Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
lunedì, 05 maggio 2008

I re di sabbia


Geroge R.R. Martin, pp. 342
Mondadori,      EURI 18,50

La Mondadori continua l'operazione di (ri)pubblicazione delle opere giovanili di Martin tramite raccolte di racconti. Come per "Le torri di cenere"  pur essendo i racconti   in gran parte di fantascienza, la copertina richiama volutamente al genere fantasy-medievale, sfruttando la celebrità delle cronache del Ghiaccio e del Fuoco sulle quali la produzione dell'autore si è arenata da qualche anno. Stavolta pero' c'è piu' di una gradita eccezione tra cui il racconto Il cavaliere errante, effettivamente ambientato su Westeros un centinaio d'anni prima dell'inizio delle Cronache. Il racconto  sazierà momentaneamente i lettori della saga principale  concedendo un flashback interessante sui tempi in cui regnava Casa Targaryen,  pur non essendo probabilmente tra i migliori  della raccolta. D'altra parte il giudizio nel mio caso è  viziato dalla pregressa conoscenza della novella, già uscita di recente in un albo unico a fumetti, tra l'altro dotato di sfiziose appendici, e edito in Italia da  Italcomics. Rispetto alle Torri di Cenere  anche il resto dei racconti sono complessivamente migliori. Senza pause né cadute di ritmo risultano tutti piuttosto avvincenti, in quello che soprattutto all'inizio sembra un piacevole crescendo. Dalla science fiction dei I Re di Sabbia, che dà il nome alla raccolta, e I passeggeri della Nightflyer  al fantasy-medioevale del Drago di Ghiaccio e Nelle Terre perdute, fino alla Via della Croce del Drago riuscitissima ibridazione tra i due generi, la qualità resta  costantemente alta e tutti i racconti finiscono per lasciare la loro traccia. Se fatico a trovare un autore Fantasy  vivente (of course mr. Tolkien) anche soltanto paragonabile all'autore delle Cronache, per la Science Fiction il discorso è in parte diverso. Le storie di Martin mancano della potenza visionaria dei grandissimi, non pretendono di spiegarci il presente né di reinterpretare il passato, non lanciano moniti verso il futuro dell'umanità e lasciano poco spazio alla struttura sociale e alle complessità psicologiche. Eppure sono  popolati da personagg affascinanti, credibili e solidi, ci mostrano mondi che verrebbe voglia di esplorare in ogni dettaglio e la loro riuscita ludica, almeno per quelli di questa raccolta, è completa e coinvolgente. Attraverso un'ottima prosa  e  storie che  dosano  sapientemente  le  coordinate narrative del proprio intreccio, si evade davvero dal proprio quotidiano. E non è poco.

Voto: 7
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Autori e generi: fantasy, raccolta di racconti, mondadori, 2008, science fiction, george martin, r r martin
lunedì, 05 maggio 2008

La disobbedienza civile


Henry David Thoureau, pp. 128
Edizioni La vita felice,   EURI 8,5

Il breve saggio (con testo in lingua originale a fronte) raccoglie un discorso tenuto da Thoreau nel periodo seguente alla propria carcerazione per essersi rifiutato di pagare le tasse al governo americano. Il gesto del filosofo-scrittore era una ribellione non violenta in aperta polemica contro la guerra in Messico e la pratica della schiavitù, che gli permise tra le altre cose  "di conoscere finalmente i propri concittadini osservandoli vivere dalla finestra della sua cella".  Testo importante del pensiero anarchico,  in grado peraltro di influenzare figure centrali del '900 come Ghandi e Martin Luther King, è il resoconto della dialettica serrata tra un individuo fedele ai propri principi e lo Stato che gliene vorrebbe imporre degli altri. La posizione di Thoreau è netta: se ognuno ha il diritto di ignorare un'ingiustizia di cui non è responsabile, nulla  gli  permette di esserne complice, finanziandola ad esempio con le proprie tasse. Thoreau non fu un estremista né un rivoluzionario, almeno per come venne inteso il termine nell'800 europeo, fu piuttosto uno scrittore ironico e arguto dalla prosa a tratti sublime, coerentemente convinto delle proprie posizioni etiche. Un uomo che teneva in massimo conto la propria libertà, fino al punto  da alienarsi  dalla proprietà delle cose e dalle imposizioni sociali vivendo a lungo nei boschi del lago Walden oppure spingendosi ad affermare, come fa in questo testo, che il miglior governo è quello che non governa affatto.

Voto: N/C
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Autori e generi: saggistica, saggi, 2008, editore la vita felice, thoureau, sggi
lunedì, 28 aprile 2008

Diluvio di fuoco


Rene' Barjavel, pp.160
Urania Collezione, Euri 4,90

In un futuro abbastanza lontano  un'improbabile  guerra mondiale e un cataclisma elettrico che contravviene tutte le leggi della fisica conosciute gettano l'umanita' nel caos. Tra parentesi strampalete e cliche' sociali piuttosto triti, tutta la prima parte del romanzo si trascina traballante verso la chiosa finale in cui Barjavel puo' gettare, con toni biblici, le basi del proprio nuovo medioevo, il ritorno alle comunita' rurali e la messa al bando della tecnologia, percepita evidentemente dall'autore come malvagia e corruttrice.  Il curatore di Urania sostiene che questo, come altri romanzi di fantascienza di Barjavel, siano stati sottovalutati per la francofonia dell'autore e per alcune sue tesi reazionarie. A me e' sembrato soltato un romanzetto brutto e sciatto.

Voto: 4
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, science fiction, urania, barjavel
domenica, 27 aprile 2008

Mr. Sebastian e l'ombra del diavolo.


Daniele Wallace, pp.260
Newton Compton, Euro 9,90

Di questo romanzo di Wallace, gia'  autore del libro da cui  venne tratto Big Fish,  pare che Tim Burton abbia gia' opzionato i diritti per girare una nuova pellicola. Non so se  il film si fara' e se Wallace in cuor suo ci contasse, ma segnatevi questo: il personaggio di Marianne LaFleur  e' Helena Bonham Carter e sarebbe un vero peccato se dovesse interpretarlo un'altra.
Il romanzo di Wallace  e' una narrazione a piu' voci dove la vita del mago Henry Walker viene  raccontata per frammenti che ricompongono gradualmente il piano narrativo complessivo. Il meccanismo funziona dall'inizio alla fine. Wallace sembra creare un evidente parallelismo tra il modo in cui sceglie di raccontare la sua storia e il mondo all'interno del quale si muove il suo protagonista. In entrambi si rappresenta lo spettacolo della magia, lo stupore dell’impossibile e poi una coltre di trucchi e artifici, bugie e illusioni cui il pubblico pagante accetta di credere pur di potersi stupire.  Wallace lascia cadere un un velo  dopo l’altro finche'  alla fine, quando nel rituale dello spettacolo magico si celebra il prestige e dovrebbe scattare l'appaluso,  ci mostra nascosta dietro l’ultimo specchio la realta’ con la sua durezza e i suoi squallori. 
E’ la storia di un marchio  impresso ad una giovane vita e che finira’ per determinarne per sempre le sorti. Nella vita del protagonista  domina l'universo estetico dell’infanzia, in lui le chiavi interpretative dello stupore e del mistero resistono ostinatamente negli anni,  mentre le menzogne autoassolutorie degli adulti   maturano  fino a trasformarsi in cinici e inafferrabili demoni.   Wallace racconta usando trucchi raffinati che conducono attraverso inganni e giochi di prestigio ad  interrogarsi sulla realta’ che sta dietro le quinte, in questo si rivela lui per primo un grande illusionista,  allo stesso modo di come durante la lettura molti dei personaggi si distaccano dalla maschera grottesca dello stereotipo circense con cui vengono presentati inizialmente, mostrando pian piano tratti tragici e reali.
Quando alla fine lo spettacolo culmina e il quadro si ricompone, il cilindro che sfornava conigli torna ad essere un cappello, la gente lascia il teatro e torna a casa dove la attende una vita senza sorprese, in cui  si inganna soprattutto se stessi e  dominano impietosi  il caso, l'arbitrio e la banalita' del male.

Voto: 7+
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, daniel wallace, newton comton
domenica, 06 aprile 2008

Il maestro e margherita.


Michail Bulgakow, pp.386
Einaudi, Euri 8

Riporto la copertina e i dati su prezzo e pagine dell'edizione Einaudi perche' e' la piu' econimica tra quelle recenti, ma in realta' quella che ho avuto tra le mani in questi giorni e' l'edizione della Biblioteca di Repubblica nella collana Novecento, uscita qualche anno fa insieme al giornale a  4,90 Euri. Su Ibs non e' riportato  il nome del traduttore della versione Einaudi, nella mia versione, ormai rintracciabile suppongo soltanto nelle bancarelle dei libri usati, la traduzione e' di Vera Dridso e  mi e' parsa impeccabile.  Scritto e rimaneggiato piu' volte nel corso di dodici anni in epoca staliniana venne pubblicato, in versione censurata, soltanto nel  66-67. Tipico esempio di romanzo nel romanzo quello principale e' ambientato a Mosca nell'epoca in cui visse Bulgakow, dove il Diavolo e la sua corte irrompono per portare lo sconquasso nel grigio mondo dei burocrati della cultura sovietica. Quello contenuto, e' invece  ambientato nella Gerusalemme degli ultimi giorni di Cristo, in una riscrittura dei vangeli che ruota intorno ai dubbi e alle trame di Ponzio Pillato. Frizzante, sensuale e magico,  il primo e' impregnato di elementi comico/satirici che dovevano avere una straordinaria carica liberatoria per un Bulgakow imprigionato in certe ottusita' della propria epoca. La comicita' e la satira di regime sono anche gli aspetti piu' esposti allo scorrere del tempo perche' piu' legati all'attualita' in cui vennero scritti, e quindi destinati a sbiadire un po' per il lettore contemporaneo, culturalmente lontano dalle assurdita' censorie della Russia di Stalin. Appartenenti a due registri narrativi diversi entrambe le storie sono pero' narrate con maestria che rasenta la perfezione. La vicenda biblica e' piu' lineare e semplice da seguire, anche per il numero ridotto dei personaggi che sono invece decine nella caotica e paradossale narrazione  moscovita, ed e'  scritta  in modo tale che la costruzione di ogni periodo appare sublime e cristallina, attualissima e immortale. 

Ci si innamora di Margherita, si vorrebbe partecipare al gran ballo di Satana, volare a cavallo di una scopa col suo seguito demoniaco per raggiungere un Sabba nel bosco, si partecipa, come avvenisse ora, al tormento di Pilato mentre scruta le guglie di Yerushalayim e si respira l'aria polverosa del calvario mentre intorno alla morte del mite Yeshua Hanozri (il nome aramaico di Gesu' Cristo), i suoi sodali e suoi persecutori ci vengono presentati sotto una luce del tutto nuova. Un voto ai classici preferisco non darlo, li ha gia' premiati il tempo e, anche qualora le loro pagine fossero coperte di uno strato troppo pesante di polvere, ma non e' affatto questo il caso,  credo valga quasi sempre la pena di affrontarne la lettura.

Voto: N/C
postato da: Aramcheck alle ore 11:14 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: narrativa straniera, einaudi, bulgakov, 2008, bulgakow, einaudi tascabili
venerdì, 14 marzo 2008

Il Grande Gioco



Peter Hopkirk, pp.624
Adelphi, euri 33

Durante la lettura di A passo di gambero (U. Eco) ho letto dei commenti molto positivi dell'autore in merito a questo splendido libro. Non avevo molti dubbi sul giudizio di uno dei più grandi intellettuali italiani e così ho comprato il libro a occhi chiusi.
L'obiettivo dell'autore è quello di creare un impegnativo fil rouge che lega gli eventi accaduti nell'asia centrale nel lunghissimo periodo che va dai primi anni del 1700 sino al trattato anglo-russo del 1907.
Lo sforzo di Hopkirk si concentra su una bibliografia di ben tredici pagine di testi, molti dei quali reperiti in librerie specializzate, spesso questi documenti sono stati tradotti dal russo e pubblicati in inglese, diari degli esploratori, documenti ufficiali degli accordi raggiunti. Inoltre per "ragioni di brevità" non vengono citate le innumerevoli fonti giornalistiche a cui si riferisce nella stesura del testo.
Il racconto che ne risulta è ricco di intrighi spionistici, guerre, assedi e rapimenti, tradimenti e giochi politici avvenuti tra i due più grandi imperi dell'epoca: Britannico e Russo.
Il primo cercava di difendere l'India dagli interessi dello zar, il secondo mirava all'espansione verso territori inesplorati, regioni che ancora non erano su nessuna mappa, neanche su quelle anglosassoni e comprendeva ,a onor del vero, l'attrazione per "il gioiello della corona" inglese.
Ed è qui, tra le terre dei Turkmeni e dei Circassi, nei khanati afghani dell'epoca, passando per le terre di Persia fino a raggiungere Lhasa che ritroviamo avventurieri e ufficiali di altri tempi, esploratori disposti a viaggiare attraverso territori di cui non si conosceva nulla, solo per il gusto di essere i primi pionieri a riportare informazioni utili al loro paese, o per la loro ambizione personale, spesso a rischio della propria vita. Un viaggio che l'autore ci fa assaporare insieme a quegli uomini, come nei romanzi di avventura popolati da personaggi fuori dal comune che, questa volta, sono realmente esistiti.
Durante questo viaggio si percepisce profondamente quanto sia difficile e lungo il processo di esplorazione di territori come quelli del centro-asia, dove la sottile arte dell'inganno orientale spesso riuscì a raggirare potenze all'apice della loro espansione. Dopo oltre un secolo quei colossi avevano ottenuto solo delle mappe più dettagliate di quelle terre, perpetrato massacri spaventosi, subito perdite tremende su entrambi i fronti. I veri eroi di quel periodo furono gli innumerevoli uomini che diedero la vita per partecipare al Grande Gioco, termine coniato da uno di loro, Arthur Connoly, che si scavò letteralmente la fossa da solo. Personalmente ho ancora l'imbarazzo della scelta sul "preferito" poichè  entrambi gli imperi contribuirono con i migliori disponibili. Un libro poderoso.

"Questa è una lotta di giganti, non di uomini"

Voto: 9
postato da: uthertepes alle ore 21:49 | link | commenti (5) | commenti (5)
Autori e generi: storia, saggistica, 2008, adelphi, hopkirk
lunedì, 10 marzo 2008

Starship Troopers

Oscar
Robert A. Heinlein,  pp. 342
Mondadori Oscar, Euri 9,20

Edito la prima volta da Urania negli anni 60 e  poi in seguito nella collana Urania Collezione dello stesso editore era diventato di recente praticamente introvabile, almeno al prezzo di copertina. Acquistarne una copia via web era arrivato a costare fino a 30 euro e richiedere gli arretrati a Urania stessa costa tre volte il prezzo di copertina, comunque piuttosto basso, più le spese di spedizione. Giunge dunque graditissima questa ristampa  nei Piccoli Oscar uscita quest'anno di quello che rimane un grande classico della fantascienza.  Se avete visto l'omonimo film dimenticatelo: in comune c'è l'ambientazione e poco altro. Quella che nella versione cinematografica è la storia di una guerra intergalattica,  nel romanzo originale è soprattutto la storia di un uomo e del suo rapporto con  la struttura militare nella quale è inserito, un romanzo, nelle intenzioni di Heinlein a suo modo anche formativo.  Starship Troopers è stato spesso accusato di essere un testo militarista. Lo è eccome! Racconta una storia che parla di militari e lo fa dal punto di vista di militari entusiasti del loro ruolo e della loro missione. Cose come il cameratismo, la gerarchia, la guerra e le armi esistono ed hanno da sempre il loro ruolo nella realtà:  la letteratura,  anche se può trasfigurarlo in infiniti modi, finisce col raccontare il reale. Ciò che conta davvero però è che non si tratta di un libro becero e le idee che propugna, gradite o no al lettore, derivano da una visione coerente del presente e del futuro con cui è interessante confrontarsi. Heinlein infatti non si limita a osannare l'atto di coraggio o la distruzione del nemico, quasi non lo fa affatto.  L'autore ipotizza un intero sistema sociale basato sul rapporto tra servizio militare e diritti politici, un sistema filosofico, una teorica scienza della morale, che lo giustifica e lo sostiene  partendo da considerazioni antropologiche e proseguendo per concatenazioni logiche successive, infine  una pedagogia  paternalistica che rende accettabili i cardini  su cui una tale società potrebbe fondarsi. Non c'è bisogno di essere d'accordo con uno dei colonnelli che descrive nel libro tale sistema come perfetto,(io non lo sono e  anzi mi piacerebbe avere il tempo di scriverne una confutazione), per riconscere quello che ci propone Heinlein come un punto di vista degno di essere discusso, un'intera visione del futuro dell'umanità e non soltanto una storiella di navi spaziali e ragni galattici. In alcuni punti  le tesi esposte in Starship Troopers, che trattandosi di fiction non è detto coincidano in tutto e per tutto con quelle dell'autore,  sembrano in polemica diretta con alcuni temi  tipici del '68(*),  pur essendo stato scritto più di dieci anni prima. Un brano recita più o meno così:

<<Nelle democrazie del XX secolo alla gente venivano  insegnati soltanto i diritti, nessuno ricordava loro che avevano anche dei doveri.[...] E' per questo che che quel nobile esperimento fallì miseramente.>>

Sfido anche l'hippie più inveterato a non leggerci un fondo di verità.

Voto: 7+
 
(*)"Straniero in terra straniera" sempre di Heinlein sarà  invece un libro cult di quel movimento.
postato da: Aramcheck alle ore 14:57 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, heinlein, mondadori, 2008, science fiction, oscar mondadori
venerdì, 29 febbraio 2008

Il cimitero senza lapidi e altre storie nere


Neil Gaiman pp. 219
Mondadori, Euri 15

Ultimamente mi è rimasto poco tempo per leggere, ne ho un po' soltanto la sera prima di andare a dormire. Malgrado la pila tremolante sul comodino che rischia di cadermi addosso nel sonno e vari libri lasciati a metà, ho cercato in libreria una lettura non troppo impegnativa da potersi fare a tappe. Così ho comprato questa raccolta di racconti sedotto dal titolo e soprattutto dalla copertina di Iacopo Bruno, che dallo scaffale mi parlava di favole dark e atmosfere alla Tim Burton. Anche se alcune storie sono trite e piuttosto infantili, tra cui una scritta da un Gaiman giovanissimo, la maggior parte rispettano in pieno le aspettative. Il ponte del Troll, Il prezzo, Cavalleria e Il cimitero senza lapidi sono racconti magistrali, piccole favole magiche, che confermano la bravura dell'autore nel creare atmosfere fantastiche. Soprattutto all'inizio tra alcune si intravedono collegamenti che poi restano, almeno mi è parso, insoluti, miraggi forse dovuti al fatto che molti dei protagonisti portano lo stesso nome. Non so se sia narrativa per ragazzi, non sono sicuro di distinguere la differenza, di certo è una lettura piacevole e credo che l'avrei pensata così anche vent'anni fa.

Voto: 6,5

postato da: Aramcheck alle ore 15:28 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: narrativa straniera, gaiman, raccolta di racconti, mondadori, 2008
sabato, 09 febbraio 2008

Le cinque stirpi


Markus Heitz,  pp. 635
Editrice Nord, Euri 19,90

Il genere  fantasy  propone una quantità inaudita di pessimi libri, pessimi autori e pessime saghe, per questo  pur essendone un lettore piuttosto accanito aspetto sempre qualche conferma prima di cominciare una nuova lettura. Heitz, che ha avuto un grosso successo in Germania ed è ben recensito dai lettori anche qui, non è tra i pessimi scrittori né particolarmente brutto o noioso è questo primo romanzo della saga, tuttavia non condivido neppure gli entusiasmi che ha generato altrove. Le cinque stirpi si legge bene e scorre via facile, alcuni personaggi sono divertenti  e ben collocati  e l'idea  di incentrare la saga sulla razza ben descritta dei nani , altrove quasi sempre marginale, funziona dall'inizio alla fine, gli elementi di originalità però si esauriscono tutti in questa scelta. L'ambientazione segue pedissequamente il registro tolkeniano, con oltre mezzo secolo di ritardo e senza conservarne  minimamente lo spessore e la drammaticità, fino al punto da poter sovrapporre quasi interamente personaggi e vicende dell'uno a quelli dell'altro. Le assonanze cominciano fin dall'ambientazione  nella Terra Nascosta che richiama in modo diretto la Terra di Mezzo , proseguono con le similitudini tra il mago buono e protettivo Lot-Ionan e Gandalf, tra lo stregone traditore Nudin che cambia nome in Nod'on il duplice e  Saruman che si trasforma nel multicolore, tra Sauron e le sue orde orchesche e l'entità demoniaca della Terra Estinta e le sue identiche orde... e si potrebbe continuare piuttosto a lungo. Il fantasy come altri generi ha naturalmente i suoi tòpoi  tratti prevalentemente dall' intreccio tra la favola e l'epica e dall'immaginario tolkeniano stesso che ne costituisce un classico assoluto, universalmente noto e riconosciuto tale.  Per questo forse  non si dovrebbe  pretendere l'originalità a tutti i costi, tuttavia Heitz sotto questo aspetto non si assume praticamente nessun rischio  e nei confronti del Signore degli Anelli fa qualcosa di  più simile a colorare diversamente il disegno tracciato da un altro che limitarsi a  rendere omaggio a un classico. Altra nota negativa è la prevedibilità dell'epilogo di certe sottovicende e del finale: il lettore normodotato arriverà a risolvere l'inganno alcune centinaia di pagine prima rispetto ai protagonisti.

E' già un paio di volte che mi trovo in libreria a soppesare la "Guerra dei nani", il secondo libro della saga(*), come fossi al mercato con in mano un frutto tutto sommato di mio gusto, ma costoso e visibilemente acerbo.    Magari quando avrò tempo e voglia di leggere  una favola  accattivante e leggera che non riserva troppe sorprese, potrei decidere di acquistarlo.

Voto: 6+

(*)Le cinque stirpi può essere letto come una storia a sé stante.
postato da: Aramcheck alle ore 18:22 | link | commenti (7) | commenti (7)
Autori e generi: fantasy, narrativa straniera, editrice nord, 2008, markus heitz
lunedì, 04 febbraio 2008

Un problema di lupi mannari nella Russia centrale

letto nel periodo dal 12 luglio al 21 agosto 2004:

Un problema di lupi mannari nella russia centrale
di Viktor Pelevin (ed. Oscar Mondadori, 250pp, €7.23)

Post di joeCHIP del 7 Novembre 2006
Strano. Contiene una decina di storie, tutte allucinate. Qualcuna è decisamente bella, qualcun'altra così così, ma tutte comunque sopra le righe. E` forse il primo libro di un russo "moderno" che leggo, perchè non ne ricordo altri se non mattoni storici o classici... (ma la mia memoria ultimamente fa le bizze, per cui il fatto che non ricordi significa poco...). Non sono rimasto del tutto infatuato, però tutto sommato m'è piaciuto.

Voto: 6.5

Letto anche da Aramcheck.  4 Febbraio 2008
Due racconti più lunghi all'inizio e alla fine che ne incorniciano altri più brevi ancora più deliranti e stranianti del solito. La fantasia di Pelevin ribalta  le consuetudini del racconto fantastico e la fuga dall'ordinario sembra portare  sempre in un mondo  più  ripetitivo e  vincolante di quello di partenza.  Universi   sovrapposti più che paralleli,  senza cioè che ci sia alcun confine definito tra l'uno e l'altro. I personaggi  di Pelevin non scappano mai  dal grigiore  sovietico o  dal confuso caos che gli è succeduto, trovano al massimo cunicoli tortuosi e inutili passaggi segreti dove la logica di partenza continua a ripetersi spietata. Nella  soggettiva dei personaggi la routine sconfina di continuo nel grottesco, finché le differenze svaniscono e l'elemento surreale  diviene dominante. L'assurdo elevato a sistema sociale e a condizione esistenziale.
Il meccanismo narrativo a tratti può essere piuttosto faticoso anche per chi apprezza l'autore da tempo. Forse non il miglior libro per iniziare a leggere Pelevin.

Voto: 6+


"Sasha odiava Boris Grigor'eviclo odiava di quell'odio pacato e tenace noto solo ai gatti siamesi che vivono con  un padrone crudele e a gli ingegneri sovietici che hanno letto Orwell."

Il principe del Gosplan

"A Ivan venne in mente un opuscolo ad uso interno che aveva visto una volta, intitolato "Partei-Chi-Chuan", in cui veniva descritta l'intera sequenza di movimenti grazie ai quali anche un individuo dotato delle più acute capacità intellettive poteva predisporsi a realizzare in maniera infallibile le linee di partito"
La giornata del conducente di Buldozer
postato da: joeCHiP alle ore 12:00 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: 2004, horror, raccolta di racconti, pelevin, mondadori, oscar mondadori
venerdì, 18 gennaio 2008

Gli scacchi, la vita



Garry Kasparov, pagine 324
Mondadori, € 18

Decimo libro del celebre scacchista russo, famoso negli ultimi anni per la sua forte opposizione al regime imposto da Vladimir Putin nel suo paese.
A onor del vero l'autore si cimenta per la prima volta nella scrittura di un libro che non sia un saggio  scacchistico vero e  proprio.
Fatta questa premessa "Gli scacchi, la vita" è il risultato di una analisi fatta al fine di "sintetizzare" questi due elementi, processo abbastanza semplice per l'autore, visto il suo passato profondamente legato al famoso gioco.
Il libro è ricco di aneddoti della vita dell'autore ma non solo, Kasparov non dimentica di citare campioni appartenenti ad epoche molto lontane da noi, associando le loro imprese alle strategie di vita che elargisce nel corso del testo.
Condivido molte delle teorie esposte dal campione di scacchi, sono convinto che siano un gioco "violento" e "spietato", come sostiene, e che contribuiscano notevolmente allo sviluppo logico e accrescano le nostre capacità di "problem solving".
Nonostante questo a volte i concetti esposti tornano sovente nel corso della lettura, rendendola ripetitiva.
Fatta la tara di questi momenti si potrebbero estrapolare tesi interessanti, onestamente mi aspettavo qualcosa di più "asettico" e diretto,  forse emerge il linguaggio politico più che quello da scacchista, aneddoti, frasi celebri e riferimenti (a essere sinceri molto di meno di quello che mi aspettavo) alla Russia di Putin.
A questo riguardo solo un "secondo epilogo" del libro parla del Fronte Civile Unito, e di come Kasparov abbia applicato la sua esperienza alla creazione di un movimento antagonista all'ex colonnello del kgb. Forse avrebbe dovuto approfondire questo tema, anche correndo il rischio di far passare il libro per propaganda politica.

Voto:   6

postato da: uthertepes alle ore 17:29 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: mondadori, kasparov
martedì, 15 gennaio 2008

Shock Economy


Naomi Klein, pagine 621
Rizzoli 24/7,  Euri 20,60

Come moltissimi altri in tutto il mondo alcuni anni fa lessi No Logo, il primo saggio di Naomi Kleim. “No Logo” fu un saggio-denuncia epocale, un testo pubblicato con eccezionale tempismo che, pur non anticipando nulla di quel movimento No Global nato alcuni anni prima alla metà degli anni novanta, coglieva esattamente il momento in cui la critica alla globalizzazione neoliberista usciva dai circoli di attivisti e dagli ambienti dei più informati e raggiungeva la sua massima diffusione e notorietà, alimentando le maggiori speranze per il proprio futuro. Quelle speranze vennero per molti versi disattese pochissimo tempo dopo dall’evolversi da un lato dello scenario mondiale e dall’altro delle dinamiche interne al movimento stesso. “No Logo” venne letto e pubblicato in tutto il mondo in questa finestra temporale, ed emerse tra molti altri saggi di quel periodo nell’immaginario collettivo quasi come un “manifesto” del movimento No Global. Epocale dunque sia nella capacità di raccontare la propria epoca, sia in qualche modo nel tentativo di determinarla diffondendo gli elementi emergenti di critica all’esistente e amplificandone l’effetto. Ricordo anche i limiti di quel saggio, ne parlavamo forse nel 2001 proprio con JoeChip (qualche discorso sepolto nella memoria ogni tanto riemerge anche a me), che per quanto ne apprezzassi i contenuti e l’attualità mi era sembrato disarticolato, non sempre ben scritto e pieno zeppo di ripetizioni. Insomma, l’opera prima di una giovane giornalista attivista, che tramite un’appassionata denuncia coglieva lo spirito del proprio tempo.

Negli anni successivi oltre a scrivere innumerevoli articoli, alcuni raccolti nel suo secondo saggio “Recinti e Finestre”, la Klein ha firmato un documentario sulla crisi argentina , “The Take” che consiglio, ed ha continuato sulla stessa linea il proprio lavoro di raccolta di informazioni e denuncia nei più disparati teatri mondiali dove il movimento anti-neoliberista conduceva le proprie battaglie, veniva sconfitto, risorgeva e, in definitiva, compiva le sue recenti trasformazioni e diversificazioni.

In Shock Economy, che difficilmente godrà della stessa fortuna del suo predecessore, non ho trovato traccia dei limiti e dei difetti di No Logo. E’ un testo più complesso, più tecnico e dettagliato (soprattutto sotto l’aspetto dei processi economici) e più coerente, che si prefigge di provare in modo convincente una tesi e su di essa insiste attraverso una fitta serie di trame e collegamenti e una digressione storica che abbraccia gli ultimi trent’anni. Shock Economy riallaccia, attraverso una carrellata di paesi e regimi diversissimi, le vicende legate all’intervento degli ideologi neo-liberisti della Scuola di Chicago di Milton Friedman, quelli che la Klein stessa definisce i principali artefici dell' ascesa del capitalismo dei disastri.

Nell’invitarvi a leggere il voluminoso saggio e senza scendere troppo nel dettaglio, appesantendo un post già troppo lungo, credo che il pregio principale di Shock Economy sia quello di sfatare definitivamente il mito che il (neo)liberismo economico sia post-ideologico, sottraendolo alla sua aurea scientifico-pragmatica e restituendogli la sua dimensione eminentemente ideologica: con tutti i dogmi, le ottusità, la doppiezza e l’autoritarismo delle ideologie più feroci. Questa presa di coscienza che sembrerà scontata a molti è invece più che mai necessaria e ci restituisce un mondo dove, come si è spesso ripetuto, le ideologie non sono affatto morte, ma ne è rimasta soltanto una che avendo il campo libero può permettersi di sperimentare le frontiere della propria applicabilità perfetta, inseguendo il proprio illusorio apogeo. Nella fattispecie un sistema economico che si ispira alla “legge della giungla” e non disdegna la democrazia formale finché gli agnelli si impegnano ad eleggere i leoni, ma è pronta a rinnegarla non appena questa, o qualunque altro tipo di regime, vi oppongano una qualche forma di resistenza. Il totalitarismo del libero mercato realizzato, dove necessario, anche con lo shock e col terrore (shock and awe).

Nelle conclusioni si affaccia, oltre all’invito a recuperare le istanze della socialdemocrazia e a rileggere Keynes, la speranza del recupero di spazi autonomi e democratici, dove la democrazia sia intesa anche in senso economico, cioè come reale possibilità delle popolazioni di gestire le proprie risorse e di redistribuire la ricchezza che producono. L’ America Latina in questo senso rappresenta la nemesi di un lungo calvario iniziato con le dittature politicamente fasciste ed economicamente liberiste degli anni 60 e 70. Il Cono Sur appare sotto questa luce in uno scenario post-traumatico in cui esproprio e intimidazione venduti a suo tempo per liberalizzazione e sicurezza, vengono riconosciuti per quello sono e finiscono per generare, con tutti i limiti di ogni processo storico, resistenza e rinnovamento.

Come ogni libro, e a maggior ragione per un saggio così complesso e ambizioso, Shock Economy avrà i suoi punti deboli, le sue forzature e i suoi falsi nessi, ma lascio volentieri ad altri la briga di fare le pulci a un testo che ha il merito enorme di aiutarci a capire meglio un mondo di cui sempre più spesso in molti ci lamentiamo.

La Klein insieme ad Alfonso Cuoran,  ha di recente messo in rete il seguente breve filmato dal titolo "the shock doctrine",  ne linko una versione sottotitolata in italiano:

Voto: 8+

postato da: Aramcheck alle ore 13:17 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: saggistica, naomi klein, klein, rizzoli, 2007, rizzoli 24/7
domenica, 06 gennaio 2008

Io, per fortuna c'ho la camorra

Non siamo soliti su Ozia riprendere recensioni altrui, o fare segnalazioni in merito. Di recensioni è pieno il web e satureremmo presto il blog se dovessimo fare qui un post per ogni bella recensione letta altrove.
Faccio volentieri un'eccezione. Questo post è per gentile concessione di x ...


COVER
titolo: Io, per fortuna c'ho la camorra
autore: Sergio Nazzaro
editore: 
Fazi editore (collana "le vele")
pagine: 217
prezzo: € 14,50
ISBN: 978-88-8112-890-7
parla di: Storie di persone comuni alle prese con l'emergenza quotidiana

"Sergio Nazzaro è una di quelle persone che potrebbe finalmente incrociare le braccia e dire "ecco, con questo libro io ho dato, questo è il mio contributo. Adesso lasciatemi in pace". Eppure nel nostro paese sono sempre i soliti a doversi esporre. Persone che una società civile dovrebbe proteggere, accudire, tenere in massima considerazione. E invece finiscono a doversi guardare le spalle perché pubblicare un libro su cosa succede nel nostro paese può esporre a rischi fuori dall'ordinario. Assurdità di una società democratica nel ventunesimo secolo..."

Continua a leggere qui...
postato da: joeCHiP alle ore 23:57 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: reportage, fazi, 2007, nazzaro, collana fazi le vele
venerdì, 04 gennaio 2008

Omon Ra

COVER

titolo: Omon Ra (tit. orig.: "Омон Ра")
autore: Viktor Pelevin
editore: Mondadori (collanda "Strade Blu")
traduzione: Katia Renna, Tatiana Olear
pagine: 168
prezzo: € 10,33
ISBN: 88-04-46045-8
iniziato il: 13/10/2006
finito il: 22/10/2006
parla di: la corsa allo spazio nella russia sovietica

Premessa: Omon Ra è a mio personalissimo avviso un romanzo bellissimo.
E' stato il primo racconto "lungo" di Pelevin, conosciuto fino a quel momento soltanto per le sue storie brevi (leggasi Luci Blu e Mitragliatrice d'Argilla), ed è stato anche lo scritto che ne ha determinato l'ascesa nell'olimpo russo e americano degli scrittori: subito tradotto in inglese, è stato eletto "miglior libro dell'anno" da settimanali quali Newsday e Spin per il 1999 e gli ha garantito un successo planetario (dove per "planetario" ancora una volta si deve intendere: Russia, sua terra d'origine, Stati Uniti, mecca degli scrittori emergenti e centro nevralgico dell'editoria e della critica contemporanea, e alcuni paesi della vecchia europa, in quanto colpiti di riflesso dall'onda di marea causata da tanto clamore). Il libro è stato tradotto in meno di un anno in 12 lingue. In Italia, ovviamente, è stato pubblicato con un po' di ritardo...
Su Pelevin consiglio sempre e di nuovo di informarsi. In patria qualcuno all'inizio l'ha stroncato, per poi esaltarlo presentandolo come un vero evento generazionale (i suoi piu' grandi lettori ed estimatori sono i giovani russi), all'estero le critiche entusiastiche si sono sprecate (paragoni con Gogol', Bulgakov, Kafka, Borges, fino all'ormai famosa definizione del Times: "un Nabokov psichedelico per l'epoca del cyber"). In Italia la mia impressione è che ancora resti tutto sommato un autore di nicchia, anche se i suoi racconti sono pubblicati da diversi anni nella bellissima (e diffusissima) collana Strade Blu di Mondadori. Ma più che solo informarsi, consiglio sempre e di nuovo di leggerlo, possibilmente farsi un'idea propria, genuina, prima ancora di perdersi nelle critiche alle sue opere. Secondo me è fra gli autori che possono "far crescere" un lettore. Ammetto che a volte, spesso, non è una lettura semplice, e sicuramente è il classico autore che andrebbe letto in originale (per chi conosce il russo). Le allusioni, i richiami, i riferimenti alla realtà sovietica permeano quasi ogni pagina dei suoi scritti ed è difficile, se non impossibile coglierli per chi è nato e cresciuto "al di qua" della cortina di ferro se non si è un esperto di quella storia e di quella cultura (nonostate il preziosissimo lavoro delle traduttrici, le note semplicemente non bastano). Nonostante ciò, nonostate -penso- non si possa apprezzare "appieno" nella versione tradotta che ci è accessibile, è un autore che ti lascia qualcosa. Potrà piacere o non piacere, ma andrebbe provato.
Un aspetto affascinante del suo lavoro e della sua vita è che ogni suo romanzo è come se fosse stato scritto "in un'epoca diversa". Questo perché Pelevin ha vissuto appieno il disfacimento e la caduta dell'Unione Sovietica, il tentato golpe del '91, l'epoca Eltsin, poi l'ascesa del capitalismo brutale, infine la modernizzazione, e oggi l'autoritarismo presidenziale. In ogni suo scritto, il paese che aveva attorno era un altro paese. E per una volta non è una metafora: le Russia è stata davvero per molto tempo, ed è ancora oggi, senza preavviso da un giorno all'altro, un paese completamente diverso da se stesso, giorno dopo giorno. Come scrive egli stesso ad esempio di Omon Ra: "Ho fatto appena in tempo a scrivere questo romanzo, ho messo il punto alla fine dell’ultima pagina e il giorno dopo l’Unione Sovietica si è sgretolata. Penso sia stato letteralmente l’ultimo romanzo sovietico". Parlando di Vita degli Insetti: "di giorno in giorno cambiava tutto, un periodo di contraddizioni in cui non si capiva più se eravamo una società capitalista o altro". Per Il Mignolo di Buddha si puo' parlare di "periodo romantico" (come è stato ribattezzato dagli intellettuali russi l'ultimo periodo dell'epoca Eltsin). Babylon è stato scritto nel periodo forse di maggior democratizzazione, in Dialettica di un Periodo di Transizione dal Nulla al Niente riflette sulla russia di Putin, e così via. Questo turbinare di eventi e aspettative e emozioni e cambiamenti non sono mai citati direttamente ma influenzano l'umore, i comportamenti, la psicologia dei personaggi. Il risultato è a dir poco interessante. Appassionato di filosofie orientali e buddhismo zen, queste permeano ogni suo racconto: le storie sono spesso oniriche, grottesche, fantastiche, noir, metafisiche. In una bella recensione ho trovato la frase "Il tema postmoderno della sparizione della realtà è elaborato in senso nuovo: la metafisica sovietica si rovescia nel vuoto buddista". E' vero, e in alcuni suoi lavori come Il Mignolo di Buddha è un'esperienza devastante, ma è forse più di così: come nelle filosofie orientali dell'eterno divenire, è un rovesciarsi continuo, un fondersi e un confondersi dell'uno nell'altro senza che la ruota si fermi mai veramente.

Ho letto questo libro più di un anno fa, quindi non entrerò in dettaglio nella storia (non lo farei comunque come non l'ho mai fatto...). Posso scrivere di quello che mi è rimasto, e ciò che mi è rimasto può essere riassunto come: emozioni e immagini. Flash di situazioni grottesche sull'orlo della follia, che sono normalità in un mondo che ha perso il senno. Metafore che prendono vita. E' difficile rendere l'idea senza citare direttamente qualche porzione del testo, cosa che qui non voglio fare. Mi resta ad esempio l'immagine del protagonista legato su un letto, in una scuola che è anche ospedale e altro, che scopre cosa significa "insegnare con l'esempio" sulla pelle dei suoi fieri compagni di corso, o un'altra di lui piegato su una bici a pedalare follemente verso il niente, così come l'eco forte dei suoi pensieri e delle sue convinzioni che risuonano nel vuoto, l'assurdità dell'intera epopea che si trova a vivere e l'inganno nell'inganno nell'inganno, che risulta verità acquisita. Qualcosa che vale la propria vita. Un mondo nel quale nessuna vita ha alcun valore, eppure l'intero mondo non è altro che "un artificio" per innalzare la propria consapevolezza e coscienza. L'"inutile sacrificio" come l'unica cosa sensata da realizzare e accettare.
     "Il protagonista, Omon-Ra (il reparto speciale di polizia "Omon" e
      la sigla della "Rossijskaja Armija" suonano in russo come "Amon Ra",
      il dio egiziano del sole) fin da bambino sogna di diventare astronauta.
      Si iscrive all'accademia militare..."
...ma alto e basso si confondono, e per raggiungere le stelle bisogna scendere dentro se stessi...
Leggendolo ho trovato sorprendente l'accettazione di un mondo completamente assurdo da parte del protagonista. Ma ripensandoci oggi: per noi è veramente diverso? Il mondo che accettiamo tutti i giorni, è veramente logico, coerente? Le richieste che ci vengono poste, i sacrifici che facciamo per raggiungere le nostre mete, hanno davvero uno scopo, o questo viene creato dal nostro stesso sacrificio e solo con questo acquista un significato...? Spesso ci capita di metterci completamente in gioco per il raggiungimento di un qualcosa che... a ben guardare non esiste... e l'unica cosa che otteniamo davvero è una maggiore consapevolezza di noi stessi durante questo divenire, un prenderne coscienza che ci forgia... Pelevin attacca spietatamente ogni retorica, mostra il suo lato grottesco e tragico e comico e triste... ma non scrive mai "è assurda e pertanto va combattuta", nessun suo protagonista alla fine lascia un segno tangibile nel proprio mondo, lo cambia davvero: semplicemente apre gli occhi e lo vede per quello che è. Si ribella forse, lo combatte a volte, ma facendolo ne rimane comunque parte, ne segue comunque le regole. Non c'è alcuna retorica che possa essere abbattuta, assurda regola che possa essere cambiata. C'è il nulla, oltre quello: l'alternativa alla realtà è il nirvana, l'annullamento del tutto, non una realtà diversa o migliore. E forse l'idea che rimane è proprio che la messa in scena non è solo una pantomima della verità: è davvero essa stessa l'unica realtà, in questa come in ogni società umana.

Voto: 7.5
postato da: joeCHiP alle ore 02:33 | link | commenti (6) | commenti (6)
Autori e generi: narrativa straniera, 2006, pelevin, mondadori, collana strade blu