Riprendo a postare dopo un lungo silenzio: lo faccio per me più che per gli insulti privati e
pubblici di aramcheck, ma non ho alcuna certezza di poter tornare davvero
presente in questo blog, per ora vedo questo post come un
tentativo... Come al solito comunque preferisco farlo rispettando l'ordine di lettura dei libri. Purtroppo in questo momento ciò significa scrivere di libri letti più di un anno fa...
Cittadino della galassia è un romanzo decisamente ambizioso, che scorre via veloce ed è di semplice lettura, ma può sembrare un libro da ombrellone solo a un lettore particolarmente distratto. Una cosa che mi piace in tutti gli scritti di fantascienza di quegli anni è l'essere volutamente semplici, volutamente destinati ad un lettore giovane, spesso poco più che adolescente, questo non essere criptici, ermetici, il non "nascondere" -come spesso succede oggi- la bravura dell'autore in parole difficili o rimandi nascosti, ma mostrarla proprio in questo "raccontare" chiaro, che risulta per sua natura educativo.
La morale del libro, l'etica che se ne ricava, è tipicamente anglosassone, ma non potrebbe essere altrimenti. La responsabilità individuale, i meriti individuali, il
self-made man che fa le scelte giuste per la società perché sono quelle giuste per lui, dopo che la sua morale e la sua etica sono state temprate dalla vita, la redenzione, la scalata sociale dalla condizione più bassa e umile al seggio più alto, e i personaggi "secondari" che secondari non sono...
Il libro può risultare troppo semplice, a una lettura semplice, troppo prevedibile per chi non è nato negli anni '40, troppo lineare... ma non è niente di tutto questo. In realtà è soltanto un bel classico della fantascienza, che usa un tono, una forma, uno stile, forse passati di moda, o forse soltanto perduti.
Una battuta che mi è rimasta impressa, fra le tante:
- "Jim, dove posso trovare dieci uomini onesti?"
- "Cosa? Diogene si sarebbe contentato di trovarne uno"