| titolo: |
Omon Ra (tit. orig.: "Омон Ра") |
| autore: |
Viktor Pelevin |
| editore: |
Mondadori (collanda "Strade Blu") |
| traduzione: |
Katia Renna, Tatiana Olear |
| pagine: |
168 |
| prezzo: |
€ 10,33 |
| ISBN: |
88-04-46045-8 |
| iniziato il: |
13/10/2006 |
| finito il: |
22/10/2006 |
| parla di: |
la corsa allo spazio nella russia sovietica |
Premessa: Omon Ra è a mio personalissimo avviso un romanzo bellissimo.
E' stato il primo racconto "lungo" di Pelevin, conosciuto fino a quel momento soltanto per le sue storie brevi (leggasi Luci Blu e Mitragliatrice d'Argilla), ed è stato anche lo scritto che ne ha determinato l'ascesa nell'olimpo russo e americano degli scrittori: subito tradotto in inglese, è stato eletto "miglior libro dell'anno" da settimanali quali Newsday e Spin per il 1999 e gli ha garantito un successo planetario (dove per "planetario" ancora una volta si deve intendere: Russia, sua terra d'origine, Stati Uniti, mecca degli scrittori emergenti e centro nevralgico dell'editoria e della critica contemporanea, e alcuni paesi della vecchia europa, in quanto colpiti di riflesso dall'onda di marea causata da tanto clamore). Il libro è stato tradotto in meno di un anno in 12 lingue. In Italia, ovviamente, è stato pubblicato con un po' di ritardo...
Su Pelevin consiglio sempre e di nuovo di informarsi. In patria qualcuno all'inizio l'ha stroncato, per poi esaltarlo presentandolo come un vero evento generazionale (i suoi piu' grandi lettori ed estimatori sono i giovani russi), all'estero le critiche entusiastiche si sono sprecate (paragoni con Gogol', Bulgakov, Kafka, Borges, fino all'ormai famosa definizione del Times: "un Nabokov psichedelico per l'epoca del cyber"). In Italia la mia impressione è che ancora resti tutto sommato un autore di nicchia, anche se i suoi racconti sono pubblicati da diversi anni nella bellissima (e diffusissima) collana Strade Blu di Mondadori. Ma più che solo informarsi, consiglio sempre e di nuovo di leggerlo, possibilmente farsi un'idea propria, genuina, prima ancora di perdersi nelle critiche alle sue opere. Secondo me è fra gli autori che possono "far crescere" un lettore. Ammetto che a volte, spesso, non è una lettura semplice, e sicuramente è il classico autore che andrebbe letto in originale (per chi conosce il russo). Le allusioni, i richiami, i riferimenti alla realtà sovietica permeano quasi ogni pagina dei suoi scritti ed è difficile, se non impossibile coglierli per chi è nato e cresciuto "al di qua" della cortina di ferro se non si è un esperto di quella storia e di quella cultura (nonostate il preziosissimo lavoro delle traduttrici, le note semplicemente non bastano). Nonostante ciò, nonostate -penso- non si possa apprezzare "appieno" nella versione tradotta che ci è accessibile, è un autore che ti lascia qualcosa. Potrà piacere o non piacere, ma andrebbe provato.
Un aspetto affascinante del suo lavoro e della sua vita è che ogni suo romanzo è come se fosse stato scritto "in un'epoca diversa". Questo perché Pelevin ha vissuto appieno il disfacimento e la caduta dell'Unione Sovietica, il tentato golpe del '91, l'epoca Eltsin, poi l'ascesa del capitalismo brutale, infine la modernizzazione, e oggi l'autoritarismo presidenziale. In ogni suo scritto, il paese che aveva attorno era un altro paese. E per una volta non è una metafora: le Russia è stata davvero per molto tempo, ed è ancora oggi, senza preavviso da un giorno all'altro, un paese completamente diverso da se stesso, giorno dopo giorno. Come scrive egli stesso ad esempio di Omon Ra: "Ho fatto appena in tempo a scrivere questo romanzo, ho messo il punto alla fine dell’ultima pagina e il giorno dopo l’Unione Sovietica si è sgretolata. Penso sia stato letteralmente l’ultimo romanzo sovietico". Parlando di Vita degli Insetti: "di giorno in giorno cambiava tutto, un periodo di contraddizioni in cui non si capiva più se eravamo una società capitalista o altro". Per Il Mignolo di Buddha si puo' parlare di "periodo romantico" (come è stato ribattezzato dagli intellettuali russi l'ultimo periodo dell'epoca Eltsin). Babylon è stato scritto nel periodo forse di maggior democratizzazione, in Dialettica di un Periodo di Transizione dal Nulla al Niente riflette sulla russia di Putin, e così via. Questo turbinare di eventi e aspettative e emozioni e cambiamenti non sono mai citati direttamente ma influenzano l'umore, i comportamenti, la psicologia dei personaggi. Il risultato è a dir poco interessante. Appassionato di filosofie orientali e buddhismo zen, queste permeano ogni suo racconto: le storie sono spesso oniriche, grottesche, fantastiche, noir, metafisiche. In una bella recensione ho trovato la frase "Il tema postmoderno della sparizione della realtà è elaborato in senso nuovo: la metafisica sovietica si rovescia nel vuoto buddista". E' vero, e in alcuni suoi lavori come Il Mignolo di Buddha è un'esperienza devastante, ma è forse più di così: come nelle filosofie orientali dell'eterno divenire, è un rovesciarsi continuo, un fondersi e un confondersi dell'uno nell'altro senza che la ruota si fermi mai veramente.
Ho letto questo libro più di un anno fa, quindi non entrerò in dettaglio nella storia (non lo farei comunque come non l'ho mai fatto...). Posso scrivere di quello che mi è rimasto, e ciò che mi è rimasto può essere riassunto come: emozioni e immagini. Flash di situazioni grottesche sull'orlo della follia, che sono normalità in un mondo che ha perso il senno. Metafore che prendono vita. E' difficile rendere l'idea senza citare direttamente qualche porzione del testo, cosa che qui non voglio fare. Mi resta ad esempio l'immagine del protagonista legato su un letto, in una scuola che è anche ospedale e altro, che scopre cosa significa "insegnare con l'esempio" sulla pelle dei suoi fieri compagni di corso, o un'altra di lui piegato su una bici a pedalare follemente verso il niente, così come l'eco forte dei suoi pensieri e delle sue convinzioni che risuonano nel vuoto, l'assurdità dell'intera epopea che si trova a vivere e l'inganno nell'inganno nell'inganno, che risulta verità acquisita. Qualcosa che vale la propria vita. Un mondo nel quale nessuna vita ha alcun valore, eppure l'intero mondo non è altro che "un artificio" per innalzare la propria consapevolezza e coscienza. L'"inutile sacrificio" come l'unica cosa sensata da realizzare e accettare.
"Il protagonista, Omon-Ra (il reparto speciale di polizia "Omon" e
la sigla della "Rossijskaja Armija" suonano in russo come "Amon Ra",
il dio egiziano del sole) fin da bambino sogna di diventare astronauta.
Si iscrive all'accademia militare..."
...ma alto e basso si confondono, e per raggiungere le stelle bisogna scendere dentro se stessi...
Leggendolo ho trovato sorprendente l'accettazione di un mondo completamente assurdo da parte del protagonista. Ma ripensandoci oggi: per noi è veramente diverso? Il mondo che accettiamo tutti i giorni, è veramente logico, coerente? Le richieste che ci vengono poste, i sacrifici che facciamo per raggiungere le nostre mete, hanno davvero uno scopo, o questo viene creato dal nostro stesso sacrificio e solo con questo acquista un significato...? Spesso ci capita di metterci completamente in gioco per il raggiungimento di un qualcosa che... a ben guardare non esiste... e l'unica cosa che otteniamo davvero è una maggiore consapevolezza di noi stessi durante questo divenire, un prenderne coscienza che ci forgia... Pelevin attacca spietatamente ogni retorica, mostra il suo lato grottesco e tragico e comico e triste... ma non scrive mai "è assurda e pertanto va combattuta", nessun suo protagonista alla fine lascia un segno tangibile nel proprio mondo, lo cambia davvero: semplicemente apre gli occhi e lo vede per quello che è. Si ribella forse, lo combatte a volte, ma facendolo ne rimane comunque parte, ne segue comunque le regole. Non c'è alcuna retorica che possa essere abbattuta, assurda regola che possa essere cambiata. C'è il nulla, oltre quello: l'alternativa alla realtà è il nirvana, l'annullamento del tutto, non una realtà diversa o migliore. E forse l'idea che rimane è proprio che la messa in scena non è solo una pantomima della verità: è davvero essa stessa l'unica realtà, in questa come in ogni società umana.
Voto: 7.5