Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
martedì, 12 maggio 2009

I Principi d'Irlanda


Edward Rutherford, pp. 776
Oscar BS Mondadori, EURI 12

Ho comprato questo romanzo desideroso di leggere un testo corposo sulla grande Storia, quella fatta di eserciti, battaglie, tragedie, eroi e magari  incursioni nella costruzione mitologica.  L' Irlanda mi pareva la cornice perfetta per un bel romanzone ai confini con l'epica. I Principi d'Irlanda è invece una collezione di piccole storie  che si intrecciano attraverso circa quattro secoli le vicende di un gruppo di famiglie nella regione di Dublino, inutile dire che la mia fame letteraria  di intrighi politici e mattanze belliche è rimasta dolorosamente insoddisfatta. L'Irlanda, i conflitti tra i suoi dominatori e aspiranti tali e lo sviluppo urbano di Dub Linn, lo stagno nero, costuiscono la trama di sfondo, il paesaggio più ampio che muta attraverso i secoli  al ripetersi delle vicende minori: amori, matrimoni, commerci, inganni e qualche scontro tra principi e ribelli. Scritto nella lingua semplice e universale dei Best Sellers, si legge facilmente in discreta simbiosi con l'ombrellone  e il caldo estivo. In questo il ricambio continuo dei personaggi da un capitolo all'altro aiuta ad evitare l'effetto mortale di altri  libroni medioevali ad alta tiratura, dove si giunge a pagina 800 per puro masochismo (yes mr. Follet, I'm speaking with you ).
Ha un seguito, I Ribelli d'Irlanda, che di sicuro non leggerò.

Voto: 5.5
postato da: Aramcheck alle ore 11:54 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, narrativa straniera, mondadori, 2008, rutherford
martedì, 20 gennaio 2009

Tortuga



Valerio Evangelisti, Mondadori
€ 16

Tortuga è un romanzo che in poco più di trecento pagine riesce a trasmettere un clima unico, dal punto di vista dell'ambientazione storica.
Tra cinema e libri credo che il tema "pirati" sia ampiamente inflazionato eppure Evangelisti riesce a darci un punto di vista molto realistico di quel momento, comunicando in maniera quasi sempre semplice cosa significava solcare i caraibi alla fine del '600 su una nave pirata.
Lo scrittore attraverso gli occhi di un singolo protagonista riesce a comunicarci moltissime delle informazioni necessarie a comprendere quel momento, costruendogli intorno molti degli eventi storici realmente accaduti. Oltretutto Evangelisti mette in luce l'aspetto sociale che coinvolgeva questo mondo popolato da bucanieri e corsari, la loro "autogestione" e i rapporti di potere al loro interno, tutto questo nel 1685, periodo di declino per la Filibusta, costretta a fare sempre più i conti con gli imperi coloniali.
Il libro scorre velocissimo (purtroppo) e mi ha portato indietro di svariati anni, lo consiglio caldamente, soprattutto perchè oltre ad essere un bel romanzo riesce anche a lasciarci qualche informazione in più sulla storia dei pirati.

Voto 7
postato da: uthertepes alle ore 18:32 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, evangelisti, mondadori, 2009, collana strade blu
domenica, 05 ottobre 2008

Stella del mattino


Wu Ming 4,  EURI 16,80
Einaudi Stile Libero, pp. 391

Il romanzo parte lento e la progressiva introduzione dei personaggi risulta difficile da seguire, almeno senza far continuamente riferimento alle sintetiche presentazioni opportunamente riportate sulla bandella di copertina. La figura di  Lawrence d'Arabia e l'impostazione di molti lavori precedenti dei Wu Ming avrebbero forse fatto pensare ad un romanzo storico d'avventura, con vicende rocambolesche che scorrono con ritmo incalzante  su uno sfondo politico di piu' ampio respiro, mentre Stella del Mattino e' invece soprattutto un romanzo intimista sul rapporto tra l'uomo, la guerra e la difficolta' di raccontarla.  Per quanto la prima guerra mondiale nel teatro mediorientale sia sempre presente nella memoria  dei protagonisti e sia raccontata direttamente da numerosi flashback sulle avventure  del colonnello Lawrence, il vero luogo della narrazione e' Oxford e i  protagonisti sono tutti  reduci della Grande Guerra ormai tornati al loro ruolo di scrittori. Il poeta Robert Graves, il linguista e medievalista  J.R.R. Tolkien e lo scrittore fantasy C.S.Lewis non combattono piu' da tempo contro  nemici in carne ed ossa eppure continuano a confrontarsi  con il senso di colpa dei sopravvissuti, con la paura che le bombe continuino a cadere in eterno sugli incubi notturni e che i fantasmi degli amici caduti non smettano mai di tornare a far visita. Il quarto scrittore e' proprio il colonnello Lawrence alle prese con la propria biografia di guerra  e  piu' degli altri  ancora invischiato con le conseguenze, di portata storica, delle proprie imprese. Nella libera ricostruzione di vicende e  incontri plausibili e probabilmente mai realmente accaduti tra  Lawrence  e altri personaggi realmente esistiti molti riferimenti alle voci che circondarono il protagonista sono risolti in modo creativo e coerente col pathos della vicenda: dalla sua probabile omosessualita' , alle  presunte inclinazioni sadomasochistiche.

Un romanzo interessante che non fa tremare i polsi, nel quale con una certa fatica iniziale si entra in un gioco di conflitti multipli in cui il vero nemico  e' la guerra stessa, il campo di battagia e' l'animo degli uomini e l'unica vittoria possibile e' il ritorno alla normalita' attraverso la sublimazione artistica, raccontando e trasfigurando l'incubo nel tentativo di  consegnarlo definitivamente al passato.

Voto: 6,5
postato da: Aramcheck alle ore 17:37 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, wu ming, einaudi, 2008, einaudi stile libero, wu ming 4
giovedì, 18 settembre 2008

Omaggio a David Gemmell. RIP.

D.Gemmell, pp.479
Piemme, Euri 6,5
Voto: 7
D.Gemmell, pp. 473Piemme ORO, Euri 6,5
Voto: 6,5
David e Stella Gemmell
 pp.509, Piemme, Euri 22
Voto: 6

David Gemmell è noto soprattutto per il ciclo dei Drenai, lunga serie di romanzi fantasy che pur mantendo la stessa ambientazione restano piuttosto scollegati l'uno dall'altro. Di fatto quindi il ciclo non è tanto una vera e propria saga, quanto una lunga collezione di episodi con un'ambientazione in comune, dove l'epica dell'uno riecheggia nelle pagine degli altri mantendoli però isolati e spesso lontani anche nel tempo narrativo.

Il suo romanzo migliore, tra quelli che ho letto, è di certo "La leggenda dei Drenai" in cui all'interno di una trama piuttosto lineare emerge la bravura di Gemmell nella costruzione minuziosa dell' eroe fantasy. Druss è la figura centrale del ciclo e le gesta descritte in questo romanzo si trasformano in mito per l'intero svolgersi della saga. Druss è l'archetipo dell'eroe di Gemmell: un personaggio costruito con cura, efficace a tal punto da tenere in piedi da solo l'intera costruzione epica di un mondo fantastico. Un guerriero puro nel senso che il termine prende nei Role Play Game, quasi monodimensionale, che si muove sicuro e determinato in un mondo semplice e cruento fatto di sangue, acciaio e onore. Per me i romanzi di Gemmell sono stati soprattutto questo: narrazioni lineari e storie semplici dove eri sicuro poter trovare un eroe pronto se necessario ad affogare nel sangue del nemico pur di fare a pezzi il mondo intero con un'ascia. Ogni tanto leggo il fantasy  perché sento il bisogno di sognarmi altrove e se la scelta è tra  gnomi, fate e maghetti e una testa  che mozzata di netto  da una spada  rotola  giu' da  un collo  che zampilla sangue arterioso, scelgo senza esitare quest'ultima immagine. Ognuno si rilassa come puo'.

Mentre anche negli altri romanzi, spesso non eccezionali a dire il vero, la costruzione dell'eroe resta un punto di forza di Gemmell, al contrario il piu' grande limite della sua produzione fantasy è forse lo sfondo su cui i suoi eroi si muovono che non risulta mai troppo ricco di particolari militari, politici e culturali, non è mai davvero ampio e non sempre sembra intrinsecamente coerente. Mi è spesso parso che Gemmell costruisse mondi della cui scenografia si  scorgessero in controluce le impalcature di cartapesta. Del resto la telecamera di Gemmel non si muove mai in campo lungo, non fa carrellate e non fa salti, al contrario l'inquadratura è sempre ben stretta sui protagonisti e sull'azione rendendo alcuni suoi romanzi avvincenti, ma di cortissimo respiro. Un autore davvero di genere, simpatico già soltanto per il fatto di essere arrivato alla scrittura tardi dopo aver svolto in vita sua un'infinità di altri lavori, onesto, molto produttivo e ben conscio di quali fossero le attese dei suoi lettori.

Pare che poi qualche anno fa che David con sua moglie Stella abbiano fatto un giro per le isole del Mediterraneo, ospiti sulla barca a vela di una coppia di amici . Qui David deve essersi innamorato del Grande Verde, della Grecia, di Omero e dell' Iliade fino a decidere di cimentarsi col Romanzo Storico, uscire dal proprio ambiente naturale e reinterpretare le vite dei piu' famosi eroi mai raccontati.

Deve essere nata così la trilogia del Signore di Troia, nella quale quanto detto di negativo sull'evanescenza dell'ambientazioni del ciclo dei Drenai viene gioco forza superato: il solido background stavolta lo fornisce Omero in persona e, va detto, i personaggi di Gemmell  ci si muovono dentro abilmente.

Conforntandosi col romanzo storico Gemmell ha deciso di compiere un'opera di doppio filtraggio sulla leggenda Omerica tentando di ricostruire una versione plausibile di quei fatti che dovevano aver ispirato il poema originale. La costruzione fantastica andava quindi una volta ancora ristoricizzata, riconducendo a più terrene vicende racconti mitici strapieni di eventi prodigiosi e interferenza divine: così tutta l'Odissea diventa il frutto della fervida immaginazione di un Ulisse in versione Re-Cantastorie, scompare il pomo della discordia, dietro la guerra di Agamennone emergono progetti di egemonia commerciale e militare mentre nelle profezie di Cassandra, almeno in parte, aleggiano i fantasmi di un disturbo mentale. Per il resto,ciò che Gemmell non riporta in terra decide spesso di stravolgerlo piegandolil mito alle sue esigenze di narratore. A questo proposito va detto chiaramente  che, pur non essendo Troy , se siete dei puristi dei classici questa saga non fa per voi.

David Gemmell non fu forse un grandissimo scrittore, ma questo è probabilmente il suo personale capolavoro e di certo è la grande storia che sognava di (ri)scrivere, guardando per una volta oltre la consueta nicchia di lettori. La saga si lascia leggere con piacere, soprattutto il primo libro, ancora una volta i suoi personaggi eroici sanno far presa, la tensione è spesso alta e anche la struttura narrativa si fa più elaborata, smaliziata e accattivante.

Nel 2006 mentre scriveva  il terzo libro della saga David Gemmell è morto.

La Caduta dei Re viene terminato dalla moglie Stella mentre David, immagino, se ne stava da qualche parte a disegnare eroi, contento che la sua saga avesse comunque visto la luce.

PS: Uther ha recensito su Ozia Il Signore di Troia qualche mese fa, per leggere anche il suo parere andate qui

PPS: No, malgrado gli ultimi due post Ozia non sta diventando un sito di necrologi per scrittori...

postato da: Aramcheck alle ore 18:12 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: fantasy, romanzo storico, fanucci, piemme, 2008, gemmell, collana piemme pocket
sabato, 08 dicembre 2007

Il Signore di Troia


David Gemmell, pp 479
Piemme Pocket, euri 6,5

Il Signore di Troia è il primo di tre romanzi storici dedicati al periodo degli eroi della guerra di Troia, descritta da Omero.
In questo romanzo Gemmell approfondisce la parte precedente al più famoso assedio della storia ( o della fantasia...). L'autore si focalizza soprattutto sulla figura di Elicaone (Enea) o "Uomo d'Oro", principe di Dardania e ci avvicina molto a capire i sentimenti estremamente complessi che attraversa durante l'intreccio del romanzo.
La sua rilettura di alcuni personaggi molto famosi come Ulisse è quanto di più credibile possa essere al giorno d'oggi. Affiorano man mano nel testo altri protagonisti di questa epica storia: Paride, Andromaca, Anchise, Priamo e moltissimi altri. Di ognuno di loro Gemmell traccia i contorni e li riempie con maestria, dandoci idea di chi potevano essere e delle loro ragioni, i motivi che potevano spingerli a determinate azioni e soprattutto i loro stati d'animo.
Nonostante l'enorme distanza da quell'epoca riusciamo a calarci integralmente in quei posti ma soprattutto nei costumi, grazie all'interpretazione storica che ci trasferisce lo scrittore.
Sicuramente una storia da "rileggere" con gli occhi di D. Gemmell.

Voto: 7
 
postato da: uthertepes alle ore 15:08 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa straniera, piemme, 2007, gemmell, collana piemme pocket
sabato, 24 novembre 2007

Q


Luther Blissett,pagg.677
Einaudi Stile Libero,Euri 17,00

Un romanzo voluto e cercato, Q, per me, uno dei pochi. Solitamente lascio che sia la corrente del Caso a portare a me i libri, piuttosto che la mia premeditazione ;). Questa volta il rapporto si è invertito, complice una sorta di scambio culturale con il Master, e devo dire che ne ho sicuramente guadagnato. I frequentatori di questo blog conoscono di certo l’opera in oggetto – pare infatti che fossi rimasta l’ultima a non averla letta!; nota la sua paternità- dietro lo pseudonimo, Luther Blissett, esperimento collettivo dietro cui si celano gli odierni Wu Ming - e celeberrimo il contesto storico e politico da cui prende le mosse il romanzo – una proto-Germania alle prese con le tesi di Martin Lutero, anno del Signore 1517. La prima considerazione che mi sovviene a libro finito è che non ci sono molti romanzi che, come questo, regalano al lettore un excursus così preciso e vivido di un periodo, di una situazione politica e, dulcis in fundo, di un panorama religioso estremamente complesso. C’è chi dice che la realtà è più sorprendente di quanto potrà mai essere la fantasia: beh, Q porta una testimonianza a favore di questa tesi. Non essendo io l’esperta della situazione, non saprei dire dove finisca la Storia e dove inizi la speculazione, ma personalmente sono incantata dal rovesciamento del senso comune riguardo alle vicende narrate. In modo particolare ho apprezzato la capacità degli autori di lasciare ben poco di scontato. Per non apparire, io, troppo scontata e deferente, aggiungerò che le pagine iniziali del romanzo, un centinaio circa, sono state piuttosto difficili da digerire. Gli slogan dei contadini mi apparivano colmi di fede e buona volontà, ed in quanto tale, piuttosto banali: fortunatamente superato l’ostacolo della partenza politically correct ho appurato che sbandierare un sì alto spirito aveva la funzione principale di dimostrare che da più in alto si cade, più la caduta è lunga e rovinosa. Un altro piccolo appunto alle pagine finali, che ho trovato un po’ forzate: probabilmente un romanzo tanto pesante (in senso buono) pone in ogni caso delle difficoltà ad essere terminato degnamente; la mia impressione è che ci si sia voluti dilungare eccessivamente per ottenere l’effetto happy ending, effetto che non ritengo essere nelle corde degli autori, ma che neanche mi sento di imputare completamente a loro (dopotutto, c’è cascato anche Tolkien…) In ultimo, una riflessione riguardo alla complessità di Q: non parlo tanto del suo non essere semplice (questo significherebbe considerarlo complicato) bensì della stessa costruzione del romanzo, a cui hanno contribuito più scrittori. Questo dato di fatto mi ha fatto venire in mente una definizione di Edgar Morin, quella di Unitas Multiplex; essa designa una realtà composta da più parti, in cui il risultato- ovvero il tutto- è più della somma delle parti. Penso che i risultati più felici di quest’opera siano dovuti proprio a questa apertura alla complessità, all’aver riunito diversi sguardi e conoscenze che difficilmente sarebbe possibile riconoscere ad un solo autore – a meno che non dedichi alla sua opera molti anni della sua vita, o che non si serva di “aiutanti fantasma” ;)

voto: 7,5
postato da: lilith979 alle ore 17:04 | link | commenti (9) | commenti (9)
Autori e generi: romanzo storico, wu ming, einaudi, luther blissett, 2007, einaudi stile libero
martedì, 23 ottobre 2007

I pilastri della terra.


Ken Follett , pp. 1030
Mondadori, Euri 14

Di solito non leggo i vari Follett  ma  questo libro mi è stato consigliato da amici di buone letture, così ho fatto un'eccezione. Tra l'altro trattandosi di  un romanzo storico di ambientazione medioevale (per la quale ho un debole) e non del solito thriller, ho pensato che in teoria avrebbe potuto  incontrare maggiormente il mio gradimento. Il ché invece non si è verificato. 
L'intreccio narrativo  si sviluppa su due binari fondamentali, quello principale che comincia nel prologo e si conclude, peraltro abilmente, all'ultima pagina e quello che tiene in piedi le mille pagine di mezzo basato sull'estenuante lotta tra protagonisti e antagonisti. Questo secondo binario si ripete eternamente uguale a se stesso, continuamente rinnovato dalla malvagità totalitaria degli antagonisti. Totalitaria è la  loro spregevolezza che non risparmia mai niente e nessuno:  né affetti, né  amici, né  parenti, né alleati, né ovviamente i protagonisti che, vessati e gettati nella polvere infinite volte, ottengono puntualmente la rivalsa grazie alla propria ingegnosa e instancabile operosità.  Questo semplice schema è ripetuto in lungo e in largo per tutto il voluminoso romanzo semplificando  la vita al lettore con continui richiami alle trame precedenti per evitargli di perdere il filo, il tutto con l'obbiettivo apparente di rendere sostenibile  un' ingiustificata e biblica prolissità(*).
A parte l'uso di termini  tecnici sull'architettura dell'epoca, tra l'altro difficilmente visualizzabili per il profano, per il resto la prosa di Follett è di una  banalità imbarazzante. Se una volta entrati nella trama inevitabilemente ci si interessa a quel che il narratore racconta  mai, dico mai, si è colpiti  per come  lo racconta(**). Tutto sembra costruito all'insegna della letteratura ad alta digeribilità, per un lettore distratto e scostante che viene condotto per mano in una lunga vicenda serializzata nei temi principali che non tradisce mai le aspettative  e di conseguenza neppure mai stupisce davvero. Alcuni personaggi ben caratterizzati (tutti tra i buoni) e la ricostruzione storica che appare dettagliata con una certa cura anche nel descrivere quelli che dovevano essere i meccanismi economici dell'epoca, saranno di certo apprezzabili, ma non giustificano secondo me tutto questo gridare al capolavoro.  E' letteratura di evasione come ce ne è tanta (ed in altri casi sono il primo ad apprezzarla),  tesa in questo caso ad incontrare a tutti i costi i gusti del maggior numero possibile di lettori. Non ho mai pensato che il romanzo  sia una monade  e che lo scrittore debba per forza scrivere soltanto per se stesso, ma tra tener conto delle attese del lettore e chinarsi ad allacciargli le scarpe, francamente  ce ne passa. Questo tra l'altro è anche il motivo principale per cui non leggo i vari Follett.

Voto: 5

(*) Non fosse stato che ormai era tardi, avrei mollato a pagina 800, come se non ricordo male ha fatto invece  Prion uno dei pochi a non apprezzare I Pilastri.
(**) E qui più che altrove dovrebbe invece vedersi il talento dello scrittore.
postato da: Aramcheck alle ore 13:30 | link | commenti (16) | commenti (16)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa straniera, mondadori, 2007, ken follett, collana best sellers
mercoledì, 04 luglio 2007

Manituana.


Wu Ming,  pp. 613
Einaudi,  Euri 17,50

Manituana è stato fortemente criticato perchè troppo politico addirittura, come nel caso de "Libero", senza che neppure fosse stato letto, parimenti è stato osannato prima ancora dell'uscita in libreria da ambienti meno ostili e politicamente speculari. Che l'arte non debba essere politica è una gigantesca  idiozia  che va di moda da un po' di tempo e non mi fermo neppure  a commentare, che l'arte vada letta sempre  in senso strettamente politico, è una cattiva e radicata  tendenza di certa critica italiana.  Resterò dunque alla storia e a come è stata scritta. La serie dei  romanzi collettivi  "dalla parte sbagliata della storia" cominciata col bellissmo "Q" e prosegutita con l'ottimo "54"  mi pare, dopo aver letto Manituana,  una parabola in fase  discendente.  Il romanzo è leggibilissimo ed è innegabile che dietro vi sia una consistente mole di lavoro, ma non rapisce, affascina soltanto a tratti e spesso se proprio non annoia, quantomeno  fugge via senza lasciar traccia. Ambientato  tra i coloni inglesi e le tribù irochesi poco prima della Rivoluzione Americana è diviso in tre parti: la prima e l'ultima appunto nel nuovo mondo e la centrale in Inghilterra, a Londra. Alla prima parte  in cui in duecento pagine non eccezionali si introducono  luoghi e personaggi, segue una  seconda parte bellissima,  affascinante e scritta molto meglio tanto che  Manituana sembra decollare verso le vette dei suoi predecessori, vette che non raggiunge mai,  fino a culminare nelle ultime pagine con un atterraggio tutt'altro che morbido. Posso sbagliare, ma nella parte centrale  ci vedo la mano di Wu-Ming I il quale, comparando "New Thing" alle altre opere singole che ho letto dei suoi colleghi, mi sono convinto sia di gran lunga il migliore del collettivo (*).  Imperniato sulla difficoltà del  rapporto tra culture e sulla tesi implicita che ad un colonialismo tradizionale che riconosce l'altro possa contrapporsene uno peggiore che tenta,  seppur in nome di istanze moderne e liberali, di annientare tutto quanto gli preesiste e  gli è estraneo, Manituana sa essere  realista quando narra la trasversalità delle efferatezze compiute in guerra,  ma appare manicheo e un po' ingenuo quando tra gli indipendentisti non emerge, che io ricordi, un solo personaggio con un briciolo d'onore. Scelta legittima, ma che può apparire stucchevole  dal punto di vista narrativo  prima che politico. Pur essendo  a tratti  interessante il romanzo  non è imperdibile come poteva esserlo Q, ne mi sento di consigliarlo con la convinzione con cui consigliai 54. Una lode e un "+" sul voto al progetto che, sotto l'orribile nome di oggetto narrativo, ha affiancato al libro un sito che ne vuole esserne  complemento e spunto  di approfondimento,  soffitta dove infilare il materiale di scarto, promozione tramite un buon trailer, esperimento multimediale in cui associare immagini e suoni al silenzio della lettura solitaria e, infine, raccolta di nuovo materiale e nuovi spunti di cui siano protagonisti anche i lettori. Come gli altri lavori del collettivo si puo' leggere gratis scaricandolo da qui.


Voto: 6+

(*) E infatti mi sbagliavo. Questa e altre imprecisioni sono corrette nei commenti da uno degli autori, Wu Ming I, che ringrazio.
postato da: Aramcheck alle ore 14:45 | link | commenti (8) | commenti (8)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, wu ming, einaudi, 2007, einaudi stile libero
giovedì, 30 novembre 2006

Creazione


Creazione
titolo: Creazione
autore: Gore Vidal
editore: Fazi Editore
pagine: 720
prezzo: € 18,50
ISBN: 88-8112-579-X
iniziato il: 08/12/2005
finito il: 02/01/2006
parla di: dell'intero universo del quinto secolo a.C., raccontato da una sorta di Baudolino alla corte di Persia.
                    
Sono prevenuto: sento di un libro con ambientazione storica scritto da un americano e già mi immagino la sceneggiatura di un film con Brad Pitt vestito da re persiano che gioca a football nel campo dietro la reggia a forma di casa bianca...
All'inizio non mi sono arrischiato a comprarlo.
Poi qualcuno di cui mi fido dice che vale la pena e... devo ricredermi: è un bel libro.
Gli manca qualcosa (forse più di qualcosa) per essere quel "capolavoro" che gli americani (...) credono, comunque si legge bene.
720 pagine senza una sola battaglia, è quasi un miracolo.
Per forza di cose la parentesi -a mio avviso- più brutta è quella sul Catai, ma si sa: i cinesi sono i nemici di turno... Comunque meno prevenuto del solito: l'autore sembra quasi aver studiato all'estero (...l'ho già detto d'esser prevenuto vero?).
Forse Vidal si è reso anche conto che stava facendo un passo appena più lungo della gamba, ma da apprezzare che anziché dirsi "chissenefrega tanto l'americano medio ha letto si e no topolino, mo' c'infilo pure i cannoni laser!", s'è dato "una regolata" cercando di non strafare (pensando probabilmente anche al mercato europeo, indiano, ecc.)...
Se vi piacciono i libroni, le ricostruzioni storiche, e le storie lunghe che si evolvono in un arco temporale adeguato, fateci un pensiero.

Voto: 7

Letto anche da Aramcheck: Puo' essere  prevenuto soltanto chi non conosce Vidal :P E' un gran bel libro perde l'occasione per essere un capolavoro forse quando il protagonista incontra Buddha e Socrate e ha la possibilità di interrogarli... poteva affondare la stoccata e ci riesce soltanto in parte.  Per il resto un affresco storico grandioso e  piacevole da leggere.

Voto: 7,5
postato da: joeCHiP alle ore 15:28 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa straniera, 2005, 2006, vidal
lunedì, 27 novembre 2006

I fuochi dei kelt


I fuochi dei kelt
titolo: I fuochi dei kelt
autore: Giovanni D'Alessandro
editore: Mondadori
pagine: 276
prezzo: € 17,50
ISBN: 88-04-53405-2
iniziato il: 05/11/2005
finito il: 12/11/2005
parla di: Il De Bello Gallico, visto dai Galli

Bello.

Voto: 8

Letto anche da Aramcheck: Bello davvero, regalatomi dal JoeChip un paio di anni fa narra il debello gallico dal punto di vista dei Galli. Ostico all'inizio per i nomi gallici (Vercingetorige diventa Werkinketrix e Cesare Kaisar) e ancor piu' per la scrittura che se non ricordo male è tutta alla seconda persona singolare! Una volta entrati  nel meccanismo della narrazione poi però si è completamente rapiti.

Voto: 7
postato da: joeCHiP alle ore 11:15 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, 2005, dalessandro
lunedì, 13 novembre 2006

Il re di Girgenti.


A. Camilleri, pp. 480
Ed. Sellerio  Euri  11,37

Non amando molto i gialli ne i polizieschi  Camilleri non lo  volevo leggere,  malgrado me lo avessero consigliato in molti.   Ho ceduto per questo libro, che non è un giallo, alle pressioni di Sapo, che me lo dava per imperdibile. La ringrazio per avermelo consigliato. E' un grande romanzo d'immaginazione, una saga popolare divertente e appassionante, un libro poetico e intelligente.  Anche se condito con elementi di forte realismo   è  forse un "cent'anni di solitudine" italiano, anzi siculo.  Attenzione perchè è scritto in siciliano  e se non lo si conosce immagino possa  risultare molto faticoso.

Voto: 8
postato da: Aramcheck alle ore 14:05 | link | commenti (4) | commenti (4)
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, camilleri
mercoledì, 08 novembre 2006

54

letto nel periodo dal 2 settembre al 12 dicembre 2004:

5454
di Wu-Ming (ed Einaudi, 666pp., €15.00)

All'inizio sembra tentennare (o forse ricordando Q mi aspettavo "un po' troppo"), ma poi non è male. Dopo poco smetti di aspettarti un altro Q e ti accorgi che è un bel libro.
Se non l'hai letto questo posso anche consigliartelo... Lo trovi anche in formato elettronico sul sito degli autori, mi sembra, ma il cartaceo è indispensabile per finirlo senza perdere un paio di diottrie!

Voto: 7--

Letto anche da Aramcheck: Concordo,  lontano da Q ma davvero un bel libro. Voto: 7
postato da: joeCHiP alle ore 20:18 | link | commenti | commenti
Autori e generi: romanzo storico, narrativa italiana, 2004, wu ming

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