Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
giovedì, 04 giugno 2009

Cristalli sognanti

cover
titolo: Cristalli Sognanti
autore: Theodore Sturgeon
editore: Arnoldo Mondadori (collana "urania collezione", numero 28)
traduzione: Giampietro Calasso
pagine: 210
prezzo: € 4,90
ISSN: 117216427
iniziato il: 26/11/2006
terminato il: 29/11/2006
parla di:  

Su questo libro i pareri sembrano tutti concordi: un capolavoro.
Su Sturgeon in particolare l'opinione comune e corrente è che si tratti di un genio.
In generale non è che sia troppo avverso a queste valutazioni... voglio dire, la sua storia personale mi sembra interessante, e i suoi libri sono tutti particolari, solo che.... non mi piacciono mai fino al punto di convincermi.
Esistono ovviamente "bei libri" che non mi piacciono: purtroppo i libri di sturgeon ricadono solitamente nella categoria.
Probabilmente li ho letti troppo superficialmente, tutti, incluso questo, o più probabilmente non mi basta siano stati scritti nel '50 per renderli capolavori (per me un capolavoro resta un libro scritto anche anni, decenni, secoli fa, ma che mantiene intatto tutto il suo fascino fuori dal tempo... nel campo della SF questo è più difficile che per altri generi, ma non mancano illustri esempi; sinceramente non mi sembra questo il caso: il libro è carino, non è stupido, non è superficiale, ma... mi "suona" come datato, non so perchè, forse perchè è "tutto ambientazione", ma il saper dare un'impronta e un'atmosfera, da sola, non basta). Il tutto "a gusto mio" comunque, questo è ovvio.

Se dovessi stilare una classifica fra quelli qui recensiti, di sicuro Nascita del superuomo ha saputo prendermi maggiormente, mentre Venere più X, I figli di medusa, e questo Cristalli sognanti sono rimasti ad un livello decisamente inferiore. Ho trovato Cristalli sognanti sinceramente un po' scontato... come gli altri libri dello stesso autore sopra elencati: scorre via molto veloce, con una scrittura molto semplice e lineare, che difficilmente riesce a stancare, e di sicuro non richiede piu' di un paio di giorni per arrivare a conclusione.

Lo so che per qualcuno sarà un'eresia, l'autore è fra i piu' citati della SF, ha molti fan osannanti, qualcuno sarà pronto a mostrarmi l'esistenza di un solido parallelismo fra la filosofia di vita del protagonista del racconto e la piu' criptica dottrina filosofica tedesca dell'800 ...ci sto, mi sta bene, ci credo, non ho detto sia banale, e sono convinto abbia molti livelli di lettura: il libro ha un suo perchè, va inquadrato negli anni in cui è stato scritto, nella storia personale dell'autore, nel messaggio che vuole mandare, va capito, ma.... ma da lettore e non "studioso", da persona che vuole solo una storia senza doversi andare ad aprire un manuale, e che si aspetta sia questa a comunicare qualcosa, non che sia io a "doverci leggere dentro" cose, preferirei avere anche un livello di lettura superficiale che risulti già intrigante di suo. Invece a me è sembrato quasi il classico libro "da ombrellone": da concludere nelle ore libere, lettura veloce mordi e fuggi, un po' come un film di cui fin dalle prime battute hai già intuito il finale, ma non ti dispiace lo stesso arrivarci (a patto però di non metterci troppo).

Voto: 4
postato da: joeCHiP alle ore 14:23 | link | commenti (6) | commenti (6)
Autori e generi: 2006, mondadori, sturgeon, collana urania collezione
sabato, 16 maggio 2009

Crypto

cover
titolo: Crypto
autore: Dan Brown
editore: Mondadori
pagine: 427
prezzo: N/A (mi è stato regalato)
ISBN: 88-04-55987-X
iniziato il: 07/11/2006
interrotto il: 12/11/2006
parla di: spionaggio e lotta al terrorismo, sicurezza mondiale e libertà personali nell'era internet e della connessione globale

Dan Brown non è il mio autore preferito, e questo penso non sia un segreto, eppure da questo libro mi aspettavo qualcosa, se non altro perché mi è stato regalato (G&S: grazie comunque per il pensiero ;-).
Putroppo ne sono rimasto molto deluso.

Ora non voglio dire che il libro sia orrendo, perché questo è sempre una cosa sbagliata da dire... però... non mi riesce proprio di parlarne bene: a me personalmente non è piaciuto per nulla, e alla fine (caso più unico che raro) sono arrivato al punto da rinunciare alla lettura, abbandonandolo dopo pochi giorni.
Più forte di me: la storia troppo inverosimile, i personaggi ridotti a "macchiette", troppi stereotipi, ambientazione troppo sballata, morale troppo aliena... neppure da un film di James Bond mi sarei aspettato una caratterizzazione dei personaggi così scontata.
Sarà che ne capisco qualcosa (neppure troppo) dell'argomento, ma pure se l'autore s'è informato e ha studiato matematica e crittologia prima di intraprendere la stesura, è evidente che la preparazione non è stata poi così approfondita: errori e assurdità matematiche ovunque, ma carina l'idea di un "messaggio cifrato" nascosto nel libro stesso (però una volta che questo è stato pubblicizzato, e si perde l'occasione di accorgersene e scoprirlo da soli, perde anche tutto il suo fascino... inoltre nessun traduttore s'è arrischiato a replicare la cosa in lingua non inglese, per cui o lo si legge in originale o niente... e allora scusatemi ma me la devo prendere anche con la traduttrice -rispetto per la categoria che di solito difendo e ammiro profondamente- la quale immagino non sia stata correttamente indirizzata dall'autore o dall'editore), peccato Brown zoppichi persino nella scelta della tecnica di cifratura, utilizzando un improbabile "quadrato di cesare" (che a quanto ne so inventa lui nel libro attribuendolo al noto imperatore) e non l'originale "cifrario di cesare" che tutti conoscono... Ok, può starci comunque... sottigliezze...
 
I personaggi: la lei di turno è la più brillante mente matematica del pianeta, e fin qui può starci, ovviamente già super-mega affermata e responsabile della divisione crittologia dell'NSA ad adolescenza appena conclusa, e già questo può starci meno... ovviamente non è racchia e con gli occhialoni nè gobba alla Leopardi, ma una stangona mozzafiato più in forma di Marion Jones dopata e più smaliziata di Sarah Jessica Parker quarantenne, e qui abbiamo raggiunto il fondo: niente contro le belle donne (ci mancherebbe!) e basta con questi stereotipi che le menti geniali sono solo dei topi da laboratorio timidi e deformi (basta frequentare una qualsiasi università per rendersi conto dell'esatto contrario), ma non puoi metter su un personaggio che in ogni campo -come Automan- "in una scala da 1 a 10, puoi pensare a me come un 11", e sperare di renderlo credibile (non senza il simpatico "cursore" che lampeggia intorno, almeno)... L'immagine mentale che me ne sono fatto in poche pagine è di lei che esce dall'acqua con il bikini e l'avvenenza di una nuova Ursula Andress, mentre detta al cellulare la soluzione complicatissima del più grande enigma crittografico della storia, che nugoli di scienziati alle sue dipendenze -ignobili nerds- rinchiusi in un laboratorio da mesi non riescono proprio a risolvere, ignorando l'auto extra-lusso con la quale l'autista del miliardario spasimante di turno le sta recapitando centinaia di rose rosse, per girarsi invece e andarsene nella sua Mini fashion, ma sportiva, dal fidanzato frescone, professore esperto di linguistica, ma ovviamente al cospetto del quale Schwarzenegger scompare...
il vero genio comunque non è lei, né lui (perché il fidanzato frescone nel libro esiste, ed è esattamente come appena descritto...), ma un matematico giapponese di nome Ensei Tankado (devo dirlo che è portatore di handicap dalla nascita a causa delle radiazioni di Hiroshima? o il sillogismo giapponese⇒atomica⇒ce l'ha con l'america è troppo scontato?). Ovviamente in quanto non americano "non capisce" e per "troppo buonismo" commette il più grave degli errori: mette nei guai l'NSA tirandosene fuori e diffondendo un algoritmo con il quale si possono creare messaggi "matematicamente impossibili da decifrare". Ora, a parte che "Tankado" sembra neppure esistere come cognome giapponese (non vorrei sbagliare, non conosco affatto la lingua, ma qualcuno mi ha fatto notare che per un orientale suonano come una serie di vocali e consonanti buttate li a caso...), e che le due parole "matematicamente" e "impossibile" stanno molto spesso male insieme in questo campo... ma lasciamo perdere... non voglio discutere del merito (d'altra parte è un romanzo, puoi prenderti le licenze poetiche che ti pare...) ma il "problema" è che nel romanzo lo scopo dell'NSA è, ovviamente, decodificare tutti i messaggi in transito nel mondo, e ovviamente l'assunto di tutti i protagonisti, e dell'autore, e -do per scontato- deve esserlo anche dei lettori altrimenti la storia non ha alcun senso, è che questo sia "giusto" e "auspicabile", mentre quest'orientale senza midollo mette in crisi tutta la "guerra al terrorismo" rendendo vani gli sforzi dell'NSA per un mondo migliore permettendo a chiunque (orrore!) di non essere intercettato (ma scherziamo?!) utilizzando il suo algoritmo, in grado di mettere in ginocchio il "grande fratello" americano che lui stesso ha aiutato a creare.
Problema: solo il giapponese può tiraci fuori d'impiccio, con la chiave di decifratura del suo algoritmo indecifrabile (?!), ma... -tadàn!!- è morto! Come? Perchè? E ora? Come si disinnesca l'algoritmo? Come si salva il pianeta dall'estinzione? Da qui: via alla ricerca di una soluzione che possa garantire la salvezza dei giusti, via ai personaggi secondari altrettanto inverosimili, aiuto scienziati, marines, uomini d'affari, mercenari, esperti di sicurezza e hacker informatici ... insomma: da qui in poi, via alla spy-story.
Io invece -scusatemi- qui mi sono fermato.
Non perchè Brown parla della Spagna, dolce paese mediterraneo, come una terra di nessuno pericolosa e da evitare (insomma, terra incognita... il che per un americano magari può essere, ma per un europeo è difficile da accettare come credibile), non perché matematicamente l'assunto del libro non sta in piedi, o perché parla di crittologia come io potrei parlare di futurismo russo (è... russo giusto? ah si? c'è davvero altro?), o perché i personaggi sono talmente inverosimili e "perfetti" da renderli insopportabilmente falsi, ma perché l'unica reazione che potrei avere ad un "sai, un pazzo giapponese ha messo fuori uso tutti gli echelon del pianeta" è: "meno male!" e non "cavolo! fermiamolo! corri, presto! l'aereo!". Insomma: non potrei mai avere lo spirito adatto per apprezzare questo libro: non l'ho capito e non credo di poterci riuscire.

Sono sicuro che a molti potrebbe piacere, e sarà piaciuto, se a quasi tre anni dalla prima pubblicazione in italia viene ancora presentato in bella mostra sugli scaffali, in più edizioni (dalla tascabile economica alla rilegata). Ma personalmente, è un libro che ho chiuso con la ferma intenzione di non riprendere in mano mai più.

Liberi di rispondere che è un bel libro e che l'ho solo frainteso, non mi offendo.

Voto: 2
postato da: joeCHiP alle ore 10:44 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: 2006, dan brown, mondadori
martedì, 12 maggio 2009

I Principi d'Irlanda


Edward Rutherford, pp. 776
Oscar BS Mondadori, EURI 12

Ho comprato questo romanzo desideroso di leggere un testo corposo sulla grande Storia, quella fatta di eserciti, battaglie, tragedie, eroi e magari  incursioni nella costruzione mitologica.  L' Irlanda mi pareva la cornice perfetta per un bel romanzone ai confini con l'epica. I Principi d'Irlanda è invece una collezione di piccole storie  che si intrecciano attraverso circa quattro secoli le vicende di un gruppo di famiglie nella regione di Dublino, inutile dire che la mia fame letteraria  di intrighi politici e mattanze belliche è rimasta dolorosamente insoddisfatta. L'Irlanda, i conflitti tra i suoi dominatori e aspiranti tali e lo sviluppo urbano di Dub Linn, lo stagno nero, costuiscono la trama di sfondo, il paesaggio più ampio che muta attraverso i secoli  al ripetersi delle vicende minori: amori, matrimoni, commerci, inganni e qualche scontro tra principi e ribelli. Scritto nella lingua semplice e universale dei Best Sellers, si legge facilmente in discreta simbiosi con l'ombrellone  e il caldo estivo. In questo il ricambio continuo dei personaggi da un capitolo all'altro aiuta ad evitare l'effetto mortale di altri  libroni medioevali ad alta tiratura, dove si giunge a pagina 800 per puro masochismo (yes mr. Follet, I'm speaking with you ).
Ha un seguito, I Ribelli d'Irlanda, che di sicuro non leggerò.

Voto: 5.5
postato da: Aramcheck alle ore 11:54 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, narrativa straniera, mondadori, 2008, rutherford
giovedì, 22 gennaio 2009

Gang Bang


Chuck Palahniuk,  pp. 208
Mond. Starde Blu,  EURI 16

Dopo le prime cento noiosissime pagine, appesantite per ragioni necessarie alla narrazione dai nomi "numerici" dei protagonisti, il mio commento voleva esaurirsi nella seguente lapidaria considerazione:

L'ultimo libro di Chuck Palahniuk, definito in copertina come "il romanzo sul sesso che tutti ci vergognavamo di aspettare", non è buono nemmeno per farsi le seghe.

Giunto alla fine in uno sforzo di stima per l'autore,  seppur declinante,  posso aggiungere relativamente poco se non che non consiglio di acquistarlo, soprattutto al prezzo della versione non economica.  Avanzando nella lettura ci si affeziona un poco di piu' alla trama che per lo meno diventa intellegibile e al buono stile di Palahniuk che ritorna a fare  timidamente capolino di tanto in tanto, ma il romanzo lascia poco, davvero poco. Qualche lettore ha lodato con entusiasmo per fantasia e comicità l'infinita sequenza di nomi di film porno inventati e citati. Io,  che ho visto  tre o quattro volte Clercks (1994, quindici anni fa...), ho trovato il tormentone non molto originale, estenuante e meno divertente dell'esilarante cinematografia sciorinata a suo tempo da Randall (*).  Se Rabbia  aveva il difetto di voler strabiliare ad ogni costo fino alla  costruzione di un impianto narrativo incapace di stare in piedi ma conservava alcuni acuti del miglior Palahniuk, specularmente con Gang Bang si torna coi piedi per terra, si affronta un percorso piu' lineare e circoscritto  ma non si vede traccia  delle intuizioni e degli spunti di molti romanzi precedenti.

Non basta un argomento scabroso, non basta un tormentone e non basta la ripetizione di uno stile ormai familiare al (fedele) lettore.
Servirebbe qualcosa da dire e qualcuno a cui voler parlare.
Servirebbe la necessità della scrittura, ben oltre il dovere del proprio mestiere.

Fight Club e Invisible Monster  sono lontani anni luce e francamente un po' dispiace.

Voto: 5

(*) se non capite di cosa io stia parlanddo andate a vedervi Clercks.
postato da: Aramcheck alle ore 17:15 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: narrativa straniera, erotico, palahniuk, mondadori, 2008, collana strade blu
martedì, 20 gennaio 2009

Tortuga



Valerio Evangelisti, Mondadori
€ 16

Tortuga è un romanzo che in poco più di trecento pagine riesce a trasmettere un clima unico, dal punto di vista dell'ambientazione storica.
Tra cinema e libri credo che il tema "pirati" sia ampiamente inflazionato eppure Evangelisti riesce a darci un punto di vista molto realistico di quel momento, comunicando in maniera quasi sempre semplice cosa significava solcare i caraibi alla fine del '600 su una nave pirata.
Lo scrittore attraverso gli occhi di un singolo protagonista riesce a comunicarci moltissime delle informazioni necessarie a comprendere quel momento, costruendogli intorno molti degli eventi storici realmente accaduti. Oltretutto Evangelisti mette in luce l'aspetto sociale che coinvolgeva questo mondo popolato da bucanieri e corsari, la loro "autogestione" e i rapporti di potere al loro interno, tutto questo nel 1685, periodo di declino per la Filibusta, costretta a fare sempre più i conti con gli imperi coloniali.
Il libro scorre velocissimo (purtroppo) e mi ha portato indietro di svariati anni, lo consiglio caldamente, soprattutto perchè oltre ad essere un bel romanzo riesce anche a lasciarci qualche informazione in più sulla storia dei pirati.

Voto 7
postato da: uthertepes alle ore 18:32 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, evangelisti, mondadori, 2009, collana strade blu
lunedì, 26 maggio 2008

Contro i giovani


Boeri e Galasso, Euri 15
Mondadori Strade Blu, pp. 158

Come ho scritto più volte ritengo che la  questione generazionale in Italia sia un argomento centrale, al contempo  fattore di disuguaglianza, arretratezza economica e disgregazone sociale, quindi ogni pubblicazione sull'argomento è bene accolta. Boeri e Galasso in particolare hanno ragione quando descrivono gli italiani come un popolo "generoso coi propri figli ed egoista coi figli degli altri",  diretta conseguenza della pervasiva incapacità  a sentirsi parte responsabile di una comunità più vasta e probabile ragione per cui la generazione dei truffatori  non  si percepisca come tale.  Il saggio, che è breve e scritto da due economisti piuttosto ortodossi,  parte con una carrellata di racconti personali che vorrebbe mettere a confronto sei generazioni diverse con lo scopo di evidenziare, in un'improbabile sintesi, 60 anni di trasformazione socioeconomica italiana. La seconda parte invece si concentra abbastanza efficacemente sui dati del problema e sui paradossi che questo sta producendo, emblematici in particolare i capitoli sullo spazio lasciato ai giovani ricercatori e sul generale livello di nepotismo. Tra tanti argomenti crucilai affrontati e qualcuno forse perso per strada,  lascia un po' perplessi l'ossessione bersanesca per le umane vicende dei tassisti.
In generale, ci si poteva forse aspettare di più, ma va dato comunque merito agli autori di aver proposto uno studio serio su un problema continuamente minimizzato e mai realmente affrontato dalla politca se non, come al solito, a parole e proclami  in campagna elettorale.

Voto: 6
postato da: Aramcheck alle ore 11:46 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: saggistica, saggi, mondadori, 2008, collana strade blu, tito boeri, vincenzo galasso
lunedì, 05 maggio 2008

I re di sabbia


Geroge R.R. Martin, pp. 342
Mondadori,      EURI 18,50

La Mondadori continua l'operazione di (ri)pubblicazione delle opere giovanili di Martin tramite raccolte di racconti. Come per "Le torri di cenere"  pur essendo i racconti   in gran parte di fantascienza, la copertina richiama volutamente al genere fantasy-medievale, sfruttando la celebrità delle cronache del Ghiaccio e del Fuoco sulle quali la produzione dell'autore si è arenata da qualche anno. Stavolta pero' c'è piu' di una gradita eccezione tra cui il racconto Il cavaliere errante, effettivamente ambientato su Westeros un centinaio d'anni prima dell'inizio delle Cronache. Il racconto  sazierà momentaneamente i lettori della saga principale  concedendo un flashback interessante sui tempi in cui regnava Casa Targaryen,  pur non essendo probabilmente tra i migliori  della raccolta. D'altra parte il giudizio nel mio caso è  viziato dalla pregressa conoscenza della novella, già uscita di recente in un albo unico a fumetti, tra l'altro dotato di sfiziose appendici, e edito in Italia da  Italcomics. Rispetto alle Torri di Cenere  anche il resto dei racconti sono complessivamente migliori. Senza pause né cadute di ritmo risultano tutti piuttosto avvincenti, in quello che soprattutto all'inizio sembra un piacevole crescendo. Dalla science fiction dei I Re di Sabbia, che dà il nome alla raccolta, e I passeggeri della Nightflyer  al fantasy-medioevale del Drago di Ghiaccio e Nelle Terre perdute, fino alla Via della Croce del Drago riuscitissima ibridazione tra i due generi, la qualità resta  costantemente alta e tutti i racconti finiscono per lasciare la loro traccia. Se fatico a trovare un autore Fantasy  vivente (of course mr. Tolkien) anche soltanto paragonabile all'autore delle Cronache, per la Science Fiction il discorso è in parte diverso. Le storie di Martin mancano della potenza visionaria dei grandissimi, non pretendono di spiegarci il presente né di reinterpretare il passato, non lanciano moniti verso il futuro dell'umanità e lasciano poco spazio alla struttura sociale e alle complessità psicologiche. Eppure sono  popolati da personagg affascinanti, credibili e solidi, ci mostrano mondi che verrebbe voglia di esplorare in ogni dettaglio e la loro riuscita ludica, almeno per quelli di questa raccolta, è completa e coinvolgente. Attraverso un'ottima prosa  e  storie che  dosano  sapientemente  le  coordinate narrative del proprio intreccio, si evade davvero dal proprio quotidiano. E non è poco.

Voto: 7
postato da: Aramcheck alle ore 13:04 | link | commenti (7) | commenti (7)
Autori e generi: fantasy, raccolta di racconti, mondadori, 2008, science fiction, george martin, r r martin
lunedì, 10 marzo 2008

Starship Troopers

Oscar
Robert A. Heinlein,  pp. 342
Mondadori Oscar, Euri 9,20

Edito la prima volta da Urania negli anni 60 e  poi in seguito nella collana Urania Collezione dello stesso editore era diventato di recente praticamente introvabile, almeno al prezzo di copertina. Acquistarne una copia via web era arrivato a costare fino a 30 euro e richiedere gli arretrati a Urania stessa costa tre volte il prezzo di copertina, comunque piuttosto basso, più le spese di spedizione. Giunge dunque graditissima questa ristampa  nei Piccoli Oscar uscita quest'anno di quello che rimane un grande classico della fantascienza.  Se avete visto l'omonimo film dimenticatelo: in comune c'è l'ambientazione e poco altro. Quella che nella versione cinematografica è la storia di una guerra intergalattica,  nel romanzo originale è soprattutto la storia di un uomo e del suo rapporto con  la struttura militare nella quale è inserito, un romanzo, nelle intenzioni di Heinlein a suo modo anche formativo.  Starship Troopers è stato spesso accusato di essere un testo militarista. Lo è eccome! Racconta una storia che parla di militari e lo fa dal punto di vista di militari entusiasti del loro ruolo e della loro missione. Cose come il cameratismo, la gerarchia, la guerra e le armi esistono ed hanno da sempre il loro ruolo nella realtà:  la letteratura,  anche se può trasfigurarlo in infiniti modi, finisce col raccontare il reale. Ciò che conta davvero però è che non si tratta di un libro becero e le idee che propugna, gradite o no al lettore, derivano da una visione coerente del presente e del futuro con cui è interessante confrontarsi. Heinlein infatti non si limita a osannare l'atto di coraggio o la distruzione del nemico, quasi non lo fa affatto.  L'autore ipotizza un intero sistema sociale basato sul rapporto tra servizio militare e diritti politici, un sistema filosofico, una teorica scienza della morale, che lo giustifica e lo sostiene  partendo da considerazioni antropologiche e proseguendo per concatenazioni logiche successive, infine  una pedagogia  paternalistica che rende accettabili i cardini  su cui una tale società potrebbe fondarsi. Non c'è bisogno di essere d'accordo con uno dei colonnelli che descrive nel libro tale sistema come perfetto,(io non lo sono e  anzi mi piacerebbe avere il tempo di scriverne una confutazione), per riconscere quello che ci propone Heinlein come un punto di vista degno di essere discusso, un'intera visione del futuro dell'umanità e non soltanto una storiella di navi spaziali e ragni galattici. In alcuni punti  le tesi esposte in Starship Troopers, che trattandosi di fiction non è detto coincidano in tutto e per tutto con quelle dell'autore,  sembrano in polemica diretta con alcuni temi  tipici del '68(*),  pur essendo stato scritto più di dieci anni prima. Un brano recita più o meno così:

<<Nelle democrazie del XX secolo alla gente venivano  insegnati soltanto i diritti, nessuno ricordava loro che avevano anche dei doveri.[...] E' per questo che che quel nobile esperimento fallì miseramente.>>

Sfido anche l'hippie più inveterato a non leggerci un fondo di verità.

Voto: 7+
 
(*)"Straniero in terra straniera" sempre di Heinlein sarà  invece un libro cult di quel movimento.
postato da: Aramcheck alle ore 14:57 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, heinlein, mondadori, 2008, science fiction, oscar mondadori
venerdì, 29 febbraio 2008

Il cimitero senza lapidi e altre storie nere


Neil Gaiman pp. 219
Mondadori, Euri 15

Ultimamente mi è rimasto poco tempo per leggere, ne ho un po' soltanto la sera prima di andare a dormire. Malgrado la pila tremolante sul comodino che rischia di cadermi addosso nel sonno e vari libri lasciati a metà, ho cercato in libreria una lettura non troppo impegnativa da potersi fare a tappe. Così ho comprato questa raccolta di racconti sedotto dal titolo e soprattutto dalla copertina di Iacopo Bruno, che dallo scaffale mi parlava di favole dark e atmosfere alla Tim Burton. Anche se alcune storie sono trite e piuttosto infantili, tra cui una scritta da un Gaiman giovanissimo, la maggior parte rispettano in pieno le aspettative. Il ponte del Troll, Il prezzo, Cavalleria e Il cimitero senza lapidi sono racconti magistrali, piccole favole magiche, che confermano la bravura dell'autore nel creare atmosfere fantastiche. Soprattutto all'inizio tra alcune si intravedono collegamenti che poi restano, almeno mi è parso, insoluti, miraggi forse dovuti al fatto che molti dei protagonisti portano lo stesso nome. Non so se sia narrativa per ragazzi, non sono sicuro di distinguere la differenza, di certo è una lettura piacevole e credo che l'avrei pensata così anche vent'anni fa.

Voto: 6,5

postato da: Aramcheck alle ore 15:28 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: narrativa straniera, gaiman, raccolta di racconti, mondadori, 2008
lunedì, 04 febbraio 2008

Un problema di lupi mannari nella Russia centrale

letto nel periodo dal 12 luglio al 21 agosto 2004:

Un problema di lupi mannari nella russia centrale
di Viktor Pelevin (ed. Oscar Mondadori, 250pp, €7.23)

Post di joeCHIP del 7 Novembre 2006
Strano. Contiene una decina di storie, tutte allucinate. Qualcuna è decisamente bella, qualcun'altra così così, ma tutte comunque sopra le righe. E` forse il primo libro di un russo "moderno" che leggo, perchè non ne ricordo altri se non mattoni storici o classici... (ma la mia memoria ultimamente fa le bizze, per cui il fatto che non ricordi significa poco...). Non sono rimasto del tutto infatuato, però tutto sommato m'è piaciuto.

Voto: 6.5

Letto anche da Aramcheck.  4 Febbraio 2008
Due racconti più lunghi all'inizio e alla fine che ne incorniciano altri più brevi ancora più deliranti e stranianti del solito. La fantasia di Pelevin ribalta  le consuetudini del racconto fantastico e la fuga dall'ordinario sembra portare  sempre in un mondo  più  ripetitivo e  vincolante di quello di partenza.  Universi   sovrapposti più che paralleli,  senza cioè che ci sia alcun confine definito tra l'uno e l'altro. I personaggi  di Pelevin non scappano mai  dal grigiore  sovietico o  dal confuso caos che gli è succeduto, trovano al massimo cunicoli tortuosi e inutili passaggi segreti dove la logica di partenza continua a ripetersi spietata. Nella  soggettiva dei personaggi la routine sconfina di continuo nel grottesco, finché le differenze svaniscono e l'elemento surreale  diviene dominante. L'assurdo elevato a sistema sociale e a condizione esistenziale.
Il meccanismo narrativo a tratti può essere piuttosto faticoso anche per chi apprezza l'autore da tempo. Forse non il miglior libro per iniziare a leggere Pelevin.

Voto: 6+


"Sasha odiava Boris Grigor'eviclo odiava di quell'odio pacato e tenace noto solo ai gatti siamesi che vivono con  un padrone crudele e a gli ingegneri sovietici che hanno letto Orwell."

Il principe del Gosplan

"A Ivan venne in mente un opuscolo ad uso interno che aveva visto una volta, intitolato "Partei-Chi-Chuan", in cui veniva descritta l'intera sequenza di movimenti grazie ai quali anche un individuo dotato delle più acute capacità intellettive poteva predisporsi a realizzare in maniera infallibile le linee di partito"
La giornata del conducente di Buldozer
postato da: joeCHiP alle ore 12:00 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: 2004, horror, raccolta di racconti, pelevin, mondadori, oscar mondadori
venerdì, 18 gennaio 2008

Gli scacchi, la vita


Garry Kasparov, pagine 324
Mondadori, € 18

Decimo libro del celebre scacchista russo, famoso negli ultimi anni per la sua forte opposizione al regime imposto da Vladimir Putin nel suo paese.
A onor del vero l'autore si cimenta per la prima volta nella scrittura di un libro che non sia un saggio  scacchistico vero e  proprio.
Fatta questa premessa "Gli scacchi, la vita" è il risultato di una analisi fatta al fine di "sintetizzare" questi due elementi, processo abbastanza semplice per l'autore, visto il suo passato profondamente legato al famoso gioco.
Il libro è ricco di aneddoti della vita dell'autore ma non solo, Kasparov non dimentica di citare campioni appartenenti ad epoche molto lontane da noi, associando le loro imprese alle strategie di vita che elargisce nel corso del testo.
Condivido molte delle teorie esposte dal campione di scacchi, sono convinto che siano un gioco "violento" e "spietato", come sostiene, e che contribuiscano notevolmente allo sviluppo logico e accrescano le nostre capacità di "problem solving".
Nonostante questo a volte i concetti esposti tornano sovente nel corso della lettura, rendendola ripetitiva.
Fatta la tara di questi momenti si potrebbero estrapolare tesi interessanti, onestamente mi aspettavo qualcosa di più "asettico" e diretto,  forse emerge il linguaggio politico più che quello da scacchista, aneddoti, frasi celebri e riferimenti (a essere sinceri molto di meno di quello che mi aspettavo) alla Russia di Putin.
A questo riguardo solo un "secondo epilogo" del libro parla del Fronte Civile Unito, e di come Kasparov abbia applicato la sua esperienza alla creazione di un movimento antagonista all'ex colonnello del kgb. Forse avrebbe dovuto approfondire questo tema, anche correndo il rischio di far passare il libro per propaganda politica.

Voto:   6

postato da: uthertepes alle ore 17:29 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: mondadori, kasparov
venerdì, 04 gennaio 2008

Omon Ra

COVER

titolo: Omon Ra (tit. orig.: "Омон Ра")
autore: Viktor Pelevin
editore: Mondadori (collanda "Strade Blu")
traduzione: Katia Renna, Tatiana Olear
pagine: 168
prezzo: € 10,33
ISBN: 88-04-46045-8
iniziato il: 13/10/2006
finito il: 22/10/2006
parla di: la corsa allo spazio nella russia sovietica

Premessa: Omon Ra è a mio personalissimo avviso un romanzo bellissimo.
E' stato il primo racconto "lungo" di Pelevin, conosciuto fino a quel momento soltanto per le sue storie brevi (leggasi Luci Blu e Mitragliatrice d'Argilla), ed è stato anche lo scritto che ne ha determinato l'ascesa nell'olimpo russo e americano degli scrittori: subito tradotto in inglese, è stato eletto "miglior libro dell'anno" da settimanali quali Newsday e Spin per il 1999 e gli ha garantito un successo planetario (dove per "planetario" ancora una volta si deve intendere: Russia, sua terra d'origine, Stati Uniti, mecca degli scrittori emergenti e centro nevralgico dell'editoria e della critica contemporanea, e alcuni paesi della vecchia europa, in quanto colpiti di riflesso dall'onda di marea causata da tanto clamore). Il libro è stato tradotto in meno di un anno in 12 lingue. In Italia, ovviamente, è stato pubblicato con un po' di ritardo...
Su Pelevin consiglio sempre e di nuovo di informarsi. In patria qualcuno all'inizio l'ha stroncato, per poi esaltarlo presentandolo come un vero evento generazionale (i suoi piu' grandi lettori ed estimatori sono i giovani russi), all'estero le critiche entusiastiche si sono sprecate (paragoni con Gogol', Bulgakov, Kafka, Borges, fino all'ormai famosa definizione del Times: "un Nabokov psichedelico per l'epoca del cyber"). In Italia la mia impressione è che ancora resti tutto sommato un autore di nicchia, anche se i suoi racconti sono pubblicati da diversi anni nella bellissima (e diffusissima) collana Strade Blu di Mondadori. Ma più che solo informarsi, consiglio sempre e di nuovo di leggerlo, possibilmente farsi un'idea propria, genuina, prima ancora di perdersi nelle critiche alle sue opere. Secondo me è fra gli autori che possono "far crescere" un lettore. Ammetto che a volte, spesso, non è una lettura semplice, e sicuramente è il classico autore che andrebbe letto in originale (per chi conosce il russo). Le allusioni, i richiami, i riferimenti alla realtà sovietica permeano quasi ogni pagina dei suoi scritti ed è difficile, se non impossibile coglierli per chi è nato e cresciuto "al di qua" della cortina di ferro se non si è un esperto di quella storia e di quella cultura (nonostate il preziosissimo lavoro delle traduttrici, le note semplicemente non bastano). Nonostante ciò, nonostate -penso- non si possa apprezzare "appieno" nella versione tradotta che ci è accessibile, è un autore che ti lascia qualcosa. Potrà piacere o non piacere, ma andrebbe provato.
Un aspetto affascinante del suo lavoro e della sua vita è che ogni suo romanzo è come se fosse stato scritto "in un'epoca diversa". Questo perché Pelevin ha vissuto appieno il disfacimento e la caduta dell'Unione Sovietica, il tentato golpe del '91, l'epoca Eltsin, poi l'ascesa del capitalismo brutale, infine la modernizzazione, e oggi l'autoritarismo presidenziale. In ogni suo scritto, il paese che aveva attorno era un altro paese. E per una volta non è una metafora: le Russia è stata davvero per molto tempo, ed è ancora oggi, senza preavviso da un giorno all'altro, un paese completamente diverso da se stesso, giorno dopo giorno. Come scrive egli stesso ad esempio di Omon Ra: "Ho fatto appena in tempo a scrivere questo romanzo, ho messo il punto alla fine dell’ultima pagina e il giorno dopo l’Unione Sovietica si è sgretolata. Penso sia stato letteralmente l’ultimo romanzo sovietico". Parlando di Vita degli Insetti: "di giorno in giorno cambiava tutto, un periodo di contraddizioni in cui non si capiva più se eravamo una società capitalista o altro". Per Il Mignolo di Buddha si puo' parlare di "periodo romantico" (come è stato ribattezzato dagli intellettuali russi l'ultimo periodo dell'epoca Eltsin). Babylon è stato scritto nel periodo forse di maggior democratizzazione, in Dialettica di un Periodo di Transizione dal Nulla al Niente riflette sulla russia di Putin, e così via. Questo turbinare di eventi e aspettative e emozioni e cambiamenti non sono mai citati direttamente ma influenzano l'umore, i comportamenti, la psicologia dei personaggi. Il risultato è a dir poco interessante. Appassionato di filosofie orientali e buddhismo zen, queste permeano ogni suo racconto: le storie sono spesso oniriche, grottesche, fantastiche, noir, metafisiche. In una bella recensione ho trovato la frase "Il tema postmoderno della sparizione della realtà è elaborato in senso nuovo: la metafisica sovietica si rovescia nel vuoto buddista". E' vero, e in alcuni suoi lavori come Il Mignolo di Buddha è un'esperienza devastante, ma è forse più di così: come nelle filosofie orientali dell'eterno divenire, è un rovesciarsi continuo, un fondersi e un confondersi dell'uno nell'altro senza che la ruota si fermi mai veramente.

Ho letto questo libro più di un anno fa, quindi non entrerò in dettaglio nella storia (non lo farei comunque come non l'ho mai fatto...). Posso scrivere di quello che mi è rimasto, e ciò che mi è rimasto può essere riassunto come: emozioni e immagini. Flash di situazioni grottesche sull'orlo della follia, che sono normalità in un mondo che ha perso il senno. Metafore che prendono vita. E' difficile rendere l'idea senza citare direttamente qualche porzione del testo, cosa che qui non voglio fare. Mi resta ad esempio l'immagine del protagonista legato su un letto, in una scuola che è anche ospedale e altro, che scopre cosa significa "insegnare con l'esempio" sulla pelle dei suoi fieri compagni di corso, o un'altra di lui piegato su una bici a pedalare follemente verso il niente, così come l'eco forte dei suoi pensieri e delle sue convinzioni che risuonano nel vuoto, l'assurdità dell'intera epopea che si trova a vivere e l'inganno nell'inganno nell'inganno, che risulta verità acquisita. Qualcosa che vale la propria vita. Un mondo nel quale nessuna vita ha alcun valore, eppure l'intero mondo non è altro che "un artificio" per innalzare la propria consapevolezza e coscienza. L'"inutile sacrificio" come l'unica cosa sensata da realizzare e accettare.
     "Il protagonista, Omon-Ra (il reparto speciale di polizia "Omon" e
      la sigla della "Rossijskaja Armija" suonano in russo come "Amon Ra",
      il dio egiziano del sole) fin da bambino sogna di diventare astronauta.
      Si iscrive all'accademia militare..."
...ma alto e basso si confondono, e per raggiungere le stelle bisogna scendere dentro se stessi...
Leggendolo ho trovato sorprendente l'accettazione di un mondo completamente assurdo da parte del protagonista. Ma ripensandoci oggi: per noi è veramente diverso? Il mondo che accettiamo tutti i giorni, è veramente logico, coerente? Le richieste che ci vengono poste, i sacrifici che facciamo per raggiungere le nostre mete, hanno davvero uno scopo, o questo viene creato dal nostro stesso sacrificio e solo con questo acquista un significato...? Spesso ci capita di metterci completamente in gioco per il raggiungimento di un qualcosa che... a ben guardare non esiste... e l'unica cosa che otteniamo davvero è una maggiore consapevolezza di noi stessi durante questo divenire, un prenderne coscienza che ci forgia... Pelevin attacca spietatamente ogni retorica, mostra il suo lato grottesco e tragico e comico e triste... ma non scrive mai "è assurda e pertanto va combattuta", nessun suo protagonista alla fine lascia un segno tangibile nel proprio mondo, lo cambia davvero: semplicemente apre gli occhi e lo vede per quello che è. Si ribella forse, lo combatte a volte, ma facendolo ne rimane comunque parte, ne segue comunque le regole. Non c'è alcuna retorica che possa essere abbattuta, assurda regola che possa essere cambiata. C'è il nulla, oltre quello: l'alternativa alla realtà è il nirvana, l'annullamento del tutto, non una realtà diversa o migliore. E forse l'idea che rimane è proprio che la messa in scena non è solo una pantomima della verità: è davvero essa stessa l'unica realtà, in questa come in ogni società umana.

Voto: 7.5
postato da: joeCHiP alle ore 02:33 | link | commenti (6) | commenti (6)
Autori e generi: narrativa straniera, 2006, pelevin, mondadori, collana strade blu
lunedì, 31 dicembre 2007

La strategia dell'Ariete.


Kai Zen, Euri 16,50
Mondadori Str. Blu, pp.452

Kai Zen è un collettivo formato da quattro giovani  scrittori già autori di opere singole e collaborazioni con Wu Ming e Valerio Evangelisti, informazioni sul cui lavoro potete trovare sul questo sito/laboratorio. "La strategia dell'Ariete" è un romanzo d'avventura che si sviluppa su numerose ambientazioni e diversi piani temporali, i protagonisti sono talmente numerosi da diventare per certi versi quasi dei vuoti a perdere, lasciando gradualmente la scena  a quella che è di fatto la storia di un segreto e della lotta serrata attraverso i secoli tra coloro che anelano a proteggerlo o a carpirlo. Il segreto in questione porta il nome arabo di Al-Harit ma la sua nascita risale all'antico Egitto, dono del dio Seth, di cui il romanzo  segue i percorsi che ora continuano  su questo sito  aprendosi  ai contributi dei lettori e di altri potenziali scrittori. Ambizioso e dalla trama piuttosto complessa, ho apprezzato il tentativo di sperimentare una narrazione non lineare ma non posso dire mi sia particolarmente piaciuto. Difficile spiegare perché,  verrebbe da dire che ci ho visto dentro tanta "testa" per far collimare  i molti frammenti, i riferimenti storici, le traccie narrative e la struttura sperimentale giungendo a qualcosa di compiuto e convincente ma, di contro, poca "anima".  Detto questo, per vago che sia,  tutto il rispetto per chi scrive nella forma del collettivo e si sforza di cercare nuove strade tutte le volte che puo'. Quando scriveranno ancora credo che tornerò a leggerli.

Voto: 5,5
postato da: Aramcheck alle ore 10:50 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, mondadori, 2007, kai zen, collana strade blu
martedì, 06 novembre 2007

L'ombra della profezia. (9°libro delle CGF)


G.R.R. Martin, p. 476
Mondadori,  Euri 18,70

Il quarto libro delle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" ( nono nella versione italiana) è uscito nella versione inglese col titolo dei "A feast for crows" e spezzettato in due volumi, il primo uscito lo scorso anno col titolo "Il dominio della regina" ed il presente  "L'ombra della profezia" apena fresco di stampa. A parte l'indecente aggravio economico che lo spezzettamento porta nelle tasche del lettore italiano, non si capisce nemmeno perchè il titolo evocativo "Un banchetto per i corvi" sia stato accantonato visto che le traduzionii precedenti avevano sempre mantenuto il titolo originale almeno su uno dei volumi su cui era stata spalmata la pubblicazione. Misteri della Mondadori.
Come nella prima metà di "A feast for Crows" ci si muove nel continente occidentale, stavolta principalmente  sull'asse Cersei, Jaime, Samwell, Brienne con sporadici zoom sulle vicende di Aria, Sansa,  casa  Martell e  casa Greyjoy.  "L'ombra della profezia" chiude impeccabilmente  l'intreccio su alcune vicende minori, svela retroscena opachi fin dal primo libro e soprattutto  prepara il terreno al prossimo e risolutivo romanzo "A dance with Dragons", con prototipo del lettore-tossico presumibilmente ai massimi livelli di astinenza.  E nel prossimo  romanzo appunto, che Martin sta ancora scrivendo,  i titoli dei capitoli saranno  Davos,  Bran, Jon  ma soprattutto  Tyrion  e Daenerys...

voto: 7- (sorvolando sulle scelte della casa editrice)

Aggiornamento del 06 novembre.
Letto anche da uthertepes:
Sono d'accordo con aramcheck sulle chiusure in merito alle vicende minori (finalmente!), per il resto Martin riesce a mantenere molto alto il livello delle sue "Cronache". E' sempre difficile "staccare" da un capitolo all'altro, nell'ansia di ritrovare in fretta il protagonista del passo appena terminato. Ma si dimentica in fretta tra le pagine dei capitoli successivi, avvolti rapidamente dagli intrecci di altri personaggi.
Ho messo il segno al capitolo in cui Septon Meribald narra degli "uomini spezzati", bellissimo.

voto: 7
postato da: Aramcheck alle ore 11:00 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: fantasy, narrativa straniera, mondadori, george martin, 2007, r r martin
venerdì, 02 novembre 2007

Rabbia.


Chuck Palahniuk,         pp.355
Mondadori Strade Blu, Euri 16

Più leggo i nuovi romanzi di Palahniuk e più mi convinco  che i migliori lavori restino i primi che scrisse: Fight Club (1996), Invisible Monster (1999), Soffocare (2001) e la prima metà di Survivor (1999)(*).  "Rabbia" , come in parte i suoi predecessori più recenti Ninna Nanna e Diary, non si può dire sia scarso e, per chi conosce l'autore, mantiene alcune aspettative senza però superarle mai, attenendosi ad esse, facendo balenare l'idea che queste stiano diventando dei limiti. Lo stile di scrittura resta vivace e crudo,   alcuni capitoli sono magistrali, il ritmo costantemente alto e la ricerca di forme sperimentali  di prosa  è in questo caso l'anima stessa del romanzo. La fantasia dell'autore cavalca libera, anche troppo, finchè la necessità di essere fedele a se stesso stupendo in continuazione il lettore porta a sviluppi della trama acrobatici quanto inconcludenti. La biografia postuma del protagonista viene ricostruita collezionando centinaia di  frammenti in forma di testimonianze restituite da chi lo conobbe:   a partire dall'infanzia in una  grottesca e isolata  provincia americana(**), attraverso pandemie, fenomeni erotico-soprannaturali, deformità, improbabili viaggi nel tempo, paradossi  (eu)genetici, zone liminali, pratiche automobilistiche estreme sospese tra gioventù bruciata  e la carnevalata, omicidi, ghettizzazioni futuribili su base temporale invece che geografica, sesso, sangue,  serpenti a sonagli e ogni sorta di secrezione organica. Francamente troppo in 350 pagine, per un romanzo che parte bene e poi accelera in continuazione continuando a gettare carne sul fuoco, restituendo la sensazione che l'autore sia divorato dall'ansia di non essere banale, il fatto  è che perfino una grancassa di fuochi d'artificio  alla lunga smette  di stupire se  non  concede, tra una fiammata e l'altra,  un pò di palcoscenico al buio silenzioso che le  fa da sfondo. E' un peccato, perchè tutte le volte che Palahniuck comincia a narrare verrebbe voglia di seguirlo ovunque.
 


(*) Quest' ultimo in particolare è un romanzo bifronte la cui efficacia precipita a partire esattamente dal centro del volume
(**) Secondo me la parte migliore del libro.


Voto: 6--
postato da: Aramcheck alle ore 19:51 | link | commenti (3) | commenti (3)
Autori e generi: narrativa straniera, palahniuk, mondadori, science fiction, 2007, colana strade blu
martedì, 23 ottobre 2007

I pilastri della terra.


Ken Follett , pp. 1030
Mondadori, Euri 14

Di solito non leggo i vari Follett  ma  questo libro mi è stato consigliato da amici di buone letture, così ho fatto un'eccezione. Tra l'altro trattandosi di  un romanzo storico di ambientazione medioevale (per la quale ho un debole) e non del solito thriller, ho pensato che in teoria avrebbe potuto  incontrare maggiormente il mio gradimento. Il ché invece non si è verificato. 
L'intreccio narrativo  si sviluppa su due binari fondamentali, quello principale che comincia nel prologo e si conclude, peraltro abilmente, all'ultima pagina e quello che tiene in piedi le mille pagine di mezzo basato sull'estenuante lotta tra protagonisti e antagonisti. Questo secondo binario si ripete eternamente uguale a se stesso, continuamente rinnovato dalla malvagità totalitaria degli antagonisti. Totalitaria è la  loro spregevolezza che non risparmia mai niente e nessuno:  né affetti, né  amici, né  parenti, né alleati, né ovviamente i protagonisti che, vessati e gettati nella polvere infinite volte, ottengono puntualmente la rivalsa grazie alla propria ingegnosa e instancabile operosità.  Questo semplice schema è ripetuto in lungo e in largo per tutto il voluminoso romanzo semplificando  la vita al lettore con continui richiami alle trame precedenti per evitargli di perdere il filo, il tutto con l'obbiettivo apparente di rendere sostenibile  un' ingiustificata e biblica prolissità(*).
A parte l'uso di termini  tecnici sull'architettura dell'epoca, tra l'altro difficilmente visualizzabili per il profano, per il resto la prosa di Follett è di una  banalità imbarazzante. Se una volta entrati nella trama inevitabilemente ci si interessa a quel che il narratore racconta  mai, dico mai, si è colpiti  per come  lo racconta(**). Tutto sembra costruito all'insegna della letteratura ad alta digeribilità, per un lettore distratto e scostante che viene condotto per mano in una lunga vicenda serializzata nei temi principali che non tradisce mai le aspettative  e di conseguenza neppure mai stupisce davvero. Alcuni personaggi ben caratterizzati (tutti tra i buoni) e la ricostruzione storica che appare dettagliata con una certa cura anche nel descrivere quelli che dovevano essere i meccanismi economici dell'epoca, saranno di certo apprezzabili, ma non giustificano secondo me tutto questo gridare al capolavoro.  E' letteratura di evasione come ce ne è tanta (ed in altri casi sono il primo ad apprezzarla),  tesa in questo caso ad incontrare a tutti i costi i gusti del maggior numero possibile di lettori. Non ho mai pensato che il romanzo  sia una monade  e che lo scrittore debba per forza scrivere soltanto per se stesso, ma tra tener conto delle attese del lettore e chinarsi ad allacciargli le scarpe, francamente  ce ne passa. Questo tra l'altro è anche il motivo principale per cui non leggo i vari Follett.

Voto: 5

(*) Non fosse stato che ormai era tardi, avrei mollato a pagina 800, come se non ricordo male ha fatto invece  Prion uno dei pochi a non apprezzare I Pilastri.
(**) E qui più che altrove dovrebbe invece vedersi il talento dello scrittore.
postato da: Aramcheck alle ore 13:30 | link | commenti (16) | commenti (16)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa straniera, mondadori, 2007, ken follett, collana best sellers
martedì, 17 luglio 2007

Fight Club.


Chuck Palahniuk, pp. 223
Oscar Mondadori, Euri 8

Vidi il film appena uscito basandomi sulle regie precedenti di Fincher che giudicavo  pellicole divertenti e ben fatte, e ne rimasi impressionato. Troppo impressionato. "Seven" e "The Game" erano due buoni film nel loro genere, girati con maestria e avendo a disposizione ottimi budget, per il resto nulla a che vedere con Fight Club: molto più  profondo, capace di catturare il malessere di una generazione, pieno di  citazioni letterarie e innovazioni nel linguaggio. La veste hollywoodiana, il cast e la regia di Fincher stavano a pennello alla storia ma sotto sembrava esserci un grande autore. Quell'autore era Palahniuk e tempo di trovare il libro in libreria avevo già visto il film quattro volte (troppe  per uno che come me non rivede quasi mai un film la seconda volta), così ne ho rimandato la lettura data da destinarsi  fino a  quando, finalmente, pochi mesi fa il libro mi è di nuovo capitato per le mani.

Non so se sia il libro di Palahniuk scritto meglio, sicuramente  è il più importante, il più innovativo  e quello che  stimola maggiori riflessioni. Ne penso più o meno tutto il bene che pensavo del film, che lo arricchisce e lo completa malgrado divergano notevolmente nel finale. Se il voto non è tra i più alti forse è perché conoscendo a memoria la trama e le battute migliori, in quanto riportate nella sceneggiatura, è mancato lo stupore della lettura. Per chi non conoscesse ne il film ne il romanzo consiglio di iniziare dal secondo.


Qualche riflessione appunto, l'ho raccolta qui.

Voto:  7+
postato da: Aramcheck alle ore 17:37 | link | commenti (13) | commenti (13)
Autori e generi: narrativa straniera, palahniuk, mondadori, 2007, collana strade blu
giovedì, 03 maggio 2007

L'ombra di Mao.


Federico Rampini, pp.291
Mondadori Strade Blu, euri 15

Inferiore rispetto ai precedenti libri di Rampini sugli stessi temi. Piu' rivolto al passato e spesso impantanato in polemiche retroattive con gli intellettuali italiani ed europei (da Simone de Beauvoir a Luciana Castellina) che apprezzarono, o credettero di apprezzare, la Cina maoista.  Senza essere uno storico Rampini pare animato dall'obbiettivo di inserire Mao ad ogni costo nel gotha dei cattivi del novecento, al pari di Hitler e Stalin (ed è già discutibile siano pari anch'essi). Nel mio caso denigrando Mao sfonderebbe una porta aperta, tuttavia si tratta di un'operazione stanca e disorganica. Ai passi biografici su Mao si avvicendano argomenti di natura generale e casi invece estremamente particolaristici sulla realtà cinese attuale e passata. Il quadro complessivo è un libro che non è storia ne reportage, ma un mosaico  sfilacciato di pezzi che Rampini  apparentemente non sapeva dove infilare raggruppati infine tutti sotto il segno comune del "Grande Timoniere".  "L'Ombra di Mao"   fa emergere un quadro della Cina  così diversa da trent'anni fa eppure  incapace di liberarsi dei simboli del maoismo. In questo rapporto sacrale e reverenziale nei confronti del passato c'è di certo la volontà del regime di tenere un piede in entrambe le sponde del cambio epocale che sta cavalcando ma  deve entrarci anche il confucianesimo, il culto e la santificazione dei padri, la centralità della tradizione e del rito in una cultura che è ben piu' antica del comunismo stesso. Pero' questo stavolta a Rampini sembra sfuggire.

Voto: 5+
postato da: Aramcheck alle ore 11:33 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: saggistica, reportage, rampini, mondadori, 2007, collana strade blu
giovedì, 15 marzo 2007

La scimmia pensa la scimmia fa.


Chuck Palahniuk, pp 268
Mondadori Strade Blu, Euri 15

L'obbiettivo sarebbe (da sottotitolo) rintracciare storie reali  che superano per bizzarria  quelle di fantasia. Ne esce un affresco disorganico ma divertente di realtà marginali e strambe dell'america meno conosciuta,  storie legate ad articoli scritti per vari giornali, ritratti di personaggi e ampi cenni autobiografici. Ci troverete battaglie tra titaniche  mietitrebbiatrici  , sport duri e lontani dai riflettori e megalomani costruttori di castelli come questo o come quest'altro. Scorrevole e spesso divertente, da un certo punto in poi diventa un po' troppo incentrato sui cazzi personali dell'autore, cosa che in generale non mi fa impazzire, e sul suo recente contatto con lo star system ed in particolare  con Brad Pitt . Insomma niente di speciale ma tutto sommato piacevole, sembra il collage del materiale di scarto che non è riuscito ad infilare in qualche romanzo. Buone storie, rimediate qua e là e raccontate un po' alla rinfusa. Nel complesso si salva perchè Palahniuk davanti alla macchina da scrivere ha stile da vendere, questo è un dato di fatto.

Voto: 6
postato da: Aramcheck alle ore 12:55 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: reportage, palahniuk, raccolta di racconti, mondadori, 2007, collana strade blu

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