Dan Brown non è il mio autore preferito, e questo penso
non sia un segreto, eppure da questo libro mi aspettavo qualcosa, se non altro perché mi è stato regalato (G&S: grazie comunque per il pensiero ;-).
Putroppo ne sono rimasto molto deluso.
Ora non voglio dire che il libro sia
orrendo, perché questo è sempre una cosa sbagliata da dire... però... non mi riesce proprio di parlarne bene: a me personalmente non è piaciuto
per nulla, e alla fine (caso più unico che raro) sono arrivato al punto da rinunciare alla lettura, abbandonandolo dopo pochi giorni.
Più forte di me: la storia troppo inverosimile, i personaggi ridotti a "macchiette", troppi stereotipi, ambientazione troppo sballata, morale troppo aliena... neppure da un film di James Bond mi sarei aspettato una caratterizzazione dei personaggi così
scontata.
Sarà che ne capisco qualcosa (neppure troppo) dell'argomento, ma pure se l'autore s'è informato e ha studiato matematica e crittologia prima di intraprendere la stesura, è evidente che la preparazione non è stata poi così approfondita: errori e assurdità matematiche ovunque, ma carina l'idea di un "messaggio cifrato" nascosto nel libro stesso (però una volta che questo è stato pubblicizzato, e si perde l'occasione di accorgersene e scoprirlo da soli, perde anche tutto il suo fascino... inoltre nessun traduttore s'è arrischiato a replicare la cosa in lingua non inglese, per cui o lo si legge in originale o niente... e allora scusatemi ma me la devo prendere anche con la traduttrice -rispetto per la categoria che di solito difendo e ammiro profondamente- la quale immagino non sia stata correttamente indirizzata dall'autore o dall'editore), peccato Brown zoppichi persino nella scelta della tecnica di cifratura, utilizzando un improbabile "quadrato di cesare" (che a quanto ne so inventa lui nel libro attribuendolo al noto imperatore) e non l'originale "cifrario di cesare" che tutti conoscono... Ok, può starci comunque... sottigliezze...
I personaggi: la lei di turno è la più brillante mente matematica del pianeta, e fin qui può starci, ovviamente già super-mega affermata e responsabile della divisione crittologia dell'NSA ad adolescenza appena conclusa, e già questo può starci meno... ovviamente non è racchia e con gli occhialoni nè gobba alla Leopardi, ma una stangona mozzafiato più in forma di Marion Jones dopata e più smaliziata di Sarah Jessica Parker quarantenne, e qui abbiamo raggiunto il fondo: niente contro le belle donne (ci mancherebbe!) e basta con questi stereotipi che le menti geniali sono solo dei topi da laboratorio timidi e deformi (basta frequentare una qualsiasi università per rendersi conto dell'esatto contrario), ma non puoi metter su un personaggio che in ogni campo -come
Automan- "
in una scala da 1 a 10, puoi pensare a me come un 11", e sperare di renderlo credibile (non senza il simpatico "cursore" che lampeggia intorno, almeno)... L'immagine mentale che me ne sono fatto in poche pagine è di lei che esce dall'acqua con il bikini e l'avvenenza di una nuova Ursula Andress, mentre detta al cellulare la soluzione complicatissima del più grande enigma crittografico della storia, che nugoli di scienziati alle sue dipendenze -ignobili nerds- rinchiusi in un laboratorio da mesi non riescono proprio a risolvere, ignorando l'auto extra-lusso con la quale l'autista del miliardario spasimante di turno le sta recapitando centinaia di rose rosse, per girarsi invece e andarsene nella sua Mini fashion, ma sportiva, dal fidanzato frescone, professore esperto di linguistica, ma ovviamente al cospetto del quale Schwarzenegger scompare...
il vero genio comunque non è lei, né lui (perché il fidanzato frescone nel libro esiste, ed è esattamente come appena descritto...), ma un matematico giapponese di nome Ensei Tankado (devo dirlo che è portatore di handicap dalla nascita a causa delle radiazioni di Hiroshima? o il sillogismo giapponese⇒atomica⇒
ce l'ha con l'america è troppo scontato?). Ovviamente in quanto non americano "non capisce" e per "troppo buonismo" commette il più grave degli errori: mette nei guai l'NSA tirandosene fuori e diffondendo un algoritmo con il quale si possono creare messaggi "
matematicamente impossibili da decifrare". Ora, a parte che "Tankado" sembra neppure esistere come cognome giapponese (non vorrei sbagliare, non conosco affatto la lingua, ma qualcuno mi ha fatto notare che per un orientale suonano come una serie di vocali e consonanti buttate li a caso...), e che le due parole "matematicamente" e "impossibile" stanno molto spesso male insieme in questo campo... ma lasciamo perdere... non voglio discutere del merito (d'altra parte è un romanzo, puoi prenderti le licenze poetiche che ti pare...) ma il "problema" è che nel romanzo lo scopo dell'NSA è, ovviamente, decodificare tutti i messaggi in transito nel mondo, e ovviamente l'assunto di tutti i protagonisti, e dell'autore, e -do per scontato- deve esserlo anche dei lettori altrimenti la storia non ha alcun senso, è che questo sia "
giusto" e "
auspicabile", mentre quest'orientale senza midollo mette in crisi tutta la "guerra al terrorismo" rendendo vani gli sforzi dell'NSA per un mondo migliore permettendo a chiunque (orrore!) di non essere intercettato (ma scherziamo?!) utilizzando il suo algoritmo, in grado di mettere in ginocchio il "grande fratello" americano che lui stesso ha aiutato a creare.
Problema: solo il giapponese può tiraci fuori d'impiccio, con la chiave di decifratura del suo algoritmo indecifrabile (?!), ma... -tadàn!!- è morto! Come? Perchè? E ora? Come si disinnesca l'algoritmo? Come si salva il pianeta dall'estinzione? Da qui: via alla ricerca di una soluzione che possa garantire la salvezza dei giusti, via ai personaggi secondari altrettanto inverosimili, aiuto scienziati, marines, uomini d'affari, mercenari, esperti di sicurezza e hacker informatici ... insomma: da qui in poi, via alla spy-story.
Io invece -scusatemi- qui mi sono fermato.
Non perchè Brown parla della Spagna, dolce paese mediterraneo, come una terra di nessuno pericolosa e da evitare (insomma,
terra incognita... il che per un americano magari può essere, ma per un europeo è difficile da accettare come credibile), non perché matematicamente l'assunto del libro non sta in piedi, o perché parla di crittologia come io potrei parlare di futurismo russo (è...
russo giusto? ah si? c'è davvero altro?), o perché i personaggi sono talmente inverosimili e "perfetti" da renderli insopportabilmente falsi, ma perché l'unica reazione che potrei avere ad un "sai, un pazzo giapponese ha messo fuori uso tutti gli
echelon del pianeta" è: "meno male!" e non "cavolo! fermiamolo! corri, presto! l'aereo!". Insomma: non potrei mai avere lo spirito adatto per apprezzare questo libro: non l'ho capito e non credo di poterci riuscire.
Sono sicuro che a molti potrebbe piacere, e sarà piaciuto, se a quasi tre anni dalla prima pubblicazione in italia viene ancora presentato in bella mostra sugli scaffali, in più edizioni (dalla tascabile economica alla rilegata). Ma personalmente, è un libro che ho chiuso con la ferma intenzione di non riprendere in mano mai più.
Liberi di rispondere che è un bel libro e che l'ho solo frainteso, non mi offendo.
Voto:
2