
Chuck Palahniuk, pp. 208
Mond. Starde Blu, EURI 16
Dopo le prime cento noiosissime pagine, appesantite per ragioni necessarie alla narrazione dai nomi "numerici" dei protagonisti, il mio commento voleva esaurirsi nella seguente lapidaria considerazione:
L'ultimo libro di Chuck Palahniuk, definito in copertina come "il romanzo sul sesso che tutti ci vergognavamo di aspettare", non è buono nemmeno per farsi le seghe.
Giunto alla fine in uno sforzo di stima per l'autore, seppur declinante, posso aggiungere relativamente poco se non che non consiglio di acquistarlo, soprattutto al prezzo della versione non economica. Avanzando nella lettura ci si affeziona un poco di piu' alla trama che per lo meno diventa intellegibile e al buono stile di Palahniuk che ritorna a fare timidamente capolino di tanto in tanto, ma il romanzo lascia poco, davvero poco. Qualche lettore ha lodato con entusiasmo per fantasia e comicità l'infinita sequenza di nomi di film porno inventati e citati. Io, che ho visto tre o quattro volte
Clercks (1994, quindici anni fa...), ho trovato il tormentone non molto originale, estenuante e meno divertente dell'esilarante cinematografia sciorinata a suo tempo da
Randall (*). Se
Rabbia aveva il difetto di voler strabiliare ad ogni costo fino alla costruzione di un impianto narrativo incapace di stare in piedi ma conservava alcuni acuti del miglior Palahniuk, specularmente con
Gang Bang si torna coi piedi per terra, si affronta un percorso piu' lineare e circoscritto ma non si vede traccia delle intuizioni e degli spunti di molti romanzi precedenti.
Non basta un argomento scabroso, non basta un tormentone e non basta la ripetizione di uno stile ormai familiare al (fedele) lettore.
Servirebbe qualcosa da dire e qualcuno a cui voler parlare.
Servirebbe la necessità della scrittura, ben oltre il dovere del proprio mestiere.
Fight Club e
Invisible Monster sono lontani anni luce e francamente un po' dispiace.
Voto:
5
(*) se non capite di cosa io stia parlanddo andate a vedervi Clercks.