Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
lunedì, 06 luglio 2009

Il Dio Thoth


Massimo Fini, pp.188
Marsilio, EURI 15

Massimo Fini è un giornalista, un saggista ed un intellettuale spigoloso, non è un romanziere. Esiliato dalle grandi testate e dai loro più ampi spazi di visibilità, ha costruito il proprio pensiero a partire dalla critica feroce alla modernità e ai suoi totem: la democrazia, l'industrialismo, il pregiudizio civilizzatore neo-coloniale dell'Occidente e la cieca fiducia nel progresso tecnologico, soprattutto critico verso la stolida convinzione che esso contribuisca sempre positivamente alla felicità umana.
Massimo Fini si vuole filosofo e da buon filosofo riparte da capo, rimettendo in discussione innanzitutto le certezze maggiormente radicate della contemporaneità.
Questo suo romanzo, il primo a quanto io ne sappia, non poteva dunque non essere che un  romanzo filofico.  Il romanzo filosofico è però un genere particolarmente  insidioso in  cui l'autore corre  costantemente   il rischio di  svilire la narrazione al rango di pretesto per l'esposizione delle proprie idee,    non rendendo  in genere un buon servigio né a questa, né a quelle, né al lettore. Di queste ingenuità, forse deliberate, il romanzo ne è pieno senza che tuttavia  la lettura si esaurisca in esse, vi sono passaggi più propriamente narrativi piuttosto intensi e appassionanti. Il futuro proposto da Fini è esplicitamente Orwelliano, la citazione si spinge fino alla parodia dei nomi presenti in 1984, ma stavolta il bersaglio , in accordo coi tempi non è il totalitarismo politico ma l'Età dell' Informazione, il modello di sviluppo Informazionale  per dirla con Castells e il sistema dei media mondiali  potenti, normalizzati e potenzialmente unificati, il cui esorbiatante e invasivo flusso di informazioni rigorosamente controllate  offusca ad un tempo il racconto della realtà, sostituisce la cultura con dei meschini surrogati  e  deprime la stessa vitalità umana, mortificata tramite la dipendenza passiva ed acritica dall'intrattenimento/indottrinamento del mainstream. 
Dalla graduale presa di coscienza del protagonista, che sembra catapultato nel proprio mondo per la prima volta a cinquant'anni né più e ne meno di quanto lo sia il lettore, fino agli aspetti più forzati e parodistici della società descritta, tutto l'impianto del romanzo è piuttosto inverosimile e grottesco eppure, per bravura dell'autore, la drammaticità dei passaggi chiave resta inalterata. Nel finale, fedele alla concezione ciclica della Storia, l'era della tecnica collassa inesorabilemnte nell'età dei Miti da cui la civiltà umana rinasce purificata, dalle mani  sapienti di Thoth (poi Hermes, poi Mercurio) inventore della scrittura, manipolatore dei segni e Dio vivente fatto di carne, ingegno e ambizione. L'apparente abbaglio che fa confondere a Fini la nascita della scrittura iconografica (o logografica) con quella alfabetica, gli va perdonato sia per   licenza fantastorica che per le evidenti esigenze narrative di quello che è effettivamente un buon  finale.  Malgrado tutto, a cominciare dal disaccordo di fondo sulla tendenza a demonizzare  con  troppa facilità la tecnologia per arrivare ad alcune incongruenze e forzature francamente eccessive, il (primo?) romanzo di Fini  a tratti m'è anche piaciuto.

Voto: 6--
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Autori e generi: narrativa italiana, massimo fini, science fiction, marsilio, 2009
giovedì, 18 giugno 2009

Cuori da Bar


Lorenzo Bartoli, pp. 112
Ed. BD, Euri  10

Le edizioni BD pubblicano prevalentemente  fumetti, con evidenti ricadute positive sulla qualità grafica delle copertine anche nelle pubblicazioni di narrativa e una proposta di autori spesso provenienti dalla nona arte. In generale, gli riconosceremo eterna gratitudine per aver tradotto in italiano una fantastica opera narrativa del più grande sceneggiatore di fumetti al mondo. Anche Bartoli, nel suo piccolo, proviene in buona parte dal settore essendo stato tra le altre cose ideatore  e sceneggiatore di diverse serie a fumetto.

Cuori da Bar è una   raccolta di scritti  troppo brevi per definirsi racconti e lunghi  in realtà quanto  poesie, senza essere poesie. Le storie appena accennate sembrano piuttosto una raccolta di istantanee, schizzi a mano libera rapidi e sfuggenti, che in poche righe rubano alla realtà volti di popolo e atmosfere di quartiere. Tutto si gioca in spazi e tempi strettissimi, amori e tragedie ugualmente effimeri nell'arco di una pagina si compiono una volta per tutte o restano sospesi e soltanto immaginati per sempre.  Il bestiario descritto è pura mitologia metropolitana,  la trasandata  epica quotidiana di rioni  e borgate , per lo piu' romani,  davvero noti probabilmente soltanto a chi le ha vissute almeno per un po'. Tra ricordi lasciati sull'asfalto e tormentoni impressi su strade polverose e malinconiche, per chi scrive fin troppo familiari ,  Cuori da Bar canta la  tradizione orale fatta di saggezza e stronzate  che riecheggia ancora tra i muri ingialliti di certi bar parcheggi-umani e che, inevitabilmente , altrove non trova spazio né cittadinanza.  Quel tipo tradizione popolare e fatalista che per germogliare ha bisogno del tempo lungo degli eterni pomeriggi pigri, concesso soltanto ai vecchi  bevitori e agli scansafatiche di lungo corso.
Un po' perché so di cosa parla  e un po' perché Bartoli è bravo anche quando intervalla le micronarrazioni cittadine con ritratti (di fumatori) e omaggi ad altre arti (da Capitan Uncino a Oliver Hardy), alla fine il libro m'è piaciuto.

Racconti lunghi  come poesie senza essere poesie... anche se infondo alcuni  poetici  lo sono eccome.
Voto: 6+
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Autori e generi: narrativa italiana, raccolta di racconti, 2009, edizioni bd, lorenzo bartoli
sabato, 27 dicembre 2008

Italia De Profundis


Giuseppe Genna, pp.348
Minimum Fax,  EURI 15

E’ la prima volta che leggo qualcosa di Giuseppe Genna e aver cominciato da Italia De Profundis, che non e’ un testo dalle finalita’ e dalla struttura convenzionale, credo mi fara' leggere gli altri in maniera diversa. Questo romanzo/non romanzo ,dice lui stesso, poteva e forse doveva chiamarsi Giuseppe Genna De Profundis, in quanto la finalita’ e’ proprio mettere a nudo l’autore. E’ uno scorcio autobiografico disarticolato lungo circa tre anni, o meglio, articolato secondo un percorso umano piu’ che secondo una linea cronologica convenzionale in cui, il racconto e la narrazione che lo prelude (la distinzione e’ dell’autore), cambiano spesso ritmo e registro. Diversamente dal solito il momento tragico precede quello comico e satirico, si compiono salti tra diversi segmenti e ci si ferma spesso sulla filosofia, sulla critica e sulla spiritualita’. Si fa riferimento ad altri testi e alla citazione di altri saperi come in un saggio pur mantenendo il pathos del romanzo, si passa, bruscamente, dal piano analitico a quello allegorico, da autoflagellazioni a orizzonti di boria.

Lo scrittore/protagonista entra spesso nel testo in modo didascalico e lo fa in quanto scrittore. Non leggete le prossime venti pagine perche’ sono incredibilmente noiose(*), vi dice. Se volete sapere con chi ho appena scopato, se e’ questo che vi interessa, andate al prossimo segmento, dice. Vi avverte che deve trovare il finale, mentre lo trova. Mentre scrive il racconto lo interrompe, distaccandosene (distaccandovi) in corso d’opera, per paragonarlo a scritti dello stesso tenore di altri scrittori. Quel racconto che a me ricordava l’opera caustica, divertentissima e terribilmente snob, della satira sulla societa’ di massa del miglior Michele Serra lui lo riconduce a Ballard, Houllebecq e soprattutto David Foster Wallace(**). L’autore entra continuamente nel romanzo per parlare del romanzo, o per per inserirne comunque le vicende in una prospettiva letteraria, quindi meta-letteraria. L’esercizio non e’ ozioso anzi, non e’ un esercizio.

E’ una necessita’.

Se l’obbiettivo e’ davvero mettersi a nudo, non si puo’ mettere a nudo soltanto l’uomo, ignorando lo scrittore. L’esercizio ozioso, la falsificazione letteraria piu’ evidente, starebbero proprio nel pretendere di mettere a nudo l’uno distinguendolo dall’altro, come se non ci si riferisse ad un unico ente. Lo scrittore si puo’ denudare soltanto mentre scrive, denudando di conseguenza il testo. Ci sara’ pure malizia e la nudita’ vera in fin dei conti puo’ essere soltanto quella del testo, perche’ ogni contatto con l’autore e’ sempre mediato dall’opera e la letterarieta’ altera per definizione: ma la coerenza interna di Italia de Profundis resta intatta, addirittura se ne giova.

Per un segmento a mio gusto irritante(***), ce ne sono almeno quattro magistrali, bellissimi, quasi perfetti nella tensione e nel realismo degli estremi. Per chi e’ interessato alla vita degli autori ci sono alcuni capitoli che, in quanto raccontati in un contesto autobiografico e danzando sul precipizio della morale corrente, potrebbero scatenare curiosita’ morbose sulla loro veridicita’. A me che quei fatti siano accaduti o meno non interessa minimamente (mi interessa molto piu’ l’opera che non la biografia storica e personale di chi scrive): sono verosimili e coraggiosi e l’incanto della letteratura si realizza prerfettamente. Un paio di domande su aspetti marginali e per niente scabrosi, pero’ vorrei porle a Genna se una volta per caso passasse di qui: la prima retorica la seconda sincera e sgomenta. Riguardo all’effetto sui lettori e il livello degli stessi, di Dies Irae e Gomorra: ma a chi pensava che andassero in mano i loro libri una volta che incontrato un grande successo? A milioni di intellettuali e spiriti liberi? Si chiede sempre al lettore di non mitizzare l’autore e poi si compie l’errore, piu' grossolano, di idealizzare il lettore? La seconda domanda riguarda invece la discussione sulla poesia avuta dal “gruppone” al villaggio vacanze, in cui un gruppo di personaggi neoitaliani, destrorsi e caricaturali, decreta la morte della poesia per precoce obsolescenza come se questa non godesse piu’ di libera cittadinanza nel vivere moderno, dominato dalla fica, dalla grana e dagli status symbol. Se quei personaggi sono delle rappresentazioni grottesche e stereotipate di tratti generalmente individuabili in molti italiani, coerentemente col racconto, siamo ancora alla satira dell’Italia agonizzante. Se quella conversazione invece e’ accaduta davvero, se quella conversazione e’ statisticamente possibile, cioe’ se la probabilita’ che quelle persone si riuniscano casualmente in un luogo come un altro e pronuncino quelle parole e’ diversa da zero nell’universo fenomenologico, questo perche’ Giuseppe Genna li ha realmente incontrati quel dato giorno a Cefalu’, allora vorrei saperlo. In quel caso probabilmente il millenarismo del “tragico esito italiano” figlio dell’impotenza davanti all’affondare sordo di questo paese esausto di se stesso e dalla cui suggestione anch’io sono tra mille dubbi rapito, sembra un’eventualita’ anch’essa piu’ concreta. Saremmo infatti al delirio anticulturale che si fa convinzione popolare generalizzata, peggio che nei piu' cupi incubi di Bradbury: il folle rogo della parola scritta di Fahrenheit 451, che germoglia dal basso.

Italia de Profundis e’ bello e coraggioso (****), originale e ben scritto, da come mi sono dilungato si intuisce che ha destato il mio interesse e che di Genna leggero’ ancora.


Voto: 7


(*) Un grande affresco allegorico che viene voglia di dipingere, e noioso non e’.

(**) Qui il destino e’ sardonico con Genna come soltanto il destino, una volta riconosciutolo a posteriori come tale, sa e puo’ essere. Wallace muore poco prima che il libro vada in stampa e le ultime parole scritte da Genna su uno scrittore per cui nutre, e’ evidente, una stima enorme suonano come un’offesa e un’accusa, guarda un po’, proprio di snobismo. La lunga nota in merito aggiunta a posteriori rientra poi perfettamente, come per magia, nella dialettica interna del libro. Potere della letteratura “aperta”.

(***) Quello in cui l’autore ci racconta di come David Lynch gli abbia fatto capire che Genna e’ l’unico in Italia ad aver capito David Lynch. Il che sancisce l’eventuale affinita’ estetico-spirituale tra i due, piu’ che l’acume dell’uno o la grandezza dell’altro.

(****) Qui c’e’ il rischio di cambiare il modo in cui la gente ti guarda e di risultare atrocemente antipatico. Cosa che accadrebbe a chiunque tentasse, credibilmente, di mettersi a nudo.

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Autori e generi: narrativa italiana, 2008, minimum fax, giuseppe genna, metaromanzo
domenica, 05 ottobre 2008

Stella del mattino


Wu Ming 4,  EURI 16,80
Einaudi Stile Libero, pp. 391

Il romanzo parte lento e la progressiva introduzione dei personaggi risulta difficile da seguire, almeno senza far continuamente riferimento alle sintetiche presentazioni opportunamente riportate sulla bandella di copertina. La figura di  Lawrence d'Arabia e l'impostazione di molti lavori precedenti dei Wu Ming avrebbero forse fatto pensare ad un romanzo storico d'avventura, con vicende rocambolesche che scorrono con ritmo incalzante  su uno sfondo politico di piu' ampio respiro, mentre Stella del Mattino e' invece soprattutto un romanzo intimista sul rapporto tra l'uomo, la guerra e la difficolta' di raccontarla.  Per quanto la prima guerra mondiale nel teatro mediorientale sia sempre presente nella memoria  dei protagonisti e sia raccontata direttamente da numerosi flashback sulle avventure  del colonnello Lawrence, il vero luogo della narrazione e' Oxford e i  protagonisti sono tutti  reduci della Grande Guerra ormai tornati al loro ruolo di scrittori. Il poeta Robert Graves, il linguista e medievalista  J.R.R. Tolkien e lo scrittore fantasy C.S.Lewis non combattono piu' da tempo contro  nemici in carne ed ossa eppure continuano a confrontarsi  con il senso di colpa dei sopravvissuti, con la paura che le bombe continuino a cadere in eterno sugli incubi notturni e che i fantasmi degli amici caduti non smettano mai di tornare a far visita. Il quarto scrittore e' proprio il colonnello Lawrence alle prese con la propria biografia di guerra  e  piu' degli altri  ancora invischiato con le conseguenze, di portata storica, delle proprie imprese. Nella libera ricostruzione di vicende e  incontri plausibili e probabilmente mai realmente accaduti tra  Lawrence  e altri personaggi realmente esistiti molti riferimenti alle voci che circondarono il protagonista sono risolti in modo creativo e coerente col pathos della vicenda: dalla sua probabile omosessualita' , alle  presunte inclinazioni sadomasochistiche.

Un romanzo interessante che non fa tremare i polsi, nel quale con una certa fatica iniziale si entra in un gioco di conflitti multipli in cui il vero nemico  e' la guerra stessa, il campo di battagia e' l'animo degli uomini e l'unica vittoria possibile e' il ritorno alla normalita' attraverso la sublimazione artistica, raccontando e trasfigurando l'incubo nel tentativo di  consegnarlo definitivamente al passato.

Voto: 6,5
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Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, wu ming, einaudi, 2008, einaudi stile libero, wu ming 4
lunedì, 22 settembre 2008

La vita agra


Luciano Bianciardi, pp.200
Tascabili Bompiani, EURI 9

Il boom economico se guardato nel suo insieme doveva sembrare una macchina perfetta, veloce e inarrestabile, lanciata verso il futuro. Si compiva davanti a un popolo intero il miracolo materiale dello sviluppo che per tutti ancora coincideva nel lessico e nell'immaginario col progresso stesso. La trasformazione radicale della società avveniva inconsapevolmente perché inconsapevole è la Storia, congettura umana che si scrive a posteriori.   La macchina però la si può raccontare e vivere dall'interno, ci si puo' muovere tra i suoi ingranaggi col preciso intento di distruggerli, si puo' essere corpo estraneo al sistema di riferimento raccontando la vita ordinaria, i rapporti, l'asfissia, tenendo ben presente che il sistema economico-sociale non coincide con la propria autocelebrazione e gli individui non possono e non devono esaursi in esso. 

In queste pagine le vicende e le passioni del singolo illuminano il vuoto e l'alienzaione delle vite dei tanti e da questa prospettiva si finisce  col guardare in faccia la miseria umana che nasce tra le ceneri della miseria materiale.   

Il volo dell'utopia si ribella al camminare cieco, quasi strisciante, delle larve imbacuccate che si scontrano anonime nella nebbia della metropoli, così come tra la profondità  delle miniere   e la cima dei primi  grattacieli c'è una distanza infinità e spietata, sanabile soltanto dall' atto umano , crudele e disperato,  del conflitto estremo.  Immersi nel vissuto quotidiano in un flusso di pensieri travolgente, ci si muove  tra i fossi e le nuvole,  tra  ironia caustica, lucido realismo  e frequenti divagazioni che appaiono come  finestre a strapiombo sull'immaginario dell'autore.

Romanzo rabbioso e vivo,  perla libera e disincantata della letteratura ribelle, La Vita Agra è  il capolavoro  di un talento unico, che porta lo spirito eroico ed eternamente giovane dell'utopia al cospetto di un nemico  enorme e impersonale che si rivela alla fine invicibile. Un nemico che ti assorbe dandoti  un ruolo tra le sue fila, un ruolo da svolgere   a tempo pieno e con dovizia, quello di  ingranaggio tra altri  ingranaggi ,   fini  ultimi ridotti a mezzi che si scoprono sconfitti senza neppure aver combattuto.

Voto: 8+


dal film "la vita agra"di Carlo Lizzani
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Autori e generi: narrativa italiana, 2008, bompiani, luciano bianciardi
mercoledì, 18 giugno 2008

Il sergente nella neve - Omaggio a Mario Rigoni Stern


Mario Rigoni Stern, pp.139
Einaudi Tascabili, Euri 8,50


Una delle tante incredibili storie della famosa ritirata dei soldati italiani dalla Russia.Ma Rigoni Stern,un po' come Nuto Revelli, riesce a svelare il lato "umano" della guerra.Lui,ventitrenne sergente alpino,a capo del battaglione Vestone,coglie particolari,e situazioni,che fanno vivere quei momenti tragici come fossero in un film. Merita un appunto particolare,un doveroso omaggio, oggi che, uno dei tanti veri italiani che ci inorgoglisicono e' venuto a mancare...

..Vi sono i soldati russi,la. Dei prigionieri? No. Sono armati.Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando intorno alla tavola.Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune.E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz aria.Vi sono anche delle donne.Una prende un piatto,lo riempie di latte e miglio,con un mestolo,dalla zuppiera di tutti,e me lo porge.Io faccio un passo avanti,metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste piu.I soldati russi mi guardano.Le donne mi guardano. I bambini mi guardano.Nessuno fiata.C'e' solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto.Spaziba, dico quando ho finito...Cosi e' successo questo fatto...

by Taxista Leninista (gentile ospite di Ozia)
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Autori e generi: narrativa italiana, mario rigoni stern, 2008, einaudi tascabili
lunedì, 31 dicembre 2007

La strategia dell'Ariete.


Kai Zen, Euri 16,50
Mondadori Str. Blu, pp.452

Kai Zen è un collettivo formato da quattro giovani  scrittori già autori di opere singole e collaborazioni con Wu Ming e Valerio Evangelisti, informazioni sul cui lavoro potete trovare sul questo sito/laboratorio. "La strategia dell'Ariete" è un romanzo d'avventura che si sviluppa su numerose ambientazioni e diversi piani temporali, i protagonisti sono talmente numerosi da diventare per certi versi quasi dei vuoti a perdere, lasciando gradualmente la scena  a quella che è di fatto la storia di un segreto e della lotta serrata attraverso i secoli tra coloro che anelano a proteggerlo o a carpirlo. Il segreto in questione porta il nome arabo di Al-Harit ma la sua nascita risale all'antico Egitto, dono del dio Seth, di cui il romanzo  segue i percorsi che ora continuano  su questo sito  aprendosi  ai contributi dei lettori e di altri potenziali scrittori. Ambizioso e dalla trama piuttosto complessa, ho apprezzato il tentativo di sperimentare una narrazione non lineare ma non posso dire mi sia particolarmente piaciuto. Difficile spiegare perché,  verrebbe da dire che ci ho visto dentro tanta "testa" per far collimare  i molti frammenti, i riferimenti storici, le traccie narrative e la struttura sperimentale giungendo a qualcosa di compiuto e convincente ma, di contro, poca "anima".  Detto questo, per vago che sia,  tutto il rispetto per chi scrive nella forma del collettivo e si sforza di cercare nuove strade tutte le volte che puo'. Quando scriveranno ancora credo che tornerò a leggerli.

Voto: 5,5
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Autori e generi: narrativa italiana, mondadori, 2007, kai zen, collana strade blu
lunedì, 12 novembre 2007

Credo in un solo oblio


Antonio Rezza, pp. 144
Bompiani Letteraria, Euri 14

Ho conosciuto Rezza di recente tramite questo articolo  nel quale l'ottimo Stravroghin introduce l'autore e linka un po' tutta l'opera presente su YouTube, prevalenetmente sequenze  teatrali, televisive e cortometraggi.  Divertente, originale e strambo Rezza è un  attore che non interpreta e non entra in nessun personaggio  piuttosto , come spiega lui stesso, deforma e deturpa il proprio corpo sullo spazio scenico. Andrebbe visto dal vivo, non manchero'. 
Nel frattempo quando mi è capitato in mano questo libro fresco di stampa ero appena reduce dalla visione delle pillole multimediali raccolte su Youtube. Curioso come quella scimmia seppure civilizzata che sono, l'ho comprato e letto non tutto d'un fiato.

Scrive altrove Rezza: “Non è stato inventato tutto, non tutto è stato enunciato, le parole sono infinite e infinite le combinazioni, chi vuole farci credere che non c’è più nulla da scoprire è il primo nemico da combattere”.

Lui, scrittore coerente con le proprie affermazioni almeno in campo artistico, mi ha dato l'opportunità di leggere qualcosa che non somiglia a nulla avessi letto in precedenza. Io, lettore tra l'altro più avvezzo alle librerie che ai teatri, ho trovato sacrosanta la frase di cui sopra e deliziosa l'opera, fosse anche soltanto per l'originalità.  Eppure non c'è soltanto quella.

C'è ad esempio un uso splendido e personale dell'italiano, stilisticamente riconoscibile ma non distintamente  riconducibile tout court alla prosa o alla poesia. Per quel che mi pare si potrebbe parlare indifferentemente di racconto in prosa pieno di momenti lirici o di poemetto moderno e asimmetrico nella cornice di un racconto.  Non che la distinzione sia necessaria e, in fin dei conti, non che me ne importi.
C'è un uso travolgente e libero della scrittura come strumento di invenzione continua,  in cui la penna vaga libera e dà continuamente l'impressione di non imporsi autocensure.  Rezza sembra scrivere davvero fuori dal foglio ogni volta che ne ha voglia, senza concedere al proprio pudore di negargli questo o quel pensiero.

Il racconto è  un sogno surreale, teso come uno spago  tra molti poli opposti. Il mondo di fuori, dove siamo chiunque ci è di fronte, e quello di dentro dove non essendoci nessun'altro comunque non riusciamo ad essere.  L'uomo e la sua ombra, schiava della carne che la genera, che brama vita propria e se l'ottenesse sarebbe probabilmente più libera di lui. La necessità di fare ordine per dare un senso alla realtà e il conseguente recalcitrare  di questa ad essere ordinata, frustrando ogni sforzo razionalizzante. La memoria del lutto  col rinnovarsi del dolore e l'estrema fuga da esso, che ha nella follia l'ultimo  rifugio.  La follia è del resto il tema principale e l'asse portante di tutta la narrazione: folle l'inizio, folle l'epilogo e folle tutto quel che c'è nel mezzo. Tra le pieghe del paradosso c'è però una lucidità destabilizzante e attenta, che esprime la sua critica con lampi  brillanti e velenosi.

Non tutto forse puo' essere capito ad una prima lettura e non sempre probabilmente  c'è qualcosa da capire. Non è neanche detto che vi piaccia, tutt'altro, ma se avete voglia e tempo di fuggire dal banale e dal già visto, mettendo in conto  la fatica che comporta e cogliendo l'occasione per conoscere un giovane autore italiano, allora  procuratevelo.

Voto: 7
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Autori e generi: poesia, narrativa italiana, antonio rezza, rezza, bompiani, 2007
venerdì, 28 settembre 2007

Un indovino mi disse.


Tiziano Terzani, pp. 428
TEA, Euri 8,60

Viaggiare con Terzani regala sempre motivi di interesse e l'idea del reporter "inchiodato a terra" dalla scelta scettica di  credere a  una lontana e improbabile profezia e, almeno  immagino, dalla voglia di scriverci un libro sopra, poteva essere suggestiva. Il romanzo però insiste troppo sull'idea di fondo e alla fine tutti i capitoli, alcuni anche belli, pagano l'immancabile e pesante dazio dell'incontro con l'indovino di turno, le sue coreografie rituali, le smaccate ciarlatanerie, i riscontri casuali, le preveggenze prodigiose e le ipotesi di autosuggestione.  Tutti i capitoli, attraverso un libro piuttosto lungo che soffre così di continue frenate nella palude dell'occulto. "Un indovino mi disse" inoltre non ha l'ampiezza di respiro e di panorami del bellissimo In Asia,  a causa dell'arco di tempo in cui si dipana non puo' vantarne neppure lo stesso valore di testimonianza storica né conservarne la varietà e l'avventurosità. Se è vero che l'acume e la leggerezza con cui Terzani sapeva trattare ogni tema regalano anche qui pagine affascinanti, stavolta il romanzo finisce per essere  vittima del proprio preambolo che ritorna ripetendosi all'infinito, tanto da decollare brevemente soltanto quando  l'autore lo accantona per qualche pagina.  Finito a fatica, in più di due mesi, a ritmi da lettura forzata.

Voto: 5.
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Autori e generi: narrativa italiana, reportage, tea , terzani, 2007
lunedì, 06 agosto 2007

Il ponte, un crollo.


Vitaliano Trevisan, pp.153
Einaudi Stile Libero, euri 13

L'ho comprato, l'ho aperto e ho scoperto che non  c'erano i capitoli. Io davanti a un romanzo senza  capitoli vado in ansia: è un mio limite. Una volta cominciato a leggere un brano non posso fermarmi a metà, devo arrivare alla stazione successiva e se questa si trova soltanto all'ultima pagina  è un piccolo dramma. 
Ripeto è un mio limite e nel caso specifico Trevisan fa bene a non spezzettare la narrazione che non può essere segmentata in quanto non si dipana come un romanzo ma come un lungo, ininterrotto, flusso di pensieri. "Il ponte" non è un itinerario da seguire, in cui sarebbero state forse salvifiche le mie care stazioni, ma un fiume nel quale immergersi e dal quale farsi trasportare.  Lungo il suo corso si compone una storia scritta al passato che il protagonista rivive e riscopre fino all'epilogo della vicenda,  attraversando nel frattempo mille divagazioni tutt'altro che casuali. Proprio in queste  divagazioni,  rivoli, affluenti, emissari del tema principale sta la forza dell'opera di Trevisan in particolare nell'attacco all'Italia contemporanea e al suo imbarbarimento, nell'omaggio a chi ne colse i primi sintomi e nel  disprezzo per l'orda boriosa che se ne è resa responsabile.

Tra i molti omaggi  ce ne è uno esplicito ad un altro scrittore, Thomas Bernhard, di cui l'autore è evidentemente un ammiratore. Proprio su questo punto  Trevisan è stato accusato da alcuni lettori  di aver saccheggiato Bernhard, imitandolo e copiandolo nello stile e nella struttura narrativa fino a paventare  quasi il plagio. Quest'ultima accusa mi pare poco consistente se non altro perchè dubito che Bernhard scrivesse con tanto accanimento dell'Italia di questi anni, lui che  era austriaco e morì nell'1989.  Io non ho mai letto Thomas Bernhard,  ma credo  che non esista scrittore  che non sia stato prima lettore e che non  si sia lasciato ispirare, più o meno consciamente, dalla prosa altrui. Sono anche convinto che alcune imitazioni, talvolta, non abbiano molto da invidiare agli originali, e dunque non posso che limitarmi ad affermare di aver letto un libro bello,  denso, profondo e a tratti travolgente.

"Se un albero va giudicato dai frutti e non dalle intenzioni, l'albero del 68 andrebbe abbattuto per farne legna da ardere"      Trevisan, "Il ponte, un crollo" 2007

Voto. 7
postato da: Aramcheck alle ore 14:54 | link | commenti (3) | commenti (3)
Autori e generi: narrativa italiana, einaudi, 2007, trevisan, einaudi stile libero
mercoledì, 04 luglio 2007

Manituana.


Wu Ming,  pp. 613
Einaudi,  Euri 17,50

Manituana è stato fortemente criticato perchè troppo politico addirittura, come nel caso de "Libero", senza che neppure fosse stato letto, parimenti è stato osannato prima ancora dell'uscita in libreria da ambienti meno ostili e politicamente speculari. Che l'arte non debba essere politica è una gigantesca  idiozia  che va di moda da un po' di tempo e non mi fermo neppure  a commentare, che l'arte vada letta sempre  in senso strettamente politico, è una cattiva e radicata  tendenza di certa critica italiana.  Resterò dunque alla storia e a come è stata scritta. La serie dei  romanzi collettivi  "dalla parte sbagliata della storia" cominciata col bellissmo "Q" e prosegutita con l'ottimo "54"  mi pare, dopo aver letto Manituana,  una parabola in fase  discendente.  Il romanzo è leggibilissimo ed è innegabile che dietro vi sia una consistente mole di lavoro, ma non rapisce, affascina soltanto a tratti e spesso se proprio non annoia, quantomeno  fugge via senza lasciar traccia. Ambientato  tra i coloni inglesi e le tribù irochesi poco prima della Rivoluzione Americana è diviso in tre parti: la prima e l'ultima appunto nel nuovo mondo e la centrale in Inghilterra, a Londra. Alla prima parte  in cui in duecento pagine non eccezionali si introducono  luoghi e personaggi, segue una  seconda parte bellissima,  affascinante e scritta molto meglio tanto che  Manituana sembra decollare verso le vette dei suoi predecessori, vette che non raggiunge mai,  fino a culminare nelle ultime pagine con un atterraggio tutt'altro che morbido. Posso sbagliare, ma nella parte centrale  ci vedo la mano di Wu-Ming I il quale, comparando "New Thing" alle altre opere singole che ho letto dei suoi colleghi, mi sono convinto sia di gran lunga il migliore del collettivo (*).  Imperniato sulla difficoltà del  rapporto tra culture e sulla tesi implicita che ad un colonialismo tradizionale che riconosce l'altro possa contrapporsene uno peggiore che tenta,  seppur in nome di istanze moderne e liberali, di annientare tutto quanto gli preesiste e  gli è estraneo, Manituana sa essere  realista quando narra la trasversalità delle efferatezze compiute in guerra,  ma appare manicheo e un po' ingenuo quando tra gli indipendentisti non emerge, che io ricordi, un solo personaggio con un briciolo d'onore. Scelta legittima, ma che può apparire stucchevole  dal punto di vista narrativo  prima che politico. Pur essendo  a tratti  interessante il romanzo  non è imperdibile come poteva esserlo Q, ne mi sento di consigliarlo con la convinzione con cui consigliai 54. Una lode e un "+" sul voto al progetto che, sotto l'orribile nome di oggetto narrativo, ha affiancato al libro un sito che ne vuole esserne  complemento e spunto  di approfondimento,  soffitta dove infilare il materiale di scarto, promozione tramite un buon trailer, esperimento multimediale in cui associare immagini e suoni al silenzio della lettura solitaria e, infine, raccolta di nuovo materiale e nuovi spunti di cui siano protagonisti anche i lettori. Come gli altri lavori del collettivo si puo' leggere gratis scaricandolo da qui.


Voto: 6+

(*) E infatti mi sbagliavo. Questa e altre imprecisioni sono corrette nei commenti da uno degli autori, Wu Ming I, che ringrazio.
postato da: Aramcheck alle ore 14:45 | link | commenti (8) | commenti (8)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, wu ming, einaudi, 2007, einaudi stile libero
domenica, 01 luglio 2007

Guernica.


Carlo Lucarelli, pp. 83
Einaudi Tasc. , Euri 8

Racconto lungo scritto da Lucarelli agli esordi e dal finale  poetico  a sfumare, omaggio a Cervantes, riscritto per l'occasione.  Ambientato durante la guerra civile spagnola "Guernica" è ben scritto, affascinante, fresco e talmente breve che finendolo  si  desidera duri più a lungo. Mentre  ho apprezzo  i libri di inchiesta e  ricostruzione storica del Lucarelli "romanziere" ho avuto l'occasione di leggere soltanto il mediocre Falange Armata: Guernica, nella sua essenzialità, è nettamente migliore. Si legge in poche ore ma alcune immagini restano molto più a lungo.


Voto: 6+
postato da: Aramcheck alle ore 11:05 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: narrativa italiana, noir, einaudi, lucarelli, 2007, einaudi tascabili
sabato, 31 marzo 2007

La società dei desideri.


Jacopo Fo, Euri 10
Ed. Nuovi Mondi

Jacopo Fo umanamente mi è simpatico quindi sarò breve per non infierire troppo. E' un romanzetto saccente e sciatto che parla tra le altre cose di Informatica, Teoria del Linguaggio e IA senza che occhio e croce  l'autore ne capisca un'acca.  Poca originalità, parecchi stereotipi letterari, un po' di slogan eco-equo-solidali e un'assenza sconfortante di punteggiatura (ma che gli hanno fatto di male a Fo le virgole, le paga un tanto al chilo?). Fo non resiste alla tentazione, irritante, di fare battute anche quando nella storia dovrebbe esserci una tensione drammatica. Nell'appendice un trattato di tuttologia che, esausto, non ce l'ho fatta a leggere, chiedo venia.

Voto: 3.5
postato da: Aramcheck alle ore 15:24 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, jacopo fo, 2007, nuovi mondi
martedì, 27 febbraio 2007

Il candeliere a sette fiamme


Copertina
titolo: Il candeliere a sette fiamme
autore: Augusto De Angelis
editore: Sellerio editore (collana "la memoria")
pagine: 256
prezzo: € 10,00
ISBN: 88-389-2064-8
iniziato il: 12/09/2006
finito il: 17/09/2006
parla di: storia di spie, nel 1930.

Si legge sul sito dell'editore, e per una volta è una recensione azzeccata: "Oltre la presa tipica dell'intrigo poliziesco, questo romanzo del padre nobile del giallo italiano può attrarre anche per un curioso interesse storico. Può servire da esempio per illustrare la politica del fascismo verso la narrativa criminale; politica che imponeva per i protagonisti negativi nomi stranieri e ambienti bizzarri e inusuali. De Angelis, il quale nel 1944 fu ucciso dall'aggressione violenta di un fascista, scrisse i suoi romanzi nel Ventennio e, senza in nulla essere un entusiasta - anzi, dal commissario De Vincenzi, il detective da lui creato, irradia un pessimismo poco conforme - non sfugge alle regole."

Mi piacciono, generalmente, i libri della Sellerio: impaginazione, carta, formato... e contenuto. Questo non fa eccezione. Tutto sommato economico, ma sostanzioso. La trama molto "nera" e l'ambientazione quasi gotica, i personaggi strani, un omicidio in quello che potrebbe benissimo essere un Million Dollar Hotel ante litteram, la politica internazionale "dietro le quinte" con spie inglesi e tedesche, e la questione palestinese che sta per scoppiare, e tutto il parlare, l'agire, la morale, di quella che ormai è un'altra epoca...
Una lettura intrigante, comunque, e rilassante allo stesso tempo.
Il mediterraneo è il centro del mondo, ma l'Italia è solo spettatrice del turbine di eventi, è in una pace irreale, come nell'occhio del ciclone, come in un presagio: già isolata, tagliata fuori, tenuta lontana dai giochi pericolosi e troppo grandi per lei, con altri a prendere le decisioni, ma con uomini che si sentono ancora comunque integri e valorosi, e sprezzanti del pericolo, che accettano il rischio di guardare in faccia le cose anziché la tranquillità del lasciar fare...
Non mi appassionano, solitamente, i gialli: non sono il mio genere preferito, ma questo è particolare, è italiano, è storico, è "in bianco e nero" e con un ritmo e toni da Casablanca, e ho fatto volentieri un'eccezione...

Voto: 6
postato da: joeCHiP alle ore 11:20 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, 2006, de angelis
giovedì, 21 dicembre 2006

Gomorra,


Roberto Saviano, Euri 12,40
Mondadori, Strade Blu

Se ne è parlato molto, credo che lo si possa definire un caso letterario. Insieme romanzo con vene autobiografiche, reportage e saggio sulla camorra. Un libro necessario, sconvolgente da lasciare a bocca aperta. Bello, crudo, vero temo, a volte caotico perchè descrive una realtà frammentata, complessa e in continua evoluzione. Un libro scritto da un ragazzo di 27 anni che dopo aver descritto l'inferno dal di dentro  non  lascia un filo di speranza per come uscirne. Si resta rattristati, coinvolti e senza fiato. Oggi Saviano vive sotto scorta.

Voto: 7,5
postato da: Aramcheck alle ore 18:35 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: narrativa italiana, reportage, saviano
sabato, 02 dicembre 2006

Mosca più balena


mosca più balena
titolo: mosca più balena
autore: Valeria Parrella
editore: Minimum fax (collana "racconti")
pagine: 105
prezzo: € 7,75
ISBN: 88-87765-83-9
iniziato il: 15/02/2006
finito il: 20/02/2006
parla di: storie, al femminile.

Bello, intimo, sentito.
Piccola raccolta di racconti brevi e scorrevoli. Personaggi veri e verosimili, in un tessuto sociale partenopeo che non passa mai in secondo piano.
Interessante, davvero.

Voto: 7
postato da: joeCHiP alle ore 23:36 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, 2006, raccolta di racconti, parrella
martedì, 28 novembre 2006

Kill?


Kill?
titolo: Kill?
autore: Roberto Vacca
editore: Marsilio (collana "Le maschere")
pagine: 176
prezzo: € 11,00
ISBN: 88-317-8620-2
iniziato il: 14/11/2005
finito il: 25/11/2005
parla di: "fantapolitica contemporanea" su Silvio Berlusconi

Pensavo peggio, speravo molto, ma molto meglio.
Libro da treno. Chi c'ha visto un intento "educativo" secondo me sopravvaluta l'autore. Che probabilmente già si sopravvaluta da solo. Strana e spiacevole sensazione, quasi da "gap generazionale", ricevuta qua e la leggendo termini che sono di uso comune per chiunque abbia meno di 50 anni (ad esempio "ADSL") e che l'autore tratta invece con palese diffidenza...
Sembra di leggere un fumetto della Bonelli, di quelli dove il protagonista, impiegato di banca, nel tempo libero affronta mostri galattici o sgomina eserciti, non sbaglia un colpo, niente lo coglie mai impreparato, e conosce tutte le tecniche di combattimento ninja perchè una volta da piccolo mentre era in vacanza con il padre...
L'idea del libro può essere simpatica per chiunque non trovi simpatico Berlusconi (cioè chiunque). Ma finisce li. Manca una storia.

Voto: 4
postato da: joeCHiP alle ore 12:45 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, 2005, vacca
lunedì, 27 novembre 2006

I fuochi dei kelt


I fuochi dei kelt
titolo: I fuochi dei kelt
autore: Giovanni D'Alessandro
editore: Mondadori
pagine: 276
prezzo: € 17,50
ISBN: 88-04-53405-2
iniziato il: 05/11/2005
finito il: 12/11/2005
parla di: Il De Bello Gallico, visto dai Galli

Bello.

Voto: 8

Letto anche da Aramcheck: Bello davvero, regalatomi dal JoeChip un paio di anni fa narra il debello gallico dal punto di vista dei Galli. Ostico all'inizio per i nomi gallici (Vercingetorige diventa Werkinketrix e Cesare Kaisar) e ancor piu' per la scrittura che se non ricordo male è tutta alla seconda persona singolare! Una volta entrati  nel meccanismo della narrazione poi però si è completamente rapiti.

Voto: 7
postato da: joeCHiP alle ore 11:15 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, 2005, dalessandro
sabato, 25 novembre 2006

Baudolino


Baudolino
titolo: Baudolino
autore: Umberto Eco
editore: Bompiani (collana "Tascabili Bompiani")
pagine: 528
prezzo: € 12,00
ISBN: 88-452-1423-0
iniziato il: 05/09/2005
finito il: 28/10/2005
parla di: una sorta Forrest Gump medievale, intelligente.

Letto in quasi due mesi, con molte, lunghe pause, anche se il libro non è male e si potrebbe/dovrebbe leggere tutto d'un fiato...
Non è (per me) il più bel romanzo di Eco, ma di certo non è il piu` brutto. Per meglio dire: escludendo "L'isola del giorno prima", quelli di Eco (pubblicati fino al 2004 escluso) a mio avviso sono tutti bei romanzi, e questo non fa eccezione.
Consigliato se vi piacciono i libri di una certa "stazza", non necessariamente "difficili".

Voto: 6.5

Letto anche da  Aramcheck: Forse inferiore al Pendolo e al Nome della Rosa, ma comunque molto bello.

Voto: 7
postato da: joeCHiP alle ore 11:40 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: eco , narrativa italiana, 2005
lunedì, 13 novembre 2006

Il re di Girgenti.


A. Camilleri, pp. 480
Ed. Sellerio  Euri  11,37

Non amando molto i gialli ne i polizieschi  Camilleri non lo  volevo leggere,  malgrado me lo avessero consigliato in molti.   Ho ceduto per questo libro, che non è un giallo, alle pressioni di Sapo, che me lo dava per imperdibile. La ringrazio per avermelo consigliato. E' un grande romanzo d'immaginazione, una saga popolare divertente e appassionante, un libro poetico e intelligente.  Anche se condito con elementi di forte realismo   è  forse un "cent'anni di solitudine" italiano, anzi siculo.  Attenzione perchè è scritto in siciliano  e se non lo si conosce immagino possa  risultare molto faticoso.

Voto: 8
postato da: Aramcheck alle ore 14:05 | link | commenti (4) | commenti (4)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, camilleri
mercoledì, 08 novembre 2006

54

letto nel periodo dal 2 settembre al 12 dicembre 2004:

5454
di Wu-Ming (ed Einaudi, 666pp., €15.00)

All'inizio sembra tentennare (o forse ricordando Q mi aspettavo "un po' troppo"), ma poi non è male. Dopo poco smetti di aspettarti un altro Q e ti accorgi che è un bel libro.
Se non l'hai letto questo posso anche consigliartelo... Lo trovi anche in formato elettronico sul sito degli autori, mi sembra, ma il cartaceo è indispensabile per finirlo senza perdere un paio di diottrie!

Voto: 7--

Letto anche da Aramcheck: Concordo,  lontano da Q ma davvero un bel libro. Voto: 7
postato da: joeCHiP alle ore 20:18 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, 2004, wu ming
mercoledì, 08 novembre 2006

Guerra agli umani

letto nel periodo dal 2 settembre al 12 dicembre 2004:


Morte agli Umani
Guerra agli Umani
di Wu-Ming 2 (ed. Feltrinelli, 306pp., €14.00)

Opera in solitaria di Wu-Ming 2 del collettivo Wu-Ming.
A mio avviso è carino... probabilmente non il miglior libro fra quelli usciti dal collettivo, ma scorrevole.
Pensavo ad un regalo per un ambientalista...
Come ci tiene a sottolineare l'autore: stampato su carta CyclusOffset della cartiera danese Dalum Papir A/S prodotta al 100% con fibre riciclate sbiancate senza cloro.


Voto: 6.5 ...incluso mezzo voto in più per l'impegno nella scelta dei materiali e nel packaging

Letto anche da Aramcheck: boh, per me poteva essere scritto pure con inchiostro equo e solidale mi strappa comunque una  sufficenza stiracchiata. Voto: 6-
postato da: joeCHiP alle ore 14:49 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, 2004, wu ming
mercoledì, 08 novembre 2006

Free Karma Food.



di Wu Ming 5 pp. 245
ed. Rizzoli  e
Euri 14.50

Mi piacciono molte cose  fatte dal collettivo Wu Ming e mi piace il progetto in genere, questo libro è tra quelle che non mi piacciono. L'idea di un romanzo Pulp ambientato nel 2025 in cui la trama si svolge su una scacchiera globale mi intrigava, ma alla fine sono rimasto deluso. I personaggi, tutti abbastanza fumettistici, restano appiccicati sulle pagine come figurine senza spessore ne profondità , malgrado la brevità e il  taglio veloce dei capitoli nel complesso il romanzo riesce ad essere lento e la trama appare spesso confusa.
E' un libro accattivante all'inizio, ma sostanzialmente brutto.

Voto: 4
postato da: Aramcheck alle ore 13:15 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, wu ming, science fiction

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