Ozia

non è un litblog, è soltanto la roba che finiamo per leggere...
lunedì, 06 luglio 2009

Il Dio Thoth


Massimo Fini, pp.188
Marsilio, EURI 15

Massimo Fini è un giornalista, un saggista ed un intellettuale spigoloso, non è un romanziere. Esiliato dalle grandi testate e dai loro più ampi spazi di visibilità, ha costruito il proprio pensiero a partire dalla critica feroce alla modernità e ai suoi totem: la democrazia, l'industrialismo, il pregiudizio civilizzatore neo-coloniale dell'Occidente e la cieca fiducia nel progresso tecnologico, soprattutto critico verso la stolida convinzione che esso contribuisca sempre positivamente alla felicità umana.
Massimo Fini si vuole filosofo e da buon filosofo riparte da capo, rimettendo in discussione innanzitutto le certezze maggiormente radicate della contemporaneità.
Questo suo romanzo, il primo a quanto io ne sappia, non poteva dunque non essere che un  romanzo filofico.  Il romanzo filosofico è però un genere particolarmente  insidioso in  cui l'autore corre  costantemente   il rischio di  svilire la narrazione al rango di pretesto per l'esposizione delle proprie idee,    non rendendo  in genere un buon servigio né a questa, né a quelle, né al lettore. Di queste ingenuità, forse deliberate, il romanzo ne è pieno senza che tuttavia  la lettura si esaurisca in esse, vi sono passaggi più propriamente narrativi piuttosto intensi e appassionanti. Il futuro proposto da Fini è esplicitamente Orwelliano, la citazione si spinge fino alla parodia dei nomi presenti in 1984, ma stavolta il bersaglio , in accordo coi tempi non è il totalitarismo politico ma l'Età dell' Informazione, il modello di sviluppo Informazionale  per dirla con Castells e il sistema dei media mondiali  potenti, normalizzati e potenzialmente unificati, il cui esorbiatante e invasivo flusso di informazioni rigorosamente controllate  offusca ad un tempo il racconto della realtà, sostituisce la cultura con dei meschini surrogati  e  deprime la stessa vitalità umana, mortificata tramite la dipendenza passiva ed acritica dall'intrattenimento/indottrinamento del mainstream. 
Dalla graduale presa di coscienza del protagonista, che sembra catapultato nel proprio mondo per la prima volta a cinquant'anni né più e ne meno di quanto lo sia il lettore, fino agli aspetti più forzati e parodistici della società descritta, tutto l'impianto del romanzo è piuttosto inverosimile e grottesco eppure, per bravura dell'autore, la drammaticità dei passaggi chiave resta inalterata. Nel finale, fedele alla concezione ciclica della Storia, l'era della tecnica collassa inesorabilemnte nell'età dei Miti da cui la civiltà umana rinasce purificata, dalle mani  sapienti di Thoth (poi Hermes, poi Mercurio) inventore della scrittura, manipolatore dei segni e Dio vivente fatto di carne, ingegno e ambizione. L'apparente abbaglio che fa confondere a Fini la nascita della scrittura iconografica (o logografica) con quella alfabetica, gli va perdonato sia per   licenza fantastorica che per le evidenti esigenze narrative di quello che è effettivamente un buon  finale.  Malgrado tutto, a cominciare dal disaccordo di fondo sulla tendenza a demonizzare  con  troppa facilità la tecnologia per arrivare ad alcune incongruenze e forzature francamente eccessive, il (primo?) romanzo di Fini  a tratti m'è anche piaciuto.

Voto: 6--
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Autori e generi: narrativa italiana, massimo fini, science fiction, marsilio, 2009
venerdì, 13 febbraio 2009

Gli amanti di Siddo.


Philip J. Farmer,  pp. 238
Urania Collezione, EURI 4,90

Continua, e credo non si fermerà a breve, la mia caotica esplorazione della fantascienza popolare dgli anni 50 e 60, grazie a qualche buon consiglio e ad Urania Collezione che associa prezzi economici,  buone postfazioni (come quella di Riccardo Valle contenuta in questo volume) e belle copertine (anche se questa non è delle migliori). Autori dalla fantasia travolgente, inclini alla sperimentazione,  ognuno tra opere semplici ed esercizi di stile piu' raffinati capace di contribuire al genere con un'idea spesso geniale o comunque feconda per le proprie  opere successive o per quelle di altri,  mostrando a volte una frontiera, altre abbattendo un tabu'. Farmer è tra di essi uno di quelli che ha cercato di aggirare il tabu' della sessualità, proprio a partire da questo rimanzo. Il sesso, come  spiega Valle, era uno dei pochi argomenti off-limits in un'epoca in cui a patto di non scandalizzare e di non superare le 200 pagine da mandare in stampa, gli editori delle riviste di fantascienza lasciavano agli autori  una grande libertà creativa, dimostrando che in letteratura in certi periodi e  disponendo dei talenti  giusti, lavorare anche sulla quantità puo' avere risvolti positivi.  Gli Amanti di Siddo (The lovers nella verisone originale) è ambientato per metà su una Terra dominata da una teocrazia repressiva e sessuofobica e per metà sul pianeta Ozagen una strana e un po' banale  parodia dei nostri anni venti, ma abitata da insetti decisamente troppo umanoidi.  L' ambientazione incentrata  nel  techno-totalitarismo religioso è molto suggestiva, così come lo sono lo sviluppo e la chiosa della storia d'amore che il protagonista vive su Ozagen ( chi, del resto, non si innamorerebbe di una Lathita?). Banale e poco verosimile è invece l'ambientazione  dominata dagli improbabili abitanti di  Ozagen che tra l'altro, come  si  scopre nella postfazione,  costituiva il nucleo della prima stesura del libro, mentre al contrario la parte iniziale è il frutto di riscritture successive che sembrano infatti  piu' mature e di piu' ampio respiro.  Il direttore della rivista di fantascienza che per prima pubblico' The Lovers , Samuel Mines, sosteneva che dopo dieci anni romanzi del genere dovevano essere superati, segno altrimenti che il panorama letterario del genere e il gusto dei lettori non erano avanzati. Dopo sessant'anni Gli Amanti di Siddo presenta tematiche   e scelte di stile di certo superati (soprattutto nel suo nucleo originale), ma resta una lettura piacevole e in fondo affascinante .

Voto:  5.5

26/02/2009 - Post scriptum:
E' morto ieri Philip Jose Farmer all' età di novantuno anni. Ultimamente la letteratura che ci piace o che ci piacerebbe leggere sembra ridotta ad un necrologio. Questo era il primo romanzo di Farmer che leggevo,  e la sensazione è simile a quella che si prova venendo a sapere che quell'acuto vecchietto con cui avevai fatto amicizia qualche giorno prima, è venuto di recente a mancare. Riposi in pace.

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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, science fiction, urania, farmer, collana urania collezione
lunedì, 29 settembre 2008

L'odissea di Glystra


Jack Vance, pp. 220
Urania Collezione, EURI 4,90

Breve romanzo ambientato  su un pianeta gigante ("Big Planet" è il nome originale della versione originale) ai confini dello spazio conosciuto, dove vengono mandati  reietti,  criminali, utopisti e tutti coloro che non vogliono conformarsi alle regole terrestri.  Vance racconta  la piccola odissea di una delegazione governativa  catapultata  in un contesto tecnologicamente piu' arretrato  del proprio a causa della scarsezza di metalli e insieme piu'   ricco e variegato nella popolazione e negli stili di vita:   quasi in una visita guidata  ai segreti, ai pericoli e alle culture di un mondo alternativo.  L' ambientazione è ricca e  coerente, la trama semplice e lineare: lettura leggera e avventurosa in linea con lo stile dominante nella fantascienza popolare degli anni '50.

Voto: 5
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, science fiction, urania, jack vance, collana urania collezione
lunedì, 05 maggio 2008

I re di sabbia


Geroge R.R. Martin, pp. 342
Mondadori,      EURI 18,50

La Mondadori continua l'operazione di (ri)pubblicazione delle opere giovanili di Martin tramite raccolte di racconti. Come per "Le torri di cenere"  pur essendo i racconti   in gran parte di fantascienza, la copertina richiama volutamente al genere fantasy-medievale, sfruttando la celebrità delle cronache del Ghiaccio e del Fuoco sulle quali la produzione dell'autore si è arenata da qualche anno. Stavolta pero' c'è piu' di una gradita eccezione tra cui il racconto Il cavaliere errante, effettivamente ambientato su Westeros un centinaio d'anni prima dell'inizio delle Cronache. Il racconto  sazierà momentaneamente i lettori della saga principale  concedendo un flashback interessante sui tempi in cui regnava Casa Targaryen,  pur non essendo probabilmente tra i migliori  della raccolta. D'altra parte il giudizio nel mio caso è  viziato dalla pregressa conoscenza della novella, già uscita di recente in un albo unico a fumetti, tra l'altro dotato di sfiziose appendici, e edito in Italia da  Italcomics. Rispetto alle Torri di Cenere  anche il resto dei racconti sono complessivamente migliori. Senza pause né cadute di ritmo risultano tutti piuttosto avvincenti, in quello che soprattutto all'inizio sembra un piacevole crescendo. Dalla science fiction dei I Re di Sabbia, che dà il nome alla raccolta, e I passeggeri della Nightflyer  al fantasy-medioevale del Drago di Ghiaccio e Nelle Terre perdute, fino alla Via della Croce del Drago riuscitissima ibridazione tra i due generi, la qualità resta  costantemente alta e tutti i racconti finiscono per lasciare la loro traccia. Se fatico a trovare un autore Fantasy  vivente (of course mr. Tolkien) anche soltanto paragonabile all'autore delle Cronache, per la Science Fiction il discorso è in parte diverso. Le storie di Martin mancano della potenza visionaria dei grandissimi, non pretendono di spiegarci il presente né di reinterpretare il passato, non lanciano moniti verso il futuro dell'umanità e lasciano poco spazio alla struttura sociale e alle complessità psicologiche. Eppure sono  popolati da personagg affascinanti, credibili e solidi, ci mostrano mondi che verrebbe voglia di esplorare in ogni dettaglio e la loro riuscita ludica, almeno per quelli di questa raccolta, è completa e coinvolgente. Attraverso un'ottima prosa  e  storie che  dosano  sapientemente  le  coordinate narrative del proprio intreccio, si evade davvero dal proprio quotidiano. E non è poco.

Voto: 7
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Autori e generi: fantasy, raccolta di racconti, mondadori, 2008, science fiction, george martin, r r martin
lunedì, 28 aprile 2008

Diluvio di fuoco


Rene' Barjavel, pp.160
Urania Collezione, Euri 4,90

In un futuro abbastanza lontano  un'improbabile  guerra mondiale e un cataclisma elettrico che contravviene tutte le leggi della fisica conosciute gettano l'umanita' nel caos. Tra parentesi strampalete e cliche' sociali piuttosto triti, tutta la prima parte del romanzo si trascina traballante verso la chiosa finale in cui Barjavel puo' gettare, con toni biblici, le basi del proprio nuovo medioevo, il ritorno alle comunita' rurali e la messa al bando della tecnologia, percepita evidentemente dall'autore come malvagia e corruttrice.  Il curatore di Urania sostiene che questo, come altri romanzi di fantascienza di Barjavel, siano stati sottovalutati per la francofonia dell'autore e per alcune sue tesi reazionarie. A me e' sembrato soltato un romanzetto brutto e sciatto.

Voto: 4
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Autori e generi: narrativa straniera, 2008, science fiction, urania, barjavel, collana urania collezione
lunedì, 10 marzo 2008

Starship Troopers

Oscar
Robert A. Heinlein,  pp. 342
Mondadori Oscar, Euri 9,20

Edito la prima volta da Urania negli anni 60 e  poi in seguito nella collana Urania Collezione dello stesso editore era diventato di recente praticamente introvabile, almeno al prezzo di copertina. Acquistarne una copia via web era arrivato a costare fino a 30 euro e richiedere gli arretrati a Urania stessa costa tre volte il prezzo di copertina, comunque piuttosto basso, più le spese di spedizione. Giunge dunque graditissima questa ristampa  nei Piccoli Oscar uscita quest'anno di quello che rimane un grande classico della fantascienza.  Se avete visto l'omonimo film dimenticatelo: in comune c'è l'ambientazione e poco altro. Quella che nella versione cinematografica è la storia di una guerra intergalattica,  nel romanzo originale è soprattutto la storia di un uomo e del suo rapporto con  la struttura militare nella quale è inserito, un romanzo, nelle intenzioni di Heinlein a suo modo anche formativo.  Starship Troopers è stato spesso accusato di essere un testo militarista. Lo è eccome! Racconta una storia che parla di militari e lo fa dal punto di vista di militari entusiasti del loro ruolo e della loro missione. Cose come il cameratismo, la gerarchia, la guerra e le armi esistono ed hanno da sempre il loro ruolo nella realtà:  la letteratura,  anche se può trasfigurarlo in infiniti modi, finisce col raccontare il reale. Ciò che conta davvero però è che non si tratta di un libro becero e le idee che propugna, gradite o no al lettore, derivano da una visione coerente del presente e del futuro con cui è interessante confrontarsi. Heinlein infatti non si limita a osannare l'atto di coraggio o la distruzione del nemico, quasi non lo fa affatto.  L'autore ipotizza un intero sistema sociale basato sul rapporto tra servizio militare e diritti politici, un sistema filosofico, una teorica scienza della morale, che lo giustifica e lo sostiene  partendo da considerazioni antropologiche e proseguendo per concatenazioni logiche successive, infine  una pedagogia  paternalistica che rende accettabili i cardini  su cui una tale società potrebbe fondarsi. Non c'è bisogno di essere d'accordo con uno dei colonnelli che descrive nel libro tale sistema come perfetto,(io non lo sono e  anzi mi piacerebbe avere il tempo di scriverne una confutazione), per riconscere quello che ci propone Heinlein come un punto di vista degno di essere discusso, un'intera visione del futuro dell'umanità e non soltanto una storiella di navi spaziali e ragni galattici. In alcuni punti  le tesi esposte in Starship Troopers, che trattandosi di fiction non è detto coincidano in tutto e per tutto con quelle dell'autore,  sembrano in polemica diretta con alcuni temi  tipici del '68(*),  pur essendo stato scritto più di dieci anni prima. Un brano recita più o meno così:

<<Nelle democrazie del XX secolo alla gente venivano  insegnati soltanto i diritti, nessuno ricordava loro che avevano anche dei doveri.[...] E' per questo che che quel nobile esperimento fallì miseramente.>>

Sfido anche l'hippie più inveterato a non leggerci un fondo di verità.

Voto: 7+
 
(*)"Straniero in terra straniera" sempre di Heinlein sarà  invece un libro cult di quel movimento.
postato da: Aramcheck alle ore 14:57 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, heinlein, mondadori, 2008, science fiction, oscar mondadori
mercoledì, 12 dicembre 2007

Deus Irae

Philip K.Dick – Roger Zelazny

Fanucci Editore, pagg.211

Euri 11,90

 

 

Quello che ho sempre ammirato in Dick è la capacità superiore di immaginare cose inesistenti, e di narrarne con una certa nonchalance. Tutti possiamo pescare nell’immaginario collettivo, possiamo trovarci anche chimere – esseri e fatti inesistenti ma comunque “previsti”.

Dick supera i confini della realtà e pure quelli della fantasia, portandoci nel suo peggiore dei mondi possibili…nel nostro domani. Ma non vedo nella sua opera quella sorta di autocompiacimento che ritrovo in altri autori nello scavare nell’abisso, per così dire, delle possibilità negative. Lo considero più un lucido profeta, che senza considerazioni etiche né sbavature romantiche ci accompagna in un luogo e ce lo mostra così com’è. Non credo che l’importanza delle storie raccontate dal Nostro nei suoi numerosi libri sia la trama, bensì le suggestioni che possiamo ritrovare nel corso della lettura; ecco, forse Dick ci offre i fondamenti per un nuovo immaginario, aperto a tutto.

Anche al rovesciamento delle basi della Religione: che seguiamo o meno una credenza, una pratica piuttosto che un’altra, nel nostro immaginario la Religione è un aggregato di speranza in qualcosa che va aldilà del nostro sguardo. Il Dio della post-post-modernità è un Dio dell’Ira. E’ quello che ha distrutto il mondo come noi oggi lo conosciamo, rendendolo una specie di circo popolato da aborti di ogni genere- ciò che oggi consideriamo “normale” vi è bandito. E’ una divinità che sta in alto ma soprattutto in basso, non se ne vede lo scopo ma se ne riconosce la potenza- forse il fatto è che dopo l’Apocalisse, i mezzi assumono infinitamente più valore del fine. Perciò ogni essere senziente ha il suo, fatto su misura. Le lucertole giganti credono nell’Alba, perché ogni giorno scaccia l’oscurità.

Ci sono  anche Cristiani in giro, ridotti allo stato di setta, e (volendo) si  subodora addirittura l’eventualità di un ricorso storico.

E questa volta, nel giro turistico del futuro, troviamo anche uno scampolo di "morale", non enunciata ma come mostrata per immagini.

Un libro che mi ha emozionato, toccandomi un po’ più il cuore del cervello di quanto abbiano fatto gli altri romanzi di Philip K.Dick. Suppongo che questo effetto sia dovuto alla collaborazione con lo sconosciuto (a me) Roger Zelazny; mi piace pensare che quest’ultimo abbia aggiunto un tocco di “umanità” al genio del Maestro.

 

VOTO: 7 1\2

 

postato da: lilith979 alle ore 14:39 | link | commenti (9) | commenti (9)
Autori e generi: narrativa straniera, dick, fanucci, science fiction, 2007, collana collezione dick
domenica, 02 dicembre 2007

Cittadino della galassia

[COVER]
titolo: Cittadino della galassia
autore: Robert A. Heinlein
editore: Arnoldo Mondadori (collana "urania collezione")
pagine: 314
prezzo: € 4,90
ISSN: 17216427
iniziato il: 07/10/2006
finito il: 12/10/2006
parla di: come un uomo trova la sua posizione nella società in cui vive rimanendo fedele ai propri principi

Riprendo a postare dopo un lungo silenzio: lo faccio per me più che per gli insulti privati e pubblici di aramcheck, ma non ho alcuna certezza di poter tornare davvero presente in questo blog, per ora vedo questo post come un tentativo... Come al solito comunque preferisco farlo rispettando l'ordine di lettura dei libri. Purtroppo in questo momento ciò significa scrivere di libri letti più di un anno fa...

Cittadino della galassia è un romanzo decisamente ambizioso, che scorre via veloce ed è di semplice lettura, ma può sembrare un libro da ombrellone solo a un lettore particolarmente distratto. Una cosa che mi piace in tutti gli scritti di fantascienza di quegli anni è l'essere volutamente semplici, volutamente destinati ad un lettore giovane, spesso poco più che adolescente, questo non essere criptici, ermetici, il non "nascondere" -come spesso succede oggi- la bravura dell'autore in parole difficili o rimandi nascosti, ma mostrarla proprio in questo "raccontare" chiaro, che risulta per sua natura educativo.

La morale del libro, l'etica che se ne ricava, è tipicamente anglosassone, ma non potrebbe essere altrimenti. La responsabilità individuale, i meriti individuali, il self-made man che fa le scelte giuste per la società perché sono quelle giuste per lui, dopo che la sua morale e la sua etica sono state temprate dalla vita, la redenzione, la scalata sociale dalla condizione più bassa e umile al seggio più alto, e i personaggi "secondari" che secondari non sono...
Il libro può risultare troppo semplice, a una lettura semplice, troppo prevedibile per chi non è nato negli anni '40, troppo lineare... ma non è niente di tutto questo. In realtà è soltanto un bel classico della fantascienza, che usa un tono, una forma, uno stile, forse passati di moda, o forse soltanto perduti.

Una battuta che mi è rimasta impressa, fra le tante:
- "Jim, dove posso trovare dieci uomini onesti?"
- "Cosa? Diogene si sarebbe contentato di trovarne uno"

Voto: 5
postato da: joeCHiP alle ore 02:13 | link | commenti (3) | commenti (3)
Autori e generi: 2006, heinlein, science fiction, urania, collana urania collezione
venerdì, 02 novembre 2007

Rabbia.


Chuck Palahniuk,         pp.355
Mondadori Strade Blu, Euri 16

Più leggo i nuovi romanzi di Palahniuk e più mi convinco  che i migliori lavori restino i primi che scrisse: Fight Club (1996), Invisible Monster (1999), Soffocare (2001) e la prima metà di Survivor (1999)(*).  "Rabbia" , come in parte i suoi predecessori più recenti Ninna Nanna e Diary, non si può dire sia scarso e, per chi conosce l'autore, mantiene alcune aspettative senza però superarle mai, attenendosi ad esse, facendo balenare l'idea che queste stiano diventando dei limiti. Lo stile di scrittura resta vivace e crudo,   alcuni capitoli sono magistrali, il ritmo costantemente alto e la ricerca di forme sperimentali  di prosa  è in questo caso l'anima stessa del romanzo. La fantasia dell'autore cavalca libera, anche troppo, finchè la necessità di essere fedele a se stesso stupendo in continuazione il lettore porta a sviluppi della trama acrobatici quanto inconcludenti. La biografia postuma del protagonista viene ricostruita collezionando centinaia di  frammenti in forma di testimonianze restituite da chi lo conobbe:   a partire dall'infanzia in una  grottesca e isolata  provincia americana(**), attraverso pandemie, fenomeni erotico-soprannaturali, deformità, improbabili viaggi nel tempo, paradossi  (eu)genetici, zone liminali, pratiche automobilistiche estreme sospese tra gioventù bruciata  e la carnevalata, omicidi, ghettizzazioni futuribili su base temporale invece che geografica, sesso, sangue,  serpenti a sonagli e ogni sorta di secrezione organica. Francamente troppo in 350 pagine, per un romanzo che parte bene e poi accelera in continuazione continuando a gettare carne sul fuoco, restituendo la sensazione che l'autore sia divorato dall'ansia di non essere banale, il fatto  è che perfino una grancassa di fuochi d'artificio  alla lunga smette  di stupire se  non  concede, tra una fiammata e l'altra,  un pò di palcoscenico al buio silenzioso che le  fa da sfondo. E' un peccato, perchè tutte le volte che Palahniuck comincia a narrare verrebbe voglia di seguirlo ovunque.
 


(*) Quest' ultimo in particolare è un romanzo bifronte la cui efficacia precipita a partire esattamente dal centro del volume
(**) Secondo me la parte migliore del libro.


Voto: 6--
postato da: Aramcheck alle ore 19:51 | link | commenti (3) | commenti (3)
Autori e generi: narrativa straniera, palahniuk, mondadori, science fiction, 2007, colana strade blu
giovedì, 09 agosto 2007

L'uomo disintegrato.


Alfred Bester, pp. 292
Urania Collezione, Euri 4,90

Per la SF mi affido volentieri ai consigli di JoeCHIP o come in questo caso di I&I e anche se ognuno ha i suoi gusti continuo a trovarmi bene e a ringraziare per le dritte. "L'uomo disintegrato" è un giallo avventuroso di ambientazione SF a dir la verità un po' datata. Pieno di spunti interessanti e capovolgimenti di prospettiva   che lo rendono a tratti avvincente, si legge velocemente e con piacere. Il voto me lo fa  tenere basso la debolezza di certi punti della trama e lo stile di Bester che non mi fa esattamente impazzire. Inoltre ho la sensazione che  la fantascienza  a seguire (quella che conosco) abbia steso un velo di polvere su romanzi di questo genere, sensazione che non ho avuto leggendo altri scrittori di quel periodo. 
Comunque un classico che vale tutti i suoi 5 euri.

Voto: 6-

Offtopic: Ho problemi a trovare in rete il catalogo di Urania per consultarlo ed eventualmente  acquistare arretrati (sulla stessa collana DEVO avere "Starship Trooper" di Heinlein) qualcuno sa darmi una mano?
postato da: Aramcheck alle ore 15:30 | link | commenti (9) | commenti (9)
Autori e generi: narrativa straniera, science fiction, urania, alfred bester, collana urania collezione
lunedì, 06 agosto 2007

Morire dentro


Robert Silverberg, pp.287
Fazi "Le strade", euri 16,50

Questo è un romanzo impeccabile scritto da un autore colto (che ci tiene non poco a farlo notare) con uno stile vivido e moderno per i primi anni 70 in cui vide la luce, tecnicamente poi è un pezzo di bravura... allora cosa c'è che non mi è piaciuto?
Almeno due cose.
La prima è il tema   riguardante la lenta perdita di magia costante e inesorabile di un telepate giunto sulla soglia dei quarant'anni. Il parallelo tra la perdita dei poteri e il disfacimento dei sogni e degli entusiasmi giovanili nella sconsolata routine della maturità è  evidente e, sarà che ho appena superato i trenta, mi ha messo addosso una tristezza infinita di cui francamente non sentivo il bisogno. Il romanzo non l'ha evocata per empatia col personaggio che sento assai distante,  l'ha messa proprio a me, in uno strano transfert tra autore e lettore.
La seconda insofferenza è proprio l'approccio del protagonista a questa quieta decadenza che è, malgrado egli lo neghi, autocommiseratorio dall'inizio alla fine. Questa tendenza all'autocommiserazione lo rende incapace di agire e lo porta a ripiegare su se stesso in una continua e tediosa spirale introspettiva. Si sente velatamente la puzza della New York  nevrotica del secondo Woody Allen, anche se bisogna riconoscere a Silverberg che lo stile asciutto e fresco ci risparmia  dall'inutile e snervante  verbosità del regista, la New York della psicoanalisi perenne e dell'universo che gira intorno a stressate e logore relazioni interpersonali della borghesia east coast.  So di fare torto all'indiscutibile bravura di Silverberg e al fatto che questo libro precede cronologicamente ed è di gran lunga  migliore di tutto ciò che non mi piace delle narrazioni prodotte in seguito da quell'ambiente. So di far pagare ad un libro ben scritto una mia insofferenza viscerale per la stanchissima autoreferenzialità di tanto culturame prodotto in seguito  da certi artisti della Grande Mela. Ma tant'è.

Sulla controcopertina tra le alltre referenze ce ne è una che lo definisce <<Il miglior romanzo di fantascienza mai scritto>> e qui sta un altro punto:  tra i romanzo di SF questo è il meno fantascientifico  e  più newyorkèèèèse. In "Morire dentro" non c'è scienza né scienza del futuro, per dirla alla Dick ,  in nessuna delle quasi 300 pagine. Non c'è nessuna visione del futuro, affatto, c'è soltanto un dramma personale intrecciato al decadere di un  potere  paranormale.  Per qualcuno la fantascienza, genere a lungo vituperato, diventa eccelsa quando si allontana da se stessa o, meglio ancora, smette di essere tale, avvitandosi sugli ordinari scazzi di un telepate sfigato trascinati a zonzo tra Madison square e Central Park.

Resta  un libro di valore e doveva esserlo ancor di più quando venne scritto, sono convinto che molti  lo apprezzeranno cento volte più di me.

Mi sfugge il criterio con cui è stata scelta la grafica di copertina.

Voto: 6
postato da: Aramcheck alle ore 21:31 | link | commenti (4) | commenti (4)
Autori e generi: narrativa straniera, fazi, science fiction, 2007, silvergberg
mercoledì, 01 agosto 2007

Le torri di cenere.


George R. R.  Martin, pp.318
Mondadori, pp. 318

Per chi è entrato nel tunnel delle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", per chi è  assuefatto da ben otto libri della saga e vive una tossica e febbrile astinenza per la  ritardata pubblicazione del nono tomo,   vedere sullo scaffale un nuovo  testo di Martin dona un breve brivido. Tra l'altro la furbizia dell'editore è evidente nell'usare una grafica di copertina e dei commenti introduttivi  che richiamano  l'immaginario fantasy, quale appartengono appunto le fortunatissime  Cronache. Grazie alla suddetta saga Martin è famoso soprattutto  per essere appunto  uno scrittore  Fantasy, uno dei pochi degni di essere letto e probabilmente il migliore vivente  prima, almeno in Italia, si sapeva soltanto avesse  lavorato come sceneggiatore ed autore soprattutto per la televisione (*). "Le Torri di cenere" è invece una raccolta di racconti di fantascienza scritti più di trent'anni fa che ci dicono che Martin era già all'epoca uno scrittore di talento.  Alcuni racconti lasciano il tempo che trovano, il peggiore è di gran lunga quello che da il titolo al libro, mentre altri sono davvero belli a cominciare da  Una canzone per Lia romanzo brevissimo vincitore del premio Hugo  e da Fioramari sulla cui postapocalittica ambientazione planetaria verrebbe voglia di leggere ancora.

Vorrei spendere due parole sul Martin creatore di mondi.  I racconti sono ambientati  con protagonisti diversi in luoghi e tempi distanti tra loro, tutti però  appartengono ad un unico universo di cui intravedono sullo sfondo culture, razze, divinità e imperi comuni, che confermano la maestria  di Martin nel creare mondi fantastici ma coerenti, ambientazioni tridmensionali che potrebbero vivere di vita propria prescindendo dalla storia narrata in quel momento. Mentre il lettore ha già dei propri clichè da cui far emergere la scenografia di una narrazione ambientata a Napoli o a New York , quando si parla della San Francisco del 2300 o della Terra di Mezzo è necessario saper fornire dei punti di riferimento, magari lasciandoli trapelare da particolari apparentemente insignificanti, senza i quali anche una buona storia rischia di trasformarsi in una favola sciatta che si muove su uno sfondo di cartone. Se l'apoteosi di questo principio in cui Martin è maestro lo si raggiunge  con l'intricata trama geopolitica delle Cronache,  se ne ha comunque già sentore anche osservando i fili sottili che legano questi racconti giovanili.  La raccolta, pur non avendo forse  la forza profetica e visionaria della SF che preferisco, si lascia comunque leggere con piacere.


Voto: 6,5


(*) Ricordate il telefilm  "La bella e la Bestia"  col ferino Vincent e la tipa che reciterà in seguito in Terminator? A me piaceva.
postato da: Aramcheck alle ore 15:11 | link | commenti | commenti
Autori e generi: raccolta di racconti, science fiction, george martin, 2007, r r martin
martedì, 20 marzo 2007

Il mare di legno.


Jonhatan Carroll, pp 313
Lain,  Euri 12,50

Leggere dalla soggettiva di un bravo poliziotto  della provincia americana e ottimo padre di famiglia  per piu' di 300 pagine mi ha decisamente  annoiato, malgrado al  suddetto ne capitano piu' che ad "Alice nel paese delle Meraviglie" (sarà l'omonimia tra gli autori?). Intendiamoci, Carroll sa come creare una suspence e come introdurre un personaggio, è uno scrittore navigato insomma,  maestria che in questo romanzo si esaurisce in uno sterile manierismo. Sulla controcopertina un critico del Guardian parla tra le altre cose di "...religione e filosofia", io vedo soltanto un libro ruffiano e strampalato che si trascina a lungo cercando di giungere da qualche parte. Stephen King dice <<Leggetelo tutto d'un fiato e domani mattina mi ringrazierete>>, io l'ho letto in due giorni e per King ho soltanto un lungo sbadiglio. Carroll  parte da  uno scenario assolutamente  convenzionale per  infilarsi in un assurdo universo magico, che si fa poi di colpo fantascientifico, infilando una serie interminabile di paradossi che non trovano soluzione a parte un misterioso: sono stati i marziani.  Sembra quasi che l'autore ricorra di continuo agli effetti speciali per non far respirare il lettore, affogandolo in un  mare di pirotecniche banalità. Alla fine poi il Mare di Legno non termina:   si suicida, e l'arma del delitto è un cappio annodato col proprio stesso intreccio narrativo. Carroll tesse  una trama che per avidià di colpi di scena e povertà di struttura e contenuti  è  perennemente  in cerca di un finale plausibile  per le mille sottostorie avviate dall'autore e lasciate incompiute. E che tali restano fino all'ultima pagina.
 
voto: 4.5 
postato da: Aramcheck alle ore 16:11 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: fantasy, narrativa straniera, science fiction, 2007, lain, jonathan carroll
domenica, 11 marzo 2007

La trilogia di Valis

Valis- P.K.Dick Euri 15, pp, 290, Fanucci Coll.Dick Divina Invasione- P.K.Dick
Euri 15, pp 280, Fanucci
La trasmigrazione di Timothy Archer, Euri15, pp.260 Fanucci

La trilogia è insieme l'opera di un pazzo visionario, del profeta di un futura setta neognostica e di un grande scrittore. E' il tentativo riuscito da parte di Dick di trasformare i fantasmi della propria mente e  le proprie intuizioni mistiche  in grande narrativa. I tre romanzi, apparentemente scollegati, pare siano stati scritti in dodici giorni di trance creativa, quasi l'opera di un grafomane: l' ultima opera di Philip Dick. Forse mi è piaciuta meno di altri suoi romanzi precedenti, ma  ne è valsa comunque decisamente la pena.
Ancora una volta  JoeCHIP mi ha dato un buon consiglio, che ho seguito con anni di ritardo ;)

In Valis Dick presenta  in forma romanzata la propria "Exegesis", una complessa esegesi biblica  di impronta gnostica. Dal punto di vista narrativo è un esperimento di sdoppiamento  shizzofrenico tra autore e protagonista, dove Dick proietta sul suo alter ego Horselover Fat  le proprie visioni teologiche e la propria esperienza mistica. La voce narrante è Dick stesso  che compare nel romanzo come amico razionale e scettico  del proprio  protagonista, quasi la parte di Horselover Fat e di se stesso che non è ancora scivolata verso la follia.   L'esigenza di esporre e spiegare l'exegesis  (raccolta poi nell'appendice) finisce con l'appesantire la narrazione  ma le dona anche un singolare fascino visionario. La forte componente autobiografica si intreccia ai temi della riscoperta del cristianesimo delle origini,  del ritorno del messia e l'inspiegabile, almeno per i protagonisti, esistenza del male.

In Divina Invasione si passa ad un'ambientazione apocalittico-fantascientifica dove la fanno da padrone i dialoghi tra le varie forme della divinità, il demiurgo gnostico e gli esseri umani. Rispetto a Valis i l contesto biblico si sposta dal Nuovo  Testamento al Vecchio, con ampi riferimenti alla tradizione ebraica e al pentateuco.

La trasmigrazione di Timothy Archer è raccontato in prima persona da un narratore scettico e razionale e perde rispetto ai due romanzi precedenti  ogni connotazione fantascientifica. Anche gli aspetti mistici sono messi continuamente in discussione: è forse il romanzo del dubbio e della verifica critica della religiosità cristiana contemporanea. E' anche un caustico affresco della Berkeley degli anni settanta e della strana fauna protonewage che la popolava.   Torna il Nuovo Testamento e la sua analisi storica, la figura di Cristo e il mistero delle sette precristiane della Palestina, alcune realmente esistite come gli Esseni altre inventate di sana pianta da Dick.  Compaiono gli influssi della filosofia orientale buddhista (che affascinarono molti nella California di quegli anni), elementi di esoterismo e psicoanalisi. Forse il piu' fluido e lineare dei tre romanzi, di certo il piu' realista e disincantato.



Cofanetto della fanucci.

Monumentale epopea di un Dio che non riesce a tornare sulla terra per sollevare il velo di Maya davanti agli occhi degli uomini, i quali lo aspettano sconcertati davanti ai drammi  delle loro esistenze, come Kevin, l'amico di Horselover Fat che aspetta di incontrare il creatore per chiedergli conto della morte del proprio gatto avvenuta decenni prima. La trilogia è infarcita anche di riferimenti storici allo scenario politico del dopo Nixon e pervasa da una geniale autoironia (soprattutto in "Valis" e ne "La Trasmigrazione"). Faticoso  a tratti, il lettore viene spiazzato in continuazione, sia da un libro all'altro sia all'interno dello stesso romanzo: forse per apprezzarla veramente è meglio conoscere e amare già l'opera precedente di Philip Dick, in caso contrario provate magari prima a leggere Radio Libera Albelmuth che ne costituisce il preludio ed in fondo il quarto libro.
Il voto complessivo della trilogia di Valis a qualche settimana di distanza dalla lettura risulta, per qualche inspiegabile ragione,  piu' alto dei voti che avevo assegnato ai singoli romanzi. Chiamatelo, se volete, olismo narrativo. Ma la cosa potrebbe più semplicemente  avere a che fare col mio progressivo disastro neurologico ;)

Voto: 7,5
postato da: Aramcheck alle ore 19:29 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: dick, science fiction
giovedì, 22 febbraio 2007

Labirinto di morte.


Phil K. Dick, Euri 7,50
Fanucci Immaginaria, pp243

Lungo racconto sullo stile “Dieci piccoli indiani” coi protagonisti rinchiusi in pianeta desolato pieno di incongruenze e paradossi, tra paranoia, sospetto reciproco e una onnipresente religiosità gnostica. Il finale conferma le doti di Dick nell’anticipare i temi della fantascienza con decenni di anticipo, ma il libro nel complesso non è un granchè.

Voto: 5-
postato da: Aramcheck alle ore 18:37 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa straniera, dick, science fiction, 2007
giovedì, 08 febbraio 2007

Mattatoio n.5


Copertina Libro
titolo: Mattatoio n.5 (o "La crociata dei bambini")
autore: Kurt Vonnegut
editore: Feltrinelli (collana "Universale Economica Feltrinelli")
pagine: 196
prezzo: € 7,00
ISBN: 88-07-81858-2
iniziato il: 24/08/2006
finito il: 05/09/2006
parla di: la guerra, e tutto ciò di troppo grande da descrivere, che ti rimane dentro

Di questo libro avevo sentito tanto parlare. Mi aspettavo meglio, e volevo scrivere questo.
Poi c'ho pensato, e ho capito che era un commento assurdo.
Sarebbe stato come immaginare un reduce da Hiroshima che dice "ho visto un lampo, poi tutto è crollato, e io ho pensato ad un fiore che perde l'ultimo petalo", e io a ribattere "si, ma avresti potuto descriverlo meglio! Più fantasia... il fiore cos'è, di campo? di pesco? un fiore di loto? più profondo... non mi piace come hai scritto...si vede che non sei uno scrittore". Un commento assurdo. E se pure fosse che non è uno scrittore? E se pure fosse così evidente? Ci sono casi in cui non contano le parole usate, ma l'enormità che è rimasta dentro, e cerca un modo di uscire.
Ognuno tenta di sopravvivere ai suoi demoni. Qualcuno racconta, e qualcuno è bravo in questo, per chi non lo è, non sempre e' una sua colpa: a volte è solo il demone, ad essere troppo forte.
Vonnegut è un sopravvissuto al bombardamento di Dresda.
Era al posto sbagliato nel momento sbagliato, come chiunque abbia mai combattuto: internato dai tedeschi in un campo di concentramento, un ex mattatoio, nel momento in cui gli alleati attaccano e annientano la città. E vede come vede "il nemico", la macchina da guerra dei "giusti". L'orrore di cui è impossibile testimoniare nonostante gli artifici letterari usati, a volte anche goffamente (perchè diciamocelo, in quanto a scrittura -a mio personalissimo parere- il libro non è un granché).
Il bombardamento di Dresda fece più morti di Hiroshima.
La storia è presentata immersa in un racconto di fantascienza alla "quantum leap", viaggi nel tempo e dischi volanti. Una "scusa" per riuscire a parlare di qualcosa di cui non si riesce a parlare. 23 anni di tentativi dell'autore, prima di essere consegnato alle stampe.
Alla fine e' un libro che sono contento di aver letto.

"Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di comprendere sempre la differenza."
"Tra le cose che Billy Pilgrim non poteva cambiare c'erano il passato, il presente e il futuro."

Voto: 5.5 (ma sarebbe più giusto un N/C...)
postato da: joeCHiP alle ore 10:45 | link | commenti (5) | commenti (5)
Autori e generi: narrativa straniera, 2006, science fiction, vonnegut
domenica, 31 dicembre 2006

La luna è una severa maestra.


Robert. A. Heinlein, Euri 437
Urania, Euri 4,39

Bellissimo. Ringraziamento doveroso a chi me lo ha fatto conoscere.
Voto: 7,5 o forse piu'.
postato da: Aramcheck alle ore 14:58 | link | commenti | commenti
Autori e generi: 2006, heinlein, science fiction
giovedì, 14 dicembre 2006

Luce bianca


Luce Bianca - COVER
titolo: luce bianca
autore: rudy rucker
editore: bompiani (collana "gli squali", i grandi tascabili)
pagine: 230
prezzo: £ 15000 (si, in lire, è fuori catalogo da un pezzo...)
ISBN 88-452-2739-1
iniziato il: 13/08/2006
finito il: 15/08/2005
parla di: le visioni di un dante alighieri matematico, sotto acido

Questo libro viene citato spesso fra i capisaldi fondamentali del movimento cyberpunk. Il problema è che nessuno ha mai chiarito cosa sia tale movimento. Trovare un punto in comune con Sterling o Gibson mi risulta difficile. Per alcuni Rucker è un anticipatore, per me i tre sono sono le espressioni di tre "generi" completamente diversi, contemporanei, e ugualmente affascinanti.
La matematica pura come scienza applicata, gli uomini che si muovono e interagiscono come quanti o particelle astratte, corpi astrali e teoria del caos nella prenotazione della stanza di un albergo, o in una passeggiata in giardino, l'inferno e il paradiso...
Rucker è un bambino che può vuotare l'oceano, con paletta e secchiello.

Voto: 7.5
postato da: joeCHiP alle ore 16:10 | link | commenti | commenti
Autori e generi: 2006, science fiction, rucker
mercoledì, 13 dicembre 2006

La pattuglia del tempo (vol.1)


La Pattuglia del Tempo (vol.1) - COVER
titolo: La pattuglia del tempo (vol.1)
autore: Poul Anderson
editore: Arnoldo Mondadori (collana "urania collezione")
pagine: 346
prezzo: € 4,90
ISSN 17216427
iniziato il: 04/08/2006
finito il: 12/08/2006
parla di: crono-poliziotti e crimini temporali

Puro svago.
Non contate i paradossi o le idee che non reggono, perchè ne è pieno il libro.
L'idea stessa che questo sia il miglior mondo possibile e che la linea temporale che porta a questo mondo vada difesa, non regge! I misteriosi personaggi dal futuro che dirigono la baracca, non reggono.
 "La fine dell'eternità" di Asimov è lontana anni luce e un paragone è improponibile.
Le storie sono semplici, i buoni sono buoni, i cattivi molto cattivi, quasi senza un motivo. Sembra la trama di un buon vecchio telefilm americano, tipo l'A-team, o Supercar, o Star-Trek: stesso target. Racconti brevi, diretti, dal finale scontato. L'eroe è un eroe, anche perchè dice di non esserlo, e forse ci crede. Spirito anglosassone. Non a caso: un classico.
Per chi apprezza la fantascienza classica, adolescenziale, non impegnata.
Inutile per chiunque altro.

Voto: 4.5
postato da: joeCHiP alle ore 12:54 | link | commenti | commenti
Autori e generi: 2006, anderson, science fiction
lunedì, 11 dicembre 2006

Solaris


Solaris - COVER
titolo: Solaris
autore: Stanislaw Lem
editore: Arnoldo Mondadori (collana "Urania Collezione")
pagine: 260
prezzo: € 4,90
ISSN: 17216427
iniziato il: 17/05/2006
finito il: 23/05/2006
parla di: solitudini

Un classico della fantascienza molto bello, che viene via in pochi giorni.
Consigliato a tutti quelli che non immaginano gli alieni come omini verdi con le antenne.
Facile associazione fra le profondità dell'animo umano e quelle del misterioso oceano che copre l'intero pianeta in questione, un noumeno alieno che sconvolge e sconfigge la razionalità umana.
Un trattato ontologico e una visione dell'umanità e dei suoi limiti comunque sorprendente, per il 1961, con luci sussurate e ombre presenti pur se inespresse, molto moderna, se confrontata con l'idea di "luminoso e asettico futuro" dominante nella fantascienza positivista di quegli anni.

Voto: 7
postato da: joeCHiP alle ore 13:44 | link | commenti (2) | commenti (2)
Autori e generi: 2006, science fiction, lem
giovedì, 16 novembre 2006

Un oscuro scrutare.


P.K. Dick ,   pp. 373
Fanucci,  Euri 15

Uno degli ultimi romanzi di Dick e uno dei preferiti dall'autore. Lambisce soltanto la fantascienza per affrontare il tema della droga con note probabilmente autobiografiche. Di recente onorato dal film di Linklater a Scanner Darkly, di entrambi parlo a lungo  qui. Bello, leggetelo

Voto: 7,5
postato da: Aramcheck alle ore 15:24 | link | commenti | commenti
Autori e generi: dick, 2006, science fiction
lunedì, 13 novembre 2006

Le tre stimmate di Palmer Eldritch

letto nel periodo dal 6 al 22 giugno 2005:


Le tre stimmate di Palmer Eldritch
titolo: Le tre stimmate di Palmer Eldritch
autore: Philip K. Dick
editore: Fanucci
pagine: 272
prezzo: €13,00

Capolavoro.
Compratevelo, leggetevelo, e (se possibile) rileggetevelo.  ...il che vale per quasi tutti i libri di Dick, per cui non è che vi stia dicendo nulla di nuovo...

Voto: 9
postato da: joeCHiP alle ore 12:10 | link | commenti | commenti
Autori e generi: dick, 2005, science fiction
lunedì, 13 novembre 2006

Il corpo e il sangue di Eymerich

letto nel periodo dal 6 al 22 giugno 2005:


Il corpo e il sangue di Eymerich
titolo: Il corpo e il sangue di Eymerich
autore: Valerio Evangelisti
editore: Mondadori
pagine: 272
prezzo: €8,40

Ormai, al sesto/settimo libro che leggo della saga dell'inquisistore, mi viene da dire "il solito Eymerich"... in questo caso anche meno contorto e molto più "lineare" del solito (forse perchè come cronologia di scrittura questo è solo il secondo romanzo di Evangelisti, e probabilmente con gli altri, successivi, avendo preso più confidenza ha osato rischiare di più... ottenendo anche risultati migliori).
Non voglio dire "un libro da ombrellone" ma devo ammettere che a un certo punto visto come scorreva, che -per una volta- è tutto quasi chiaro fin dall'inizio, e che non prende più di un giorno o due per finirlo, il pensiero m'è venuto... non che ci sia niente di male comunque!

Voto: 5
postato da: joeCHiP alle ore 12:05 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: fantasy, 2005, evangelisti, science fiction
giovedì, 09 novembre 2006

Venere più X

letto nell'ultima settimana del 2004:


Venere più X
Venere più X
di Theodore Sturgeon
ed.Urania/Mondadori, 234pp., €4.90

Così così... niente di che.
Non brutto ma di quelli che leggi in pochi giorni e dimentichi nello stesso tempo.
Libro di fantascienza "classica": storia di un tizio che si sveglia rapito da una razza che sembra aliena e invece si dicono esseri del futuro che hanno sostituito la razza umana ormai estinta, e per tutto il libro lo studio della civiltà aliena fa da contr'altare alle riflessioni sulla società umana, fino all'immancabile sorpresa finale...

Voto: 4.5
postato da: joeCHiP alle ore 13:20 | link | commenti | commenti
Autori e generi: 2004, science fiction, sturgeon
mercoledì, 08 novembre 2006

Le armi di Isher

letto nel periodo dal 2 settembre al 12 dicembre 2004:


Le armi di Isher
Le armi di Isher
di Alfred E. van Vogt (ed.Urania, 276pp., €4.90)

Alla centesima-e-qualcosa pagina ancora non era successo nulla ed era noioso come poche volte mi è capitato... strano, altri di Van Vogt (tipo Slan e Crociera nell'infinito) mi erano piaciuti... non saprei.
Per una volta, un libro che non consiglio a nessuno.

Voto: 3
postato da: joeCHiP alle ore 15:07 | link | commenti | commenti
Autori e generi: 2004, science fiction, van vogt
mercoledì, 08 novembre 2006

Il secondo libro dei robot

letto nel periodo dal 2 settembre al 12 dicembre 2004:


Il secondo libro dei robot
Il secondo libro dei robot
di Isaac Asimov (ed.Urania/Mondadori, €5.00, circa 230 pagine)

Asimov era il mio scrittore preferito fra i 13 e i 16 anni, e in quel periodo credo d'aver letto praticamente ogni suo romanzo pubblicato in italia (ho ancora una serie di 31 romanzi in edizione economica tascabile Oscar Mondadori, che oggi ho paura a riaprire per timore che le pagine si decompongano tipo pergamene del mar morto... la qualità della carta usata non era proprio eccelsa...); questa invece è una raccolta di racconti brevi, incentrati -come dice il titolo- sulla figura dei robot (niente a che vedere con i suoi romanzi più famosi sull'argomento comunque).
Dopo più di un decennio di letture di fantascienza "moderna", da Gibson a Dick a Sterling a Herbert e tutta la gentaccia che leggo ora, si sente molto l'età dei racconti. Ma se ti piace il genere non sono brutti... Stile Asimov: semplice, lineare, pulito. Come un film di Hitchcock (intendo la serie che ogni tanto ancora passano in tv, quella che inizia con la musichetta "tataratatà-tatà" e lui con il doppiomento che strascica un pacioso "Buonasera..."): li vedi che sono in bianco e nero, e gli attori sono imbalsamati, e nessuno si scazzotta fa esplodere ponti dirotta aerei o fa sesso sfrenato a tre con due modelle mozzafiato dopo essersi fatto la sua dose di droga sintetica, ma alla fine il film lo vedi e non ti annoia, e anzi ti piace. E magari il giorno dopo ti risintonizzi e ne vedi un altro. I racconti di cui sopra sono così. Stile "retrò".

Voto: 5
postato da: joeCHiP alle ore 14:58 | link | commenti | commenti
Autori e generi: 2004, asimov, science fiction
mercoledì, 08 novembre 2006

Universo.


Robert A. Heinlein, pp. 175
Ed. Mondadori Euri 8,40

Bello , divertente, profondo. Come altri romanzi di Heinlein l'ambientazione futuristica nasconde un parallelo, piuttosto  facile da rilevare, con grandi eventi della storia passata, in questo caso la rivoluzione copernicana.
A volergli trovare un difetto è la brevità, si legge in un giorno.

Voto: 7+
postato da: Aramcheck alle ore 13:56 | link | commenti (5) | commenti (5)
Autori e generi: heinlein, science fiction
mercoledì, 08 novembre 2006

Free Karma Food.



di Wu Ming 5 pp. 245
ed. Rizzoli  e
Euri 14.50

Mi piacciono molte cose  fatte dal collettivo Wu Ming e mi piace il progetto in genere, questo libro è tra quelle che non mi piacciono. L'idea di un romanzo Pulp ambientato nel 2025 in cui la trama si svolge su una scacchiera globale mi intrigava, ma alla fine sono rimasto deluso. I personaggi, tutti abbastanza fumettistici, restano appiccicati sulle pagine come figurine senza spessore ne profondità , malgrado la brevità e il  taglio veloce dei capitoli nel complesso il romanzo riesce ad essere lento e la trama appare spesso confusa.
E' un libro accattivante all'inizio, ma sostanzialmente brutto.

Voto: 4
postato da: Aramcheck alle ore 13:15 | link | commenti | commenti
Autori e generi: narrativa italiana, wu ming, science fiction
mercoledì, 08 novembre 2006

Radio libera Albemuth

letto nel periodo dal 2 settembre al 12 dicembre 2004:


Radio libera Albemuth
Radio libera Albemuth
di P.K.Dick
ed. Fanucci, 336pp, €14.00

Compratevelo e basta.
Il mio personalissimo parere è: comprate qualsiasi cosa trovate di Dick. E basta. Poi l'idea sarebbe anche leggerlo... (anche se alcune cose andrebbero lette con un certo ordine, ad esempio non ha senso leggere la trilogia di Valis se non si conoscono molte sue opere e la sua storia personale, e altre cose tipo Se vi pare che questo mondo sia brutto, che non è un romanzo e molta gente ignora, e invece è illuminante per cogliere innumerevoli richiami che si trovano in quasi tutti i suoi romanzi...).
Attenzione, questo libro può avere effetti collaterali. Da leggere con cautela... ;-)

Voto: 9

Letto anche da Aramcheck: ha detto tutto JoeCHIP, quoto e confermo.
postato da: joeCHiP alle ore 11:54 | link | commenti (1) | commenti (1)
Autori e generi: 2004, dick, science fiction
mercoledì, 08 novembre 2006

Preludio a Dune 3: i ribelli dell'impero

letto nel periodo dal 21 agosto al 2 settembre 2004:


Preludio a Dune: i ribelli dell'impero
Il Preludio a Dune  vol.3: I Ribelli dell'Impero
di Brian Herbert & Kevin J. Anderson
ed. Oscar Mondadori, 328 pp., €8.40

Pessimo e infantile. Come tutti gli altri scritti a quattro mani dal figlio di Herbert e da Anderson.
In due non valgono un'unghia del mignolo del piede sinistro del compianto Frank Herbert.
Non so perchè continuo a comprarli ...sono già al quarto perchè ogni volta che mi trovo con nulla da leggere ci ricarsco, e ogni volta ne penso peggio e mi dico che non comprerò mai più un seguito...
Diciamo "lettura da ombrellone", al pari delle parole crociate. Alcune parole crociate sono meglio.

Voto: 2
postato da: joeCHiP alle ore 11:13 | link | commenti | commenti
Autori e generi: 2004, science fiction, brian herbert

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