Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
martedì, 12 maggio 2009

American Gods


Neil Gaiman, pp. 523
PBO mondadori, Euri 9,40

All'inizio lo avevo trovato  piuttosto deludente e più che un romanzo mi pareva un giocattolo ad uso e consumo  di Gaiman, col quale sbizzarrirsi con le sue bizzarre creature fantastiche. Nulla di male in teoria, ma la miscela tra l' America contemporanea e le più eterogenee divinità  pagane, ad essa completamente estranee, mi  aveva lasciato piuttosto indifferente. Andando avanti pero', una volta accettato l'universo immaginario proposto dall'autore, tra qualche binario morto e un'infinità di affascinanti sottotrame, la lettura è diventata un vero e proprio piacere. Un viaggio ad occhi chiusi nella provincia americana, luogo per eccellenza dove  non succede mai niente, trasformata in un  posto dalla sacralità dimenticata nel quale sotto le consuete apparenza accade letteralmente di tutto. Nel finale pirotecnico tutte le trame vengono  più o meno elegantemente al pettine e ci si scopre affezionati ai moltissimi personaggi tutti in fin dei conti  riconoscibili, intriganti e ben caratterizzati, coerenti nella loro assurdità come gli Dei non possono non essere.

Voto: 6,5



Post aggiornato in data: 11 maggio, 2009

Letto anche da joeCHiP:

titolo: American Gods
autore: Neil Gaiman
editore: Oscar Mondadori (collana "Piccola Biblioteca")
pagine 524
prezzo: € 9,00
ISBN: 88-04-52083-3
iniziato il: 23/10/2006
finito il: 02/11/2006
parla di: dèi

Mi prendo il merito di aver insistito e di aver sponsorizzato molto questo libro presso Aram, fino a convincerlo alla lettura (non dovetti faticar parecchio comunque) ...e il palese demerito di non averlo mai recensito io, se non ora con più di due anni di ritardo.
Fa nulla, il pianeta ha continuato a girare lo stesso, così come il blog...  anche se a dire il vero, con una recensione su Ozia che non ho mai condiviso fino in fondo... per cui eccomi a rimediare.
Personalmente questo libro mi è piaciuto dalla prima all'ultima pagina, e non è una cosa che mi capita così spesso. Ricordo esser stato uno dei tanti comprati "d'istinto" senza conoscerne la trama, un completo salto nel buio, e -deviazione mia- sono rimasto subito rapito da questa commistione fra reale e inverosimile che il più prolifico commentatore su questo blog dice invece di aver fatto fatica, all'inizio, ad accettare. Adoro i "giocattoli a uso e consumo dell'autore", si chiamino questi "American Gods", o "Q", o "Se una notte d'inverno un viaggiatore", o "Creazione", o metteteci voi il titolo che più vi sembra adatto: adoro "precipitare" senza punti di riferimento nei mondi fantastici nascosti nelle menti dei più disparati autori, soprattutto quando questo avviene senza preavviso.
Questo, è vero, sembra un libro in cui Gaiman si è lasciato prendere la mano, senza freni, in cui si è compiaciuto di creare qualcosa che dovesse piacere "a sé stesso" prima che a qualsiasi altro lettore, e con cui alla fine ha finito anche per giocare con i lettori, capovolgendo la storia come un cubo di rubik ad ogni comparsa di un nuovo personaggio.
Se devo trovarci una pecca, è che la frase per me più bella o quella almeno che mi è rimasta più impressa, non è "nel" libro ma "sul" libro, sempre di Gaiman, quando parlando di American Gods e degli "itinerari" che vi sono descritti avverte che tutto è narrazione, persino i luoghi e personaggi che esistono davvero... non esistono davvero come sono descritti qui... "soltanto gli dèi sono reali": ecco, se per lui gli dèi non fossero reali sono sicuro che non avrebbe potuto scriverlo, e se lo leggerete mantenendovi lucidi, mantenendo la consapevolezza che non siano reali... probabilmente non potrete apprezzarlo fino in fondo.
L'ho consigliato e regalato parecchio, fra amici e conoscenti, soprattutto a persone completamente estranee al genere, per poter scrutare il loro iniziale spaesamento, e per curiosità della loro reazione (credo che riveli molto di una persona la reazione ad un libro completamente inaspettato), consapevole comunque che, troppo peculiare, poteva e può suscitare entusiasmo come uno sbadiglio, a seconda del lettore: per qualcuno libro d'evasione o estivo, per altri saga epica, per alcuni, completo non sense.
A me, per quanto riguarda la trama, è piaciuta più "l'idea" della storia in sé che lo svolgimento vero e proprio, ma l'ho trovato comunque piacevole e poi lo stile di Gaiman difficilmente stanca, e non ricordo d'aver trovato punti "fiacchi" o d'aver mai pensato "non vedo l'ora che finisca" o "speriamo che fra qualche pagina il tutto prenda significato". Fra alti e bassi fisiologici: sempre sopra la media.
E' uscito in diverse edizioni mondadori: Urania a circa 3.50 euro, nella "Piccola Biblioteca Oscar" a circa 9 euro (prezzo di copertina di quando l'ho comprato io, mi è stato riferito che è aumentato fino ad arrivare ai 10,50 o più, ma non ho verificato), o nella solita collana "Strade Blu", a circa 16 euro (l'ultima volta che ho controllato).
Credo di aver già scritto in passato ciò che penso della "qualità" della carta e dei libri mondadori in generale (la "Strade Blu" resta a mio avviso una collana bellissima per contenuti, ma mortificata nel solito rapporto prezzo/qualità per quanto riguarda il "contenitore"...), per cui non saprei consigliarvi un'edizione piuttosto che un'altra, soprattutto non vorrei ripetere le solite critiche a carta, impaginazione, quarta di copertina... se siete molto dubbiosi optate ovviamente per la più economica che trovate, non sarò io a dirvi che avrete sbagliato (molti fra i libri più belli che ho mai letto sono Fanucci iper-economici resti di bancarelle, che già dopo pochi anni tendevano alla disgregazione, e oggi si sgretolerebbero tra le mani di chiunque provasse a riaprirli... o Oscar tascabili economici ingialliti prima del tempo, che persino io non ho più il coraggio di aprire o spostare); se per voi anche l'occhio vuole la sua parte e state magari scegliendo un regalo, allora la più costosa è più bella, con pagine più grandi, copertina un po' più rigida... anche se costa molto, molto più di quello che comprate, ed è giusto esserne consapevoli; se resta una cosa "per sé", l'edizione qui recensita resta un ottimo compromesso, e probabilmente quella più semplice da reperire.

Voto: 6.5
postato da: Aramcheck alle ore 15:19 | link | commenti (12) | commenti (12)
Autori e generi: fantasy, narrativa straniera, gaiman, 2007
giovedì, 18 settembre 2008

Omaggio a David Gemmell. RIP.

D.Gemmell, pp.479
Piemme, Euri 6,5
Voto: 7
D.Gemmell, pp. 473Piemme ORO, Euri 6,5
Voto: 6,5
David e Stella Gemmell
 pp.509, Piemme, Euri 22
Voto: 6

David Gemmell è noto soprattutto per il ciclo dei Drenai, lunga serie di romanzi fantasy che pur mantendo la stessa ambientazione restano piuttosto scollegati l'uno dall'altro. Di fatto quindi il ciclo non è tanto una vera e propria saga, quanto una lunga collezione di episodi con un'ambientazione in comune, dove l'epica dell'uno riecheggia nelle pagine degli altri mantendoli però isolati e spesso lontani anche nel tempo narrativo.

Il suo romanzo migliore, tra quelli che ho letto, è di certo "La leggenda dei Drenai" in cui all'interno di una trama piuttosto lineare emerge la bravura di Gemmell nella costruzione minuziosa dell' eroe fantasy. Druss è la figura centrale del ciclo e le gesta descritte in questo romanzo si trasformano in mito per l'intero svolgersi della saga. Druss è l'archetipo dell'eroe di Gemmell: un personaggio costruito con cura, efficace a tal punto da tenere in piedi da solo l'intera costruzione epica di un mondo fantastico. Un guerriero puro nel senso che il termine prende nei Role Play Game, quasi monodimensionale, che si muove sicuro e determinato in un mondo semplice e cruento fatto di sangue, acciaio e onore. Per me i romanzi di Gemmell sono stati soprattutto questo: narrazioni lineari e storie semplici dove eri sicuro poter trovare un eroe pronto se necessario ad affogare nel sangue del nemico pur di fare a pezzi il mondo intero con un'ascia. Ogni tanto leggo il fantasy  perché sento il bisogno di sognarmi altrove e se la scelta è tra  gnomi, fate e maghetti e una testa  che mozzata di netto  da una spada  rotola  giu' da  un collo  che zampilla sangue arterioso, scelgo senza esitare quest'ultima immagine. Ognuno si rilassa come puo'.

Mentre anche negli altri romanzi, spesso non eccezionali a dire il vero, la costruzione dell'eroe resta un punto di forza di Gemmell, al contrario il piu' grande limite della sua produzione fantasy è forse lo sfondo su cui i suoi eroi si muovono che non risulta mai troppo ricco di particolari militari, politici e culturali, non è mai davvero ampio e non sempre sembra intrinsecamente coerente. Mi è spesso parso che Gemmell costruisse mondi della cui scenografia si  scorgessero in controluce le impalcature di cartapesta. Del resto la telecamera di Gemmel non si muove mai in campo lungo, non fa carrellate e non fa salti, al contrario l'inquadratura è sempre ben stretta sui protagonisti e sull'azione rendendo alcuni suoi romanzi avvincenti, ma di cortissimo respiro. Un autore davvero di genere, simpatico già soltanto per il fatto di essere arrivato alla scrittura tardi dopo aver svolto in vita sua un'infinità di altri lavori, onesto, molto produttivo e ben conscio di quali fossero le attese dei suoi lettori.

Pare che poi qualche anno fa che David con sua moglie Stella abbiano fatto un giro per le isole del Mediterraneo, ospiti sulla barca a vela di una coppia di amici . Qui David deve essersi innamorato del Grande Verde, della Grecia, di Omero e dell' Iliade fino a decidere di cimentarsi col Romanzo Storico, uscire dal proprio ambiente naturale e reinterpretare le vite dei piu' famosi eroi mai raccontati.

Deve essere nata così la trilogia del Signore di Troia, nella quale quanto detto di negativo sull'evanescenza dell'ambientazioni del ciclo dei Drenai viene gioco forza superato: il solido background stavolta lo fornisce Omero in persona e, va detto, i personaggi di Gemmell  ci si muovono dentro abilmente.

Conforntandosi col romanzo storico Gemmell ha deciso di compiere un'opera di doppio filtraggio sulla leggenda Omerica tentando di ricostruire una versione plausibile di quei fatti che dovevano aver ispirato il poema originale. La costruzione fantastica andava quindi una volta ancora ristoricizzata, riconducendo a più terrene vicende racconti mitici strapieni di eventi prodigiosi e interferenza divine: così tutta l'Odissea diventa il frutto della fervida immaginazione di un Ulisse in versione Re-Cantastorie, scompare il pomo della discordia, dietro la guerra di Agamennone emergono progetti di egemonia commerciale e militare mentre nelle profezie di Cassandra, almeno in parte, aleggiano i fantasmi di un disturbo mentale. Per il resto,ciò che Gemmell non riporta in terra decide spesso di stravolgerlo piegandolil mito alle sue esigenze di narratore. A questo proposito va detto chiaramente  che, pur non essendo Troy , se siete dei puristi dei classici questa saga non fa per voi.

David Gemmell non fu forse un grandissimo scrittore, ma questo è probabilmente il suo personale capolavoro e di certo è la grande storia che sognava di (ri)scrivere, guardando per una volta oltre la consueta nicchia di lettori. La saga si lascia leggere con piacere, soprattutto il primo libro, ancora una volta i suoi personaggi eroici sanno far presa, la tensione è spesso alta e anche la struttura narrativa si fa più elaborata, smaliziata e accattivante.

Nel 2006 mentre scriveva  il terzo libro della saga David Gemmell è morto.

La Caduta dei Re viene terminato dalla moglie Stella mentre David, immagino, se ne stava da qualche parte a disegnare eroi, contento che la sua saga avesse comunque visto la luce.

PS: Uther ha recensito su Ozia Il Signore di Troia qualche mese fa, per leggere anche il suo parere andate qui

PPS: No, malgrado gli ultimi due post Ozia non sta diventando un sito di necrologi per scrittori...

postato da: Aramcheck alle ore 18:12 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: fantasy, romanzo storico, fanucci, piemme, 2008, gemmell, collana piemme pocket
lunedì, 05 maggio 2008

I re di sabbia


Geroge R.R. Martin, pp. 342
Mondadori,      EURI 18,50

La Mondadori continua l'operazione di (ri)pubblicazione delle opere giovanili di Martin tramite raccolte di racconti. Come per "Le torri di cenere"  pur essendo i racconti   in gran parte di fantascienza, la copertina richiama volutamente al genere fantasy-medievale, sfruttando la celebrità delle cronache del Ghiaccio e del Fuoco sulle quali la produzione dell'autore si è arenata da qualche anno. Stavolta pero' c'è piu' di una gradita eccezione tra cui il racconto Il cavaliere errante, effettivamente ambientato su Westeros un centinaio d'anni prima dell'inizio delle Cronache. Il racconto  sazierà momentaneamente i lettori della saga principale  concedendo un flashback interessante sui tempi in cui regnava Casa Targaryen,  pur non essendo probabilmente tra i migliori  della raccolta. D'altra parte il giudizio nel mio caso è  viziato dalla pregressa conoscenza della novella, già uscita di recente in un albo unico a fumetti, tra l'altro dotato di sfiziose appendici, e edito in Italia da  Italcomics. Rispetto alle Torri di Cenere  anche il resto dei racconti sono complessivamente migliori. Senza pause né cadute di ritmo risultano tutti piuttosto avvincenti, in quello che soprattutto all'inizio sembra un piacevole crescendo. Dalla science fiction dei I Re di Sabbia, che dà il nome alla raccolta, e I passeggeri della Nightflyer  al fantasy-medioevale del Drago di Ghiaccio e Nelle Terre perdute, fino alla Via della Croce del Drago riuscitissima ibridazione tra i due generi, la qualità resta  costantemente alta e tutti i racconti finiscono per lasciare la loro traccia. Se fatico a trovare un autore Fantasy  vivente (of course mr. Tolkien) anche soltanto paragonabile all'autore delle Cronache, per la Science Fiction il discorso è in parte diverso. Le storie di Martin mancano della potenza visionaria dei grandissimi, non pretendono di spiegarci il presente né di reinterpretare il passato, non lanciano moniti verso il futuro dell'umanità e lasciano poco spazio alla struttura sociale e alle complessità psicologiche. Eppure sono  popolati da personagg affascinanti, credibili e solidi, ci mostrano mondi che verrebbe voglia di esplorare in ogni dettaglio e la loro riuscita ludica, almeno per quelli di questa raccolta, è completa e coinvolgente. Attraverso un'ottima prosa  e  storie che  dosano  sapientemente  le  coordinate narrative del proprio intreccio, si evade davvero dal proprio quotidiano. E non è poco.

Voto: 7
postato da: Aramcheck alle ore 13:04 | link | commenti (7) | commenti (7)
Autori e generi: fantasy, raccolta di racconti, mondadori, 2008, science fiction, george martin, r r martin
sabato, 09 febbraio 2008

Le cinque stirpi


Markus Heitz,  pp. 635
Editrice Nord, Euri 19,90

Il genere  fantasy  propone una quantità inaudita di pessimi libri, pessimi autori e pessime saghe, per questo  pur essendone un lettore piuttosto accanito aspetto sempre qualche conferma prima di cominciare una nuova lettura. Heitz, che ha avuto un grosso successo in Germania ed è ben recensito dai lettori anche qui, non è tra i pessimi scrittori né particolarmente brutto o noioso è questo primo romanzo della saga, tuttavia non condivido neppure gli entusiasmi che ha generato altrove. Le cinque stirpi si legge bene e scorre via facile, alcuni personaggi sono divertenti  e ben collocati  e l'idea  di incentrare la saga sulla razza ben descritta dei nani , altrove quasi sempre marginale, funziona dall'inizio alla fine, gli elementi di originalità però si esauriscono tutti in questa scelta. L'ambientazione segue pedissequamente il registro tolkeniano, con oltre mezzo secolo di ritardo e senza conservarne  minimamente lo spessore e la drammaticità, fino al punto da poter sovrapporre quasi interamente personaggi e vicende dell'uno a quelli dell'altro. Le assonanze cominciano fin dall'ambientazione  nella Terra Nascosta che richiama in modo diretto la Terra di Mezzo , proseguono con le similitudini tra il mago buono e protettivo Lot-Ionan e Gandalf, tra lo stregone traditore Nudin che cambia nome in Nod'on il duplice e  Saruman che si trasforma nel multicolore, tra Sauron e le sue orde orchesche e l'entità demoniaca della Terra Estinta e le sue identiche orde... e si potrebbe continuare piuttosto a lungo. Il fantasy come altri generi ha naturalmente i suoi tòpoi  tratti prevalentemente dall' intreccio tra la favola e l'epica e dall'immaginario tolkeniano stesso che ne costituisce un classico assoluto, universalmente noto e riconosciuto tale.  Per questo forse  non si dovrebbe  pretendere l'originalità a tutti i costi, tuttavia Heitz sotto questo aspetto non si assume praticamente nessun rischio  e nei confronti del Signore degli Anelli fa qualcosa di  più simile a colorare diversamente il disegno tracciato da un altro che limitarsi a  rendere omaggio a un classico. Altra nota negativa è la prevedibilità dell'epilogo di certe sottovicende e del finale: il lettore normodotato arriverà a risolvere l'inganno alcune centinaia di pagine prima rispetto ai protagonisti.

E' già un paio di volte che mi trovo in libreria a soppesare la "Guerra dei nani", il secondo libro della saga(*), come fossi al mercato con in mano un frutto tutto sommato di mio gusto, ma costoso e visibilemente acerbo.    Magari quando avrò tempo e voglia di leggere  una favola  accattivante e leggera che non riserva troppe sorprese, potrei decidere di acquistarlo.

Voto: 6+

(*)Le cinque stirpi può essere letto come una storia a sé stante.
postato da: Aramcheck alle ore 18:22 | link | commenti (7) | commenti (7)
Autori e generi: fantasy, narrativa straniera, editrice nord, 2008, markus heitz
mercoledì, 14 novembre 2007

I figli di Hùrin


J.R.R Tolkien, pp.325
Romanzo Bombiani, Euri 20

Un romanzo inedito di Tolkien? Ma non era morto? Sì, e da un pezzo e non si tratta in realtà di un inedito.
La storia era già contenuta nei "racconti incompiuti" e qui viene ripresentata  come una narrazione organica e indipendente, ritradotta e curata nella ristesura finale dal figlio dell'autore Cristopher Tolkien.

Fatta questa doverosa premessa, iniziamo col dire che l'edizione Bompiani è completa e curatissima.  Prefazione, introduzione,  postfazione,  note fonetiche,  alberi genealogici, mappe,  indice  dei nomi e una nuova eccellente traduzione ne fanno già di per sé un lavoro interessante e ben contestualizzato e non una semplice operazione di cosmesi editoriale. Non da ultimo le belle illustrazioni a colori di Alan Lee completano ottimamente l'opera dal punto di vista grafico.

Le differenze stilistiche rispetto al "Signore degli anelli" sono notevoli ma giustificate. Nell’universo di Tolkien il tempo in cui si svolge il Signore degli anelli è un tempo storico prossimo o per lo meno certo e questo emerge dallo stile e dal dettaglio con cui  la vicenda viene narrata. Quello dei figli di Hurin, nello stesso sistema narrativo, è invece un tempo remoto e leggendario, di cui si perdono molti dettagli, nel quale l’autore vuole farci sentire l’influenza del tramandare orale che attraversa i secoli e le generazioni e richiama quello lirico del poema antico. Nella prima stesura la storia di Hurìn e dei suoi discendenti venne effettivamente vergata da Tolkien in forma di poema epico che, pur contando piu’ di quattromila versi, rimase incompleto.

Quello in prosa edito da Bompiani è un racconto  fiabesco ma  soprattutto tragico nel quale,  tra i molti personaggi e le loro vicende intrecciate, domina la scena Tùrin Turanmbar figlio di Hùrin e discendente di Hador. Tùrin ha tutte le caratteristiche dell'eroe, dal lignaggio al carisma in battaglia nelle vesti generale, dalla straordinaria abilità con la spada al coraggio temerario, eppure la sua dimensione eroica non si realizza mai compiutamente ed egli resta fino in fondo un antieroe impulsivo e scontroso, talvolta sanguinario, che più tenta nella sua cerca(*) di riscattare il proprio onore e il destino della sua stirpe più si addensa intorno a lui l'ombra di Morgoth e della sua maledizione.

Si ricordi che nella mitologia Tolkeniana narrata nel Silmarillon Morgoth è Melkior, quindi non un personaggio malvagio, ma il male stesso. Nella cosmogonia di Tolkien Melkior è prima dell’esistenza stessa del mondo materiale, cioè Arda la terra, il figlio ribelle di Iluvatar il creatore, che col proprio atto di ribellione sancisce la nascita del male e delle tenebre. Hurin, Tùrin e i grandi regnanti elfici affrontano Morgoth fisicamente, lo guardano negli occhi e giacciono nelle sue stanze di tortura. Il misterioso e potente Balrog che per poco non uccide Gandalf nel signore degli anelli è una figura leggendaria proveniente da un’altra epoca, quella appunto narrata nei figli di Hurin, in cui i Balrog sono i capitani dell’esercito di Morgoth e camminano liberi tra gli uomini, falciandoli e minacciandone le stirpi. In questo tempo ciò che per Frodo e i suoi coevi è l’oscuro mito di un passato remoto e dimenticato rappresenta una minaccia reale e tangibile.

L’obbiettivo più ambizioso che può porsi la letteratura fantasy è proprio quello di rievocare l’epica, genere letterario tra i più antichi e nobili spazzato via dalla modernità, attraverso la costruzione fantastica. Nessun autore si è nemmeno lontanamente avvicinato a un tale traguardo quanto Tolkien, e “i figli di Hurin” non fa eccezione.


Voto: 7,5


(*) Il tema della cerca è il cuore stesso della fabula, se ben ricordo secondo Greimas, e nessuna delle opere maggiori di Tolkien se ne discosta in questo senso.
postato da: Aramcheck alle ore 17:08 | link | commenti (4) | commenti (4)
Autori e generi: fantasy, narrativa straniera, tolkien, bompiani, 2007
martedì, 06 novembre 2007

L'ombra della profezia. (9°libro delle CGF)


G.R.R. Martin, p. 476
Mondadori,  Euri 18,70

Il quarto libro delle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" ( nono nella versione italiana) è uscito nella versione inglese col titolo dei "A feast for crows" e spezzettato in due volumi, il primo uscito lo scorso anno col titolo "Il dominio della regina" ed il presente  "L'ombra della profezia" apena fresco di stampa. A parte l'indecente aggravio economico che lo spezzettamento porta nelle tasche del lettore italiano, non si capisce nemmeno perchè il titolo evocativo "Un banchetto per i corvi" sia stato accantonato visto che le traduzionii precedenti avevano sempre mantenuto il titolo originale almeno su uno dei volumi su cui era stata spalmata la pubblicazione. Misteri della Mondadori.
Come nella prima metà di "A feast for Crows" ci si muove nel continente occidentale, stavolta principalmente  sull'asse Cersei, Jaime, Samwell, Brienne con sporadici zoom sulle vicende di Aria, Sansa,  casa  Martell e  casa Greyjoy.  "L'ombra della profezia" chiude impeccabilmente  l'intreccio su alcune vicende minori, svela retroscena opachi fin dal primo libro e soprattutto  prepara il terreno al prossimo e risolutivo romanzo "A dance with Dragons", con prototipo del lettore-tossico presumibilmente ai massimi livelli di astinenza.  E nel prossimo  romanzo appunto, che Martin sta ancora scrivendo,  i titoli dei capitoli saranno  Davos,  Bran, Jon  ma soprattutto  Tyrion  e Daenerys...

voto: 7- (sorvolando sulle scelte della casa editrice)

Aggiornamento del 06 novembre.
Letto anche da uthertepes:
Sono d'accordo con aramcheck sulle chiusure in merito alle vicende minori (finalmente!), per il resto Martin riesce a mantenere molto alto il livello delle sue "Cronache". E' sempre difficile "staccare" da un capitolo all'altro, nell'ansia di ritrovare in fretta il protagonista del passo appena terminato. Ma si dimentica in fretta tra le pagine dei capitoli successivi, avvolti rapidamente dagli intrecci di altri personaggi.
Ho messo il segno al capitolo in cui Septon Meribald narra degli "uomini spezzati", bellissimo.

voto: 7
postato da: Aramcheck alle ore 11:00 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: fantasy, narrativa straniera, mondadori, george martin, 2007, r r martin
martedì, 20 marzo 2007

Il mare di legno.


Jonhatan Carroll, pp 313
Lain,  Euri 12,50

Leggere dalla soggettiva di un bravo poliziotto  della provincia americana e ottimo padre di famiglia  per piu' di 300 pagine mi ha decisamente  annoiato, malgrado al  suddetto ne capitano piu' che ad "Alice nel paese delle Meraviglie" (sarà l'omonimia tra gli autori?). Intendiamoci, Carroll sa come creare una suspence e come introdurre un personaggio, è uno scrittore navigato insomma,  maestria che in questo romanzo si esaurisce in uno sterile manierismo. Sulla controcopertina un critico del Guardian parla tra le altre cose di "...religione e filosofia", io vedo soltanto un libro ruffiano e strampalato che si trascina a lungo cercando di giungere da qualche parte. Stephen King dice <<Leggetelo tutto d'un fiato e domani mattina mi ringrazierete>>, io l'ho letto in due giorni e per King ho soltanto un lungo sbadiglio. Carroll  parte da  uno scenario assolutamente  convenzionale per  infilarsi in un assurdo universo magico, che si fa poi di colpo fantascientifico, infilando una serie interminabile di paradossi che non trovano soluzione a parte un misterioso: sono stati i marziani.  Sembra quasi che l'autore ricorra di continuo agli effetti speciali per non far respirare il lettore, affogandolo in un  mare di pirotecniche banalità. Alla fine poi il Mare di Legno non termina:   si suicida, e l'arma del delitto è un cappio annodato col proprio stesso intreccio narrativo. Carroll tesse  una trama che per avidià di colpi di scena e povertà di struttura e contenuti  è  perennemente  in cerca di un finale plausibile  per le mille sottostorie avviate dall'autore e lasciate incompiute. E che tali restano fino all'ultima pagina.
 
voto: 4.5 
postato da: Aramcheck alle ore 16:11 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: fantasy, narrativa straniera, science fiction, 2007, lain, jonathan carroll
mercoledì, 27 dicembre 2006

Il dominio della regina. (8° Libro delle CGF)


Martin George R., Mondadori
pp 488, Euri 18,60

Ottavo libro (nella versione italiana) della ciclopica saga "le cronache del ghiaccio e del fuoco". Essendo arrivato all'ottavo volume chiaramente reputo la saga quanto di meglio prodotto dal genere fantasy negli ultimi vent'anni. Il giudizio complessivo sulle cronache  meriterebbe un grosso post a parte che faro'  dopo aver letto l'ultimo volume se ve ne sarà mai uno (la struttura un po' a soapopera ha preso la mano a Martin temo...) e se non saranno i nostri figli a leggerlo ( Martin scirve sempre piu' lentamente a causa dell'intreccio narrativo labirintico che egli stesso ha creato). Questo volume  pubblcato in italiano è soltanto la metà del libro uscito negli USA col titolo a "Feast of Crown", il quale è a sua volta la metà dell'opera che doveva chiudere la saga ma che per ragioni di volume è stata spezzettata in due tomi. Tra l'altro lo spezzettamento avviene in maniera piuttosto sperimentale, infatti viene si raccontata metà della vicenda ma  in modo "longitudinale"...  cioè non si raccontano la prima metà cronologica degli avvenimenti ma l'intera narrazione relativa a metà dei personaggi.  Attendere per due anni un libro così è stressante.
Venendo al dunque il libro tratta marginalmente di  Arya, Sansa, Brienne e Samwell (che sono un po' marginali di loro) e piu' approfonditamente di Pike, Cersei e dell'ingresso con capitoli dedicati della nobile casa Martell della quale si era avuto solo un breve, seppur glorioso, assaggio con la (s)comparsa di Oberyn.
Interlocutoria la parte relativa ai Lannister, accettabile anche se a tratti un po' stucchevole la parte dei Martell (l'incontro con le tre serpi ha un binario narrativo tra i re magi e i fantasmi di natale di Dickens) , grandiosa, degnissima, avvincente la panoramica sulla piovra dei Greyjoy.
Se avete letto i primi sette aspettate l'edizione economica, senno' state alla larga e semmai cominciate col primo episodio ("il grande inverno" se non sbaglio).

<< Potete seguire me che vi offro gloria, oro e l'intero continente occidentale oppure seguire mia nipote Asha che vi offre pace e... pigne>>
Euron  "Occhio di corvo" Greyjoy

Voto: 4.5 (i capitoli di Pike da soli meritano pero almeno 7)
postato da: Aramcheck alle ore 14:08 | link | commenti (4) | commenti (4)
Autori e generi: fantasy, 2006, r r martin
lunedì, 13 novembre 2006

Il corpo e il sangue di Eymerich

letto nel periodo dal 6 al 22 giugno 2005:


Il corpo e il sangue di Eymerich
titolo: Il corpo e il sangue di Eymerich
autore: Valerio Evangelisti
editore: Mondadori
pagine: 272
prezzo: €8,40

Ormai, al sesto/settimo libro che leggo della saga dell'inquisistore, mi viene da dire "il solito Eymerich"... in questo caso anche meno contorto e molto più "lineare" del solito (forse perchè come cronologia di scrittura questo è solo il secondo romanzo di Evangelisti, e probabilmente con gli altri, successivi, avendo preso più confidenza ha osato rischiare di più... ottenendo anche risultati migliori).
Non voglio dire "un libro da ombrellone" ma devo ammettere che a un certo punto visto come scorreva, che -per una volta- è tutto quasi chiaro fin dall'inizio, e che non prende più di un giorno o due per finirlo, il pensiero m'è venuto... non che ci sia niente di male comunque!

Voto: 5
postato da: joeCHiP alle ore 12:05 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: fantasy, 2005, evangelisti, science fiction
giovedì, 09 novembre 2006

Trilogia dell'assassino.


Robin Hobb,  pp. 495
Fanucci Ed. Euri 7,90


Robin Hobb,  pp. 790
Fanucci Ed. Euri 8,90


Robin Hobb,  pp. 765
Fanucci Ed. Euri 18

L'apprendista assassino. Il regno dei sei ducati non ha la complessità e la ricchezza  geopolitica delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ma è comunque uno dei  migliori libri fantasy scritti negli ultimi anni. La soggettiva sul protagonista aiuta il lettore ad immergersi completamente nella trama, è ben scritto,  i personaggi sono  ben costruiti e  la suspance è mantenuta dal livello della narrazione senza bisogno di eccessivi effetti speciali. Un gioiello per gli appassionati del fantasy.
L'assassino di corte. Per la Hobb la strada è in discesa, il lettore è ormai affezionato alla storia di Fitzchevalier e personaggi come Umbra, Veritas, Il matto e soprattuttoi Burrich sono una garanzia per l'autrice che ha ben seminato nel primo libro. Se la saga non cresce di tono quanto meno resta su livelli alti.
Il viaggio dell'assassino. E qui avviene il dramma per il lettore... 765 pagine noiose e piagnucolose che radono al suolo quanto di buono fatto nei due libri precedenti. Un' agonia  anche per chi non vedeva l'ora di giungere alla fine della saga e partiva quindi coi migliori propositi. Lento, privo di mordente, melodrammatico in piu' punti, inutilmente lungo nella fase centrale. Una delusione totale.

Voto: 7,5, 7+, 3... fate la media.
postato da: Aramcheck alle ore 13:48 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: fantasy, hobb
martedì, 07 novembre 2006

Il Silmarillion

letto nel periodo dal 12 luglio al 21 agosto 2004:


Il Silmarillion
Il Silmarillion
di J.R.R. Tolkien (ed. Bompiani, 456pp, €18.00)
Mi mancava e avevo bisogno di un libro un po' più sostanzioso, che non si esaurisse in un giorno o due ma arrivasse almeno ad una settimana...
La storia a grandi linee la conoscevo ma non l'avevo ancora letto.
Bello, ma tutta la fissa per l'araldica che Tolkien sembrava provare, proprio non mi appartiene...

Voto: 8
postato da: joeCHiP alle ore 22:57 | link | commenti | commenti
Autori e generi: fantasy, 2004, tolkien

Chi siamo

Qui scrivono Aramcheck, JoeCHiP, Uthertepes e forse ci scriveranno altri

Commenti recenti

SLec in American Gods

Autori e generi

aczel
adelphi
alan moore
alesina e giavazzi
alfred bester
anderson
antonio rezza
arcuri
asimov
autori multipli o ignoti
barabasi
barjavel
barnard
beha
bollati boringhieri
bompiani
borges
brian herbert
brooks
buchi emecheta
bukowski
bulgakov
bulgakow
bunker
bur
burgess
cacucci
calvino
camilleri
camus
celine
chiesa
cioran
colana strade blu
collana best sellers
collana biblioteca adelphi
collana collezione dick
collana collezione immaginario
collana economica feltrinelli
collana elefanti garzanti
collana fazi le vele
collana passato/futuro
collana piemme pocket
collana strade blu
collana tascabili bompiani
collana universale economica fel
collana urania collezione
conrad
cooper
crime fiction
cunningham
cuntrastamu
dalessandro
dan brown
daniel wallace
dark
david jay brown
dawkins
de angelis
desmond morris
dick
eco
editore baldini e castoldi
editore la vita felice
editrice giunti
editrice guanda
editrice nord
edizioni bd
einaudi
einaudi stile libero
einaudi tascabili
ellis
emilio randacio
eric frank russell
erotico
evangelisti
faber
fantasy
fante
fanucci
farmer
fawer
fazi
feltrinelli
filosofia
floris
furio colombo
gaiman
garzanti
gemmell
george martin
gibson
giuseppe genna
haldeman
heinlein
hobb
hopkirk
hornby
horror
houellebecq
hunter thompson
huxley
il saggiatore
interviste
jack vance
jacopo fo
jonathan carroll
jonh king
kafka
kai zen
kasparov
ken follett
klein
kornbluth
kosko
krugman
kunkel
lain
laterza
lem
lepre
levy
limonov
lipsyte
livio
lobsang rampa
lodato
longanesi
lorenzo bartoli
lucarelli
luciano bianciardi
luther blissett
marcos
marinick
mario rigoni stern
markus heitz
marsilio
massimo fini
matheson
maurizi
medina reyes
metaromanzo
minimum fax
mondadori
nadeem aslam
naomi klein
narrativa italiana
narrativa straniera
nazzaro
neil strauss
newton comton
nmi-club
noir
nothomb
nuovi mondi
odifreddi
odradek
orwell
oscar mondadori
osho
ozia
paco ignacio taibo
palahniuk
parrella
pasolini
pelevin
piemme
pino cacucci
poesia
pohl
r r martin
raccolta di racconti
rampini
rapaille
reportage
rezza
rizzoli
rizzoli 24/7
romanzo storico
rucker
rutherford
saggi
saggistica
sapelli
sartori
sartre
saviano
science fiction
sggi
shake
silvergberg
steinbeck
stella
stella e rizzo
storia
sturgeon
tea
terranera
terzani
thoureau
tiqqun
tito boeri
tolkien
travaglio
travagliolodato
trevisan
urania
vacca
van vogt
vidal
vincenzo galasso
voland
vonnegut
weisman
wu ming
wu ming 4
zadie smith
2004
2005
2006
2007
2008
2009

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte