Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
giovedì, 31 luglio 2008

L'igiene dell'assassino.


Amélie Nothomb, pp. 175
Guanda, EURI 8

Primo romanzo della Nothomb scritto nel 1992, prototipale rispetto ad alcuni schemi narrativi che torneranno in molte opere successive dell'autrice belga. La struttura dialogica, la fascinazione del male incarnato nell'antagonista istrionico che tiene in scacco fino alla risoluzione finale del conflitto un protagonista spesso relegato al ruolo di spalla, il numero ridotto dei personaggi, la ciclicità dei luoghi narrativi  e la raffinatezza delle stoccate e delle citazioni, la ricerca del finale ad effetto tramite ribaltamento di ruoli e prospettive. Opera prima a tratti un po' ingenua, ben scritta come sempre, che perde gran parte del proprio scandalo se giudicata tramite il percorso a ritroso di chi ha già letto le opere piu' recenti.  Felici, fertili, efficaci e dal tema raffinato... ma pur sempre schemi, che nel mio caso hanno svuotato in parte il piacere della lettura, banalizzando perfino il cinismo corrosivo della giovane Amélie. Indulgenza vorrebbe che schemi che sembrano ripetersi, vennissero letti in realtà come schemi che si ripeteranno, ponendoli nella prospettiva cronologica corretta. Così ragionerebbe un critico  quale io, volgare lettore, non sono né voglio essere.

Voto: 6-
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Autori e generi: narrativa straniera, nothomb, 2008, editrice guanda
lunedì, 07 luglio 2008

Denti bianchi


Zadie Smith,    EURI 9,40
Oscar Mondadori,  pp.552

Ha ventitré anni Zadie Smith quando scrive questo libro, vive e scrive nel ventre di Londra e a leggere Denti Bianchi non si direbbe affto di avere per le mani un'opera prima. La Smith è smaliziata al punto da potersi permettere una partenza piuttosto lenta in cui presenta una costellazione intera di personaggi destinati a passare sullo sfondo nelle pagine successive. L'inizio è simile a un lungo antefatto necessario a raccontare il legame tra due generazioni di immigrati  che lentamente tentano di integrarsi nel dedalo multiculturale britannico. Ogni pagina  è attraversata da un umorismo vivace e sottile che ricorda certi romanzi di Burgess in cui si muovono quasi per caso stralunati antieroi i cui piccoli gesti,  fissazioni e  contraddizioni, hanno una carica comica naturale e travolgente. E' tanto ben scritto, dicevo, che la Smith non si preoccupa di essere prolissa  sviluppando a pieno  una trama in cui per lunghi tratti non succede moltissimo. Senza che la lettura ne risulti troppo appesantita Zadie si prende il tempo per dare spazio e caratterizzazione ad ogni personaggio finché, nel finale a grancassa, tutti  convergono inesorabilmente verso una chiosa farsesca che chiude il sipario e si ricollega alla testa del romanzo.
Il tema centrale  è il rapporto tra integrazione e tradizione, in un mondo dove generazioni diverse di immigrati non ottenendo l'una spesso si rifugiano nell'altra. Per la seconda generazione, quella cui appartiene la Smith e il suo probabile alter ego Irie,  lo sguardo è confuso e offuscato dalla mancata esperienza del paese e della cultura d'origine che spesso finisce per essere mitizzata o deformata da un vissuto in fondo tutto occidentale: allo stesso modo l'esclusione vissuta nella terra stessa in cui si è nati risulta  ancora più paradossale e incomprensibile, fino a generare reazioni rabbiose e integraliste. Il romanzo fu scritto prima degli attentati degli ultimi anni e della scoperta, sconvolgente per gran parte dell'opinione pubblica europea, di come siano  spesso proprio i giovani della seconda o terza generazione le reclute piu' entusiastiche  del fanatismo integralista.
Questo in Denti Bianchi  c'era già.
L'autrice pero' gioca a lungo con  gli specchi e alcuni tra i personaggi apparentemente più religiosi e tradizionalisti si rivelano esempi di tolleranza quando, al dunque,  si misura il rispetto verso la diversità altrui. Specularmente appunto, gli ambienti ultralaici e profondamente British   mostrano a volte il volto di un occidente che, incapace di guardarsi dal di fuori, sviluppa ideologie scientifico/sociali e comportamenti privati fanaticamente egocentrici. Nell'incontro tra la realtà mutlietnica dei sobborghi, inquieta e perennemente in cerca del proprio senso d'appartenenza a costo di  ricostruirsene uno nel fenomeno inglesissimo della micro tribù o della banda giovanile, e la borghesia radical chic, coi suoi slanci civilizzatori  e i propri riti autereferenziali, il romanzo raggiunge il proprio esilarante culmine.
Anche "Denti Bianchi" , come Cittadina di seconda classe della Emecheta, l'ho  dovuto leggere  per dovere e senza questa spinta forse non lo avrei neppure sfogliato. Per prolissità e pause nell'andamento della lettura non si può dire che l'impianto narrativo della Smith sia già un meccanismo perfetto, però di talento ne ha da vendere ed è francamente bello vedere un' autrice agli esordi affrontare subito con tale sicurezza  una tela tanto grande.

Voto: 6,5
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, oscar mondadori, zadie smith
mercoledì, 02 luglio 2008

Screwjack


Hunter S. Thompson, pp. 54
Baldini e Castoldi, Euri 8

Genio e talento del Hunter Thompson sono tali da  emergere anche nella rapida lettura di questi tre racconti lampo, brevissime allucinazioni quasi in forma di appunti. L'operazione editoriale da 8 euro al pezzo pero' non ha  molto senso: si raggiungono le 50 pagine grazie al corpo dei caratteri, ai generosi spazi interlinea e alle pagine bianche tra un raccontino e l'altro. Roba per collezionisti, acquistata su Internet senza averla potuta sfogliare che al piu'  mette l'acquolina in attesa di avere per le mani  testi di piu' corposi e compiuti del Gonzo

Voto: 4
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, hunter thompson, editore baldini e castoldi
martedì, 01 luglio 2008

Cittadina di seconda classe


Buchi Emecheta, pp.380
Giunti,  EURI 11,50

Non esattamente il mio genere, è uno di quei libri che letti  per obbligo  si fanno poi apprezzare. Il titolo dell'edizione  originale  è  Ada's Story, dove Ada è l'alter ego letterario di Buchi che racconta su queste pagine un pezzo importante della propria vita di immigrata di prima generazione. L' autrice/protagonista è una donna nigeriana a metà strada tra due mondi:  la  cultura tribale, superstziosa e profondamente  maschilista in cui è cresciuta e l'ottima istruzione coloniale che da bambina, già ostinatissima, ha fatto di tutto per ricevere e che farà di lei prima un colletto bianco poi una scrittrice. Quando Ada parte per Londra ha già due figli, un marito in grado di procurarle soltanto problemi e nuove gravidanze e una visione idilliaca dell'Inghilterra e dei bianchi che verrà presto smentita da anni di meschinità, esclusione e razzismo vissuti sulla pelle. Pian piano ai maltrattamenti domestici si sostituirà la ribellione verso il marito, ai legami della famiglia allargata africana il sostegno paternalistico dello stato sociale britannico, finché sui soffocanti marchi di second class citizen, donna-madre  e  per di più nera cresce una nuova autoconsapevolezza con la scoperta dei diritti, dell' autonomia  e perfino del  talento letterario.  L'epopea normale dell'immigrazione è raccontata con candore quasi ingenuo ed estrema semplicità, anche perché forse la Emecheta all'epoca disponeva di un lessico inglese non ancora ricchissimo e tantomeno padroneggiava le malizie letterarie di una lingua non ancora completamente sua. Una narrazione vera, viva, drammatica e commovente che riesce a raccontare senza  troppa retorica né mielosa autocommiserazione (tranne quando questa è parte del  vissuto diretto della protagonista) l' eroismo sconfinato degli ultimi che vincono la propria battaglia  lontano dalle celebrazioni, sopravvivendo con tenacia ai i vortici dell'esclusione sociale.  Non il mio genere dicevo e per di più letto su commissione: probabilmente un lettore piu' motivato gli darebbe un voto motlo più alto.
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Voto: 6
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, buchi emecheta, editrice giunti
mercoledì, 18 giugno 2008

Il sergente nella neve - Omaggio a Mario Rigoni Stern


Mario Rigoni Stern, pp.139
Einaudi Tascabili, Euri 8,50


Una delle tante incredibili storie della famosa ritirata dei soldati italiani dalla Russia.Ma Rigoni Stern,un po' come Nuto Revelli, riesce a svelare il lato "umano" della guerra.Lui,ventitrenne sergente alpino,a capo del battaglione Vestone,coglie particolari,e situazioni,che fanno vivere quei momenti tragici come fossero in un film. Merita un appunto particolare,un doveroso omaggio, oggi che, uno dei tanti veri italiani che ci inorgoglisicono e' venuto a mancare...

..Vi sono i soldati russi,la. Dei prigionieri? No. Sono armati.Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando intorno alla tavola.Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune.E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz aria.Vi sono anche delle donne.Una prende un piatto,lo riempie di latte e miglio,con un mestolo,dalla zuppiera di tutti,e me lo porge.Io faccio un passo avanti,metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste piu.I soldati russi mi guardano.Le donne mi guardano. I bambini mi guardano.Nessuno fiata.C'e' solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto.Spaziba, dico quando ho finito...Cosi e' successo questo fatto...

by Taxista Leninista (gentile ospite di Ozia)
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Autori e generi: narrativa italiana, mario rigoni stern, 2008, einaudi tascabili
venerdì, 13 giugno 2008

La scimmia nuda


Desmond Morris, pp.269
Bompiani Tasc.,  EURI 8,2

Sì lo so, è un testo datato e risale agli anni sessanta, quando  il famoso etologo-antropologo (e pittore surrealista stando a Wiki...) decise di affrontare lo studio dell'essere umano per quel che è: l'ultimo modello di scimmione, tutto nuovo e migliorato, che madre natura si è  arrischiata a selezionare. Forte della propria esperienza nello studio delle circa 250 specie di primati, Morris decide di osservare l'Homo Sapiens dal punro di vista zoologico e comportamentale,  indagando con piglio  e metodo rigorosamente darwinisti  le possibili  ragioni evolutive delle sue caratteristiche peculiari. Se ci si pensa, infatti, la pretesa di molta psicologia di voler spiegare le ragioni recondite del comportamente umano a partire dalle attuali complessità sociali, culturali e intellettive appare utile quanto l'idea di voler costruire una casa partendo dal tetto . Sorvolo poi su tutta la psicologia simbolica e archetipica, che non ho mai capito cosa intenda dimostrare... Jung era un uomo simpatico e pieno di immaginazione,  ma resto convinto che si sarebbe espresso meglio come poeta esoterico, continuando a fare il medico a tempo perso, piuttosto che come studioso teorico della psiche umana. Se delle origini dell'uomo qualcosa sappiamo per certo è proprio che esso è un animale, che come  tutti gli animali  si è evoluto per selezione naturale, lottando con l'ambiente e selezionando i caratteri genetici migliori a partire da un antenato comune con i primati che, in ultima analisi, ci apparirebbe oggi come una sottotipo di scimmia. Se un approccio di tal fatta, che parta appunto da questa realtà inoppugnabile ( no, il creazionismo NON E' UN OBIEZIONE SERIA ), di certo non esaurisce la complessità umana è anche evidente di come esso sia l'unico in grado di indagarne correttamente le fondamenta, il sostrato e quegli istinti inconsci, proprio perché precedenti alla concienza di sé tipica dell' intelligenza umana, che non siamo in grado di decodificare in modo immediato.  Sessualità,  socialità,  caratteristiche fisiologiche, atteggiamenti mentali e comportamenti  andrebbero studiati a partire da queste premesse sulle quali, in un secondo momento, si sono sviluppate le caratteristiche che ci contraddistinguono oggi dai nostri  cugini  rivestiti di pelo. Saggio interessante, ben scritto, ironico quando necessario e straordinariamente convincente malgrado, questo è inevitabile, in tali ambiti ci si debba muovere necessariamente  per ipotesi.

Voto: 8
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Autori e generi: saggi, 2008, collana tascabili bompiani, desmond morris
martedì, 10 giugno 2008

Una vita da spia.


Emilio Randacio, EURO 9,5
BUR passato/futuro, pp. 175

A quanto pare il primo collaboratore dei servizi segreti italiani a raccontare pubblicamente, con un libro tra il romanzo biografico e il reportage, la propria esperienza di infiltrato. Un libro tuttosommato innocuo, e proprio per questo pubblicabile, che racconta la vicenda di un ragazzo ansioso di lavorare per lo Stato che si ritrova al servizio di quella zona grigia in cui in Italia si e' spesso nascosto l'antistato, o meglio, il braccio sporco e collaterale del potere. Bernardini non fu un pezzo grosso, mai divenuto agente effettivo, fu un informatore infiltrato nei collettivi studenteschi de La Sapienza e negli ambienti movimentisti di San Lorenzo, prevalentemente negli anni novanta quando, probabilmente, da quelle parti i fuochi erano gia' finiti. Coivolto successivamente dagli eventi in marginali contatti con l'OLP, con l'IRA, con alcuni estremisti riparati in Francia sotto la dottrina Mitterand,  col governo cubano e coi guerriglieri centroamericani, non ebbe mai modo di sporcarsi veramente le mani, o almeno in questo libro non lo racconta. Interessante sia per capire come in periodi relativamente tranquilli sul fronte interno le manovre da entrambi i lati  della barricata non si siano mai del tutto arrestate, sia per la vicenda umana di un giovane uomo lacerato tra il proprio ruolo di "traditore" del gruppo nel quale vive a tempo pieno e la maschera  ideologica che gli eventi e le scelte lo obbligano portare.
Nulla che faccia cadere dalla sedia il lettore in cerca di rivelazioni, piuttosto una lettura intrigante per chi fosse interessato alle dinamiche del reclutamento e al modus operandi con cui il potere, nello sforzo immutabile di salvaguardare se stesso e l'ordine che e' tenuto a  rappresentare, muove le sue ignare pedine su una scacchiera i cui orizzonti sfumano tra la cronaca, i libri di storia e cio' che non deve mai essere registrato ne' dall'una ne' dagli altri.

Voto: 6+
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Autori e generi: saggistica, reportage, 2008, bur , emilio randacio, collana passato/futuro
lunedì, 26 maggio 2008

Contro i giovani


Boeri e Galasso, Euri 15
Mondadori Strade Blu, pp. 158

Come ho scritto più volte ritengo che la  questione generazionale in Italia sia un argomento centrale, al contempo  fattore di disuguaglianza, arretratezza economica e disgregazone sociale, quindi ogni pubblicazione sull'argomento è bene accolta. Boeri e Galasso in particolare hanno ragione quando descrivono gli italiani come un popolo "generoso coi propri figli ed egoista coi figli degli altri",  diretta conseguenza della pervasiva incapacità  a sentirsi parte responsabile di una comunità più vasta e probabile ragione per cui la generazione dei truffatori  non  si percepisca come tale.  Il saggio, che è breve e scritto da due economisti piuttosto ortodossi,  parte con una carrellata di racconti personali che vorrebbe mettere a confronto sei generazioni diverse con lo scopo di evidenziare, in un'improbabile sintesi, 60 anni di trasformazione socioeconomica italiana. La seconda parte invece si concentra abbastanza efficacemente sui dati del problema e sui paradossi che questo sta producendo, emblematici in particolare i capitoli sullo spazio lasciato ai giovani ricercatori e sul generale livello di nepotismo. Tra tanti argomenti crucilai affrontati e qualcuno forse perso per strada,  lascia un po' perplessi l'ossessione bersanesca per le umane vicende dei tassisti.
In generale, ci si poteva forse aspettare di più, ma va dato comunque merito agli autori di aver proposto uno studio serio su un problema continuamente minimizzato e mai realmente affrontato dalla politca se non, come al solito, a parole e proclami  in campagna elettorale.

Voto: 6
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Autori e generi: saggistica, saggi, mondadori, 2008, collana strade blu, tito boeri, vincenzo galasso
lunedì, 05 maggio 2008

I re di sabbia


Geroge R.R. Martin, pp. 342
Mondadori,      EURI 18,50

La Mondadori continua l'operazione di (ri)pubblicazione delle opere giovanili di Martin tramite raccolte di racconti. Come per "Le torri di cenere"  pur essendo i racconti   in gran parte di fantascienza, la copertina richiama volutamente al genere fantasy-medievale, sfruttando la celebrità delle cronache del Ghiaccio e del Fuoco sulle quali la produzione dell'autore si è arenata da qualche anno. Stavolta pero' c'è piu' di una gradita eccezione tra cui il racconto Il cavaliere errante, effettivamente ambientato su Westeros un centinaio d'anni prima dell'inizio delle Cronache. Il racconto  sazierà momentaneamente i lettori della saga principale  concedendo un flashback interessante sui tempi in cui regnava Casa Targaryen,  pur non essendo probabilmente tra i migliori  della raccolta. D'altra parte il giudizio nel mio caso è  viziato dalla pregressa conoscenza della novella, già uscita di recente in un albo unico a fumetti, tra l'altro dotato di sfiziose appendici, e edito in Italia da  Italcomics. Rispetto alle Torri di Cenere  anche il resto dei racconti sono complessivamente migliori. Senza pause né cadute di ritmo risultano tutti piuttosto avvincenti, in quello che soprattutto all'inizio sembra un piacevole crescendo. Dalla science fiction dei I Re di Sabbia, che dà il nome alla raccolta, e I passeggeri della Nightflyer  al fantasy-medioevale del Drago di Ghiaccio e Nelle Terre perdute, fino alla Via della Croce del Drago riuscitissima ibridazione tra i due generi, la qualità resta  costantemente alta e tutti i racconti finiscono per lasciare la loro traccia. Se fatico a trovare un autore Fantasy  vivente (of course mr. Tolkien) anche soltanto paragonabile all'autore delle Cronache, per la Science Fiction il discorso è in parte diverso. Le storie di Martin mancano della potenza visionaria dei grandissimi, non pretendono di spiegarci il presente né di reinterpretare il passato, non lanciano moniti verso il futuro dell'umanità e lasciano poco spazio alla struttura sociale e alle complessità psicologiche. Eppure sono  popolati da personagg affascinanti, credibili e solidi, ci mostrano mondi che verrebbe voglia di esplorare in ogni dettaglio e la loro riuscita ludica, almeno per quelli di questa raccolta, è completa e coinvolgente. Attraverso un'ottima prosa  e  storie che  dosano  sapientemente  le  coordinate narrative del proprio intreccio, si evade davvero dal proprio quotidiano. E non è poco.

Voto: 7
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Autori e generi: fantasy, raccolta di racconti, mondadori, 2008, science fiction, george martin, r r martin
lunedì, 05 maggio 2008

La disobbedienza civile


Henry David Thoureau, pp. 128
Edizioni La vita felice,   EURI 8,5

Il breve saggio (con testo in lingua originale a fronte) raccoglie un discorso tenuto da Thoreau nel periodo seguente alla propria carcerazione per essersi rifiutato di pagare le tasse al governo americano. Il gesto del filosofo-scrittore era una ribellione non violenta in aperta polemica contro la guerra in Messico e la pratica della schiavitù, che gli permise tra le altre cose  "di conoscere finalmente i propri concittadini osservandoli vivere dalla finestra della sua cella".  Testo importante del pensiero anarchico,  in grado peraltro di influenzare figure centrali del '900 come Ghandi e Martin Luther King, è il resoconto della dialettica serrata tra un individuo fedele ai propri principi e lo Stato che gliene vorrebbe imporre degli altri. La posizione di Thoreau è netta: se ognuno ha il diritto di ignorare un'ingiustizia di cui non è responsabile, nulla  gli  permette di esserne complice, finanziandola ad esempio con le proprie tasse. Thoreau non fu un estremista né un rivoluzionario, almeno per come venne inteso il termine nell'800 europeo, fu piuttosto uno scrittore ironico e arguto dalla prosa a tratti sublime, coerentemente convinto delle proprie posizioni etiche. Un uomo che teneva in massimo conto la propria libertà, fino al punto  da alienarsi  dalla proprietà delle cose e dalle imposizioni sociali vivendo a lungo nei boschi del lago Walden oppure spingendosi ad affermare, come fa in questo testo, che il miglior governo è quello che non governa affatto.

Voto: N/C
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Autori e generi: saggistica, saggi, 2008, editore la vita felice, thoureau, sggi
lunedì, 28 aprile 2008

Diluvio di fuoco


Rene' Barjavel, pp.160
Urania Collezione, Euri 4,90

In un futuro abbastanza lontano  un'improbabile  guerra mondiale e un cataclisma elettrico che contravviene tutte le leggi della fisica conosciute gettano l'umanita' nel caos. Tra parentesi strampalete e cliche' sociali piuttosto triti, tutta la prima parte del romanzo si trascina traballante verso la chiosa finale in cui Barjavel puo' gettare, con toni biblici, le basi del proprio nuovo medioevo, il ritorno alle comunita' rurali e la messa al bando della tecnologia, percepita evidentemente dall'autore come malvagia e corruttrice.  Il curatore di Urania sostiene che questo, come altri romanzi di fantascienza di Barjavel, siano stati sottovalutati per la francofonia dell'autore e per alcune sue tesi reazionarie. A me e' sembrato soltato un romanzetto brutto e sciatto.

Voto: 4
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, science fiction, urania, barjavel
domenica, 27 aprile 2008

Mr. Sebastian e l'ombra del diavolo.


Daniele Wallace, pp.260
Newton Compton, Euro 9,90

Di questo romanzo di Wallace, gia'  autore del libro da cui  venne tratto Big Fish,  pare che Tim Burton abbia gia' opzionato i diritti per girare una nuova pellicola. Non so se  il film si fara' e se Wallace in cuor suo ci contasse, ma segnatevi questo: il personaggio di Marianne LaFleur  e' Helena Bonham Carter e sarebbe un vero peccato se dovesse interpretarlo un'altra.
Il romanzo di Wallace  e' una narrazione a piu' voci dove la vita del mago Henry Walker viene  raccontata per frammenti che ricompongono gradualmente il piano narrativo complessivo. Il meccanismo funziona dall'inizio alla fine. Wallace sembra creare un evidente parallelismo tra il modo in cui sceglie di raccontare la sua storia e il mondo all'interno del quale si muove il suo protagonista. In entrambi si rappresenta lo spettacolo della magia, lo stupore dell’impossibile e poi una coltre di trucchi e artifici, bugie e illusioni cui il pubblico pagante accetta di credere pur di potersi stupire.  Wallace lascia cadere un un velo  dopo l’altro finche'  alla fine, quando nel rituale dello spettacolo magico si celebra il prestige e dovrebbe scattare l'appaluso,  ci mostra nascosta dietro l’ultimo specchio la realta’ con la sua durezza e i suoi squallori. 
E’ la storia di un marchio  impresso ad una giovane vita e che finira’ per determinarne per sempre le sorti. Nella vita del protagonista  domina l'universo estetico dell’infanzia, in lui le chiavi interpretative dello stupore e del mistero resistono ostinatamente negli anni,  mentre le menzogne autoassolutorie degli adulti   maturano  fino a trasformarsi in cinici e inafferrabili demoni.   Wallace racconta usando trucchi raffinati che conducono attraverso inganni e giochi di prestigio ad  interrogarsi sulla realta’ che sta dietro le quinte, in questo si rivela lui per primo un grande illusionista,  allo stesso modo di come durante la lettura molti dei personaggi si distaccano dalla maschera grottesca dello stereotipo circense con cui vengono presentati inizialmente, mostrando pian piano tratti tragici e reali.
Quando alla fine lo spettacolo culmina e il quadro si ricompone, il cilindro che sfornava conigli torna ad essere un cappello, la gente lascia il teatro e torna a casa dove la attende una vita senza sorprese, in cui  si inganna soprattutto se stessi e  dominano impietosi  il caso, l'arbitrio e la banalita' del male.

Voto: 7+
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, daniel wallace, newton comton
domenica, 06 aprile 2008

Il maestro e margherita.


Michail Bulgakow, pp.386
Einaudi, Euri 8

Riporto la copertina e i dati su prezzo e pagine dell'edizione Einaudi perche' e' la piu' econimica tra quelle recenti, ma in realta' quella che ho avuto tra le mani in questi giorni e' l'edizione della Biblioteca di Repubblica nella collana Novecento, uscita qualche anno fa insieme al giornale a  4,90 Euri. Su Ibs non e' riportato  il nome del traduttore della versione Einaudi, nella mia versione, ormai rintracciabile suppongo soltanto nelle bancarelle dei libri usati, la traduzione e' di Vera Dridso e  mi e' parsa impeccabile.  Scritto e rimaneggiato piu' volte nel corso di dodici anni in epoca staliniana venne pubblicato, in versione censurata, soltanto nel  66-67. Tipico esempio di romanzo nel romanzo quello principale e' ambientato a Mosca nell'epoca in cui visse Bulgakow, dove il Diavolo e la sua corte irrompono per portare lo sconquasso nel grigio mondo dei burocrati della cultura sovietica. Quello contenuto, e' invece  ambientato nella Gerusalemme degli ultimi giorni di Cristo, in una riscrittura dei vangeli che ruota intorno ai dubbi e alle trame di Ponzio Pillato. Frizzante, sensuale e magico,  il primo e' impregnato di elementi comico/satirici che dovevano avere una straordinaria carica liberatoria per un Bulgakow imprigionato in certe ottusita' della propria epoca. La comicita' e la satira di regime sono anche gli aspetti piu' esposti allo scorrere del tempo perche' piu' legati all'attualita' in cui vennero scritti, e quindi destinati a sbiadire un po' per il lettore contemporaneo, culturalmente lontano dalle assurdita' censorie della Russia di Stalin. Appartenenti a due registri narrativi diversi entrambe le storie sono pero' narrate con maestria che rasenta la perfezione. La vicenda biblica e' piu' lineare e semplice da seguire, anche per il numero ridotto dei personaggi che sono invece decine nella caotica e paradossale narrazione  moscovita, ed e'  scritta  in modo tale che la costruzione di ogni periodo appare sublime e cristallina, attualissima e immortale. 

Ci si innamora di Margherita, si vorrebbe partecipare al gran ballo di Satana, volare a cavallo di una scopa col suo seguito demoniaco per raggiungere un Sabba nel bosco, si partecipa, come avvenisse ora, al tormento di Pilato mentre scruta le guglie di Yerushalayim e si respira l'aria polverosa del calvario mentre intorno alla morte del mite Yeshua Hanozri (il nome aramaico di Gesu' Cristo), i suoi sodali e suoi persecutori ci vengono presentati sotto una luce del tutto nuova. Un voto ai classici preferisco non darlo, li ha gia' premiati il tempo e, anche qualora le loro pagine fossero coperte di uno strato troppo pesante di polvere, ma non e' affatto questo il caso,  credo valga quasi sempre la pena di affrontarne la lettura.

Voto: N/C
postato da: Aramcheck alle ore 11:14 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: narrativa straniera, einaudi, bulgakov, 2008, bulgakow, einaudi tascabili
venerdì, 14 marzo 2008

Il Grande Gioco



Peter Hopkirk, pp.624
Adelphi, euri 33

Durante la lettura di A passo di gambero (U. Eco) ho letto dei commenti molto positivi dell'autore in merito a questo splendido libro. Non avevo molti dubbi sul giudizio di uno dei più grandi intellettuali italiani e così ho comprato il libro a occhi chiusi.
L'obiettivo dell'autore è quello di creare un impegnativo fil rouge che lega gli eventi accaduti nell'asia centrale nel lunghissimo periodo che va dai primi anni del 1700 sino al trattato anglo-russo del 1907.
Lo sforzo di Hopkirk si concentra su una bibliografia di ben tredici pagine di testi, molti dei quali reperiti in librerie specializzate, spesso questi documenti sono stati tradotti dal russo e pubblicati in inglese, diari degli esploratori, documenti ufficiali degli accordi raggiunti. Inoltre per "ragioni di brevità" non vengono citate le innumerevoli fonti giornalistiche a cui si riferisce nella stesura del testo.
Il racconto che ne risulta è ricco di intrighi spionistici, guerre, assedi e rapimenti, tradimenti e giochi politici avvenuti tra i due più grandi imperi dell'epoca: Britannico e Russo.
Il primo cercava di difendere l'India dagli interessi dello zar, il secondo mirava all'espansione verso territori inesplorati, regioni che ancora non erano su nessuna mappa, neanche su quelle anglosassoni e comprendeva ,a onor del vero, l'attrazione per "il gioiello della corona" inglese.
Ed è qui, tra le terre dei Turkmeni e dei Circassi, nei khanati afghani dell'epoca, passando per le terre di Persia fino a raggiungere Lhasa che ritroviamo avventurieri e ufficiali di altri tempi, esploratori disposti a viaggiare attraverso territori di cui non si conosceva nulla, solo per il gusto di essere i primi pionieri a riportare informazioni utili al loro paese, o per la loro ambizione personale, spesso a rischio della propria vita. Un viaggio che l'autore ci fa assaporare insieme a quegli uomini, come nei romanzi di avventura popolati da personaggi fuori dal comune che, questa volta, sono realmente esistiti.
Durante questo viaggio si percepisce profondamente quanto sia difficile e lungo il processo di esplorazione di territori come quelli del centro-asia, dove la sottile arte dell'inganno orientale spesso riuscì a raggirare potenze all'apice della loro espansione. Dopo oltre un secolo quei colossi avevano ottenuto solo delle mappe più dettagliate di quelle terre, perpetrato massacri spaventosi, subito perdite tremende su entrambi i fronti. I veri eroi di quel periodo furono gli innumerevoli uomini che diedero la vita per partecipare al Grande Gioco, termine coniato da uno di loro, Arthur Connoly, che si scavò letteralmente la fossa da solo. Personalmente ho ancora l'imbarazzo della scelta sul "preferito" poichè  entrambi gli imperi contribuirono con i migliori disponibili. Un libro poderoso.

"Questa è una lotta di giganti, non di uomini"

Voto: 9
postato da: uthertepes alle ore 21:49 | link | commenti (5) | commenti (5)
Autori e generi: storia, saggistica, 2008, adelphi, hopkirk
lunedì, 10 marzo 2008

Starship Troopers

Oscar
Robert A. Heinlein,  pp. 342
Mondadori Oscar, Euri 9,20

Edito la prima volta da Urania negli anni 60 e  poi in seguito nella collana Urania Collezione dello stesso editore era diventato di recente praticamente introvabile, almeno al prezzo di copertina. Acquistarne una copia via web era arrivato a costare fino a 30 euro e richiedere gli arretrati a Urania stessa costa tre volte il prezzo di copertina, comunque piuttosto basso, più le spese di spedizione. Giunge dunque graditissima questa ristampa  nei Piccoli Oscar uscita quest'anno di quello che rimane un grande classico della fantascienza.  Se avete visto l'omonimo film dimenticatelo: in comune c'è l'ambientazione e poco altro. Quella che nella versione cinematografica è la storia di una guerra intergalattica,  nel romanzo originale è soprattutto la storia di un uomo e del suo rapporto con  la struttura militare nella quale è inserito, un romanzo, nelle intenzioni di Heinlein a suo modo anche formativo.  Starship Troopers è stato spesso accusato di essere un testo militarista. Lo è eccome! Racconta una storia che parla di militari e lo fa dal punto di vista di militari entusiasti del loro ruolo e della loro missione. Cose come il cameratismo, la gerarchia, la guerra e le armi esistono ed hanno da sempre il loro ruolo nella realtà:  la letteratura,  anche se può trasfigurarlo in infiniti modi, finisce col raccontare il reale. Ciò che conta davvero però è che non si tratta di un libro becero e le idee che propugna, gradite o no al lettore, derivano da una visione coerente del presente e del futuro con cui è interessante confrontarsi. Heinlein infatti non si limita a osannare l'atto di coraggio o la distruzione del nemico, quasi non lo fa affatto.  L'autore ipotizza un intero sistema sociale basato sul rapporto tra servizio militare e diritti politici, un sistema filosofico, una teorica scienza della morale, che lo giustifica e lo sostiene  partendo da considerazioni antropologiche e proseguendo per concatenazioni logiche successive, infine  una pedagogia  paternalistica che rende accettabili i cardini  su cui una tale società potrebbe fondarsi. Non c'è bisogno di essere d'accordo con uno dei colonnelli che descrive nel libro tale sistema come perfetto,(io non lo sono e  anzi mi piacerebbe avere il tempo di scriverne una confutazione), per riconscere quello che ci propone Heinlein come un punto di vista degno di essere discusso, un'intera visione del futuro dell'umanità e non soltanto una storiella di navi spaziali e ragni galattici. In alcuni punti  le tesi esposte in Starship Troopers, che trattandosi di fiction non è detto coincidano in tutto e per tutto con quelle dell'autore,  sembrano in polemica diretta con alcuni temi  tipici del '68(*),  pur essendo stato scritto più di dieci anni prima. Un brano recita più o meno così:

<<Nelle democrazie del XX secolo alla gente venivano  insegnati soltanto i diritti, nessuno ricordava loro che avevano anche dei doveri.[...] E' per questo che che quel nobile esperimento fallì miseramente.>>

Sfido anche l'hippie più inveterato a non leggerci un fondo di verità.

Voto: 7+
 
(*)"Straniero in terra straniera" sempre di Heinlein sarà  invece un libro cult di quel movimento.
postato da: Aramcheck alle ore 14:57 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, heinlein, mondadori, 2008, science fiction, oscar mondadori
venerdì, 29 febbraio 2008

Il cimitero senza lapidi e altre storie nere


Neil Gaiman pp. 219
Mondadori, Euri 15

Ultimamente mi è rimasto poco tempo per leggere, ne ho un po' soltanto la sera prima di andare a dormire. Malgrado la pila tremolante sul comodino che rischia di cadermi addosso nel sonno e vari libri lasciati a metà, ho cercato in libreria una lettura non troppo impegnativa da potersi fare a tappe. Così ho comprato questa raccolta di racconti sedotto dal titolo e soprattutto dalla copertina di Iacopo Bruno, che dallo scaffale mi parlava di favole dark e atmosfere alla Tim Burton. Anche se alcune storie sono trite e piuttosto infantili, tra cui una scritta da un Gaiman giovanissimo, la maggior parte rispettano in pieno le aspettative. Il ponte del Troll, Il prezzo, Cavalleria e Il cimitero senza lapidi sono racconti magistrali, piccole favole magiche, che confermano la bravura dell'autore nel creare atmosfere fantastiche. Soprattutto all'inizio tra alcune si intravedono collegamenti che poi restano, almeno mi è parso, insoluti, miraggi forse dovuti al fatto che molti dei protagonisti portano lo stesso nome. Non so se sia narrativa per ragazzi, non sono sicuro di distinguere la differenza, di certo è una lettura piacevole e credo che l'avrei pensata così anche vent'anni fa.

Voto: 6,5

postato da: Aramcheck alle ore 15:28 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: narrativa straniera, gaiman, raccolta di racconti, mondadori, 2008