Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
sabato, 24 novembre 2007

Q


Luther Blissett,pagg.677
Einaudi Stile Libero,Euri 17,00

Un romanzo voluto e cercato, Q, per me, uno dei pochi. Solitamente lascio che sia la corrente del Caso a portare a me i libri, piuttosto che la mia premeditazione ;). Questa volta il rapporto si è invertito, complice una sorta di scambio culturale con il Master, e devo dire che ne ho sicuramente guadagnato. I frequentatori di questo blog conoscono di certo l’opera in oggetto – pare infatti che fossi rimasta l’ultima a non averla letta!; nota la sua paternità- dietro lo pseudonimo, Luther Blissett, esperimento collettivo dietro cui si celano gli odierni Wu Ming - e celeberrimo il contesto storico e politico da cui prende le mosse il romanzo – una proto-Germania alle prese con le tesi di Martin Lutero, anno del Signore 1517. La prima considerazione che mi sovviene a libro finito è che non ci sono molti romanzi che, come questo, regalano al lettore un excursus così preciso e vivido di un periodo, di una situazione politica e, dulcis in fundo, di un panorama religioso estremamente complesso. C’è chi dice che la realtà è più sorprendente di quanto potrà mai essere la fantasia: beh, Q porta una testimonianza a favore di questa tesi. Non essendo io l’esperta della situazione, non saprei dire dove finisca la Storia e dove inizi la speculazione, ma personalmente sono incantata dal rovesciamento del senso comune riguardo alle vicende narrate. In modo particolare ho apprezzato la capacità degli autori di lasciare ben poco di scontato. Per non apparire, io, troppo scontata e deferente, aggiungerò che le pagine iniziali del romanzo, un centinaio circa, sono state piuttosto difficili da digerire. Gli slogan dei contadini mi apparivano colmi di fede e buona volontà, ed in quanto tale, piuttosto banali: fortunatamente superato l’ostacolo della partenza politically correct ho appurato che sbandierare un sì alto spirito aveva la funzione principale di dimostrare che da più in alto si cade, più la caduta è lunga e rovinosa. Un altro piccolo appunto alle pagine finali, che ho trovato un po’ forzate: probabilmente un romanzo tanto pesante (in senso buono) pone in ogni caso delle difficoltà ad essere terminato degnamente; la mia impressione è che ci si sia voluti dilungare eccessivamente per ottenere l’effetto happy ending, effetto che non ritengo essere nelle corde degli autori, ma che neanche mi sento di imputare completamente a loro (dopotutto, c’è cascato anche Tolkien…) In ultimo, una riflessione riguardo alla complessità di Q: non parlo tanto del suo non essere semplice (questo significherebbe considerarlo complicato) bensì della stessa costruzione del romanzo, a cui hanno contribuito più scrittori. Questo dato di fatto mi ha fatto venire in mente una definizione di Edgar Morin, quella di Unitas Multiplex; essa designa una realtà composta da più parti, in cui il risultato- ovvero il tutto- è più della somma delle parti. Penso che i risultati più felici di quest’opera siano dovuti proprio a questa apertura alla complessità, all’aver riunito diversi sguardi e conoscenze che difficilmente sarebbe possibile riconoscere ad un solo autore – a meno che non dedichi alla sua opera molti anni della sua vita, o che non si serva di “aiutanti fantasma” ;)

voto: 7,5
postato da: lilith979 alle ore 17:04 | link | commenti (9) | commenti (9)
Autori e generi: romanzo storico, wu ming, einaudi, luther blissett, 2007, einaudi stile libero

Commenti
#1    25 Novembre 2007 - 02:37
 
...noto che l'elenco dei partecipanti a questo blog continua ad allungarsi... che dire? benvenuta. Passare dai commenti ai post è un bel salto, e con una recensione decisamente impegnativa per giunta! Di sicuro Q sarà il libro preferito di tanti, e non penso sia stato facile in questo caso rispettare lo spirito del blog, cioè scrivere schiettamente cosa si pensa dell'opera senza star troppo a centellinare le parole e le espressioni per evitare disaccordi o incomprensioni con i lettori di passaggio... Un piccolo appunto può facilmente essere frainteso e apparire come una enorme presunzione ad un lettore affezionato all'opera e che si aspetta e pretende per questo solo elogi...

Detto questo, su Q in particolare però non mi sento di condividere in tutto alcune tue considerazioni, sarà che divorai il libro in quattro giorni soltanto non riscontrando né le difficoltà iniziali né l'eccessivo dilungarsi che tu hai notato, sarà che dal mio punto di vista se non si mette 8 almeno a Q allora nessun libro lo merita (perchè è vero che sono quello che non ama e rifiuta sempre i paragoni fra un testo e l'altro, ma pure fra quelli che lo reputano -appunto- fra i migliori libri letti e in questo caso mi sarei lasciato andare...), anche se per il resto condivido altre cose che hai scritto, in particolare il pensiero finale. Ho sempre pensato a Q come alla perfetta sintesi (alla Hegel) del genio di molti. Senza voler togliere nulla a nessuno degli autori, che stimo e continuo a seguire sia nel progetto collettivo Wu-Ming sia nei progetti solisti, sono d'accordo con te quando scrivi che il successo di quest'opera è dovuto proprio a questa apertura alla complessità. Un libro immancabile, per storia narrazione stile progetto, da cui ognuno può trarre ovviamente le proprie personali impressioni, ma che alla fine difficilmente ci si potrà pentire di aver affrontato. Sono contento che tu l'abbia letto e recensito, anche e non solo perché la mancanza di un post su Q in un blog come Ozia era un vuoto che personalmente sentivo parecchio.
-- jC
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#2    25 Novembre 2007 - 09:16
 
Grazie del benvenuto ;)
Hai ragione nell'affermare che a prescindere dalle impressioni personali, non si può non vivere "Q" come un arricchimento "culturale" irrinunciabile. Per inciso, il giudizio in numeri è una modalità che sento abbastanza aliena, l'unico modo per assolvere è stato pensare ai voti del Liceo... c'erano professori che dispensavano 9 e 10 ed altri che come punta di riconoscimento massimo concedevano un 8. Beh, quelli di cui ho un ricordo migliore facevano parte della seconda categoria, perciò mi sono ispirata a loro.
Ciao :)
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#3    25 Novembre 2007 - 13:09
 
Intanto benvenuta anche da parte mia.
Faccio un mea culpa grosso come una casa quando dico che ERO COMVINTO ci fosse la recensione su Q...touchè...

Per il resto se conosci il mio blog (Omnia Sunt Communia) si capisce quanto mi sia piaciuto questo libro, e sostengo Joe quando dice che è il libro preferito da molti, almeno per me lo è, indubbiamente.

Aggiungo una "dritta" pratica alla tua analisi, un consiglio che mi diede Aramcheck e sul quale gli sono ancora grato.

Chiunque si imbarchi nella lettura di questo libro sappia che sarà una scalata difficoltosa nella parte iniziale, la discesa però sarà veloce e piacevole.

Condivido il voto che avrebbe dato Joe...anche per me vale 8..:)
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#4    26 Novembre 2007 - 10:02
 
Benvenuta e complimenti per l'esordio che ha il tuo stile ma, come nota anche Joe, rispetta pienamente lo spirito del blog.

Ho letto Q troppo tempo fa per farne una recensione completa, dirò soltanto che dentro c'è tutto quel che mi aspetto da un romanzo e anche qualcosa in piu'. Per me è un 9.
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#5    27 Novembre 2007 - 11:43
 
per i miei professori del liceo il voto più alto ammesso era 7.5 ...è per questo che per Q il mio voto espresso è 8... :-)
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#6    27 Novembre 2007 - 12:36
 
Mmm... allora le nostre scale di voto sono tutte sballate, io in linea di principio prevedo dei 10 ( a certi romanzi di Dostoevskij per dirne uno, non ci troverei niente di strano...), non che i miei professori li prevedessero... facciamo bene a dire ai passanti del blog di non prendere troppo sul serio i voti ;)
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#7    27 Novembre 2007 - 13:10
 
Più che ai passanti, faremmo bene a dircelo tra noi.
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#8    27 Novembre 2007 - 16:15
 
ma noi già non li prendiamo sul serio, proprio per questo ognuno fa come gli pare e ha la sua scala, e fioccano gli N/C...
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#9    27 Novembre 2007 - 16:33
 
Già, scusa, mi riferivo a questa fattispecie, per il resto c'è un voi ;)
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