Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
giovedì, 05 marzo 2009

Ribelli!


Pino Cacucci,  EURI 7,5
Univ. Econ. Feltrinelli,  pp.184

Tredici storie tratte dal pantheon minore dei rivoluzionari di ogni epoca,  resoconti attendibili appena un po' romanzati, giusto per restituire il fascino che guerriglieri, capi rivolta e martiri della resistenza hanno in parte perso in un' epoca avara di slanci idealistici. Profili veloci ed efficaci, con poco riguardo alla contestualizzazione storica, di uomini e donne quasi sempre non irrigimentabili e spesso ostici anche anche alla propria fazione politica (quando ne avevano una), duri e intrasigenti, spesso anarchici e qualche volta guasconi. Una carrellata che ripropone la lettura romantica della rivoluzione, fuori moda quanto lo sono le rivoluzioni; attuale ed educativa come l'immagine simbolica dell'uomo solo che dice di no, non curante di quale sia il prezzo. Alcuni omaggi che ho gradito particolarmente come quello ad Argo Secondari, fondatore degli Arditi del Popolo, e un inaspettato  deragliamento dal binario politico  e sociale con la lunga narrazione sulla ribellione tout court in memoria di Jim Morrison, col suo doppio nell'autodistruzione e la sua corsa oltre i confini della morale comune. Un libretto agile che Cacucci sembra scrivere in buona parte per se stesso, scavando tra i suoi miti politici meno noti e  omaggiando nel finale  un poeta maledetto, perduto per un sentiero  lungo il quale nemmeno l'ammiratore piu' fedele avrebbe potuto seguirlo. 

Voto: 6
martedì, 20 gennaio 2009

Il mondo senza di noi



Alan Weisman, Einaudi
€ 14,5

In questo libro Weisman cerca di metterci di fronte a una realtà abbastanza difficile da comprendere. Leggendolo mi sono reso conto che la nostra breve esistenza ci porta molto spesso a dare innumerevoli cose per scontate, anche quelle che abbiamo costantemente sotto gli occhi, tutti i giorni.Soprattutto la nostra presenza sul pianeta, ci siamo, c'eravamo e probabilmente continueremo ad esserci.Al di là del titolo che potrebbe dare l'impressione di un saggio catastrofista l'autore cerca di mostrarci cosa accadrebbe al pianeta SENZA la nostra presenza. E' buffo vedere che le grandi città verrebbero in poco tempo ridotte a territorio di caccia di animali selvatici, ma soprattutto fa riflettere che insieme a noi sparirebbero velocemente i parassiti cittadini (scarafaggi e ratti), quasi a dire che potremmo esservi associati(...). Weisman sottolinea anche quanto l'uomo abbia contribuito a cambiare le regole, modificando l'aspetto stesso del pianeta, a volte in maniera quasi permanente (vi garantisco che mi sono stupito di quanto dureranno alcune opere dell'uomo). Il libro merita secondo me di essere letto, la quantità di informazioni che l'autore inserisce aggiunge aspetti che sono sicuro non tutti valutiamo.

Voto 6+
postato da: uthertepes alle ore 18:06 | link | commenti | commenti
Autori e generi: saggistica, saggi, einaudi, 2008, einaudi stile libero, weisman
venerdì, 13 giugno 2008

La scimmia nuda


Desmond Morris, pp.269
Bompiani Tasc.,  EURI 8,2

Sì lo so, è un testo datato e risale agli anni sessanta, quando  il famoso etologo-antropologo (e pittore surrealista stando a Wiki...) decise di affrontare lo studio dell'essere umano per quel che è: l'ultimo modello di scimmione, tutto nuovo e migliorato, che madre natura si è  arrischiata a selezionare. Forte della propria esperienza nello studio delle circa 250 specie di primati, Morris decide di osservare l'Homo Sapiens dal punro di vista zoologico e comportamentale,  indagando con piglio  e metodo rigorosamente darwinisti  le possibili  ragioni evolutive delle sue caratteristiche peculiari. Se ci si pensa, infatti, la pretesa di molta psicologia di voler spiegare le ragioni recondite del comportamente umano a partire dalle attuali complessità sociali, culturali e intellettive appare utile quanto l'idea di voler costruire una casa partendo dal tetto . Sorvolo poi su tutta la psicologia simbolica e archetipica, che non ho mai capito cosa intenda dimostrare... Jung era un uomo simpatico e pieno di immaginazione,  ma resto convinto che si sarebbe espresso meglio come poeta esoterico, continuando a fare il medico a tempo perso, piuttosto che come studioso teorico della psiche umana. Se delle origini dell'uomo qualcosa sappiamo per certo è proprio che esso è un animale, che come  tutti gli animali  si è evoluto per selezione naturale, lottando con l'ambiente e selezionando i caratteri genetici migliori a partire da un antenato comune con i primati che, in ultima analisi, ci apparirebbe oggi come una sottotipo di scimmia. Se un approccio di tal fatta, che parta appunto da questa realtà inoppugnabile ( no, il creazionismo NON E' UN OBIEZIONE SERIA ), di certo non esaurisce la complessità umana è anche evidente di come esso sia l'unico in grado di indagarne correttamente le fondamenta, il sostrato e quegli istinti inconsci, proprio perché precedenti alla concienza di sé tipica dell' intelligenza umana, che non siamo in grado di decodificare in modo immediato.  Sessualità,  socialità,  caratteristiche fisiologiche, atteggiamenti mentali e comportamenti  andrebbero studiati a partire da queste premesse sulle quali, in un secondo momento, si sono sviluppate le caratteristiche che ci contraddistinguono oggi dai nostri  cugini  rivestiti di pelo. Saggio interessante, ben scritto, ironico quando necessario e straordinariamente convincente malgrado, questo è inevitabile, in tali ambiti ci si debba muovere necessariamente  per ipotesi.

Voto: 8
postato da: Aramcheck alle ore 12:10 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: saggi, 2008, collana tascabili bompiani, desmond morris
lunedì, 26 maggio 2008

Contro i giovani


Boeri e Galasso, Euri 15
Mondadori Strade Blu, pp. 158

Come ho scritto più volte ritengo che la  questione generazionale in Italia sia un argomento centrale, al contempo  fattore di disuguaglianza, arretratezza economica e disgregazone sociale, quindi ogni pubblicazione sull'argomento è bene accolta. Boeri e Galasso in particolare hanno ragione quando descrivono gli italiani come un popolo "generoso coi propri figli ed egoista coi figli degli altri",  diretta conseguenza della pervasiva incapacità  a sentirsi parte responsabile di una comunità più vasta e probabile ragione per cui la generazione dei truffatori  non  si percepisca come tale.  Il saggio, che è breve e scritto da due economisti piuttosto ortodossi,  parte con una carrellata di racconti personali che vorrebbe mettere a confronto sei generazioni diverse con lo scopo di evidenziare, in un'improbabile sintesi, 60 anni di trasformazione socioeconomica italiana. La seconda parte invece si concentra abbastanza efficacemente sui dati del problema e sui paradossi che questo sta producendo, emblematici in particolare i capitoli sullo spazio lasciato ai giovani ricercatori e sul generale livello di nepotismo. Tra tanti argomenti crucilai affrontati e qualcuno forse perso per strada,  lascia un po' perplessi l'ossessione bersanesca per le umane vicende dei tassisti.
In generale, ci si poteva forse aspettare di più, ma va dato comunque merito agli autori di aver proposto uno studio serio su un problema continuamente minimizzato e mai realmente affrontato dalla politca se non, come al solito, a parole e proclami  in campagna elettorale.

Voto: 6
postato da: Aramcheck alle ore 11:46 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: saggistica, saggi, mondadori, 2008, collana strade blu, tito boeri, vincenzo galasso
lunedì, 05 maggio 2008

La disobbedienza civile


Henry David Thoureau, pp. 128
Edizioni La vita felice,   EURI 8,5

Il breve saggio (con testo in lingua originale a fronte) raccoglie un discorso tenuto da Thoreau nel periodo seguente alla propria carcerazione per essersi rifiutato di pagare le tasse al governo americano. Il gesto del filosofo-scrittore era una ribellione non violenta in aperta polemica contro la guerra in Messico e la pratica della schiavitù, che gli permise tra le altre cose  "di conoscere finalmente i propri concittadini osservandoli vivere dalla finestra della sua cella".  Testo importante del pensiero anarchico,  in grado peraltro di influenzare figure centrali del '900 come Ghandi e Martin Luther King, è il resoconto della dialettica serrata tra un individuo fedele ai propri principi e lo Stato che gliene vorrebbe imporre degli altri. La posizione di Thoreau è netta: se ognuno ha il diritto di ignorare un'ingiustizia di cui non è responsabile, nulla  gli  permette di esserne complice, finanziandola ad esempio con le proprie tasse. Thoreau non fu un estremista né un rivoluzionario, almeno per come venne inteso il termine nell'800 europeo, fu piuttosto uno scrittore ironico e arguto dalla prosa a tratti sublime, coerentemente convinto delle proprie posizioni etiche. Un uomo che teneva in massimo conto la propria libertà, fino al punto  da alienarsi  dalla proprietà delle cose e dalle imposizioni sociali vivendo a lungo nei boschi del lago Walden oppure spingendosi ad affermare, come fa in questo testo, che il miglior governo è quello che non governa affatto.

Voto: N/C
postato da: Aramcheck alle ore 12:57 | link | commenti | commenti
Autori e generi: saggistica, saggi, 2008, editore la vita felice, thoureau, sggi

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