Ho letto questo libro ormai un po' di tempo fa. Ultimamente diverse notizie mi hanno riportato alla mente le atmosfere di questo romanzo...
la storia di
lia ad esempio... e ci ripensavo nei giorni scorsi, vinto da una strana e immotivata sensazione di solitudine...
Uno dei tanti libri comprati per il titolo, senza sapere nulla della storia e dell'autore: come sempre ho preferito prima leggere per conto mio, avere un'impressione autentica, e poi informarmi su chi è Nadeem Aslam, su cosa scrive e ha scritto, cosa ne pensano gli altri di questo romanzo...
Devo ammettere che del Pakistan, prima di leggere questo libro, ne capivo poco o niente: troppe idee e troppo confuse da immagini di sabbia e regimi militari, burqa e corani, il film
Gandhi con i musulmani che "incomprensibilmente" rifiutano la convivenza e si muovono a migliaia in viaggio verso la nuova "patria dei puri", le immagini in tv della guerra nella confinante Afganistan, di cui ci ricordiamo solo ogni tanto, la mancanza di autori, testi, opere d'arte...
Immagini artefatte, ovviamente, false, recepite senza senso critico, da cinema, tv. Immagini che non rispecchiano né la realtà, né la complessità del paese e della gente che l'abita. Ma com'è la società pakistana? A cosa somiglia? Cosa pensano i cittadini "normali" delle regole che si sono in parte auto-imposti e che in parte hanno subìto da estremisti e dittature militari? Qual'è la loro morale, la loro cultura? Come si vive in Pakistan? Quali sono le tradizioni cui si aggrappano, e quali sono gli scenari futuri che vorrebbero? Tutto questo semplicemente non me l'ero mai chiesto...
"Paki" è il termine gergale dispregiativo con cui gli inglesi hanno etichettato l'ondata di immigrati pakistani in Gran Bretagna a partire dalla metà degli anni '60. Come ogni popolo che ha subìto emigrazioni di massa, quello pakistano ha cercato di mantenere a suo modo usi, costumi, e tradizioni del proprio paese. Come gli italiani in America e Germania, che finivano per essere delle macchiette, "ancora più italiani" degli italiani in Italia, che si aggrappavano quasi con disperazione a quell'identità che stavano perdendo, così i pakistani nel Regno Unito, hanno finito per ghettizzarsi, per "congelare" la propria mentalità in quella di un paese che, da quando hanno lasciato, si è evoluto senza di loro...
Ci sono amanti, in questo libro, e di amore se ne trova parecchio, ma sono davvero amanti smarriti in un modo che non è a loro misura e non li comprende, che li "costringe" all'inevitabile errore perché alla fine quando capisci che non puoi ottenere nulla di buono, nulla di nuovo, almeno sbagliare è una misura di quanto si è ancora vivi...
La città inglese in cui vivono è "
Dasht-e-Tanhaai" (il Deserto della Solitudine) dove i sogni di felicità e integrazione sono stati sostituiti da miseria e rifiuto. Gli amanti devono sottostare alle leggi del paese che, disprezzandoli, li ospita, a quelle del paese che li ha lasciati partire con sollievo, ma che hanno ancora nel cuore, e a quelle ancor più pesanti della comunità locale di migranti che in questo "deserto" si è chiusa in se stessa, e si erge a baluardo di onore e tradizioni lontane e non sempre comprensibili. Una tensione che strazierebbe chiunque, un'impossibilità evidente di essere felici e rispettare tutte le regole che vanno rispettate per essere accettati.
Una descrizione azzeccata che ho letto da qualche parte recita: "dettagli insignificanti hanno conseguenze devastanti per la vita delle persone".
C'è molta solitudine in questo libro, incomprensione.
C'è rassegnazione, c'è tristezza.
C'è rimpianto
C'è una strana poesia, anche, c'è amore, romanticismo, passione.
C'è una forza vitale che tiene in piedi nonostante tutto, che spinge a fare un altro passo, ad andare avanti.
C'è la vita, terribile, che distrugge i sogni, le speranze.
Ci sono gli uomini, gli altri che sono i nostri carnefici,
la violenza, la rozza ignoranza, la paura...
Un libro sincero, bello, a mio avviso, con un tono a volte strano, a volte sognante, a volte romantico, a volte brutale... una lettura non facile, per me, soprattutto all'inizio.
Un libro che rischia di essere frainteso, che è difficile leggere, se non prestandogli la dovuta attenzione.