postfazione,  costituiva il nucleo della prima stesura del libro, mentre al contrario la parte iniziale è il frutto di riscritture successive che sembrano infatti  piu' mature e di piu' ampio respiro.  Il direttore della rivista di fantascienza che per prima pubblico' The Lovers , Samuel Mines, sosteneva che dopo dieci anni romanzi del genere dovevano essere superati, segno altrimenti che il panorama letterario del genere e il gusto dei lettori non erano avanzati. Dopo sessant'anni Gli Amanti di Siddo presenta tematiche   e scelte di stile di certo superati (soprattutto nel suo nucleo originale), ma resta una lettura piacevole e in fondo affascinante .

Voto:  5.5

26/02/2009 - Post scriptum:
E' morto ieri Philip Jose Farmer all' età di novantuno anni. Ultimamente la letteratura che ci piace o che ci piacerebbe leggere sembra ridotta ad un necrologio. Questo era il primo romanzo di Farmer che leggevo,  e la sensazione è simile a quella che si prova venendo a sapere che quell'acuto vecchietto con cui avevai fatto amicizia qualche giorno prima, è venuto di recente a mancare. Riposi in pace.

postato da: Aramcheck alle ore 14:45 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, 2008, science fiction, urania, farmer, collana urania collezione
giovedì, 22 gennaio 2009

Gang Bang


Chuck Palahniuk,  pp. 208
Mond. Starde Blu,  EURI 16

Dopo le prime cento noiosissime pagine, appesantite per ragioni necessarie alla narrazione dai nomi "numerici" dei protagonisti, il mio commento voleva esaurirsi nella seguente lapidaria considerazione:

L'ultimo libro di Chuck Palahniuk, definito in copertina come "il romanzo sul sesso che tutti ci vergognavamo di aspettare", non è buono nemmeno per farsi le seghe.

Giunto alla fine in uno sforzo di stima per l'autore,  seppur declinante,  posso aggiungere relativamente poco se non che non consiglio di acquistarlo, soprattutto al prezzo della versione non economica.  Avanzando nella lettura ci si affeziona un poco di piu' alla trama che per lo meno diventa intellegibile e al buono stile di Palahniuk che ritorna a fare  timidamente capolino di tanto in tanto, ma il romanzo lascia poco, davvero poco. Qualche lettore ha lodato con entusiasmo per fantasia e comicità l'infinita sequenza di nomi di film porno inventati e citati. Io,  che ho visto  tre o quattro volte Clercks (1994, quindici anni fa...), ho trovato il tormentone non molto originale, estenuante e meno divertente dell'esilarante cinematografia sciorinata a suo tempo da Randall (*).  Se Rabbia  aveva il difetto di voler strabiliare ad ogni costo fino alla  costruzione di un impianto narrativo incapace di stare in piedi ma conservava alcuni acuti del miglior Palahniuk, specularmente con Gang Bang si torna coi piedi per terra, si affronta un percorso piu' lineare e circoscritto  ma non si vede traccia  delle intuizioni e degli spunti di molti romanzi precedenti.

Non basta un argomento scabroso, non basta un tormentone e non basta la ripetizione di uno stile ormai familiare al (fedele) lettore.
Servirebbe qualcosa da dire e qualcuno a cui voler parlare.
Servirebbe la necessità della scrittura, ben oltre il dovere del proprio mestiere.

Fight Club e Invisible Monster  sono lontani anni luce e francamente un po' dispiace.

Voto: 5

(*) se non capite di cosa io stia parlanddo andate a vedervi Clercks.
postato da: Aramcheck alle ore 17:15 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: narrativa straniera, erotico, palahniuk, mondadori, 2008, collana strade blu
martedì, 20 gennaio 2009

Tortuga



Valerio Evangelisti, Mondadori
€ 16

Tortuga è un romanzo che in poco più di trecento pagine riesce a trasmettere un clima unico, dal punto di vista dell'ambientazione storica.
Tra cinema e libri credo che il tema "pirati" sia ampiamente inflazionato eppure Evangelisti riesce a darci un punto di vista molto realistico di quel momento, comunicando in maniera quasi sempre semplice cosa significava solcare i caraibi alla fine del '600 su una nave pirata.
Lo scrittore attraverso gli occhi di un singolo protagonista riesce a comunicarci moltissime delle informazioni necessarie a comprendere quel momento, costruendogli intorno molti degli eventi storici realmente accaduti. Oltretutto Evangelisti mette in luce l'aspetto sociale che coinvolgeva questo mondo popolato da bucanieri e corsari, la loro "autogestione" e i rapporti di potere al loro interno, tutto questo nel 1685, periodo di declino per la Filibusta, costretta a fare sempre più i conti con gli imperi coloniali.
Il libro scorre velocissimo (purtroppo) e mi ha portato indietro di svariati anni, lo consiglio caldamente, soprattutto perchè oltre ad essere un bel romanzo riesce anche a lasciarci qualche informazione in più sulla storia dei pirati.

Voto 7
postato da: uthertepes alle ore 18:32 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, evangelisti, mondadori, 2009, collana strade blu
martedì, 20 gennaio 2009

Il mondo senza di noi



Alan Weisman, Einaudi
€ 14,5

In questo libro Weisman cerca di metterci di fronte a una realtà abbastanza difficile da comprendere. Leggendolo mi sono reso conto che la nostra breve esistenza ci porta molto spesso a dare innumerevoli cose per scontate, anche quelle che abbiamo costantemente sotto gli occhi, tutti i giorni.Soprattutto la nostra presenza sul pianeta, ci siamo, c'eravamo e probabilmente continueremo ad esserci.Al di là del titolo che potrebbe dare l'impressione di un saggio catastrofista l'autore cerca di mostrarci cosa accadrebbe al pianeta SENZA la nostra presenza. E' buffo vedere che le grandi città verrebbero in poco tempo ridotte a territorio di caccia di animali selvatici, ma soprattutto fa riflettere che insieme a noi sparirebbero velocemente i parassiti cittadini (scarafaggi e ratti), quasi a dire che potremmo esservi associati(...). Weisman sottolinea anche quanto l'uomo abbia contribuito a cambiare le regole, modificando l'aspetto stesso del pianeta, a volte in maniera quasi permanente (vi garantisco che mi sono stupito di quanto dureranno alcune opere dell'uomo). Il libro merita secondo me di essere letto, la quantità di informazioni che l'autore inserisce aggiunge aspetti che sono sicuro non tutti valutiamo.

Voto 6+
postato da: uthertepes alle ore 18:06 | link | commenti | commenti
Autori e generi: saggistica, saggi, einaudi, 2008, einaudi stile libero, weisman
sabato, 27 dicembre 2008

Italia De Profundis


Giuseppe Genna, pp.348
Minimum Fax,  EURI 15

E’ la prima volta che leggo qualcosa di Giuseppe Genna e aver cominciato da Italia De Profundis, che non e’ un testo dalle finalita’ e dalla struttura convenzionale, credo mi fara' leggere gli altri in maniera diversa. Questo romanzo/non romanzo ,dice lui stesso, poteva e forse doveva chiamarsi Giuseppe Genna De Profundis, in quanto la finalita’ e’ proprio mettere a nudo l’autore. E’ uno scorcio autobiografico disarticolato lungo circa tre anni, o meglio, articolato secondo un percorso umano piu’ che secondo una linea cronologica convenzionale in cui, il racconto e la narrazione che lo prelude (la distinzione e’ dell’autore), cambiano spesso ritmo e registro. Diversamente dal solito il momento tragico precede quello comico e satirico, si compiono salti tra diversi segmenti e ci si ferma spesso sulla filosofia, sulla critica e sulla spiritualita’. Si fa riferimento ad altri testi e alla citazione di altri saperi come in un saggio pur mantenendo il pathos del romanzo, si passa, bruscamente, dal piano analitico a quello allegorico, da autoflagellazioni a orizzonti di boria.

Lo scrittore/protagonista entra spesso nel testo in modo didascalico e lo fa in quanto scrittore. Non leggete le prossime venti pagine perche’ sono incredibilmente noiose(*), vi dice. Se volete sapere con chi ho appena scopato, se e’ questo che vi interessa, andate al prossimo segmento, dice. Vi avverte che deve trovare il finale, mentre lo trova. Mentre scrive il racconto lo interrompe, distaccandosene (distaccandovi) in corso d’opera, per paragonarlo a scritti dello stesso tenore di altri scrittori. Quel racconto che a me ricordava l’opera caustica, divertentissima e terribilmente snob, della satira sulla societa’ di massa del miglior Michele Serra lui lo riconduce a Ballard, Houllebecq e soprattutto David Foster Wallace(**). L’autore entra continuamente nel romanzo per parlare del romanzo, o per per inserirne comunque le vicende in una prospettiva letteraria, quindi meta-letteraria. L’esercizio non e’ ozioso anzi, non e’ un esercizio.

E’ una necessita’.

Se l’obbiettivo e’ davvero mettersi a nudo, non si puo’ mettere a nudo soltanto l’uomo, ignorando lo scrittore. L’esercizio ozioso, la falsificazione letteraria piu’ evidente, starebbero proprio nel pretendere di mettere a nudo l’uno distinguendolo dall’altro, come se non ci si riferisse ad un unico ente. Lo scrittore si puo’ denudare soltanto mentre scrive, denudando di conseguenza il testo. Ci sara’ pure malizia e la nudita’ vera in fin dei conti puo’ essere soltanto quella del testo, perche’ ogni contatto con l’autore e’ sempre mediato dall’opera e la letterarieta’ altera per definizione: ma la coerenza interna di Italia de Profundis resta intatta, addirittura se ne giova.

Per un segmento a mio gusto irritante(***), ce ne sono almeno quattro magistrali, bellissimi, quasi perfetti nella tensione e nel realismo degli estremi. Per chi e’ interessato alla vita degli autori ci sono alcuni capitoli che, in quanto raccontati in un contesto autobiografico e danzando sul precipizio della morale corrente, potrebbero scatenare curiosita’ morbose sulla loro veridicita’. A me che quei fatti siano accaduti o meno non interessa minimamente (mi interessa molto piu’ l’opera che non la biografia storica e personale di chi scrive): sono verosimili e coraggiosi e l’incanto della letteratura si realizza prerfettamente. Un paio di domande su aspetti marginali e per niente scabrosi, pero’ vorrei porle a Genna se una volta per caso passasse di qui: la prima retorica la seconda sincera e sgomenta. Riguardo all’effetto sui lettori e il livello degli stessi, di Dies Irae e Gomorra: ma a chi pensava che andassero in mano i loro libri una volta che incontrato un grande successo? A milioni di intellettuali e spiriti liberi? Si chiede sempre al lettore di non mitizzare l’autore e poi si compie l’errore, piu' grossolano, di idealizzare il lettore? La seconda domanda riguarda invece la discussione sulla poesia avuta dal “gruppone” al villaggio vacanze, in cui un gruppo di personaggi neoitaliani, destrorsi e caricaturali, decreta la morte della poesia per precoce obsolescenza come se questa non godesse piu’ di libera cittadinanza nel vivere moderno, dominato dalla fica, dalla grana e dagli status symbol. Se quei personaggi sono delle rappresentazioni grottesche e stereotipate di tratti generalmente individuabili in molti italiani, coerentemente col racconto, siamo ancora alla satira dell’Italia agonizzante. Se quella conversazione invece e’ accaduta davvero, se quella conversazione e’ statisticamente possibile, cioe’ se la probabilita’ che quelle persone si riuniscano casualmente in un luogo come un altro e pronuncino quelle parole e’ diversa da zero nell’universo fenomenologico, questo perche’ Giuseppe Genna li ha realmente incontrati quel dato giorno a Cefalu’, allora vorrei saperlo. In quel caso probabilmente il millenarismo del “tragico esito italiano” figlio dell’impotenza davanti all’affondare sordo di questo paese esausto di se stesso e dalla cui suggestione anch’io sono tra mille dubbi rapito, sembra un’eventualita’ anch’essa piu’ concreta. Saremmo infatti al delirio anticulturale che si fa convinzione popolare generalizzata, peggio che nei piu' cupi incubi di Bradbury: il folle rogo della parola scritta di Fahrenheit 451, che germoglia dal basso.

Italia de Profundis e’ bello e coraggioso (****), originale e ben scritto, da come mi sono dilungato si intuisce che ha destato il mio interesse e che di Genna leggero’ ancora.


Voto: 7


(*) Un grande affresco allegorico che viene voglia di dipingere, e noioso non e’.

(**) Qui il destino e’ sardonico con Genna come soltanto il destino, una volta riconosciutolo a posteriori come tale, sa e puo’ essere. Wallace muore poco prima che il libro vada in stampa e le ultime parole scritte da Genna su uno scrittore per cui nutre, e’ evidente, una stima enorme suonano come un’offesa e un’accusa, guarda un po’, proprio di snobismo. La lunga nota in merito aggiunta a posteriori rientra poi perfettamente, come per magia, nella dialettica interna del libro. Potere della letteratura “aperta”.

(***) Quello in cui l’autore ci racconta di come David Lynch gli abbia fatto capire che Genna e’ l’unico in Italia ad aver capito David Lynch. Il che sancisce l’eventuale affinita’ estetico-spirituale tra i due, piu’ che l’acume dell’uno o la grandezza dell’altro.

(****) Qui c’e’ il rischio di cambiare il modo in cui la gente ti guarda e di risultare atrocemente antipatico. Cosa che accadrebbe a chiunque tentasse, credibilmente, di mettersi a nudo.

postato da: Aramcheck alle ore 03:22 | link | commenti (5) | commenti (5)
Autori e generi: narrativa italiana, 2008, minimum fax, giuseppe genna, metaromanzo
domenica, 05 ottobre 2008

Stella del mattino


Wu Ming 4,  EURI 16,80
Einaudi Stile Libero, pp. 391

Il romanzo parte lento e la progressiva introduzione dei personaggi risulta difficile da seguire, almeno senza far continuamente riferimento alle sintetiche presentazioni opportunamente riportate sulla bandella di copertina. La figura di  Lawrence d'Arabia e l'impostazione di molti lavori precedenti dei Wu Ming avrebbero forse fatto pensare ad un romanzo storico d'avventura, con vicende rocambolesche che scorrono con ritmo incalzante  su uno sfondo politico di piu' ampio respiro, mentre Stella del Mattino e' invece soprattutto un romanzo intimista sul rapporto tra l'uomo, la guerra e la difficolta' di raccontarla.  Per quanto la prima guerra mondiale nel teatro mediorientale sia sempre presente nella memoria  dei protagonisti e sia raccontata direttamente da numerosi flashback sulle avventure  del colonnello Lawrence, il vero luogo della narrazione e' Oxford e i  protagonisti sono tutti  reduci della Grande Guerra ormai tornati al loro ruolo di scrittori. Il poeta Robert Graves, il linguista e medievalista  J.R.R. Tolkien e lo scrittore fantasy C.S.Lewis non combattono piu' da tempo contro  nemici in carne ed ossa eppure continuano a confrontarsi  con il senso di colpa dei sopravvissuti, con la paura che le bombe continuino a cadere in eterno sugli incubi notturni e che i fantasmi degli amici caduti non smettano mai di tornare a far visita. Il quarto scrittore e' proprio il colonnello Lawrence alle prese con la propria biografia di guerra  e  piu' degli altri  ancora invischiato con le conseguenze, di portata storica, delle proprie imprese. Nella libera ricostruzione di vicende e  incontri plausibili e probabilmente mai realmente accaduti tra  Lawrence  e altri personaggi realmente esistiti molti riferimenti alle voci che circondarono il protagonista sono risolti in modo creativo e coerente col pathos della vicenda: dalla sua probabile omosessualita' , alle  presunte inclinazioni sadomasochistiche.

Un romanzo interessante che non fa tremare i polsi, nel quale con una certa fatica iniziale si entra in un gioco di conflitti multipli in cui il vero nemico  e' la guerra stessa, il campo di battagia e' l'animo degli uomini e l'unica vittoria possibile e' il ritorno alla normalita' attraverso la sublimazione artistica, raccontando e trasfigurando l'incubo nel tentativo di  consegnarlo definitivamente al passato.

Voto: 6,5
postato da: Aramcheck alle ore 17:37 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, wu ming, einaudi, 2008, einaudi stile libero, wu ming 4
lunedì, 29 settembre 2008

L'odissea di Glystra


Jack Vance, pp. 220
Urania Collezione, EURI 4,90

Breve romanzo ambientato  su un pianeta gigante ("Big Planet" è il nome originale della versione originale) ai confini dello spazio conosciuto, dove vengono mandati  reietti,  criminali, utopisti e tutti coloro che non vogliono conformarsi alle regole terrestri.  Vance racconta  la piccola odissea di una delegazione governativa  catapultata  in un contesto tecnologicamente piu' arretrato  del proprio a causa della scarsezza di metalli e insieme piu'   ricco e variegato nella popolazione e negli stili di vita:   quasi in una visita guidata  ai segreti, ai pericoli e alle culture di un mondo alternativo.  L' ambientazione è ricca e  coerente, la trama semplice e lineare: lettura leggera e avventurosa in linea con lo stile dominante nella fantascienza popolare degli anni '50.

Voto: 5
postato da: Aramcheck alle ore 14:57 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, 2008, science fiction, urania, jack vance, collana urania collezione
lunedì, 22 settembre 2008

La vita agra


Luciano Bianciardi, pp.200
Tascabili Bompiani, EURI 9

Il boom economico se guardato nel suo insieme doveva sembrare una macchina perfetta, veloce e inarrestabile, lanciata verso il futuro. Si compiva davanti a un popolo intero il miracolo materiale dello sviluppo che per tutti ancora coincideva nel lessico e nell'immaginario col progresso stesso. La trasformazione radicale della società avveniva inconsapevolmente perché inconsapevole è la Storia, congettura umana che si scrive a posteriori.   La macchina però la si può raccontare e vivere dall'interno, ci si puo' muovere tra i suoi ingranaggi col preciso intento di distruggerli, si puo' essere corpo estraneo al sistema di riferimento raccontando la vita ordinaria, i rapporti, l'asfissia, tenendo ben presente che il sistema economico-sociale non coincide con la propria autocelebrazione e gli individui non possono e non devono esaursi in esso. 

In queste pagine le vicende e le passioni del singolo illuminano il vuoto e l'alienzaione delle vite dei tanti e da questa prospettiva si finisce  col guardare in faccia la miseria umana che nasce tra le ceneri della miseria materiale.   

Il volo dell'utopia si ribella al camminare cieco, quasi strisciante, delle larve imbacuccate che si scontrano anonime nella nebbia della metropoli, così come tra la profondità  delle miniere   e la cima dei primi  grattacieli c'è una distanza infinità e spietata, sanabile soltanto dall' atto umano , crudele e disperato,  del conflitto estremo.  Immersi nel vissuto quotidiano in un flusso di pensieri travolgente, ci si muove  tra i fossi e le nuvole,  tra  ironia caustica, lucido realismo  e frequenti divagazioni che appaiono come  finestre a strapiombo sull'immaginario dell'autore.

Romanzo rabbioso e vivo,  perla libera e disincantata della letteratura ribelle, La Vita Agra è  il capolavoro  di un talento unico, che porta lo spirito eroico ed eternamente giovane dell'utopia al cospetto di un nemico  enorme e impersonale che si rivela alla fine invicibile. Un nemico che ti assorbe dandoti  un ruolo tra le sue fila, un ruolo da svolgere   a tempo pieno e con dovizia, quello di  ingranaggio tra altri  ingranaggi ,   fini  ultimi ridotti a mezzi che si scoprono sconfitti senza neppure aver combattuto.

Voto: 8+


dal film "la vita agra"di Carlo Lizzani
postato da: Aramcheck alle ore 17:37 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, 2008, bompiani, luciano bianciardi
giovedì, 18 settembre 2008

Omaggio a David Gemmell. RIP.

D.Gemmell, pp.479
Piemme, Euri 6,5
Voto: 7
D.Gemmell, pp. 473Piemme ORO, Euri 6,5
Voto: 6,5
David e Stella Gemmell
 pp.509, Piemme, Euri 22
Voto: 6

David Gemmell è noto soprattutto per il ciclo dei Drenai, lunga serie di romanzi fantasy che pur mantendo la stessa ambientazione restano piuttosto scollegati l'uno dall'altro. Di fatto quindi il ciclo non è tanto una vera e propria saga, quanto una lunga collezione di episodi con un'ambientazione in comune, dove l'epica dell'uno riecheggia nelle pagine degli altri mantendoli però isolati e spesso lontani anche nel tempo narrativo.

Il suo romanzo migliore, tra quelli che ho letto, è di certo "La leggenda dei Drenai" in cui all'interno di una trama piuttosto lineare emerge la bravura di Gemmell nella costruzione minuziosa dell' eroe fantasy. Druss è la figura centrale del ciclo e le gesta descritte in questo romanzo si trasformano in mito per l'intero svolgersi della saga. Druss è l'archetipo dell'eroe di Gemmell: un personaggio costruito con cura, efficace a tal punto da tenere in piedi da solo l'intera costruzione epica di un mondo fantastico. Un guerriero puro nel senso che il termine prende nei Role Play Game, quasi monodimensionale, che si muove sicuro e determinato in un mondo semplice e cruento fatto di sangue, acciaio e onore. Per me i romanzi di Gemmell sono stati soprattutto questo: narrazioni lineari e storie semplici dove eri sicuro poter trovare un eroe pronto se necessario ad affogare nel sangue del nemico pur di fare a pezzi il mondo intero con un'ascia. Ogni tanto leggo il fantasy  perché sento il bisogno di sognarmi altrove e se la scelta è tra  gnomi, fate e maghetti e una testa  che mozzata di netto  da una spada  rotola  giu' da  un collo  che zampilla sangue arterioso, scelgo senza esitare quest'ultima immagine. Ognuno si rilassa come puo'.

Mentre anche negli altri romanzi, spesso non eccezionali a dire il vero, la costruzione dell'eroe resta un punto di forza di Gemmell, al contrario il piu' grande limite della sua produzione fantasy è forse lo sfondo su cui i suoi eroi si muovono che non risulta mai troppo ricco di particolari militari, politici e culturali, non è mai davvero ampio e non sempre sembra intrinsecamente coerente. Mi è spesso parso che Gemmell costruisse mondi della cui scenografia si  scorgessero in controluce le impalcature di cartapesta. Del resto la telecamera di Gemmel non si muove mai in campo lungo, non fa carrellate e non fa salti, al contrario l'inquadratura è sempre ben stretta sui protagonisti e sull'azione rendendo alcuni suoi romanzi avvincenti, ma di cortissimo respiro. Un autore davvero di genere, simpatico già soltanto per il fatto di essere arrivato alla scrittura tardi dopo aver svolto in vita sua un'infinità di altri lavori, onesto, molto produttivo e ben conscio di quali fossero le attese dei suoi lettori.

Pare che poi qualche anno fa che David con sua moglie Stella abbiano fatto un giro per le isole del Mediterraneo, ospiti sulla barca a vela di una coppia di amici . Qui David deve essersi innamorato del Grande Verde, della Grecia, di Omero e dell' Iliade fino a decidere di cimentarsi col Romanzo Storico, uscire dal proprio ambiente naturale e reinterpretare le vite dei piu' famosi eroi mai raccontati.

Deve essere nata così la trilogia del Signore di Troia, nella quale quanto detto di negativo sull'evanescenza dell'ambientazioni del ciclo dei Drenai viene gioco forza superato: il solido background stavolta lo fornisce Omero in persona e, va detto, i personaggi di Gemmell  ci si muovono dentro abilmente.

Conforntandosi col romanzo storico Gemmell ha deciso di compiere un'opera di doppio filtraggio sulla leggenda Omerica tentando di ricostruire una versione plausibile di quei fatti che dovevano aver ispirato il poema originale. La costruzione fantastica andava quindi una volta ancora ristoricizzata, riconducendo a più terrene vicende racconti mitici strapieni di eventi prodigiosi e interferenza divine: così tutta l'Odissea diventa il frutto della fervida immaginazione di un Ulisse in versione Re-Cantastorie, scompare il pomo della discordia, dietro la guerra di Agamennone emergono progetti di egemonia commerciale e militare mentre nelle profezie di Cassandra, almeno in parte, aleggiano i fantasmi di un disturbo mentale. Per il resto,ciò che Gemmell non riporta in terra decide spesso di stravolgerlo piegandolil mito alle sue esigenze di narratore. A questo proposito va detto chiaramente  che, pur non essendo Troy , se siete dei puristi dei classici questa saga non fa per voi.

David Gemmell non fu forse un grandissimo scrittore, ma questo è probabilmente il suo personale capolavoro e di certo è la grande storia che sognava di (ri)scrivere, guardando per una volta oltre la consueta nicchia di lettori. La saga si lascia leggere con piacere, soprattutto il primo libro, ancora una volta i suoi personaggi eroici sanno far presa, la tensione è spesso alta e anche la struttura narrativa si fa più elaborata, smaliziata e accattivante.

Nel 2006 mentre scriveva  il terzo libro della saga David Gemmell è morto.

La Caduta dei Re viene terminato dalla moglie Stella mentre David, immagino, se ne stava da qualche parte a disegnare eroi, contento che la sua saga avesse comunque visto la luce.

PS: Uther ha recensito su Ozia Il Signore di Troia qualche mese fa, per leggere anche il suo parere andate qui

PPS: No, malgrado gli ultimi due post Ozia non sta diventando un sito di necrologi per scrittori...

postato da: Aramcheck alle ore 18:12 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: fantasy, romanzo storico, fanucci, piemme, 2008, gemmell, collana piemme pocket
lunedì, 15 settembre 2008

David Foster Wallace

Mai letto nulla di suo in vita mia fino alla settimana scorsa quando mi è stato prestato "Una cosa divertente che non farò mai più" (Minimum Fax).
Il libretto è indubbiamente simpatico ma non mi aveva forse conquistato del tutto (ho scoperto poi un vero e proprio movimento di "adoratori") e apettavo di leggere altro per esprimermi.

Causa l'entropia del cosmo e la solita confusione di cui mi circondo, soltanto dopo aver letto quello mi sono accorto di avere già un altro suo romanzo (Oblio) in pila da chissà quanto... l'ho riportato in cima alla pila e pensavo di iniziarlo a breve, e mi sono segnato "Infinite Jest" come libro da rimediare appena possibile.

Ieri parlando del più e del meno scopro che Wallace è stato trovato morto venerdì, impiccato nella propria abitazione, probabile suicidio...

Avete mai quella sensazione come di "possibilità negate"... non so, come quando incrociando gli occhi di una sconosciuta per strada ti sembra di scorgere un sorriso ma in un attimo quel volto è già lontano, e te ne rendi conto solo quando è già sparito, magari ti chiedi come sarebbe stato fermarsi e parlarci e chissà che persona avresti potuto scoprire, magari la donna della tua vita o la più grande delle stronze o magari niente di tutto questo e soltanto un volto tra i tanti ma.... non potrai scoprirlo mai più. Perchè è andato.

Ecco, non so perchè mi sento un po' così.


-- jC
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Autori e generi:
mercoledì, 20 agosto 2008

Se una notte d'inverno un viaggiatore

cover-front
titolo Se una notte d'inverno un viaggiatore
autore: Italo Calvino
editore: Oscar Mondadori (collana "opere di Italo Calvino")
pagine: 305
prezzo: € 8,40
ISBN: 9788804482000
parla di: il piacere di leggere romanzi

So di non poter essere obiettivo parlando di Calvino.
I primi ricordi della mia infanzia sono le Fiabe Italiane che mia madre ci leggeva la sera per darci la buonanotte, e che noi sapevamo tutte a memoria; poi Baroni Rampanti, Cavalieri Inesistenti, Visconti Dimezzati popolarono i primi libri che mi provavo a leggere da solo; fino ai Sentieri di Nidi di Ragno della prima adolescenza, che mi fecero uscire dalle favole per entrare nelle Storie... e quando "da grande" e con altra coscienza e altri occhi ho riletto quei libri, quanto diversi, e quanto ancora più belli li ho trovati...

Se una notte d'inverno un viaggiatore è il genio di un intellettuale che ama i libri, ama la letteratura, e -cosa rara- ha una stima immensa e rispetto per i propri lettori, più che delle proprie opere, ma pure li sfida, pure li stuzzica e provoca. Non è un monologo o un libro scritto per sé, ma un dialogo personale, a tu per tu, dove puoi sentire l'autore parlarti francamente e leggere nero su bianco le risposte che vorresti dargli. E' gioco e prova di virtuosismo, un meta-romanzo che ne vale dieci.
E' citata un po' ovunque, per cui non credo possa contarsi come spoiler, l'intervista in cui Calvino stesso parla di questo libro definendolo:
     "un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che
     per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee
     alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l'inizio di
     dieci romanzi d'autore immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e
     diversi fra loro."

Come tanti anni fa ho avuto questo libro da mia madre, con questa descrizione: "leggilo, è un libro fatto di parole". Non capivo bene cosa intendesse, poi l'ho letto d'un fiato in questo inizio Agosto per me un po' strano, che per molti versi mi ha fatto rivivere le sensazioni di altre estati, lontane. A volte sorridendo, a volte sperduto con un vago senso di capogiro, trovandomi spesso curioso davvero di sapere come ogni storia finisse, pur sapendo fin da principio che nessuna avrebbe avuto un seguito,  e sentendomi a volte davvero il "Lettore" cui l'autore, dalla prima all'ultima pagina, da del tu.
Fin dalle prime pagine un pensiero: "E'  il Manifesto di Ozia". Non so se sia vero, non è che importi molto.
Se vi piace leggere, leggetelo. A me è piaciuto, forse non poteva essere diversamente.

Voto: 8
postato da: joeCHiP alle ore 10:41 | link | commenti (6) | commenti (6)
Autori e generi: calvino, metaromanzo
giovedì, 31 luglio 2008

L'igiene dell'assassino.


Amélie Nothomb, pp. 175
Guanda, EURI 8

Primo romanzo della Nothomb scritto nel 1992, prototipale rispetto ad alcuni schemi narrativi che torneranno in molte opere successive dell'autrice belga. La struttura dialogica, la fascinazione del male incarnato nell'antagonista istrionico che tiene in scacco fino alla risoluzione finale del conflitto un protagonista spesso relegato al ruolo di spalla, il numero ridotto dei personaggi, la ciclicità dei luoghi narrativi  e la raffinatezza delle stoccate e delle citazioni, la ricerca del finale ad effetto tramite ribaltamento di ruoli e prospettive. Opera prima a tratti un po' ingenua, ben scritta come sempre, che perde gran parte del proprio scandalo se giudicata tramite il percorso a ritroso di chi ha già letto le opere piu' recenti.  Felici, fertili, efficaci e dal tema raffinato... ma pur sempre schemi, che nel mio caso hanno svuotato in parte il piacere della lettura, banalizzando perfino il cinismo corrosivo della giovane Amélie. Indulgenza vorrebbe che schemi che sembrano ripetersi, vennissero letti in realtà come schemi che si ripeteranno, ponendoli nella prospettiva cronologica corretta. Così ragionerebbe un critico  quale io, volgare lettore, non sono né voglio essere.

Voto: 6-
postato da: Aramcheck alle ore 15:58 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, nothomb, 2008, editrice guanda
lunedì, 07 luglio 2008

Denti bianchi


Zadie Smith,    EURI 9,40
Oscar Mondadori,  pp.552

Ha ventitré anni Zadie Smith quando scrive questo libro, vive e scrive nel ventre di Londra e a leggere Denti Bianchi non si direbbe affto di avere per le mani un'opera prima. La Smith è smaliziata al punto da potersi permettere una partenza piuttosto lenta in cui presenta una costellazione intera di personaggi destinati a passare sullo sfondo nelle pagine successive. L'inizio è simile a un lungo antefatto necessario a raccontare il legame tra due generazioni di immigrati  che lentamente tentano di integrarsi nel dedalo multiculturale britannico. Ogni pagina  è attraversata da un umorismo vivace e sottile che ricorda certi romanzi di Burgess in cui si muovono quasi per caso stralunati antieroi i cui piccoli gesti,  fissazioni e  contraddizioni, hanno una carica comica naturale e travolgente. E' tanto ben scritto, dicevo, che la Smith non si preoccupa di essere prolissa  sviluppando a pieno  una trama in cui per lunghi tratti non succede moltissimo. Senza che la lettura ne risulti troppo appesantita Zadie si prende il tempo per dare spazio e caratterizzazione ad ogni personaggio finché, nel finale a grancassa, tutti  convergono inesorabilmente verso una chiosa farsesca che chiude il sipario e si ricollega alla testa del romanzo.
Il tema centrale  è il rapporto tra integrazione e tradizione, in un mondo dove generazioni diverse di immigrati non ottenendo l'una spesso si rifugiano nell'altra. Per la seconda generazione, quella cui appartiene la Smith e il suo probabile alter ego Irie,  lo sguardo è confuso e offuscato dalla mancata esperienza del paese e della cultura d'origine che spesso finisce per essere mitizzata o deformata da un vissuto in fondo tutto occidentale: allo stesso modo l'esclusione vissuta nella terra stessa in cui si è nati risulta  ancora più paradossale e incomprensibile, fino a generare reazioni rabbiose e integraliste. Il romanzo fu scritto prima degli attentati degli ultimi anni e della scoperta, sconvolgente per gran parte dell'opinione pubblica europea, di come siano  spesso proprio i giovani della seconda o terza generazione le reclute piu' entusiastiche  del fanatismo integralista.
Questo in Denti Bianchi  c'era già.
L'autrice pero' gioca a lungo con  gli specchi e alcuni tra i personaggi apparentemente più religiosi e tradizionalisti si rivelano esempi di tolleranza quando, al dunque,  si misura il rispetto verso la diversità altrui. Specularmente appunto, gli ambienti ultralaici e profondamente British   mostrano a volte il volto di un occidente che, incapace di guardarsi dal di fuori, sviluppa ideologie scientifico/sociali e comportamenti privati fanaticamente egocentrici. Nell'incontro tra la realtà mutlietnica dei sobborghi, inquieta e perennemente in cerca del proprio senso d'appartenenza a costo di  ricostruirsene uno nel fenomeno inglesissimo della micro tribù o della banda giovanile, e la borghesia radical chic, coi suoi slanci civilizzatori  e i propri riti autereferenziali, il romanzo raggiunge il proprio esilarante culmine.
Anche "Denti Bianchi" , come Cittadina di seconda classe della Emecheta, l'ho  dovuto leggere  per dovere e senza questa spinta forse non lo avrei neppure sfogliato. Per prolissità e pause nell'andamento della lettura non si può dire che l'impianto narrativo della Smith sia già un meccanismo perfetto, però di talento ne ha da vendere ed è francamente bello vedere un' autrice agli esordi affrontare subito con tale sicurezza  una tela tanto grande.

Voto: 6,5
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, oscar mondadori, zadie smith
mercoledì, 02 luglio 2008

Screwjack


Hunter S. Thompson, pp. 54
Baldini e Castoldi, Euri 8

Genio e talento del Hunter Thompson sono tali da  emergere anche nella rapida lettura di questi tre racconti lampo, brevissime allucinazioni quasi in forma di appunti. L'operazione editoriale da 8 euro al pezzo pero' non ha  molto senso: si raggiungono le 50 pagine grazie al corpo dei caratteri, ai generosi spazi interlinea e alle pagine bianche tra un raccontino e l'altro. Roba per collezionisti, acquistata su Internet senza averla potuta sfogliare che al piu'  mette l'acquolina in attesa di avere per le mani  testi di piu' corposi e compiuti del Gonzo

Voto: 4
postato da: Aramcheck alle ore 18:40 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, 2008, hunter thompson, editore baldini e castoldi
martedì, 01 luglio 2008

Cittadina di seconda classe


Buchi Emecheta, pp.380
Giunti,  EURI 11,50

Non esattamente il mio genere, è uno di quei libri che letti  per obbligo  si fanno poi apprezzare. Il titolo dell'edizione  originale  è  Ada's Story, dove Ada è l'alter ego letterario di Buchi che racconta su queste pagine un pezzo importante della propria vita di immigrata di prima generazione. L' autrice/protagonista è una donna nigeriana a metà strada tra due mondi:  la  cultura tribale, superstziosa e profondamente  maschilista in cui è cresciuta e l'ottima istruzione coloniale che da bambina, già ostinatissima, ha fatto di tutto per ricevere e che farà di lei prima un colletto bianco poi una scrittrice. Quando Ada parte per Londra ha già due figli, un marito in grado di procurarle soltanto problemi e nuove gravidanze e una visione idilliaca dell'Inghilterra e dei bianchi che verrà presto smentita da anni di meschinità, esclusione e razzismo vissuti sulla pelle. Pian piano ai maltrattamenti domestici si sostituirà la ribellione verso il marito, ai legami della famiglia allargata africana il sostegno paternalistico dello stato sociale britannico, finché sui soffocanti marchi di second class citizen, donna-madre  e  per di più nera cresce una nuova autoconsapevolezza con la scoperta dei diritti, dell' autonomia  e perfino del  talento letterario.  L'epopea normale dell'immigrazione è raccontata con candore quasi ingenuo ed estrema semplicità, anche perché forse la Emecheta all'epoca disponeva di un lessico inglese non ancora ricchissimo e tantomeno padroneggiava le malizie letterarie di una lingua non ancora completamente sua. Una narrazione vera, viva, drammatica e commovente che riesce a raccontare senza  troppa retorica né mielosa autocommiserazione (tranne quando questa è parte del  vissuto diretto della protagonista) l' eroismo sconfinato degli ultimi che vincono la propria battaglia  lontano dalle celebrazioni, sopravvivendo con tenacia ai i vortici dell'esclusione sociale.  Non il mio genere dicevo e per di più letto su commissione: probabilmente un lettore piu' motivato gli darebbe un voto motlo più alto.
.
 
Voto: 6
postato da: Aramcheck alle ore 10:06 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, 2008, buchi emecheta, editrice giunti
mercoledì, 18 giugno 2008

Il sergente nella neve - Omaggio a Mario Rigoni Stern


Mario Rigoni Stern, pp.139
Einaudi Tascabili, Euri 8,50


Una delle tante incredibili storie della famosa ritirata dei soldati italiani dalla Russia.Ma Rigoni Stern,un po' come Nuto Revelli, riesce a svelare il lato "umano" della guerra.Lui,ventitrenne sergente alpino,a capo del battaglione Vestone,coglie particolari,e situazioni,che fanno vivere quei momenti tragici come fossero in un film. Merita un appunto particolare,un doveroso omaggio, oggi che, uno dei tanti veri italiani che ci inorgoglisicono e' venuto a mancare...

..Vi sono i soldati russi,la. Dei prigionieri? No. Sono armati.Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando intorno alla tavola.Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune.E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz aria.Vi sono anche delle donne.Una prende un piatto,lo riempie di latte e miglio,con un mestolo,dalla zuppiera di tutti,e me lo porge.Io faccio un passo avanti,metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste piu.I soldati russi mi guardano.Le donne mi guardano. I bambini mi guardano.Nessuno fiata.C'e' solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto.Spaziba, dico quando ho finito...Cosi e' successo questo fatto...

by Taxista Leninista (gentile ospite di Ozia)
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Autori e generi: narrativa italiana, mario rigoni stern, 2008, einaudi tascabili
venerdì, 13 giugno 2008

La scimmia nuda


Desmond Morris, pp.269
Bompiani Tasc.,  EURI 8,2

Sì lo so, è un testo datato e risale agli anni sessanta, quando  il famoso etologo-antropologo (e pittore surrealista stando a Wiki...) decise di affrontare lo studio dell'essere umano per quel che è: l'ultimo modello di scimmione, tutto nuovo e migliorato, che madre natura si è  arrischiata a selezionare. Forte della propria esperienza nello studio delle circa 250 specie di primati, Morris decide di osservare l'Homo Sapiens dal punro di vista zoologico e comportamentale,  indagando con piglio  e metodo rigorosamente darwinisti  le possibili  ragioni evolutive delle sue caratteristiche peculiari. Se ci si pensa, infatti, la pretesa di molta psicologia di voler spiegare le ragioni recondite del comportamente umano a partire dalle attuali complessità sociali, culturali e intellettive appare utile quanto l'idea di voler costruire una casa partendo dal tetto . Sorvolo poi su tutta la psicologia simbolica e archetipica, che non ho mai capito cosa intenda dimostrare... Jung era un uomo simpatico e pieno di immaginazione,  ma resto convinto che si sarebbe espresso meglio come poeta esoterico, continuando a fare il medico a tempo perso, piuttosto che come studioso teorico della psiche umana. Se delle origini dell'uomo qualcosa sappiamo per certo è proprio che esso è un animale, che come  tutti gli animali  si è evoluto per selezione naturale, lottando con l'ambiente e selezionando i caratteri genetici migliori a partire da un antenato comune con i primati che, in ultima analisi, ci apparirebbe oggi come una sottotipo di scimmia. Se un approccio di tal fatta, che parta appunto da questa realtà inoppugnabile ( no, il creazionismo NON E' UN OBIEZIONE SERIA ), di certo non esaurisce la complessità umana è anche evidente di come esso sia l'unico in grado di indagarne correttamente le fondamenta, il sostrato e quegli istinti inconsci, proprio perché precedenti alla concienza di sé tipica dell' intelligenza umana, che non siamo in grado di decodificare in modo immediato.  Sessualità,  socialità,  caratteristiche fisiologiche, atteggiamenti mentali e comportamenti  andrebbero studiati a partire da queste premesse sulle quali, in un secondo momento, si sono sviluppate le caratteristiche che ci contraddistinguono oggi dai nostri  cugini  rivestiti di pelo. Saggio interessante, ben scritto, ironico quando necessario e straordinariamente convincente malgrado, questo è inevitabile, in tali ambiti ci si debba muovere necessariamente  per ipotesi.

Voto: 8
postato da: Aramcheck alle ore 12:10 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: saggi, 2008, collana tascabili bompiani, desmond morris
martedì, 10 giugno 2008

Una vita da spia.


Emilio Randacio, EURO 9,5
BUR passato/futuro, pp. 175

A quanto pare il primo collaboratore dei servizi segreti italiani a raccontare pubblicamente, con un libro tra il romanzo biografico e il reportage, la propria esperienza di infiltrato. Un libro tuttosommato innocuo, e proprio per questo pubblicabile, che racconta la vicenda di un ragazzo ansioso di lavorare per lo Stato che si ritrova al servizio di quella zona grigia in cui in Italia si e' spesso nascosto l'antistato, o meglio, il braccio sporco e collaterale del potere. Bernardini non fu un pezzo grosso, mai divenuto agente effettivo, fu un informatore infiltrato nei collettivi studenteschi de La Sapienza e negli ambienti movimentisti di San Lorenzo, prevalentemente negli anni novanta quando, probabilmente, da quelle parti i fuochi erano gia' finiti. Coivolto successivamente dagli eventi in marginali contatti con l'OLP, con l'IRA, con alcuni estremisti riparati in Francia sotto la dottrina Mitterand,  col governo cubano e coi guerriglieri centroamericani, non ebbe mai modo di sporcarsi veramente le mani, o almeno in questo libro non lo racconta. Interessante sia per capire come in periodi relativamente tranquilli sul fronte interno le manovre da entrambi i lati  della barricata non si siano mai del tutto arrestate, sia per la vicenda umana di un giovane uomo lacerato tra il proprio ruolo di "traditore" del gruppo nel quale vive a tempo pieno e la maschera  ideologica che gli eventi e le scelte lo obbligano portare.
Nulla che faccia cadere dalla sedia il lettore in cerca di rivelazioni, piuttosto una lettura intrigante per chi fosse interessato alle dinamiche del reclutamento e al modus operandi con cui il potere, nello sforzo immutabile di salvaguardare se stesso e l'ordine che e' tenuto a  rappresentare, muove le sue ignare pedine su una scacchiera i cui orizzonti sfumano tra la cronaca, i libri di storia e cio' che non deve mai essere registrato ne' dall'una ne' dagli altri.

Voto: 6+
postato da: Aramcheck alle ore 19:09 | link | commenti | commenti
Autori e generi: saggistica, reportage, 2008, bur , emilio randacio, collana passato/futuro
lunedì, 26 maggio 2008

Contro i giovani


Boeri e Galasso, Euri 15
Mondadori Strade Blu, pp. 158

Come ho scritto più volte ritengo che la  questione generazionale in Italia sia un argomento centrale, al contempo  fattore di disuguaglianza, arretratezza economica e disgregazone sociale, quindi ogni pubblicazione sull'argomento è bene accolta. Boeri e Galasso in particolare hanno ragione quando descrivono gli italiani come un popolo "generoso coi propri figli ed egoista coi figli degli altri",  diretta conseguenza della pervasiva incapacità  a sentirsi parte responsabile di una comunità più vasta e probabile ragione per cui la generazione dei truffatori  non  si percepisca come tale.  Il saggio, che è breve e scritto da due economisti piuttosto ortodossi,  parte con una carrellata di racconti personali che vorrebbe mettere a confronto sei generazioni diverse con lo scopo di evidenziare, in un'improbabile sintesi, 60 anni di trasformazione socioeconomica italiana. La seconda parte invece si concentra abbastanza efficacemente sui dati del problema e sui paradossi che questo sta producendo, emblematici in particolare i capitoli sullo spazio lasciato ai giovani ricercatori e sul generale livello di nepotismo. Tra tanti argomenti crucilai affrontati e qualcuno forse perso per strada,  lascia un po' perplessi l'ossessione bersanesca per le umane vicende dei tassisti.
In generale, ci si poteva forse aspettare di più, ma va dato comunque merito agli autori di aver proposto uno studio serio su un problema continuamente minimizzato e mai realmente affrontato dalla politca se non, come al solito, a parole e proclami  in campagna elettorale.

Voto: 6
postato da: Aramcheck alle ore 11:46 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: saggistica, saggi, mondadori, 2008, collana strade blu, tito boeri, vincenzo galasso
lunedì, 05 maggio 2008

I re di sabbia


Geroge R.R. Martin, pp. 342
Mondadori,      EURI 18,50

La Mondadori continua l'operazione di (ri)pubblicazione delle opere giovanili di Martin tramite raccolte di racconti. Come per "Le torri di cenere"  pur essendo i racconti   in gran parte di fantascienza, la copertina richiama volutamente al genere fantasy-medievale, sfruttando la celebrità delle cronache del Ghiaccio e del Fuoco sulle quali la produzione dell'autore si è arenata da qualche anno. Stavolta pero' c'è piu' di una gradita eccezione tra cui il racconto Il cavaliere errante, effettivamente ambientato su Westeros un centinaio d'anni prima dell'inizio delle Cronache. Il racconto  sazierà momentaneamente i lettori della saga principale  concedendo un flashback interessante sui tempi in cui regnava Casa Targaryen,  pur non essendo probabilmente tra i migliori  della raccolta. D'altra parte il giudizio nel mio caso è  viziato dalla pregressa conoscenza della novella, già uscita di recente in un albo unico a fumetti, tra l'altro dotato di sfiziose appendici, e edito in Italia da  Italcomics. Rispetto alle Torri di Cenere  anche il resto dei racconti sono complessivamente migliori. Senza pause né cadute di ritmo risultano tutti piuttosto avvincenti, in quello che soprattutto all'inizio sembra un piacevole crescendo. Dalla science fiction dei I Re di Sabbia, che dà il nome alla raccolta, e I passeggeri della Nightflyer  al fantasy-medioevale del Drago di Ghiaccio e Nelle Terre perdute, fino alla Via della Croce del Drago riuscitissima ibridazione tra i due generi, la qualità resta  costantemente alta e tutti i racconti finiscono per lasciare la loro traccia. Se fatico a trovare un autore Fantasy  vivente (of course mr. Tolkien) anche soltanto paragonabile all'autore delle Cronache, per la Science Fiction il discorso è in parte diverso. Le storie di Martin mancano della potenza visionaria dei grandissimi, non pretendono di spiegarci il presente né di reinterpretare il passato, non lanciano moniti verso il futuro dell'umanità e lasciano poco spazio alla struttura sociale e alle complessità psicologiche. Eppure sono  popolati da personagg affascinanti, credibili e solidi, ci mostrano mondi che verrebbe voglia di esplorare in ogni dettaglio e la loro riuscita ludica, almeno per quelli di questa raccolta, è completa e coinvolgente. Attraverso un'ottima prosa  e  storie che  dosano  sapientemente  le  coordinate narrative del proprio intreccio, si evade davvero dal proprio quotidiano. E non è poco.

Voto: 7
postato da: Aramcheck alle ore 13:04 | link | commenti (7) | commenti (7)
Autori e generi: fantasy, raccolta di racconti, mondadori, 2008, science fiction, george martin, r r martin

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